I-i-i-i-i-iL vo-vo-stro mOnDo È in GrrrrrrrrAAve pericolo pericolo pericolo, la la la la mu-mu-MU-muuuusica sta scomparENDO-endo-endo: sta a voi-oi riuscire a sa-sa-sa-sa-sa-sa-salvarla e a ripristinare l’armonia ne-ne-nel vostro mondo mo-mo-mooondo. Vi starete chiedendo se siamo impazziti a causa del caldo? No, stiamo solo cercando di farmi immergere nell’oceano musicale di Beatbuddy.

Alzati! È ora di salvare il mondo

I titoli musicali sono una costante degli ultimi anni e sempre più software house hanno tentato, a volte fallendo, di regalare al popolo di videogiocatori una propria interpretazione del genere che, in qualche modo, permetta al titolo in questione di farsi spazio e distinguersi in un mercato affollato come non mai. Threaks è una piccola software house tedesca, attiva soltanto da un paio di anni, ma che per il suo debutto ha deciso di puntare decisamente in alto con Beatbuddy, un titolo non di semplice comprensione ma che già dalle sue versioni primordiali è riuscito ad attirare l’attenzione della critica, che lo ha subito riconosciuto come un piccolo gioiello: è arrivato il momento di andare ad esaminare nel dettaglio questo prezioso. Harmony, Melody e Beat: queste tre divinità sono l’unica e sola fonte di vita del mondo di Symphonia, un mondo che si nutre di musica e che allieterà il nostro passaggio con un’incredibile armonia di musica e immagini. Noi siamo Beat, una delle tre divinità, precisamente quella del ritmo, un esserino blu sempre in movimento e con le cuffie piantate prennemente in testa. Nei panni di questo dio in minatura dovremo salvare il nostro mondo da Principe Maestro, un tipo tanto pomposo quanto insopportabile, colpevole di aver profanato il tempio a noi dedicato mettendo così in pericolo l’intero mondo di Symphonia. Un oltraggio che rischia di alterare il delicato equilibrio del nostro mondo sommerso e delle sue magiche creature, esseri viventi nelle cui vene scorre, imperterrito, un ritmo vitale appartenente ad un mondo in cui la musica equivale al nostro sole: perderla equivarrebbe a morire e scomparire. Una trama non certo originale che non può essere il centro dell’esperienza di Beatbuddy, nonostante un piacevole umorismo che verrà fuori, di tanto in tanto, grazie a dei comprimari tanto simpatici quanto inutili, senza offesa. Ciò che vi farà rimanere senza fiato di Beatbuddy è ben altro, il suo fiore all’occhiello che quasi vi farà dimenticare di giocare un puzzle platform con ambientazione subacquea: comincerete, ad un certo punto, a giocare per il puro e semplice piacere che saprà regalarvi il perfetto connubio di vista e udito, travolti dalla bellezza e dall’incastro quasi perfetto che gli artsti di Threaks sono riusciti ad inserire nel loro piccolo gioiello.

Prepare your eyes…and ears

In un mondo sottomarino finemente realizzato, in cui ogni fondale o dettaglio è stato realizzato con la massima cura e ispirazione, viene quasi voglia di oltrepassare la soglia fisica dello schermo per fondersi con quella meraviglia mobile sorretta da Unity, un vero inno ai colori che letteralmente esplodono in alcuni frangenti di gioco. Ogni ambiente, oggetto o creatura che popola il mondo di Symphonia, che sia esso un placido alleato o un feroce nemico, fanno tutti parti di un microcosmo in cui vi sentirete presto a casa e che vi farà meravigliare in più di una circostanza, battendo al tempo stesso il piede sul pavimento, trascinati dall’altra metà della mela che rende Beatbuddy un prodotto davvero unico. Quando d’ora in poi direte a qualcuno che "la musica ti scorre nelle vene", non potrete non pensare a Beatbuddy. Non c’è nulla nell’ecosistema di Symphonia che non si nutra di musica e ritmo, che non compia i propri quotidiani gesti seguendo quello che è il proprio ritmo vitale, alimentandosi della musica e di tutte le sue sfaccettature. Oltre a noi, sempre intenti a muoverci tenendo fede al nostro nome, tutte le altre creature avranno il proprio bioritmo: le meduse si muoveranno in file ordinate come dei giganteschi trenini di capodanno su Canale 5; i granchi saranno direttori di un’orchestra fatta di una flora tanto allegra quanto mortale, se presa nella furia della sua danza. E cosa sarebbe un gioco basato sulla musica e sull’armonia senza una degna colonna sonora? Ovviamente sarebbe un pessimo gioco o un pessimo tentativo, ma per fortuna non è questo il caso di Beatbuddy. Per la composizione dei brani, Threaks ha pensato bene di affidarsi a giovani compositori di tutto il mondo per realizzare una colonna sonora variegata e valida sia dal punto di vista ludico, sia musicale: il risultato, merito del talento di gente come Parov Stelar, Sabrepulse, La Rochelle Band e molti altri, è un sublime connubio di swing remixato e musica elettronica, che s’incastra dannatamente bene nel mondo di Beatbuddy.

Narciso

Beatbuddy è una creatura splendida e di rara bellezza ma che forse la ostenta con troppa brutalità, tentando forse di nascondere quelli che sono i piccoli ma significativi difetti che il titolo si porta alle spalle. Non che manchino le sfide e i grattacapi, anche se in realtà essi vengono distribuiti tutti in una maniera piuttosto lineare e su una mappa in cui, a volte, sarà difficile orientarsi vista la mancanza di una visione generale del "livello". Aprire il varco, raccogliere i cristalli bonus, rimanere nuovamente bloccati, superare qualche trappola, aprire un nuovo varco: questa catena di eventi, che rappresenta la spina dorsale del lato ludico di Beatbuddy, purtroppo si perpetuerà con eccessiva ostinazione, diventando ad un certo punto ripetitiva. Questa scarsa varietà non è il solo difetto riscontrabile in un prodotto dalle indubbie qualità artistiche; vi è, infatti, anche una certa imprecisione, riscontrata nei controlli, che di certo non ci ha lasciati soddisfatti. Il nostro Beat, infatti, nonostante che all’apparenza sembri un tipo atletico e in grado di muoversi fluidamente nell’ambiente a lui più consono, avrà inaspettatamente l’agilità di un mobiletto dell’IKEA, forse a causa dei suoi chili di troppo chiaramente visibili, restando spesso e volentieri incastrato in pezzi dello scenario frastagliato e, nel 90% dei casi; finendo ucciso da qualche nemico che, casualmente, si trovava nei paraggi. Situazioni del genere, fortunatamente, non sono la prassi e i vari checkpoint che assicurano un recupero rapido sono ben distribuiti per i livelli, ma è comunque un elemento che stona, e parecchio, nel contesto armonico del gioco. A prescindere da ciò, Beatbuddy: Tale of the Guardians è un titolo che saprà divertirvi, che saprà ammaliarvi e che vi farà trascorrere delle ore liete in dei fondali marini dove Ariel e Sebastian si sarebbero trovati a casa loro.

CI PIACE

+ Meraviglioso da vedere?\n+ ?meraviglioso da ascoltare?\n+ ?rilassante da giocare!

NON CI PIACE

– Tanta qualità, poca varietà\n- Controlli non sempre fluidi e reattivi\n- Gli enigmi diventano presto ripetitivi

Conclusioni

Che dire: un titolo che entusiasma come pochi ma che si lascia contemplare piuttosto che giocare. Non parlo di noia o di gravi difetti strutturali che ne compromettono la giocabilità, ma la componente artistica è talmente tanto superiore al resto che tutto passa in secondo piano, cosicché quello che dovrebbe essere a tutti gli effetti un platform puzzle, si trasforma, invece, in un rhythm game coloratissimo e vivace.

8.3Cyberludus.com
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