Dragon Quest Heroes: L?Albero del Mondo e le radici del Male – Slime, slime ovunque – Recensione barbuta

Un titolo “importante”

Arrivano dei momenti, nella “dura” vita del redattore videoludico, nei quali ci si ritrova a fissare il foglio bianco di una recensione in fieri, con il volto dipinto di un’espressione ebete e un filo di bava che serpeggia al lato della bocca.

Si tratta di indizi delineanti uno di due stati tipici:

  1. Dopo aver lungamente schivato la pallottola, l’ictus è finalmente giunto a pacificare un cervello già da tempo spappolato.

  2. “Diamine ma che stracazzo ci scrivo in questa recensione del piffero barbuto?”

Che poi, care genti che ancora sopportano i miei sproloqui semi-intelligibili, di roba da scrivere su Dragon Quest Heroes: L’Albero del Mondo e le radici del Male ce ne sarebbe pure, e neanche poca.

Tanto per cominciare, il titolo.

Voglio dire, per farcelo stare sulla scatola si sono dovuti inventare la "copertina matrimoniale". D’altronde, quando si parla di Omega Force, bisogna apprezzare ogni stilla di novità che ci viene regalata perché, siamo sinceri, questi signori fanno lo stesso gioco da ben diciott’anni. Un miracoloso esercizio di coerenza che, malgrado la ridondanza radicale, riesce ancora a ritagliarsi una discreta fetta di mercato.

Che poi sono un ipocrita schifoso, perché me ne sto qui a fare il simpatico quando nella mia collezione ho qualcosa come 10 titoli della serie Dinasty Warriors e almeno un paio di contaminazioni in salsa samuraiKen il Guerriero.

Insultatemi.

La verità è che ogni tanto ho bisogno di un titolo che riempa gli spazi vuoti tra un "giocone" e l’altro, o che, più semplicemente, mi aiuti a zittire l’encefalo senza dover ricorrere ad espedienti ipnotici. Inutile dire che i "button mashers" di Omega Force sono particolarmente indicati per queste operazioni di sospensione neurale, quindi, bé, chi se ne frega della ridondanza. Anche perché, continuando a battere la strada della sincerità, va detto che Dragon Quest Heroes: L’Albero del Mondo e le radici del Male (Dio, devo inventarmi un acronimo) rappresenta un’evoluzione positiva del genere. Il perché ve lo spiego dopo la pausa pubblicitaria.

Dragon Quest Heroes ? Che mondo sarebbe senza Musou

Vabbé, dovevo pur giustificare la castroneria alla fine del paragrafo precedente.

Ma passiamo oltre.

Onde evitare attentati alla mia persona, non commenterò più di tanto la materia narrativa che fornisce il pretesto ? perché di questo di tratta ? all’azione mazzuolatoria. In questo Heroes ritroverete alcuni dei personaggi più celebri della saga, nonché una marea di citazioni alla “lore” dello storico brand di Square Enix. Detto questo, non aspettatevi alcun tipo di guizzo narrativo o stratificazioni nella caratterizzazione del personaggi. Parliamo di macchiette archetipiche che si prestano a frequenti (purtroppo) dialoghi saldamente ancorati al confine tra tedio e banalità. Alla gran parte di voi, ci scommetto, basteranno un paio d’ore di “Siamo amici per la vita, ti lovvo” e “Dobbiamo salvare il mondo perchéssì”, per cominciare a sacrificare gli intermezzi narrativi in favore dell’azione. E su queste note direi di cominciare a snocciolare i punti cardine di questa "evoluzione positiva".

Tanto per cominciare, le missioni di Heroes (facciamola semplice, và) sono tendenzialmente molto più brevi rispetto alla media di genere, una scelta che permette una gestione più elastica dei tempi di gioco e riduce la permanenza del giocatore in un singolo scenario. Secondo poi ? e qui arriva la bomba ? Heroes permette di affiancare all’eroe (o eroina) predefinito tre personaggi aggiuntivi da portare sul campo di battaglia. In ogni momento, infatti, vi sarà possibile passare da un eroe all’altro con la semplice pressione del grilletto sinistro. La progressione simil-rpg dei personaggi, unita alla buona varietà dell’equipaggiamento, contribuiscono poi a motivare il giocatore sulla strada verso i titoli di coda, molto più efficacemente rispetto agli espedienti di una trama inconsistente. Questi elementi aumentano considerevolmente la profondità ? forse un termine alieno al contesto ? del gameplay, dato che, a partire dalla medesima configurazione dei controlli, ogni eroe appare dotato di uno stile di combattimento unico e ben caratterizzato che, in alcuni casi, sembra quasi sfuggire alla rigida dottrina “attacco leggero-attacco potente” tipica del genere. Strano a dirsi, ma queste meccaniche offrono al gioco una dimensione quasi strategica, ulteriormente marcata da un’altra novità introdotta da quei mattacchioni di Omega Force: i minions.

Prima di lanciarvi in odissee mentali a base di fagioli antropomorfi dal colorito itterico, lasciatemi precisare. Nel corso delle battaglie, gli eroi potranno raccogliere delle monete raffiguranti uno dei mostri appena abbattuti, che potrà essere “riciclato” come alleato contestuale del nostro quartetto di fenomeni. Più un mostro sarà potente, più slot occuperà nell’inventario del personaggio per la missione in corso, una scelta che introduce una dinamica micro-manageriale semplice ma funzionale. Heroes include anche una meccanica di “crafting alchemico” che permette di creare accessori indossabili a partire dai vari residui anatomici droppati dai nemici maciullati. Non aspettatevi però niente di particolarmente strutturato o intrigante perché, bé, non è il caso. Tra l’altro l’accumulo di materiali è spesso ostacolato dalle dimensioni irragionevolmente ridotte ? specie all’inizio ? dell’inventario, e ulteriormente afflitto da un drop rate a volte più che frustrante, specialmente se si considera la quantità di grinding (leggasi “bestemmie”) necessaria a soddisfare le richieste di alcuni incarichi secondari.

Lamentele a parte, tra missioni principali, incarichi secondari, sfide e “giocazzeggio ammazza-tempo”, la longevità di questo Dragon Quest Heroes si attesta ? teoricamente ? su livelli decisamente consistenti e, vista la natura del genere, non avrete problemi ad utilizzarlo come riempitivo “casuale” tra un titolo triplo sballo e l’altro.

Akira Toriyama = Super Sayan, a prescindere

Come per tutti i titoli della serie "regolare" di Dragon Quest, anche in Heroes il design dei personaggi è stato affidato alla sapiente mano del buon vecchio Akira Toriyama, il papà dell’anime che ha definito le aspettative prepuberali di tutti ragazzi nati dalla metà degli anni ’80 in poi: Dragon Ball. Onestamente, quanti di voi da bambini hanno provato a trasformarsi in Super Sayan, allibendo i genitori con vocalizzi clamorosi, o hanno alzato le mani per inviare a Goku l’energia per una Genkidama?

Percepisco qualche migliaio di mani alzate, bravi.

Partendo da questa comune base nostalgica, capite bene come sia impossibile non apprezzare il peculiare stile del magaka giapponese, assolutamente convincente anche in questa incarnazione videoludica. Ovviamente parliamo di un titolo cross-generazionale che, per la natura stessa della direzione artistica, non cerca neanche il confronto con altri prodotti del panorama tripla A su actual gen. Va comunque detto che la qualità e la varietà degli effetti, come noterete attivando le abilità speciali dei vari personaggi, è sorprendentemente piacevole. La scelta ? obbligata – dei 60 fps offre poi all’ensemble una fuidità apprezzabile, sebbene saltuariamente perturbata da cali acontestuali che, con un latinismo improvvisato, definirei “ad minchiam”.

Discorso diverso per le ambientazioni dei livelli, generalmente spoglie e scarsamente ispirate, rimaste evidentemente vincolate ai limiti della precedente generazione di console. La disposizione e la responsività dei comandi si attestano su buoni livelli, sebbene possa capitare di notare un po’ di input lag di tanto in tanto, specialmente navigando nei menù. La colonna sonora, curata dal leggendario “Big Boss” K?ichi Sugiyama, pesca a piene mani dal ricco passato musicale della saga di Dragon Quest e risulta pertanto istantaneamente familiare e decisamente piacevole ? ammesso, ovviamente, che siate fan della serie.

Concludendo?

Dragon Quest Heroes è probabilmente il miglior titolo musou attualmente presente sul mercato multipiattaforma. Punto. La contaminazione con la saga rpg di Square Enix offre al gioco una buona quantità di "variazioni sul tema", che però non bastano a rendere il titolo una presenza imprescindibile sul vostro scaffale dell’intrattenimento smanettone. Dategli una possibilità se il concept vi intriga e se sentite la necessità impellente di ammazzare temponeuroni in attesa del prossimo “Big One”. In caso contrario vi consiglio di aspettare qualche mese e recuperare il gioco a prezzo ridotto, sono certo che riuscirete a sopravvivere all’attesa.

CI PIACE

Immediato e divertente\nPerfetto come riempitivo\nOttima varietà nello stile di combattimento dei diversi eroi\nLa possibilità di gestire diversi personaggi in contemporanea e i minions aumentano lo spessore del gameplay\nTecnicamente piacevole…

NON CI PIACE

…sebbene non proprio all’altezza degli standard di generazione\nTrama inconsistente, morale posticcia e personaggi bidimensionali\nPuò annoiare nel giro di qualche ora

Conclusioni

Dragon Quest Heroes è un ottimo titolo musou, con tutti i vantaggi e i limiti che caratterizzano il genere. Heroes introduce qualche piacevole variabile nella formula marmorea dei “Warriors” di Omega Force, offrendo al gameplay uno spessore a volte sorprendente. Perfetto per qualche ora di divertimento spensierato ma tutt’altro che irrinunciabile, anche per i fan della serie Dragon Quest

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