The Raven: Legacy Of A Master Thief Chapter 1 – Recensione

Il genere delle avventure grafiche, dato per spacciato qualche anno fa, è tornato prepotentemente alla ribalta sia grazie a talentuosi sviluppatori indipendenti, che adesso possono avvalersi delle più disparate piattaforme di distribuzione, sia a grandi aziende del settore che, come la LucasArts dei bei tempi andati, sono capaci di sfornare solo grandi avventure: impossibile non citare i Daedalic Entertainment e la serie di Deponia. I KING Art Games non sono dei novizi e già in passato hanno saputo deliziare le menti degli "avventurieri" con titoli affascinanti, quali quelli della serie di The Book Of Unwritten Tales, una serie di discrete avventure grafiche ma che non hanno permesso agli studios di compiere quel definitivo salto di qualità. The Raven: Legacy Of A Master Thief è la loro ultima creazione, divisa in tre episodi, di cui il primo è stato appena rilasciato: sarà questa la volta buona per la consacrazione?

Poirot che chiede ad Agatha Christie di firmargli un autografo

Può un banale viaggio in treno, tra le incantevoli montagne della Svizzera, trasformarsi in un’esperienza fuori dall’ordinario? Certo, se tra i suoi passeggeri possiamo annoverare un violinista squattrinato ma che ricorda un surfista californiano, un’anziana signora che ricorda Agatha Christie, un dottore calvo e taciturno, una mamma single e il suo quasi-obbediente figlioletto, un ispettore della polizia francese fanatico come il miglior Zenigata mentre un altro degno di essere accostato, invece, al sergente Garcia: tutti e due impegnati a sorvegliare una misteriosa cassaforte. In questo cast eterogeneo, trova una naturale collocazione il nostro protagonista, un poliziotto svizzero ligio al proprio dovere e con un fine senso dell’humor con due baffetti che non possono che rimandare al più celebre Poirot: abbiamo il piacere di presentarvi Anton Jakob Zellner. Con questi ingredienti, questo cast pieno di poliziotti e questi rimandi ai classici della letteratura gialla, il fulcro della vicenda non poteva esimersi dal ruotare attorno ad una caccia all’uomo, ma non di un delinquente qualunque, bensì il Lupin della situazione: il leggendario e inafferrabile Raven. Dovrete farvi bastare queste informazioni per farvi venire l’acquolina ina bocca, perché raccontarvi oltre significherebbe rovinarvi le sorprese di cui questa prima parte è piena: il ritmo è calzante al punto giusto, mai né troppo veloce né troppo compassato, e dopo quattro ore intense vi condurrà sino ai titoli di coda dove vi attenderà il più classico dei cliffhanger. Le quattro ore, analizzate al microscopio, sono effettivamente un po’ pochine se paragonate alla media del genere, ma non bisogna dimenticarsi l’episodicità del titolo che in parte, e ripetiamo solo in parte, giustifica questa esigua longevità. Il vero problema del titolo, se così vogliamo chiamarlo, è l’eccessiva semplicità, frutto di una struttura lineare sino all’esasperazione, condito da innumerevoli dettagli e aiuti che seguono il giocatore passo-passo nella risoluzione dei, pochi, enigmi proposti dal gioco. Per un giocatore esperto di avventure grafiche non sarà assolutamente un problema portare a compimento The Raven in una manciata di ore, senza aver incontrato ostacolo alcuno; per i neofiti, invece, potrebbe essere leggermente più difficoltoso, vista l’impostazione classica che prevede, oltre ad una dose media di materia grigia, anche un occhio ben allenato per beccare gli hotspot più impensabili: piccoli intoppi che, in ogni caso, non negheranno anche a questi giocatori, la soddisfazione di completare il titolo in breve tempo. Il titolo pretende che ragioniate su binari verosimili e che le soluzioni cui giungerete, siano il frutto di un ragionamento basato sulla realtà: niente cani nei pantaloni, mi dispiace. Ogni situazione proposta pretende di essere risolta, come piace dire agli sviluppatori, ragionando secondo una realtà hollywoodiana nella quale non dovrete ricorrere a espedienti al limite della realtà per superare gli ostacoli, ma semplicemente immergendovi nella situazione e interagendo con gli elementi a vostra disposizione in quel momento: la soluzione, ve lo garantiamo, sarà sempre la più logica ed anche la più lampante.

L’importanza del baffo

Dove The Raven è riuscita a stupirci in maniera positiva è, senza grosse riserve, nella realizzazione tecnica del gioco. KING Art Games è riuscita a costruire una struttura solida che paga solo il dazio di alcuni tempi di caricamento eccessivamente lunghi, ma che in compenso restituisce dei modelli verosimili con movenze realistiche che ci hanno positivamente impressionato, mossi da animazioni capaci di esaltare anche i gesti più banali e quotidiani, come il semplice camminare. Sulla stessa linea d’onda anche le espressioni facciali, abbastanza accurate e capaci di esprimere sempre il giusto stato d’animo con la giusta enfasi e senza volgari esagerazioni, eccezion fatta per alcune circostanze dove, però, l’esagerazione non stona con il contesto circostante. Buoni anche i fondali e gli scenari, ma senza particolari lodi che li facciano contraddistinguere dalla massa o dall’essere, semplicemente, utili per la causa. Difetti non né mancano e, oltre ai già citati scenari blandi e a delle fisiologiche texture in bassa risoluzione, abbiamo riscontrato dei deficit nel calcolo dei percorsi che il nostro Zellner dovrà compiere per andare da un punto A ad uno B: questi deficit hanno condotto il nostro caro poliziotto ad incastrarsi stupidamente in vari oggetti dello scenario, richiedendo un nostro intervento per sbrogliare la matassa. Buono anche il sonoro, tra cui spicca un doppiaggio in lingua inglese curato e ben realizzato, sempre coerente con la situazione vissuta dai protagonisti.

La prima piuma del corvo

The Raven non stecca la prima o meglio; il primo capitolo della serie mostra delle ottime potenzialità ma che ci aspettiamo di veder esplodere, definitivamente, nei successivi capitoli, le cui uscite sono state già pianificate per fine agosto e fine settembre. Un’eccessiva linearità e una difficoltà non certo definibile stellare sono i maggiori difetti che possiamo imputare a un titolo altrimenti valido e in grado di competere con i maggiori esponenti del genere odierno: restiamo in attesa dei conclusivi capitoli per sancire il successo, o meno, del simpatico Jakob Zellner.

CI PIACE

-Intreccio coinvolgente\n- Personaggi ben caratterizzati\n- Animazioni convincenti

NON CI PIACE

– Eccessivamente semplice e lineare\n- Qualche sbavatura tecnica\n- Longevità bassa

Conclusioni

Il finale cliffhanger è arrivato nel momento meno opportuno: molte domande cui ancora trovare risposta e la voglia spasmodica di andare avanti nelle indagini. Tutto dovrà essere rimandato a fine agosto quando il secondo episodio sarà rilasciato e potrò acquietare la mia sete di curiosità, con la consapevolezza di dover poi attendere ulteriormente per porre la definitiva parola ?fine? all?avventura. Non sono un amante della divisione in episodi ma dovrò farmene una ragione; piuttosto, sono piacevolmente sorpreso della qualità espressa dal titolo, peccato solo che sia davvero troppo semplice, altrimenti, il paffuto Zellner, avrebbe potuto sedersi alla stessa tavola di Rufus (protagonista di Deponia, ndr), che intanto ha prenotato il posto al tavolo delle leggende. Un buon esordio, speriamo cui segua una degna chiusura.

7.5Cyberludus.com
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