Total War: ATTILA – Recensione

È da quindici anni che la serie Total War continua ad entusiasmare gli appassionati di strategia. Era infatti il 2000 quando i Creative Assembly diedero vita al capostipite della serie, quello Shogun – Total War che riuscì a convincere sia la critica che l’utenza con il suo sistema di gioco innovativo, basato sull’alternanza delle fasi di guerra e gestione. Da allora la serie Total War ha mietuto successi l’uno dopo l’altro, e proprio questa continuità qualitativa è stata il motivo principale dello sconcerto all’uscita di Rome 2 nel 2013: troppi erano i bug che affliggevano il gameplay, troppo poco ottimizzato il motore grafico, la delusione dei fan era direttamente proporzionale all’hype che si era venuto a creare intorno al titolo, così, in breve tempo, gli sviluppatori decisero di mettersi al lavoro cominciando a far uscire una serie di patch e placare così il malcontento. Un lavoro encomiabile, culminato con un aggiornamento di 1,2 GB che trasformava gratuitamente il gioco nella Emperor Edition, la versione pulita, snellita e ottimizzata di Rome 2. È da questa base che nasce il nuovo capitolo della serie, Total War: Attila, a prima vista un titolo che di poco si discosta dal precedente capitolo ma che, ad un occhio più attento, rivela tante novità piccole e grandi che rinnovano, senza stravolgere, le dinamiche di gioco. Saranno riusciti i britannici sviluppatori della Creative Assembly a riconquistare l’affetto dei fan?

“Chi la dura la vince”- Aulo Persio Flacco

Total War: Attila tocca un periodo assai particolare della storia europea, spesso trascurato dal mondo videoludico in favore della precedente età imperiale o del successivo Medioevo: il Tardo-antico. Siamo nel 395 d.C., l’Impero Romano viene diviso in due dall’imperatore Teodosio e affidato ai suoi figli, Onorio e Arcadio. Questa fu una manovra atta a migliorare la gestione di un Impero in forte crisi, minacciato non solo da problemi di natura amministrativa ma anche e soprattutto dal processo di invasione operato dalle popolazioni germaniche provenienti da est. Questo fattore portò un notevole cambiamento d’approccio, sia politico che bellico, rispetto a quello adottato dall’Impero Romano dei secoli precedenti: proprio per questo, un gioco che ne ricalca le dinamiche non può che differenziarsi allo stesso modo dalle dinamiche del predecessore. Senza indugio vi assicuriamo che possiamo ritenerci completamente soddisfatti del lavoro svolto in questa direzione: se giocato con una popolazione nomade l’esperienza sarà infatti molto più difficile e dal ritmo più teso, configurandosi come una specie di survival nel quale è necessario far sopravvivere il più possibile la propria orda dall’avanzata degli Unni, col fine ultimo di trovare una sede stabile per la propria gente. Selezionare i Sasanidi, invece, fazione dalla tesoreria immensamente più ricca e dalla posizione geografica meno soggetta alle incursioni di Attila, il gameplay rimarrà più fedele ai canoni della serie. La diversificazione delle esperienze di gioco riguarda anche tutte le altre fazioni, cosa che, oltre ad essere stimolante sia per il giocatore a digiuno della serie sia per il veterano, permetterà anche di allungare notevolmente la longevità. Un approccio dunque innovativo per la serie, un gioco meno lasciato al caso ma più legato ad eventi programmati capaci di aumentare il coinvolgimento e l’immedesimazione soprattutto nel giocatore che conosce gli avvenimenti del periodo.

“Le fortune di guerra sono sempre incerte” – Lucio Anneo Seneca

Le basi della serie sono rimaste inalterate. Oltre alle ben strutturate battaglie storiche, alcune delle quali davvero eccezionali per fedeltà e atmosfera (segnalo in particolare quella dei Campi Catalunici), c’è la modalità regina della serie, la campagna, il cui susseguirsi di turni tattici e gestionali è rimasto il perno del gioco. Per dettaglio e grandezza va evidenziata la mappa di gioco, la quale comprende un territorio vastissimo che va dal Mar Nero alla penisola Iberica. Ma, come abbiamo già accennato, questo non è il solito Total War, molti sono gli innesti e le novità rispetto al passato; la più evidente è la presenza di un nuovo assetto per le popolazioni nomadi germaniche: l’orda permetterà loro di avere cittadelle semoventi nelle quali costruire edifici e reclutare unità alla stregua di vere e proprie città, anche se con dovute limitazioni sia economiche che sull’effettiva quantità di bonus. Starà al giocatore decidere quando e se stanziarsi in un territorio, se chiedere il permesso alla fazione che lo controlla o se interrompere la vita di scorrerie in favore della conquista di una città; la novità non solo è stimolante ma riesce da sola ad innovare la serie e a caratterizzare questo capitolo come il più fresco e interessante di questa serie. Altra bella novità è il ritorno dell’albero genealogico, il cui controllo sarà necessario per condurre nel miglior modo possibile la propria politica di alleanze e successioni. La sua gestione, inoltre, permetterà ad un nobile di essere insignito della carica di governatore: ciò permetterà di amministrare al meglio i centri abitati, siano essi città o accampamenti. Questo rientra in un processo di intensificazione della microgestione che sicuramente potrà far piacere ai maniaci del controllo, un po’ meno ai giocatori dell’ultima ora che potrebbero impazzire di fronte ad una quantità di informazioni a schermo davvero notevole. Ad aumentare la complessità gestionale ci pensa anche lo skill tree dei generali, la cui gestione appare non dissimile a quella dei giochi di ruolo; col procedere delle vittorie si conquisteranno inoltre anche punti da distribuire per la ricerca tecnologica, divisa in due grossi rami di ricerca, una civile ed una militare. È importantissimo imparare a gestire oculatamente i punti conquistati poiché il destino della vostra fazione potrebbe dipendere proprio da questo. La parte gestionale, dunque, è diventata più complessa rispetto alla media dei capitoli della serie Total War, ma non si sottovaluti il lavoro svolto sulla parte tattica, anch’essa dannatamente difficile: le routine dei nemici sono state sottoposte ad un lavoro di certosina limatura e pur non brillando, gli eserciti controllati dalla CPU sono diventati molto più aggressivi e precisi rispetto a quelli di Rome 2. Ora, non di rado, sarà possibile subire una pesante sconfitta anche quando si è in notevole superiorità numerica grazie alle attente manovre di cui è capace l’intelligenza artificiale. Chiude il quadro il multiplayer che consta di due modalità, la campagna cooperativa e la battaglia online, quest’ultima offre la possibilità di giocare fino ad un massimo di otto giocatori.

“?è piacevole guardare dalla sponda gli affanni altrui.” – Tito Lucrezio Caro

L’aspetto tecnico di Total War: Attila è esattamente identico a quello del predecessore o, più precisamente, quello della sua edizione definitiva, patchata e aggiornata. Le texture sono piuttosto dettagliate, la varietà delle unità colpisce per complessità, gli effetti particellari sono riprodotti benissimo e le sorgenti di luce vengono gestite perfettamente dal solido engine. Ma ciò che stupisce, come da tradizione della serie, è sempre lo straordinario numero di unità che viene mosso a schermo: il colpo d’occhio rimane splendido a patto però di aver aggiornato sufficientemente il proprio sistema. Al di sotto di una scheda video di fascia alta con 2 GB di VRam non potrete godervi il gioco al massimo dettaglio e, non curandoci dei requisiti raccomandati ufficialmente, se non avete un buon processore quad core e almeno 8 GB di Ram dite addio anche alla fluidità. Ovviamente è possibile smanettare nelle varie voci delle impostazioni grafiche, e la possibilità di giocare anche con sistemi “umani” rimane; ad aiutarci in questa impresa di ricerca del settaggio ottimale c’è un utilissimo benchmark interno in grado anche di valutare automaticamente il miglior rapporto dettagliprestazioni per la vostra configurazione. Le musiche sono come sempre ben fatte e d’atmosfera, e il doppiaggio in italiano, pur non eccellendo, risulta godibile.

Concludendo…

È difficile non rimanere estasiati davanti ad una produzione di questo livello, specialmente per l’appassionato di strategia. Tutti i dubbi che i fan avevano perché scottati dalla precedente creatura dei Creative Assembly sono letteralmente svaniti grazie ad un sapiente lavoro di limatura dei difetti e all’inserimento di features nuove in grado di offrire un’esperienza di gioco fresca. Il livello di difficoltà riscontrato però è superiore addirittura all’espansione del primo Rome: Total War, Alexander, fino ad oggi il capitolo più ostico della saga, ciò potrebbe spaventare qualche giocatore e non permettergli di godersi l’immensità del titolo ma è un qualcosa che potrebbe essere interpretato come un pregio e non un difetto. Se siete degli appassionati degli strategici e la sfida è il vostro pane quotidiano, Total War: Attila è un acquisto imprescindibile, una pietra miliare che necessariamente deve far parte della vostra libreria di Steam.

CI PIACE

Una ventata di freschezza per la serie, riesce ad impegnare e divertire.

NON CI PIACE

La pesantezza del motore grafico e la difficoltà potrebbero scoraggiare qualcuno.

Conclusioni

Probabilmente quello che serviva alla serie Total War, un prodotto di qualità capace di cancellare il brutto ricordo causato dall’uscita del predecessore. Consigliato a chiunque voglia mettersi alla prova con uno dei periodi più difficili della storia europea.

9Cyberludus.com
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