Yoshi’s New Island – Primi passi sulla… stessa isola?

Super Mario Bros. 4, proprio inteso con il numero alla fine del titolo, esiste: ad essere onesti, solo i giapponesi lo conoscono con questo nome, al quale hanno affiancato il sottotitolo di Super Mario World. Poi l’anagrafe Nintendo ha fatto qualche giochino dei suoi e il sottotitolo, nelle nostre terre occidentali, è diventato il suo nome proprio e via, quel ‘4’ sparisce. Ma con o senza numero, resta uno dei migliori platform bidimensionali di tutti i tempi. Poi, sempre da noi, c’è Super Mario World 2: Yoshi’s Island, come a voler forzare un sequel dentro una storia che non vi si inserisce nemmeno per sbaglio (okay, c’è Yoshi, ma il resto è tutto diverso), tanto che in Giappone si chiama Super Mario: Yoshi’s Island, senza World, senza 2, senza niente. Poi siamo rinsaviti e, nella sua riproposizione su Game Boy Advance, quest’ultimo titolo è diventato semplicemente Yoshi’s Island, seguito anni dopo da Yoshi’s Island DS e, a breve, da Yoshi’s New Island (c’è stato anche un Yoshi’s Story nel mezzo, ma auguri a capire dove e come inserirlo). Perché era necessario tutto questo excursus storico, fatto di nomi mutati, di sequel, prequel e incastri frenetici? Perchè quel ‘New’, dopo due mondi di gioco esaminati a fondo, è ancora tutto da vedere: fra un paio di settimane scopriremo tutto meglio con la recensione, per ora cerchiamo di analizzare questo ‘nuovo’ in paragone, magari, con il suo unico predecessore.

Storia contro nuova storia

Partiamo dall’inizio, da che cos’è Super Mario World 2: Yoshi’s IslandSuper Mario World 2: Yoshi’s Island è, forse, l’esperimento di platforming bidimensionale più riuscito di tutti i tempi. Approdato nel 1995 su Super Nintendo, in un mondo dove i poligoni stavano tenendo banco in maniera quasi inappropriata, questo nuovo mondo vedeva una piccola tribù di coloratissimi Yoshi come protagonisti, pronti ad aiutarsi l’un l’altro, livello dopo livello, per ricongiungere un neonato, Mario, al suo fratellino, Luigi, divisi mentre la cicogna li stava consegnando ai loro genitori. Un gruppo di dinosauri che si improvvisa figura paterna, insomma, pronta a rischiare il tutto e per tutto per riunire quelli che, in futuro, sarebbero diventati i grandi eroi di più di un mondo. In Yoshi’s Island tornavano tutte le regole dei giochi di Mario: piattaforme, salti, eliminazione dei nemici rimbalzandoci sopra, monete e quant’altro con l’aggiunta di tantissime novità; gli Yoshi potevano mangiare i nemici e tramutarli in uova da gettare contro altri nemici o contro elementi dello scenario e oggetti, offrendo al giocatore la possibilità di interagire con tutto in maniera nuova, anomala. Gli Yoshi erano più resistenti di Mario: a parte burroni e simili, nulla poteva davvero buttarli giù tranne l’allontanarsi per troppo tempo dal loro protetto, con un contatore aumentabile a suon di stelline che avrebbe portato alla perdita di una vita solo una volta raggiunto lo zero.

Completare un livello per bene non era uno scherzo: oltre a doversi preoccupare del suddetto contatore, da tenersi rigorosamente sempre a ’30’, il giocatore doveva trovare 20 monete rosse e cinque fiori sorridenti, tutti nascosti meravigliosamente in giganteschi livelli dalle tinte pastello, e solo allora un livello poteva davvero dirsi ‘concluso’, con una bella percentuale tonda alle proprie spalle – unita a tanta, tanta soddisfazione. Questo era Super Mario World 2: Yoshi’s Island, Super Nintendo, 1995. E questo è Yoshi’s New Island, Nintendo 3DS, 2014. Ed è un problema, in buona parte: in Yoshi’s New Island ritorna tutto il gameplay dell’originale, con i suoi lanci di uova, le sue monete rosse, i suoi fiori, le sue sfere a molla ecc.; ritorna tutta la storia originale, apparentemente diversa ma, in realtà, totalmente identica; ritornano gli scenari pastello, bellissimi come sempre, definiti come sempre; cambia, invece, la colonna sonora, meno giocosa e più vicina alle tinte calme già sperimentate in Kirby e la Stoffa dell’eroe

… Insomma, salvo alcuni nuovi tipi di uova (tra cui le fin troppo potenti – e assenti – uova giganti), la differenza di effetto e di rimbalzi tra uova verdi, gialle e rosse e la presenza di nuove trasformazioni di Yoshi, ora completamente slegate dal livello normale e non integrate come in passato, tutto resta uguale. O, almeno, questa è l’impressione che si ha nel primo terzo di gioco; si spera che, procedendo, le cose possano migliorare.

Conclusione

Non c’è niente di peggio di dover ammettere che qualcosa non va in una ricetta dove va quasi tutto bene: *Yoshi’s New Island, nei suoi primi passi, sembra recuperare tutta la perfezione, tutta la magnificenza del suo stimato predecessore. Quello che sembra mancare, tuttavia, è solo una cosa, ed è una cosa grande: il coraggio di innovare, perlomeno nei suoi primissimi passi. Scopriremo meglio, in futuro, se questa innovazione al momento assente potrà nascere, proseguendo nell’avventura su questa nuova isola, fin troppo identica alla precedente.

Articolo precedenteThief – GIVEAWAY, vinci il gioco gratis! | Win the game for free!
Prossimo articoloGiveaway e contest Cyberludus
Redazione
CyberLudus è un'Associazione Culturale che opera nel settore videoludico dal lontano 2007, a stretto contatto con produttori e distributori di tutto il panorama internazionale. La nostra redazione segue con passione ed entusiasmo l'evolversi di questo mondo, organizzando tornei e contest, partecipando a manifestazioni ed eventi e, attraverso il nostro portale, fornendo all'utenza un piano editoriale che prevede recensioni, anteprime, guide strategiche, soluzioni, rubriche ed approfondimenti.