Pro Evolution Soccer 2015 – Recensione

L’annosa sfida tra PES e FIFA giunge a nuovo capitolo. La stampa internazionale pare concordare sulla riduzione del GAP tra le due produzioni, ritrovando in Pro Evolution Soccer 2015 una valida alternativa al dominio incontrastato del titolo targato Electronic Arts. Come al solito, quando si tratta di giochi che meritano almeno una quarantina di ore prima di poter essere giudicati, ecco arrivare la nostra recensione ragionata: abbiamo provato PES 2015 per un mese abbondante prima di esprimere un’opinione, senza lasciarci trasportare da aspettative, rumors e quant’altro potesse influenzare il nostro giudizio; dopo tante ore di gioco, siamo pronti a dirvi la nostra senza il rischio di fare retromarcia.

 

Rivoluzione tecnica: le promesse rispettate

Partiamo da una nota dolente per gli utenti PC: Pro Evolution Soccer 2015 si presenta in due versioni leggermente differenti: quella vera è su console nextgen, che sfruttano appieno la rivisitazione del Fox Engine con tutti i benefici del caso; viceversa, la versione PC è ancora una volta un ibrido tra l’edizione 2014 e quella su Ps4 e xOne. Insomma: non si può parlare di Pro Evolution Soccer 2015 facendo un discorso globale in termini qualitativi e ciò è già penalizzante per la produzione, ma ci siamo passati anche con FIFA. Fatta questa premessa, affermiamo subito che la la versione nextgen di PES 15 si presenta alla grandissima, soprattutto ricordandosi del capitolo precedente, uscito un po’ troppo frettolosamente e con i cartelli ‘lavori in corso’. L’esperienza con il Fox Engine si traduce nella migliorata resa dei manti erbosi e delle condizioni climatiche, che contribuiscono a rendere il titolo un po’ più fresco sotto l’aspetto tecnico. Allo stesso modo, la fedeltà dei movimenti di alcuni giocatori è stata raffinata e, soprattutto, ampliata: sono molti i calciatori riprodotti nei minimi particolari, dal volto alle movenze palla al piede, ritrovando, così, una delle caratteristiche storiche della saga, ovvero la facilità nel riconoscere i giocatori direttamente dal campo. A livello tecnico le novità interessanti si fermano all’incirca qui, salvo per qualche animazione aggiuntiva durante il gameplay, come gli stop, il controllo della palla e le movenze nel calciare il pallone verso la porta o un compagno di squadra.

 

Rivoluzione tecnica: le aspettative tradite

Nell’anno in cui FIFA 15 introduce numerose animazioni a corredo del gameplay, senza mai fermare l’avanzamento del cronometro e mostrando replay di gol e azioni anche dei primi 45 minuti, Pro Evolution Soccer 2015 si presenta assolutamente privo di mordente, sotto ogni punto di vista. È questo, a nostro modo di vedere, il difetto maggiore della produzione Konami: Caressa sembra la brutta copia del telecronista tanto desiderato ai tempi di PES 6, quando i modders amatoriali convertivano la telecronaca della concorrenza. Le frasi pronunciate durante i 90 minuti sono pochissime, con Marchegiani praticamente assente – non si presenta nemmeno al calcio di inizio – se non in occasioni particolari, come un gol o un’occasione mancata. Anche in questi frangenti non si ha la sensazione di vivere la partita con intensità e vicinanza ai giocatori: i gol risultano poco coadiuvati da festeggiamenti e compagni di squadra, con meccaniche ancorate ai vecchi canoni del genere, quando la partita era divisa in gameplay effettivo e scene di intermezzo. L’arma vincente di FIFA 15, ovvero l’amalgama perfetta tra gameplay e scene di intermezzo, rappresenta, ad oggi, il gap più importante con la produzione Konami: PES manca di un’anima viva che porti il videogiocatore a sentire le partite e calarsi nel giusto clima per affrontare il match, elemento essenziale per spodestare la concorrenza dal trono della simulazione calcistica.

Partendo dalla difesa?

Il gameplay di Pro Evolution Soccer, negli ultimi anni, si è evoluto seguendo una sinusoide: il ritmo è stato aumentato, poi diminuito, poi ancora aumentato ed ora si presenta lento e ragionato. Ciò non può che far bene alla produzione, tanto che, per la prima volta nella storia, costringe il videogiocatore ad approcciarsi al match con un atteggiamento ricco di strategia, proprio come accadde nei primi anni del “Fifa bello, non quello per PC”. Le difese restano schierate, il pressing è ponderato e mai asfissiante, lasciando all’utente la possibilità di gestire il pallone con calma nella propria 3/4 campo, per poi mettergli via via più pressione nel giocare la sfera. Certo, il lavoro da svolgere in ambito gameplay è ancora tanto: il sistema degli inserimenti andrebbe rinfrescato, la gestione delle tattiche appare inutilmente complessa, e si finisce sempre con il puntare l’avversario per creare superiorità numerica, in quanto manca il supporto armonioso della squadra alla manovra d’attaco. Ad esempio, rispetto al titolo EA Sports, un 4-2-3-1 non vede la collaborazione costante dei trequartisti, lasciando sola la punta avanzata e costringendo l’utente ad invitare manualmente le ali a spingere per supportare l’azione: coesione e tattica di squadra, questa, che va conquistata lavorando ancora sul motore di gioco e sulle correlazioni tra i comportamenti di ciascun componente degli 11 titolari. Ciò che crea ancora qualche perplessità è la fisica del pallone, che storicamente ha rappresentato il punto di forza del titolo KONAMI nei suoi anni di gloria. I tiri risultano ancora poco credibili: la palla viaggia lenta, pare totalmente non influenzata dall’equilibrio del giocatore e dà l’impressione di seguire un binario ben definito senza mai prendere una traiettoria inaspettata. Sono lontani i tempi in cui un tiro da fuori area poteva finire tanto sotto al sette, quanto all’angolino basso, infatti dopo un paio di partite diventa immediato prevedere le sorti delle conclusioni; anche i tiri piazzati sembrano fin troppo semplici da realizzare con precisione, a vantaggio dello spettacolo, certo, ma poco realistico. A ciò va aggiunto il surplus dei giocatori più forti che, nonostante determinati parametri, risultano quasi sempre implacabili nel rispettivo ruolo. Dalla generale mediocrità degli aspetti appena citati escono a testa alta i portieri, fiore all’occhiello di tutta la produzione – e ciò suona un po’ come una beffa per la concorrenza, che quest’anno ha investito molto negli estremi difensori, ottenendo risultati decisamente imbarazzanti. I numeri 1 di PES 2015 non sono mai fuori dai pali, coprono bene la porta tanto nelle uscite quanto nelle conclusioni e si prodigano in parate semplici ma efficaci. È il tempismo a fare la differenza: non partono in ritardo e non calcolano male la direzione della palla, dunque l’esito delle conclusioni è affidata esclusivamente all’abilità del videogiocatore.

Per un pugno di licenze

Seppur nel lato licenze Pro Evolution Soccer continui a soffrire le esclusive della concorrenza, KONAMI si è adoperata correndo ai ripari per ciò che concerne le competizioni internazionali. PES 2015 offre un ampio ventaglio di modalità licenziate: oltre alla Champions League e alla Coppa Libertadores, il titolo permette godere dell’atmosfera di competizioni minori come l’Europa League e la Champions asiatica, alternative interessanti e particolari, anche se non particolarmente incisive sul fronte longevità. Non a caso, le modalità primarie restano ancora una volta Master League e Diventa un Mito, entrambe da svecchiare, vista l’assenza di novità. Ciò che desta più interesse è tuttavia la modalità online My Club, ovvero la risposta di KONAMI al più famoso FIFA Ultimate Team. Il team di sviluppo ha praticamente copiato tutto dalla concorrenza, dall’interfaccia alle modalità per costruire una squadra vincente, con tanto di eventi occasionali per guadagnare esperienza e milioni da spendere sul mercato. Concludiamo con il comparto audio: anche se composta da appena 11 brani, la soundtrack di PES 2015 è, come sempre azzeccata, con brani famosi e recenti come Wake Me Up di Avicii e Demons degli Imagine Dragons. Nessuna grossa novità sul fronte degli effetti ambientali, con il pubblico fin troppo compassato – anche se nelle competizioni sudamericane si fa sentire di più come da tradizione – e la telecronaca poco entusiasmante, come detto.

 

Concludendo?

Pro Evolution Soccer 2015 riscatta in parte i vecchi tentennamenti della saga. Sono stati fatti grandi passi in avanti sul fronte gameplay, progressi che registriamo da almeno 2 edizioni e che contribuiscono a diminuire il gap con il concorrente canadese. Se licenze e animazioni risultano ancora le note dolenti della produzione, l’offerta è stata ulteriormente ampliata con nuove modalità di gioco e migliorata attraverso un sistema di gestione palla più ragionato nei 90 minuti di gioco, che spinge l’utente a inventare approcci diversi per far male alla CPU. I match sono più credibili, equilibrati e appassionanti, ma c’è ancora tanto da correggere: su tutto, la fisica della palla e la fluidità di alcune animazioni. La strada è quella giusta, ma il 2015 non è ancora l’anno della svolta.

CI PIACE

– Valida alternativa a FIFA 15
– Ritmo di gioco compassato e realistico

NON CI PIACE

– Troppo legati a FIFA per cambiare
– C’è ancora tanto da sistemare

Conclusioni

Pro Evolution si evolve per davvero

7.5Cyberludus.com
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Studente di Informatica Magistrale (Università di Bari "A.Moro").\r\nMi divido tra studio, Juventus e tecnologia tra mille passioni.\r\nL'obiettivo più vicino è la laurea, poi si vedrà.