Dai cabinati delle salegiochi alla terza generazione di console

Nel lontano 1988, quando i videogames non rappresentavano ancora il fenomeno di massa che sono diventati in seguito, Splatterhouse fece capolino nelle salegiochi di tutto il mondo, allora luogo sacro di perdizione degli appassionati videoludici. Era anche il periodo d’oro di pellicole come Venerdi 13, Non aprite quella porta, Halloween e Nightmare, che hanno dato nuova linfa al genere horror e terrorizzato milioni di teen ager. Il successo travolgente al cinema coinvolse inevitabilmente anche l’industria video ludica, e  in particolare Namco, che decise di produrre un action-game chiaramente ispirato alle pellicole di cui sopra. Il gioco aveva come protagonista un essere umano trasformato in mostro assassino, con lo scopo di uccidere brutalmente qualunque creatura si muoveva su schermo.

Il brand non passò agli onori della gloria per la sua indiscussa qualità ludica, né per le poche trovate originali inserite nel gameplay. Tuttavia, Splatterhouse rimase impresso nella memoria di moltissimi giocatori e della critica, per l’esplicita violenza visiva. Il sangue sgorgava a fiumi ed il livello di splatter raggiungeva tali livelli da costringere la censura a dare al titolo, per la prima volta nella storia dei videogames, il classico bollino rosso. Per questo motivo, il titolo Namco divenne immediatamente un caso mediatico ed ottenne un successo ben al di là dei suoi effettivi meriti, tanto da convincere la software house a far uscire due seguiti per le prime console (Mega drive e Super Nes), e addirittura una versione riveduta e corretta per minorenni. A distanza di più di vent’anni, la casa nipponica annuncia, con orgoglio, il remake del titolo originale per le console di nuova generazione, allo scopo di raccontare col sangue una leggenda in pixel che ha fatto storia.

Non entrate in quella casa

La trama del remake sarà pressoché identica al titolo originale, se pur con qualche originale variazione. Rick Taylor e la sua fidanzata Jennifer Wills, sono entrambi studenti di parapsicologia, decisi a mettersi sulle tracce del dottor West, un insigne luminare scomparso in circostanze misteriose. In seguito ad un temporale improvviso, i due saranno costretti a cercare riparo proprio nei pressi di una casa lugubre e fatiscente. Ben presto si troveranno avvolti dall’oscurità totale e col precipitare degli eventi Jennifer sarà rapita da una presenza oscura, e Rick, tramortito, assisterà inerme alla sua scomparsa. Al suo risveglio il protagonista si ritroverà con una strana maschera sul viso (in perfetto stile Jason di Venerdì 13) e non tarderà a capire di essere finito in un mefistotelico incubo. La maschera maledetta, infatti, costringerà Rick ad assumere comportamenti violenti proprio per saziarne la sete di sangue. Da qui il via ad un’avventura a forti tinte rosse alla ricerca di risposte e, ovviamente, dell’amata Jennifer. Lungo il suo cammino il protagonista incontrerà creature dal design affascinante e allo stesso tempo terribili,  che potrà abbattere con armi di ogni tipo. Riguardo le presunte novità sulla sceneggiatura, gli sviluppatori mantengono ancora il dovuto riserbo. In questo capitolo next-gen si potrà ammirare per la prima volta il protagonista in volto (nell’originale è sempre coperto) e sarà dato più spazio anche a Jennifer, curando oltremodo la trama narrata, rendendola più interessante per i profani del plot e ancora più intrigante per i nostalgici conoscitori della saga. Diciamo che queste operazioni di restyling della sceneggiatura erano quantomeno doverose, a fronte di una trama, che se lasciata invariata, sarebbe stata fin troppo semplicistica per un titolo attuale.

Un gore tutto nuovo

La carta vincente dei primi capitoli della saga era il design di mostri ed ambientazioni, oltre al fascino creato dalla già citata overdose di violenza estrema presente in alcune scene. Per questa edizione la struttura di gioco dell’originale sarà ampiamente rivista, proponendo una maggiore varietà di ambientazioni. Il protagonista si muoverà in scenari più ampi e complessi rispetto ai semplici corridoi e stanzoni dei capitoli passati. Dalle prime immagini rilasciate appare chiaro che il titolo Namco Bandai probabilmente non sarà adatto, non solo ai minori, ma nemmeno ai giocatori più sensibili. Rick assumerà fattezze abnormi, oltre ad ottenere una forza sovrumana. Con particolare attenzione per l’effetto realismo, le ferite del protagonista saranno visibili in tempo reale, ed in alcuni casi sarà possibile perdere un arto ed utilizzarlo come arma a proprio vantaggio per contrastare le orde di innumerevoli creature che avremo dinnanzi. I poteri della maschera, infatti, doneranno un’eccezionale capacità curativa al corpo di Rick, che potrà sanare le ferite ricevute e addirittura rigenerare gli arti. Il tutto, tecnicamente, non sembra affatto male; texture ben definite formano un sanguinoso scenario per Rick e le sue truculente uccisioni. Le creature da abbattere (boss di fine livello compresi) appaiono molto originali nel design, e un richiamo al passato è inequivocabilmente inevitabile. Il tutto scorre senza rallentamenti e le grottesche ambientazioni interne e ed esterne della magione si fondono perfettamente con l’atmosfera di gioco. C’è ancora molto da lavorare sulle animazioni dei personaggi su schermo e su tanti altri dettagli, ma le premesse catturano non poco l’interesse nei confronti del gioco.

Corri, uccidi e non ti voltare mai!

Riguardo al gameplay è ovvio precisare che non mancheranno nel viaggio di Rick nella casa maledetta, mutilazioni, decapitazioni, squartamenti inflitti alle varie creature, nonché un arsenale vario in grado di tenere vivo l’interesse e il divertimento del giocatore per molto tempo. Passando da un classico picchiaduro a scorrimento 2d a un action in terza persona, il protagonista oggi potrà saltare, arrampicarsi, e correre in alcuni frangenti. Nonostante sia stata anticipata una minima componente esplorativa per quel che riguarda le ambientazioni più estese, e la ricerca di oggetti utili alla missione, non sarebbe uno Splatterhouse degno di questo nome senza la consueta serie di uccisioni, dissanguamenti, e smembramenti vari. Correre e uccidere saranno le azioni di base in questo remake dal forte profumo retrò. Altra importante novità per questo capitolo saranno i rischi connessi all’ambiente di gioco, ad esempio: tetti che crollano o trappole disseminate nei livelli potranno portare a morte improvvisa, garantendo quel pizzico d’imprevedibilità che non guasta mai. Purtroppo, in seguito ad alcune vicissitudini interne, il team di sviluppo è cambiato facendo slittare la release del titolo ad un non meglio precisato  fine 2009, e impedendo la conoscenza di ulteriori novità riguardo il gameplay.

I molti mesi che separano il gioco dalla propria uscita nei negozi, permetteranno ai programmatori di apportare novità sufficienti da rendere questo titolo interessante e ricco di divertimento e humor nero.

Conclusioni** **** Splatterhouse possiede un certo fascino horror e un forte richiamo ai mitici anni 80, anche se, superare l’originale non sarà una cosa da poco, vuoi soprattutto per la singolarità di quegli anni. Gta e Manhunt hanno dimostrato che sangue e violenza ormai se ne vedono in abbondanza; questi elementi, che all’epoca sancirono il successo del videogioco originale, oggi potrebbero non essere sufficienti. Se Namco Bandai sarà capace di rispolverare un classico del passato e rivisitarlo in maniera tale da adeguarlo ai tempi, sfruttando a dovere le potenzialità delle console next-gen e prestando estremo riguardo ai mutati gusti dei giocatori, allora questo remake rappresenterà, non solo un gradito ritorno, ma anche una piacevole sorpresa per l’anno 2009. **** **Marco Delle Fave

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