Cyberludus, visto da fuori

Nella “giungla” dell’editoria on line legata al mondo dei videogiochi, è difficile trovare qualcosa di fresco e nuovo, forse perché è già stato detto tutto, o più probabilmente perché è più facile “riportare” idee altrui che impegnarsi a trovarne di nuove. Avvicinandomi a Cyberludus.com da “esterno”, pur avendo maturato nel frattempo esperienze in diverse realtà dell’editoria italiana, ho subito intuito che c’era qualcosa di diverso e particolare, uno spirito nuovo e decisamente inconsueto.

L’evento legato alla presentazione di F1 2010 è stata l’occasione per conoscere in prima persona gran parte dello staff, occasione che vista la mia passione per i giochi di corse targati Codemasters ha unito l’utile al dilettevole. Come responsabile “in pectore” della sezione iPhone del sito (che ormai tutti attendiamo con ansia!), il mio contributo editoriale si è limitato fino ad oggi a pochi speciali legati ai principali eventi Apple, nello specifico i vari keynote di Steve Jobs; per questo motivo mi considero ancora, giustamente, un “esterno”.

Partecipare direttamente alla vita “reale” redazionale è stato però illuminante: per prima cosa, è palese che il rapporto tra i membri dello staff, oltre che lavorativo è soprattutto di amicizia; è vero che la particolare natura del lavoro favorisce sicuramente i rapporti interpersonali, ma è altresì raro che amicizie sincere nascano (o si mantengano) in questi ambiti.

La seconda cosa che mi ha colpito, dipendente dalla prima, è l’allegria che permeava l’Excalibur, sede operativa di Cyberludus. Era come se una cappa protettiva fosse stata stesa sopra il locale, una sorta di aura positiva contagiosa (e i vicini meccanici lo sanno benissimo!) entro la quale ogni negatività veniva annullata. Certo, i problemi esistono e non verranno sicuramente risolti passando un pomeriggio tra amici; tuttavia, dopo una giornata del genere, lo stato d’animo per affrontarli è decisamente migliore.

Il terzo motivo di ammirazione è l’entusiasmo: per la maggior parte delle volte infatti, proprio l’entusiasmo è il motore e l’incentivo che spinge i ragazzi a scrivere per Cyberludus. Detto in parole povere, girano pochi soldi e tanta gloria per i redattori delle varie sezioni; anche questo è decisamente un piccolo miracolo, soprattutto considerati i tempi…

Infine, e mi sembra il minimo, non posso non citare Roberto Placanica, che sta alla classica figura del direttore editoriale noioso come i tradizionali cavoli a merenda; insieme alla sua splendida consorte, Roberto rappresenta alla lettera tutti i valori positivi tipici della “meridionalità” intesa, non senza un manifesto e preciso conflitto d’interessi (come noto sono siciliano D.O.C.), nel senso migliore del termine, a partire dall’impareggiabile ospitalità.

Chiudo il mio intervento proprio parlando di geografia: quando si citano eventi legati a grossi titoli, la mente corre per riflesso condizionato al nord della nostra penisola, alla Lombardia, a Milano. Cyberludus ha la sua sede in una delle più problematiche regioni italiane, la Calabria , precisamente nella bellissima Reggio. Progettare un’associazione culturale in questo contesto era già una sfida ardua; vederla realizzata e con ottimi risultati è sicuramente una scommessa vinta; utilizzare il tanto vituperato videogioco come strumento per fare cultura e, perché no, contribuire ad avere meno ragazzi per strada, può tranquillamente dirsi un sogno realizzato. E pensare che a volte dedicano interi servizi giornalistici per motivi decisamente meno nobili!

Piccoli redattori crescono

Parlare con colleghi di gameplay, texture, console, framerate, FPS, action adventures, motion controller, sviluppatori ecc. è normale, se non scontato. Ma quando la persona con cui ti confronti ha 11 anni, una perfetta padronanza della lingua italiana con tanto di congiuntivi azzeccati (cosa che ad alcuni redattori non sempre riesce…), una lucidità di ragionamento invidiabile e le idee ben precise, ti trovi chiaramente davanti ad una giovane promessa. Per questo motivo mi è sembrato doveroso citare il piccolo “grande” Giorgio, a cui vanno i miei personali complimenti, e per estensione la sua famiglia, ennesimo esempio di come, nel profondo sud, gli stereotipi classici di arretratezza mentale e culturale non sono ormai più accettabili.

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Redazione
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