Castlevania: Harmony of Despair

Scheda Gioco

Castlevania: Harmony of Despair

Piattaforma

Xbox 360
Genere
Action
Sviluppatore
Konami
Publisher
Konami
Uscita

04 Agosto 2010
PEGI
PEGI 12

Il Nostro Voto

90/100
OTTIMO

☰ Sommario

A quanto pare, la magione del signore del male, il conte Dracula, ha sempre qualche avventura da offrire a chi ha il coraggio di addentrarsi al suo interno.

Nel corso dei secoli, tantissime famiglie si sono succedute nella lotta contro il malvagio vampiro… Prima i Belmont, poi i Morris, fino ad arrivare al prode figlio di Dracula stesso, Alucard, deciso a fermare il padre e il suo piano di devastazione.

Dopo vent’anni di successi e qualche sporadica ombra, la serie Castlevania sta per trovare una nuova luce sulle console di nuova generazione grazie al capitolo Lords of Shadow ma, prima ancora e in maniera del tutto inaspettata, all’E3 di Los Angeles ha fatto la sua comparsa una pagina di storia molto curiosa: Castlevania: Harmony of Despair.

Grafica bidimensionale, livelli imponenti, tanti mostri da eliminare e, con il massimo stupore di tutti, una modalità multiplayer online capace di supportare fino a sei giocatori contemporaneamente: quest’ultima caratteristica costituisce una svolta brutale, del tutto imprevista all’interno della serie stessa, da sempre improntata all’azione singola.

Ma questa formula può funzionare anche nei temibili palazzi governati dal vampiro più potente della storia? Scopriamolo insieme, in questo terzo titolo della Summer of Arcade di Xbox 360!

Cinque vecchie conoscenze

In Castlevania: Harmony of Despair avremo a disposizione ben cinque personaggi da selezionare, tutti tratti dalle avventure gotiche ispirate alle esplorazioni in stile Metroid e da molti chiamate, proprio per questo, “Metroidvania”.

Troviamo Alucard, il figlio di Dracula, tratto dall’acclamatissimo Symphony of the Night per PlayStation, disponibile e consigliato anche su Xbox Live Arcade; Soma Cruz, reincarnazione di Dracula, direttamente da Aria of Sorrow per Game Boy Advance e Dawn of Sorrow per Nintendo DS; Jonathan Morris e Charlotte Aulin, da Portrait of Ruin per Nintendo DS; e Shanoa, protagonista di Order of Ecclesia, capitolo conclusivo della trilogia per Nintendo DS.

Ogni personaggio porta con sé le potenzialità che possedeva negli episodi di provenienza: Alucard è un esperto di magia nera, Soma può assorbire le anime dei suoi nemici, Charlotte e Shanoa controllano alcune magie di vario genere, mentre Jonathan è esperto di armi fisiche e combattimenti corpo a corpo.

Una volta selezionato uno di questi personaggi, è possibile cominciare a giocare subito, affrontando uno alla volta i sei capitoli messi a disposizione dal gioco.

Ogni capitolo prevede, come impostazione obbligatoria, un timer di 30 minuti, che non si ferma nemmeno mettendo il gioco in pausa. Entro questo lasso di tempo, il giocatore deve attraversare il castello selezionato, eliminare i nemici e accumulare tutti i tesori fino al raggiungimento del boss finale.

Una volta eliminato il boss, il giocatore riceve un ultimo scrigno contenente un oggetto molto potente e viene rimandato al menu principale, con un nuovo capitolo sbloccato e giocabile.

L’impossibilità di fermare il tempo implica inoltre l’assenza di un menu di personalizzazione in-game, a meno che non si faccia uso di alcuni libri magici sparsi all’interno dello scenario.

Grazie a questi tomi, il giocatore potrà modificare il proprio equipaggiamento durante la partita, il tutto senza fermare il tempo. Questa scelta richiede quindi una certa rapidità di mani, occhi e mente.

Il menu principale offre l’accesso a un utilissimo negozio, all’interno del quale è possibile acquistare tutto l’equipaggiamento che non si è riusciti a recuperare nei livelli.

Proseguendo nel gioco si sbloccano sempre nuovi oggetti, nuove armi, armature, pozioni e tutto ciò che può essere necessario ai nostri cinque avventurieri per portare a termine la loro missione e raggiungere Dracula sulla cima del suo imponente castello.

Dopo i primi minuti di gioco, però, si nota una prima differenza relativa al gameplay rispetto ai quattro titoli dai quali provengono gli eroi: non esiste alcun sistema di level up.

I personaggi rimarranno sempre identici e l’unico modo per potenziarli sarà, per l’appunto, acquistare o recuperare nuove armi.

La buona notizia è che questo processo è tutt’altro che uno scherzo, vista la vastità degli scenari, l’incredibile quantità di oggetti presenti e la superba difficoltà di ogni singolo livello, assolutamente in linea con l’impietosa brutalità che da sempre caratterizza la serie Konami.

I ritmi di gioco, inoltre, sono sempre elevati grazie alla totale impossibilità di perdersi all’interno dei castelli.

Premendo l’analogico destro e muovendolo, infatti, si può aumentare o diminuire lo zoom sulla mappa, facendo immediatamente luce sulla nostra posizione e schiarendoci le idee sugli obiettivi.

È una scelta curiosa, ma incredibilmente più efficace della classica mappa a quadratini evidenziati tipica degli ultimi Castlevania.

Chi l’avrebbe mai detto?

La modalità a giocatore singolo è capace di offrire diverse ore di divertimento a chi è sufficientemente coraggioso da affrontarla, ma lascia anche qualche perplessità di fronte alla scelta di Konami di puntare su una modalità multigiocatore decisamente inusuale. Modalità che, con lo stupore di molti, funziona alla perfezione. Una volta collegati a Xbox Live sarà possibile scegliere due tipi di partita: “Cooperativa” o “Sopravvivenza”. La prima modalità, quella più affollata, prevede la formazione di una squadra composta da un numero di giocatori variabile da due a sei, a discrezione del creatore della sala d’attesa. I partecipanti dovranno, tutti uniti, sfidare le insidie di uno dei sei capitoli del gioco, scegliendo un livello di difficoltà tra Normale, già abbastanza complesso, e Difficile, dove la morte è davvero dietro ogni angolo.

Grazie alle forze combinate dei vari eroi, resi per l’occasione disponibili in otto colorazioni differenti, i giocatori dovranno superare tutte le insidie del livello, aiutandosi a vicenda nell’attivare o disattivare leve, ascensori, trappole e meccanismi simili.

Alcuni movimenti richiedono perfino l’azione simultanea di due o più personaggi. Lo stesso spirito collaborativo si ritrova nella raccolta degli oggetti: quando un giocatore apre uno scrigno, viene assegnato un dono a tutti i personaggi ancora in vita, in modo tale che ciascuno possa avere la possibilità di migliorare il proprio eroe, anche trovandosi in una situazione di esperienza inferiore o chiaro svantaggio.

Lo stesso discorso vale per le varie abilità. Quando un giocatore elimina un nemico, per esempio, tutti i Soma presenti sulla mappa potranno comunque acquisirne l’anima e, con essa, ottenere un nuovo mezzo per sconfiggere il male. La modalità “Sopravvivenza”, che attira decisamente meno utenti, consiste invece in una sfida tra i vari giocatori alla ricerca della migliore prestazione.

È meno utile per migliorare il proprio personaggio, ma non per questo meno intrigante. Una simpatica aggiunta risiede nella possibilità di continuare a giocare anche dopo la morte: se il nostro personaggio perderà tutti i suoi punti vita, e fidatevi, succederà, verremo trasformati in uno scheletro con tanto di aureola e potremo continuare a giocare lanciando ossa. Non resterà che sperare che uno dei nostri compagni raccolga una pozione chiamata “Acqua della vita” e sia così gentile da utilizzarla per farci tornare al nostro aspetto umano.

Una compagnia che adombra

Dove stanno quindi i problemi? Sembra tutto così perfetto. In realtà, la modalità multigiocatore fa emergere quella che è probabilmente la peggiore impressione sull’intero titolo: la completa inutilità, a lungo andare, della modalità in singolo. Il motivo è presto detto: le due modalità sono assolutamente identiche. Il giocatore si trova quindi di fronte a due vie: una piena di dolore e sforzi, dove l’eroe intraprende da solo il viaggio nel castello contro nemici forti esattamente come quelli affrontati in sei, e una via più semplice, nella quale è più facile recuperare oggetti, divertirsi, esplorare e diventare più forti. È chiaro che, dovendo scegliere, si opterà più spesso per giocare in compagnia piuttosto che affrontare missioni suicide in solitaria. Un po’ di differenza tra le due modalità, quindi, non avrebbe minimamente guastato.

Oltretutto, Castlevania è una serie nata per il giocatore solitario e sviluppatasi, nel corso degli anni, proprio attorno a questo tipo di esperienza. È strano, quasi frustrante, che Konami abbia voltato le spalle alle proprie radici in maniera così violenta, quasi sciocca.

Statica evoluzione

Le atmosfere affascinanti e spettrali dei vari capitoli di Harmony of Despair si distribuiscono in maniera curiosa e inusuale. Giocando a questo titolo, ritroveremo in tutta la loro “antica magnificenza” gli sprite ripresi direttamente dai rispettivi giochi d’origine. Un comparto bidimensionale a tratti poco maestoso, che si lascia però accompagnare da un nutrito numero di effetti speciali convertiti in alta definizione, una vera gioia per gli occhi e per il cuore. La colonna sonora, allo stesso modo, trae ispirazione dal metal gotico tipico della serie e degli episodi per Nintendo DS, con tracce riarrangiate in alta qualità e ritmi incalzanti capaci di mantenere vive l’attenzione e l’adrenalina. Il sistema di controllo, al contrario, soffre di lievissimi e spesso impercettibili ritardi e imprecisioni che fanno storcere il naso, a dirla tutta, soltanto al giocatore più navigato, a colui o colei che ha divorato la serie e l’ha amata fino allo stremo negli anni precedenti.

È per questo che si può parlare di una “statica evoluzione”. Questo ossimoro è il modo più lampante per descrivere l’aspetto e la presentazione di questo Castlevania: un insieme ghiotto e ammuffito di novità e vecchiume, affascinante sì, ma soltanto per i meno esigenti o per chi non ha mai avuto modo di esplorare i castelli di Dracula prima di questa occasione.

Concludendo…

Castlevania: Harmony of Despair è un titolo davvero complesso da vivere.

Ogni angolo offre sempre una sorpresa e, nonostante i pochi livelli disponibili, non si avverte mai davvero il peso della ripetitività, grazie soprattutto all’incredibile inventario che il giocatore può costruire poco alla volta. Tuttavia, qualcosa non quadra.

Chi ha vissuto per anni le gesta della famiglia Belmont e di tutti i suoi successori, più o meno diretti, non potrà fare a meno di notare come questo meraviglioso titolo possieda, in realtà, diverse pecche, abilmente celate, che lo rendono meno affascinante di quanto meriterebbe.

È un titolo da giocare con limpido interesse e con la mente aperta verso un tipo di esperienza al tempo stesso simile e diversa da quella offerta dai precedenti Castlevania. Se i giocatori più esperti non sono pronti a questo, allora non potranno goderne mai appieno e, vista la sua immensa qualità, si tratterebbe certamente di un grandissimo peccato.

 

Il Nostro Verdetto

Castlevania: Harmony of Despair

OTTIMO
Voto: 90 su 100 — OTTIMO
Piattaforma
Xbox 360
Data Recensione
30 agosto 2010
Articolo precedenteCastlevania: Harmony Of Despair – Recensione
Prossimo articoloHunted: The Demon’s Forge: Concept Art
Redazione
CyberLudus è un'Associazione Culturale che opera nel settore videoludico dal lontano 2007, a stretto contatto con produttori e distributori di tutto il panorama internazionale. La nostra redazione segue con passione ed entusiasmo l'evolversi di questo mondo, organizzando tornei e contest, partecipando a manifestazioni ed eventi e, attraverso il nostro portale, fornendo all'utenza un piano editoriale che prevede recensioni, anteprime, guide strategiche, soluzioni, rubriche ed approfondimenti.