Bleach – The 3rd Phantom

In origine c’erano le Gemelle Kessler, poi vennero i gemelli del gol, seguiti dai Gemelli nel Segno del Destino… Oggi Sega ci porta a conoscere i gemelli Kudo . Chi sono costoro? I nuovi Shinigami (altresì conosciuti come Mietitori di anime) della Soul Society , nonché protagonisti del gioco per Nintendo DS “Bleach – The 3rd Phantom” . Ma andiamo con ordine.

Tite Kubo, chi era costui?

“Bleach” è uno dei manga più conosciuti e acclamati degli ultimi anni, creato da Tite Kubo , che vede protagonista un ragazzo di nome Ichigo Kurosaki, che nel tentativo di aiutare una Shinigami (coloro incaricati di portare le anime nell’aldilà) di nome Rukia rimasta ferita diventa a sua volta un Mietitore di anime. Entra così a conoscenza del luogo in cui vanno a finire le anime, la Soul Society, della esistenza degli spiriti malvagi chiamati Hollow e degli altri Shinigami che costituiscono i 13 Gotei , cioè i corpi di armata della Soul Society. Come tutti i manga di grandissimo successo (vedi alla voce “Naruto”, “One Piece” e compagnia cantante), anche “Bleach” non poteva non essere sfruttato per una serie di tie-in, usciti perlopiù in terra nipponica. Noi popoli del Vecchio Continente ci siamo dovuti accontentare di due beat’em up per Nintendo DS, ” Bleach – The Blade of Fate ” e ” Bleach – Dark Souls “, due titoli che non hanno fatto gridare al miracolo, ma che sono stati comunque piuttosto apprezzati soprattutto per la capacità di far rivivere le atmosfere del manga e per l’immediatezza del gameplay. Questa volta però SEGA ha voluto cambiare, e ha così creato un RPG tattico ambientato nel mondo di “Bleach”, dal titolo ” Bleach – The 3rd Phantom “. Sicuramente un’idea coraggiosa e interessante, aiutata anche dalla presenza di una trama completamente inedita, scritta per l’occasione da Tite Kubo in persona. Storia nuova, nuovi protagonisti: padrone dei riflettori non è il caro vecchio Ichigo Kurosaki , ma sono i gemelli Fujimaru e Matsuri Kudo.

Così uguali, così diversi.

I due gemelli Kudo sono due giovani ragazzi provenienti dal Rukongai, i “bassifondi” della Soul Society, che vengono adottati dal capitano della Divisione 5, Seigen Suzunami, e da sua sorella Konoka. Decidono di diventare Shinigami e così entrano anche loro a far parte della Divisione 5 , iniziano a combattere gli Hollow e a conoscere gli altri personaggi della serie “Bleach”. Già qui si vede come il gioco sia orientato verso gli appassionati della serie: le conoscenze preliminari vengono date abbastanza per scontate, una breve spiegazione di cos’è la Soul Society e cosa sono gli Shinigami è data all’inizio, ma per il resto, soprattutto per quanto riguarda i personaggi, le spiegazioni sono molto ridotte se non assenti. La sensazione è ancora più evidente se si considera che nelle prime ore di gioco si fa conoscenza con alcuni dei personaggi più importanti del manga quando erano bambini, cosa che se agli appassionati fa sicuramente molto piacere (vedere Gin da piccolo non ha davvero prezzo), ai profani dice molto molto poco. Andando avanti nel gioco poi si vede come la trama del videogame si intreccia con quella del manga, ma prosegue in parallelo tenendo sempre il focus sui gemelli Kudo, tenendo quindi i riferimenti con l’opera scritta poco approfonditi.

Logorrea, maledetta logorrea…

Signori, dimenticate la parte esplorativa degli RPG, perché ” Bleach – The 3rd Phantom ” non la prevede. Il gioco si svolge per dialoghi, che è una cosa tutto sommato comune per gli RPG. Ciò che non è comune è la mole di dialoghi presente nel gioco Sega, una quantità mastodontica, intervallata dalle (poche) battaglie e dal “Free time”, su cui torneremo più tardi. I dialoghi in un RPG come già detto sono fondamentali, sono di fatto ciò che porta avanti la trama, ma qui siamo di fronte ad un eccesso, che addormenta il ritmo di gioco e rende piuttosto pesante il tutto. Si può dire che la maggior parte del tempo la si passa premendo il tasto A per mandare avanti la battuta del personaggio di turno, non esattamente un’azione che tutti i videogiocatori sognano di fare così a lungo. Come accennato, un piccolo diversivo è dato dal “Free time” : tra una battaglia e l’altra, i prodi gemelli Kudo hanno la possibilità di godersi un po’ di tempo libero, andando a visitare i vari personaggi secondari che popolano il mondo di “Bleach”. Quando si entra in questi momenti, nella parte superiore dello schermo appare un piccolo pupazzo a forma di leone con una fila di caselle davanti a sé, su cui sono presenti anche dei power up, che vanno dall’aumento delle statistiche a potenziamenti di attacco, a oggetti. Selezionando uno dei personaggi nello schermo inferiore, il nostro “segnalino” avanza di tante caselle quante ne vale la selezione effettuata. Per ogni sessione di “Free time” il numero di caselle totali di cui si può avanzare è limitato, costringendo così il giocatore ad effettuare una scelta su con chi parlare e quindi intrattenere rapporti. L’idea è di base interessante, ma ogni scelta effettuata porta a una sola conseguenza di base: altri dialoghi. A conti fatti, il “Free time” risulta essere un piacevole diversivo, ma affetto da questa logorrea imperante che evidentemente affligge tutta la Soul Society. Ma non si vive per fortuna di sole parole, lo Shinigami dopotutto deve combattere contro gli Hollow, ed è qui che ” Bleach – The 3rd Phantom ” fa vedere gli aspetti più interessanti.

Io pugno, tu pugni…

A prima vista, il sistema di combattimento del titolo SEGA appare estremamente canonico: ci si trova di fronte alla classica visuale isometrica , con il campo diviso in caselle e i personaggi raffigurati in versione “super deformed”. Il meccanismo è quello tipico del combattimento a turni , qui organizzati a blocchi: per primi agiranno tutti i personaggi in mano al giocatore, poi eventuali “guest” e infine i nemici. Se avete giocato ad un Final Fantasy Tactics qualsiasi o a un epigono qualunque della serie Square Enix, vi sarà tutto molto familiare. “Sotto” al campo di battaglia, scorre il Reiki, una sorta di linea di energia che permette di effettuare attacchi più efficaci e recuperare la pressione spirituale (la “potenza magica” del gioco) più velocemente. Quando si decide di attaccare, appare una schermata che riassume la possibilità di riuscita dell’attacco e il tipo di stile a cui il personaggio appartiene: gli stili sono tre, “tecnico”, “velocità” e “potenza”, e ognuno ha una diversa efficacia sull’altro. Una volta confermato, la visuale diventa simile a un beat’em up, per far vedere come si svolge l’attacco, elemento che risulta molto gradevole a vedersi. E’ tutto molto familiare, ma con un’interessante aggiunta: alcuni personaggi, se posizionati uno di fianco all’altro al momento dell’attacco, possono dare vita ad un a ttacco combinato . Le combinazioni sono impostate dal giocatore prima della battaglia, sulla base dell’affinità che hanno i due personaggi in questione. Questa è una aggiunta che fornisce un elemento tattico in più alla battaglia, e che aumenta anche l’immersione nell’atmosfera del gioco. Come in ogni RPG che si rispetti, anche qui i personaggi guadagnano punti esperienza con le uccisioni e possono aumentare le proprie abilità, sbloccarne di nuove o aumentare il livello della propria arma (o Zanpakuto, per gli affezionati) ad ogni passaggio di livello.

Chiacchiere e distintivo.

In conclusione, ” Bleach – The 3rd Phantom ” è un RPG tattico piuttosto classico, specialmente per quanto riguarda i combattimenti, cosa che lo rende solido e godibile in queste fasi. Peccato che la mastodontica dose di dialoghi mina l’esperienza di gioco. Un vero peccato, perché il titolo Sega è originale in alcune trovate (il “Free time”, ma soprattutto gli attacchi combinati) che meglio sviluppate e con un contorno più adeguato avrebbero reso il gioco decisamente sopra la media, a fronte anche di un’atmosfera, una trama e un comparto visivo (personaggi e sfondi sono stati disegnati da Kubo in persona) di buon livello. In definitiva, un gioco sufficiente, che ha un piccolo valore aggiunto per i fan della serie, ma nulla più.

CI PIACE

– L’atmosfera di Bleach si sente
– Tutto disegnato da Tite Kubo
– Possibilità di attacchi combinati

NON CI PIACE

– TROPPI dialoghi
– Più indirizzato ai fan del manga

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