Trama

John Hancock è un supereroe “off” che vive a Los Angeles, dorme su una panchina ingurgitando quantità industriali di alcool, combina disastri a non finire ai danni della città per il suo muoversi irrazionale, nonostante lui comunque alla fine catturi i malviventi.

La città conta i milioni di danni provocati da Hancock, e lo emargina considerandolo come una minaccia. Un Pr di nome Embrey, salvato da Hancock in maniera rocambolesca, cerca di convincerlo a ripulirsi e a tenere un sistema meno schizofrenico per combattere il crimine. Rinchiuso in prigione per seguire un programma correttivo del comportamento, Hancock ritrova molti dei criminali che ha fatto arrestare. Intanto la moglie di Embrey, Mary, segue con apprensione l’interesse del marito per Hancock. Sino a quando …

Commento

A Peter Berg (lo ricorderete come direttore della commedia nera, con Cameron Diaz, Cose molto cattive) deve essere piaciuta molto la serie tv di Heroes, tanto da voler dirigere un film che nei tratti la ricorda molto nonostante qui il protagonista (un Will Smith che fa il Superman nero, presente anche come produttore della pellicola) sia un singolo e non un gruppo, e i toni, sopratutto nella prima mezz’ora (decisamente la migliore del film) completamente diversi. Smith è John Hancock, un supereroe davvero singolare : sempre attaccato alla bottiglia a sbronzarsi, vive in un camper fuori dalla città di Las Vegas e a volte dorme ubriaco sulla panchine pubbliche. Lui è comunque un buono, combatte i cattivi, normalmente comuni criminali non dotati di superpoteri. Peccato che per eseguire le sue “buone azioni”, con la mente ottenebrata dall’alcool, distrugge mezza città oppure cattura i malviventi facendo più danni di quelli che avrebbero fatto loro. Un giorno, dopo aver salvato Embrey (Jason Bateman, fu il contabile riservato di Mr.Magorium, con Hoffman e la Portman), un pr di buone maniere, ma aver anche combinato l’ennesimo disastro, stavolta ai danni di un treno, si decide a seguire un programma correttivo da svolgere in prigione, dove trova tutti i suoi nemici. Ma intanto il rapporto tra lui e la dolce moglie di Embrey, Mary (una Charlize Theron priva di particolari trucco/belletto ed affettuosa mamma e casalinga), prende l’aspetto di una sorta di conflitto/sospetto. Appena Hancock (che è il nome di uno dei firmatari della dichiarazione d’indipendenza, cit. dal film) compie la sua prima impresa da supereroe regolare (completo di tuta, senza mantello) le cose sembrano migliorare tra loro, ma nuove terribili minacce sono in agguato.

Will Smith dovrebbe cercarsi ruoli che hanno sceneggiature più solide e durature nell’arco temporale del film, ultimamente sembra che sia abbonato a una sorta del “film che si sgonfia” dopo un inizio brillante e ben orchestrato, per lasciare posto in seguito a delle trovate e delle prosecuzioni davvero poco entusiasmanti, oppure a delle rappresentazioni di discutibile credibilità e fascino. Così fu il recente Io sono leggenda, così è questo Hancock, che sembra uscito dalla penna dello sceneggiatore eversivo di fumetti Garth Ennis (autore di un fumetto come Pro, storia di una superoina prostituta e ninfomane). Indubbiamente la prima parte è valida, con l’apoteosi dell’eroe pieno di vizi e di alcool, barba incolta, che fa disastri, con quei voli radenti e le scene acrobatiche in aria. Poi dopo purtroppo il film comincia a mordersi la coda, si vede benissimo che non sa dove andare esattamente, si incarta spesso e anche il gran colpo di scena che avviene non è propriamente un volo di genio.

Ci sono anche dei momenti teneri un po’ troppo zuccherosi (a questo proposito riteniamo il sotto-finale orribile) a incartapecorire il tutto, mentre le scene della prigione (prese pari pari da Prison Break, altra impronta televisiva sul film) risultano quanto mai forzate, con quei dialoghi claudicanti e le battute sempre uguali (“La tua testa finisce nel suo culo”) ad infiorare il prato in maniera davvero povera. Ci dobbiamo affidare al fascino sempiterno di Charlize Theron per trovare qualche appiglio a non annoiarci, qualche segnale di risveglio in una seconda parte di trama soporifera. Qui Berg non è riuscito a calibrare bene la progressione, da applicare a un ottimo spunto iniziale (inserisce anche scenette da avanspettacolo come quella del mattarello in testa) fidandosi della buona vena recitativa di Will Smith e cose che al pubblico possono piacere come i buoni sentimenti verso il pianeta (il logo ‘

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