White Night – Recensione

Chi tra voi lettori è cresciuto senza avere paura del buio, posi le mani sulla tastiera e lasci un commento. L’idea del mostro sotto il letto, dei fantasmi che si aggirano per casa, del killer dietro l’angolo del corridoio: terrificante. Con l’avvento dei survival di nuova generazione, spinti dalle idee degli sviluppatori indipendenti e dalla realtà virtuale, sono molte le trasposizioni videoludiche che hanno cercato di riportarci alla mente quegli attimi di terrore fermi nel corridoio alla disperata ricerca dell’interruttore della luce. Tra i più recenti e apprezzati dalla rete, possiamo ricordare Among the sleep dei Krillbite, un titolo limitato sotto diversi punti di vista, ma forte nel concept. In questo articolo, vi proponiamo un titolo differente nel gameplay, ma che pone le sue fondamenta su concetti simili: White Night, un survival investigativo sviluppato da OSome Studio e pubblicato da Activision, disponibile su PC e console nextgen in digital delivery.

 

A prima vista, White Night si presenta come un videogioco pieno zeppo di roba già vista: siamo a Boston, negli anni della Grande Depressione, in cui dominano la povertà e la fame. Del protagonista non ci viene detto praticamente nulla, tutto è lasciato all’intuizione: ha circa cinquant’anni, è ben vestito con giaccone monopetto sbottonato, maglione, giacca, cravatta e cappello. Da un uomo del genere ci si aspetterebbe rigore e sane abitudini, o, al contrario, qualche losco affare nella malavita bostoniana, e invece lo conosciamo mentre passa l’ennesima serata allo sgabello di un bar ingurgitando un whisky dietro l’altro. Gli amanti delle avventure potrebbero avere un flash: apparentemente c’è molto in comune con l’italianissimo Face Noir, ambientato a New York con protagonista Jack del Nero. E invece no, perché White Night dopo il primo filmato si scrolla di dosso ogni possibile riferimento ad altre produzioni. Stordito dall’alcol nel cuore della notte, l’uomo si mette al volante senza una meta precisa, finendo nel bel mezzo della foresta; dietro una curva spunta la sagoma di una donna e, nel tentativo di evitarla, la sterzata butta fuori strada la vettura. Effetto dell’alcol o meno, si comincia ad indagare sulla donna, consumando tutti i segreti di una misteriosa villa appartenuta alla famiglia Vesper.

 

Benvenuti a Villa Vesper

Villa Vesper è un po’ la casa degli spettri dell’immaginario collettivo, circondata da un ampio giardino con tanto di pozzo, cimitero di famiglia e statue commemorative. L’interno dell’abitazione è quasi completamente privo di luce, ed è su questo piccolo grande particolare che si basa tutto il gameplay di White Night. Il videogiocatore è costretto a muoversi e guardarsi attorno con un fiammifero, in quanto non è possibile recuperare una lanterna o fare luce in tutta l’abitazione a causa dei circuiti elettrici malandati. Muoversi senza un fiammifero acceso è pressochè impossibile, in quanto, oltre a non poter analizzare alcun oggetto in mancanza di luce, il protagonista inizierà a farsi prendere dal panico finendo per rimanerci secco. Come se non bastasse, Villa Vesper è – scusate il gioco di parole – un vespaio di presenze oscure che obbliga l’utente a muoversi con cautela per non finire direttamente al game over. In White Night, la prudenza è fondamentale, in quanto il salvataggio della partita è vincolato ad alcune poltrone sparse per la casa, ed il game over obbliga, di conseguenza, a ripetere tutte le azioni non salvate, rimettendo il videogiocatore a confronto con gli stessi percorsi e pericoli. La scelta del salvataggio vincolato è come al solito un’arma a doppio taglio: da un lato, la pressione sulle spalle del videogiocatore assume proporzioni bibliche quando il numero dei progressi è elevato; dall’altro, una morte sfortunata o situazioni particolarmente complesse, obbligano l’utente a ripetere le stesse azioni anche per 4-5 volte di seguito con frustrazione annessa. In White Night, tutto ruota attorno all’atmosfera che trasuda dai corridoi silenziosi della villa, e che si ripercuote direttamente sul gameplay. L’uomo può portare con sé appena 12 fiammiferi che, anche se presenti in grandi quantità tra le varie stanze del palazzo, spesso e volentieri si consumeranno velocemente durante l’esplorazione. Ciò porta ad una giocabilità piuttosto lenta, ma l’aspetto positivo dell’incedere compassato è da ricercarsi nella trama, curata e profonda: oltre a un gran numero di collezionabili – articoli di giornali, lettere, diari e fotografie – che permettono di conoscere tutte le sfumature del passato dei Vesper, l’analisi dell’ambiente consente di ottenere un quadro della trama piuttosto interessante, riassunto in un comodo diario stile gazzettino – il Boston Daily News – utile per riconsiderare i progressi raggiunti fino a quel momento.

Spegni la luce, accendi la fantasia

Lo stile grafico di White Night si basa essenzialmente su un gioco di colori in cui il nero e il bianco vengono, di tanto in tanto, accesi dalle tonalità calde e confortanti delle poche sorgenti di luce, come fiammiferi, candele e camini. La realizzazione stilizzata degli ambienti crea un contrasto così forte che spesso sarà difficile gestire, come il buio pesto con cui ci si dovrà confrontare quando un fiammifero si spegne nel bel mezzo del corridoio, magari vicino a qualche presenza oscura. Tutto gioca a favore dell’atmosfera che, ovviamente, è supportata egregiamente dal comparto audio. Il supporto di Activision ha permesso ad Osome Studio di contare su un buon numero di traduzioni per i sottotitoli, tra cui l’italiano, anche se il doppiaggio è disponibile esclusivamente in inglese e francese. Accolta la lieta notizia della lingua, White Night riserva gradevoli sorprese soprattutto per ciò che concerne gli effetti ambientali che contornano la lenta esplorazione della villa, a cominciare dall’assordante rumore dei passi del protagonista che infrangono il silenzio circostante. L’avventura scorre felicemente per circa 8 ore di gioco, ma i videogiocatori pigliatutto resteranno sul titolo ben più a lungo.

 

Concludendo

Anche se non siamo di fronte ad un capolavoro, White Night va preso per quello che è: una piacevole sorpresa che viene via per appena 15€. La componente survival c’è tutta, per una volta legata a doppia mandata con l’atmosfera, in cui abbandoniamo i proiettili per centellinare fiammiferi, ed ogni passo può risultare fatale.

CI PIACE

Trama complessa ed intrigante, immersa in un’atmosfera eccellente

NON CI PIACE

Game over frustanti, che obbligano spesso a ripetere sezioni conosciute

Conclusioni

Prima o poi, la paura del buio va sconfitta

7.8Cyberludus.com
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Studente di Informatica Magistrale (Università di Bari "A.Moro").\r\nMi divido tra studio, Juventus e tecnologia tra mille passioni.\r\nL'obiettivo più vicino è la laurea, poi si vedrà.