Benvenuti a Nuova Tristram, di nuovo

Quando, nella primavera del 2012, Diablo 3 si preparava al lancio e qualche milione di giocatori si apprestava ad abbandonare definitivamente ogni forma di vita sociale, critica e pubblico fremevano nell’attesa di poter finalmente varcare i cancelli di Nuova Tristram. Non a caso, la sera del 15 maggio, i server di Blizzard, veterani dell’accesso massivo, crollarono sotto il bombardamento del Day One. Servers instabili, meccaniche semplificate, niente gioco offline e un’atmosfera decisamente meno dark, fecero del lancio un mezzo fallimento. Non tanto dal punto di vista commerciale – sarebbe stato impossibile con un titolo come Diablo – quanto da quello “morale”. I fan della serie, infatti, si sentirono in qualche modo traditi, derubati delle loro aspettative: come avevano osato alterare così radicalmente la formula perfetta di Diablo 2 ? In effetti ai tempi Diablo 3 non era certo il massimo, colpa di una storia inconsistente, di una difficoltà punitiva, della quasi totale assenza di incentivi endgame e di un sistema di loot crudele che sembrava, più che altro, un espediente per monetizzare su un elemento inedito: la casa d’aste con valuta reale. Non a caso, nell’anno successivo al lancio, la playerbase di Diablo 3 andò scemando considerevolmente. Un calo insostenibile, visti i piani a medio-lungo termine di Blizzard, prossima al lancio della versione console. Quindi, patch su patch, gli sviluppatori cominciarono a rattoppare il loro figlioletto che, dopo quasi 10 anni di sviluppo, stava finalmente assumendo le sembianze dell’ “uomo” che tutti volevano vedere. Facciamo un salto in avanti al 2014 e al rilascio della patch 2.0.1, quella che finalmente trasformò Diablo 3 nel gioco che avrebbe dovuto essere: l’hack ‘n slash definitivo. Loot (2.0) rivisto e finalmente appagante, una modalità Avventura dedicata all’endgame, niente casa d’aste, un valido bilanciamento di classi e meccaniche, e la prima espansione in arrivo: Reaper of Souls. L’abbiamo visto crescere Diablo 3, l’abbiamo accompagnato in un viaggio di autodeterminazione che, dopo oltre due anni, ci ha portato a provare, pad alla mano, la sua forma definitiva (per ora):* Diablo 3: Ultimate Evil Edition*.

No mouse, no problem

Inutile approfondire il discorso sulle meccaniche “brute” di gameplay. In Diablo 3 il ciclo è: uccidi, raccogli, livella, vendi, crafta e uccidi, il tutto sullo sfondo di una trama che funge da semplice pretesto per l’attività mazzuolatoria. Ci rendiamo conto che quanto segue potrà sembrare un’intollerabile blasfemia agli aficionados della versione PC, ma noi lo diciamo lo stesso: giocare con il gamepad è fantastico. Muovere il personaggio direttamente con la levetta sinistra, piuttosto che cliccando sullo schermo, offre una sensazione di maggior controllo sull’azione. Nel corso delle nostre sessioni, raramente ci è successo di rimanere bloccati nello scenario o circondati dai nemici, merito anche di una nuova meccanica di roll (deputata alla levetta destra) che, sebbene non rivoluzionaria, aggiunge un certo spessore alle dinamiche di combattimento. Le abilità del personaggio sono distribuite sui 6 tasti della parte destra del pad, e utilizzarle in-game, dopo un paio d’ore di rodaggio, ci è sembrato naturale e letalmente efficace. La mancanza del mouse non affligge per nulla il sistema di puntamento, gestibile con la levetta sinistra e arricchito dalla possibilità di “lockare” la mira su uno specifico nemico con la pressione del grilletto destro. La sezione tattile del Dualshock 4 permette l’accesso a una serie di menù radiali di facile navigazione che permettono di svolgere ogni lavoro di “manutenzione personaggio” in maniera rapida e intuitiva, assolutamente “foolproof”. In generale la formula originale, reinterpretata in chiave console, risulta egregiamente tradotta, senza troppi scossoni. Passiamo ora alle chicche console exclusive. Diversamente dalla controparte PC, la versione console di Diablo 3 offre ai giocatori la possibilità di lanciarsi in animate sessioni cooperative locali, direttamente sul divano di casa. La modalità “apprendista” permette di colmare il level gap tra i giocatori della sessione, offrendo un boost temporaneo ai personaggi più deboli del gruppo. Interessante il nuovo sistema Nemesi, un mostro unico che apparirà ciclicamente e, se non sconfitto, andrà ad invadere il gioco di uno dei nostri a amici (e viceversa) fino ad un totale di cinque passaggi, ognuno dei quali renderà il nemico sempre più forte. Nel caso in cui la Nemesi venga distutta, tutti i giocatori ad averla affrontata riceveranno un bonus al bottino e al denaro raccolto. Presente nella versione console anche una comoda cassetta per le lettere, utile per distribuire tra gli amici il bottino faticosamente accumulato. La versione PS4 offre inoltre un esclusivo varco Nephilim a tema The Last of Us e un set di armature dedicate al capolavoro per Ps2 Shadow of the Colossus.

La bellezza del male

Il lifting generazionale ha sicuramente fatto bene a Diablo 3, che su PS4 non teme il confronto con il gemello su PC high-end. Il gioco gira a 1080p con un framerate che raramente scende sotto i 60 fotogrammi al secondo. Sebbene in molti abbiano lamentato una certa – acontestuale – instabilità del framerate, nel corso della nostra prova (quasi un centinaio d’ore) abbiamo notato un singolo episodio di framerate drop, elemento che ci induce a credere che il problema sia già stato fixato o che non sia comunque rilevante. Per quanto riguarda il comparto audio, Diablo 3, sin dalla prima release, gode di una qualità sonora senza pari di genere. Ogni singolo evento sullo schermo, fino al più insignificante, è sottolineato dal giusto effetto, perfettamente direzionato (hardware permettendo of course) e assolutamente credibile. Stesso discorso per la colonna sonora e il doppiaggio (completamente in italiano), semplicemente grandiosi. Sebbene prima abbiamo lodato il lavoro svolto da Blizzard nel passaggio al pad, va comunque detto che il gioco usa poco o niente le caratteristiche esclusive del nuovo controller di casa Sony. La superficie tattile, utilizzabile per navigare nei menù, funziona alla grande come pulsante ma non come touchpad, e risulta a tratti imprecisa o troppo sensibile. L’altoparlante del Dualshock 4 rimane in silenzio per tutta la durata del gioco, mentre la striscia led è fissa su un tono d’arancione piuttosto sinistro. Siamo convinti che, malgrado la necessaria standardizzazione multiconsole, i ragazzi di Blizzard avrebbero potuto fare qualcosa in più per sfruttare le caratteristiche uniche del controller Playstation. Ovviamente queste sono considerazioni marginali che in nessun modo sminuiscono la qualità generale del titolo.

Finché c’è Vita, c’è (poca) speranza

Per completezza abbiamo voluto testare come PSVita riuscisse a gestire il gameplay del titolo in Remote Play. Così, giusto per farci del male. Come ci aspettavamo Diablo 3, in streaming su Vita, è un incubo fatto di scritte minuscole, grafiche downscalate male e un sistema di controllo al limite dell’embolia celebrale. Strano, visto che la console handheld di casa Sony, ampiamente ignorata al recente Gamescom, viene ormai quasi esclusivamente acquistata per giocare alla Ps4 dal letto o dal bagno. Features che, comprensibilmente, scoraggiano gli sviluppatori a investire risorse per la produzione di titoli platform specific.

Conlcusioni

Diablo 3: Ultimate Evil Edition è il port perfetto di un gioco in continuo perfezionamento. Il titolo non mostra difetti particolarmente rilevanti, piazzandosi stabilmente sul trono di miglior arpg per console. Un acquisto obbligato per gli amanti del genere, anche considerando i piani a lungo termine di Blizzard, già al lavoro su una nuova espansione.

CI PIACE

Diablo 3: Ultimate Evil Edition offre decine e decine di ore di puro divertimento, senza nulla da invidiare alla controparte PC

NON CI PIACE

Se odiate il genere eo il divertimento in generale

Conclusioni

L’arpg definitivo per console. Punto e basta.

9.2Cyberludus.com
Articolo precedenteHazard Ops: Mech DLC – Hands on dal Gamescom di Colonia
Prossimo articoloDiablo III: Ultimate Evil Edition – Videorecensione
CyberLudus è un'Associazione Culturale che opera nel settore videoludico dal lontano 2007, a stretto contatto con produttori e distributori di tutto il panorama internazionale. La nostra redazione segue con passione ed entusiasmo l'evolversi di questo mondo, organizzando tornei e contest, partecipando a manifestazioni ed eventi e, attraverso il nostro portale, fornendo all'utenza un piano editoriale che prevede recensioni, anteprime, guide strategiche, soluzioni, rubriche ed approfondimenti.