Pokèmon Mystery Dungeon: I Portali sull’Infinito – Recensione

Sono davvero pochi i generi di videogioco dove il margine tra ricetta di successo ed errore fatale è sottile e labile: i dungeon crawler, termine che ormai molti hanno imparato a dimenticare, sono fra questi. Negli ultimi anni sono arrivati sul mercato pochissimi esponenti di questa categoria e molti di essi sono sbarcati su console Nintendo, con Chocobo’s Dungeon su Nintendo Wii e, soprattutto, con la serie Pokèmon Mystery Dungeon su GameBoy Advance, Nintendo DS e, ora, Nintendo 3DS. Il primo passo di Pokèmon Mystery Dungeon: I Portali sull’Infinito parte minato dalla noia che aleggiava attorno a tutti gli episodi precedenti, certo, mirati a un pubblico giovane che non giustificava una complessiva carenza di fascino e di sfida? E per quanto possiamo sperare, purtroppo, nemmeno questa volta Nintendo ha imparato le regole di un buon dungeon crawler, arrivando forse a peggiorare ulteriormente l’offerta?

Sono, di nuovo, un Pokèmon!

Una voce ci sveglia dal sonno, una voce che chiede aiuto? Davanti ai nostri occhi una sagoma si staglia in un fascio di luce e ci mostra un Pokèmon, per la precisione un Munna, inseguito da un Hydreigon inferocito? Non facciamo in tempo a svegliarci di soprassalto che ci troviamo in mezzo al cielo? In caduta libera! Dopo un grande tonfo siamo svegliati da quello che sembra a tutti gli effetti un Pokèmon come un altro? Ma come mai possiamo capire quel che dice? Forse.. siamo diventati Pokèmon anche noi?? Ritorna il grande leitmotiv di tutti gli episodi di Pokèmon Mystery Dungeon: un ragazzo viene magicamente trasformato in un Pokèmon e deve intraprendere un’avventura in un mondo parallelo, privo di esseri umani? Questa volta l’obiettivo, però, è ancora più ambizioso: costruire un Pokèparadiso dove tutti i Pokèmon possano vivere infinite avventure! Chi mai potrebbe opporsi a un simile e gioioso piano?

Un nocciolo di noia?

E’ difficile descrivere questo I Portali sull’Infinito in quanto è costituito, in massima parte, da scelte poco interessanti e da forti squilibri e involuzioni, pur presentano alcune piccole punte di stile che tentano di risollevare un insieme che sembra partire condannato. Proprio per queste ragioni è necessario dividere la discussione sul gameplay in due paragrafi: un breve accenno alle basi di gioco tratte dagli altri episodi prima e una descrizione di tutte le aggiunte di questo episodio specifico. A differenza degli altri episodi, per esempio, non si ottiene il proprio ruolo da Pokèmon tramite alcune domande sulla propria personalità ma si può direttamente scegliere chi utilizzare tra Pikachu, Axew e gli starter della quinta generazione, e lo stesso vale per il proprio compagno di viaggio. Una volta giunti a Villa Ristoro, centro vitale di tutto il gioco, si possono affrontare le prime missioni: come in ogni dungeon crawler, ogni sotterraneo è composto da una serie di mappe a più piani, generate causalmente e divise a griglia, da attraversare passo dopo passo e dove a ogni azione propria corrisponde una reazione dei tanti avversari presenti. Guidando il proprio pokè-avatar si possono eseguire i quattro classici attacchi e, per fortuna, anche un semplice attacco corpo a corpo senza tipo o PP, in modo tale da poter sempre effettuare manovre offensive anche quando le cariche delle mosse normali giungono al termine. Per quanto riguarda potere di attacco, precisione, debolezze e resistenze, ogni mossa risponde alle regole dei tipi presenti nei giochi di Pokèmon della serie classica; per ogni Pokèmon selvatico esausto si ottengono Punti Esperienza con i quali si può salire di livello e così via. Il nucleo del gioco non ha nulla di esplosivo o eccezionale e rientra nella regolare definizione del genere dungeon crawler a pokèispirazione? E questo è male! Purtroppo, per quanti Pokèmon si possano reclutare nel gioco, la formula è fin troppo lenta, stantia e a tratti inconcludente: tutte le mappe finiscono per assomigliarsi e, nella loro costruzione, sono sempre presenti fin troppi corridoi che costringono a ingiusti scontri uno contro due o tre proprio perché si resta involontariamente intrappolati in angoli dove la fuga è impossibile. Non che la cosa sia un problema, in realtà: il gioco è molto, molto semplice, con una difficoltà di base immutabile tarata su un livello parecchio basso? Alternata, invece, a momenti dove, per un incontro casuale, non si può fare altro che uscire sconfitti da una battaglia subendo un solo colpo. Piccoli momenti come questi aggiungono la frustrazione alla già presente noia? E la cosa che fa ancora più rabbia è che tutti gli elementi che gravitano attorno a questo centro sono tutti estremamente interessanti!

?con un contorno di estremo interesse

I Portali sull’Infinito, per quanto incapace di evolvere completamente il suo gameplay, offre comunque una nutritissima serie di interessanti spunti fuori dalla battaglia, primo su tutti la costruzione del Pokèparadiso: non si tratta, quindi, solo di un piano etereo della mente del nostro compagno di viaggio quanto di un vero e proprio gioco nel gioco, un gestionale che richiede strategia nella scelta delle missioni e nel recupero di materiali e attenzione per tutte le sfumature che colorano la vitale piazza attorno alla nostra casetta. La presenza di tanti Pokèmon è di grandissimo aiuto: oltre ad agire tutti attivamente con la (fin troppo puerile) trama, essi posseggono spesso competenze legate al loro tipo e alla loro natura; grazie a queste caratteristiche il nostro piccolo paradiso si riempirà di negozi e chioschi utili alle esplorazioni nei dungeon e potrà prendere forma secondo le nostre volontà: grazie al lavoro del carpentiere Gurdurr, infatti, è possibile dissodare il terreno e mettere in piedi costruzioni di diverso tipo, creando una città completamente personalizzata abbastanza viva da garantire sorprese per tutto il corso del gioco, con tanto di piccole prove che richiedono l’utilizzo dei sensori del Nintendo 3DS, lotterie, palestre di allenamento e quant’altro. Ma le ricche aggiunte non si fermano qui: da questo episodio è, infatti, possibile potenziare alcune delle proprie mosse utilizzandole ripetutamente in combattimento; esse miglioreranno nel tempo insieme ai Pokèmon, guadagnano così migliori precisione a attacco oltre a un numero aumentato di PP massimi: si tratta di un sistema curioso che, per un po’ di tempo, offre di certo alcune possibilità di sperimentazione? E non abbiamo ancora finito! Ora le squadre da mandare i missione potranno essere composte da quattro Pokèmon, ottenibili durante la storia o reclutabili nei dungeon per loro iniziativa o attraverso regali: anche i Pokèmon lasciati al Pokèparadiso, oltretutto, otterranno costantemente esperienza, in modo che nessuno possa risultare squilibrato rispetto ai propri compagni di squadra. Ne volete ancora? Grazie alla modalità Amici si può scegliere di scendere in un dungeon con un Pokèmon diverso da quello che, normalmente, si interpreta; si possono anche effettuare esplorazioni con degli amici in collegamento wireless locale e grazie alla fotocamera del 3DS si possono ritrarre oggetti circolari per affrontare infiniti dungeon generati casualmente! Ci sono tantissimi nuovi spunti interessanti, quindi, e moltissime ragioni per gradire lo sforzo di Nintendo e Chun Soft? Resta però un grossissimo problema: tutto questo ruota attorno all’incredibile noia precedentemente citata? Ahinoi, tutti questi elementi dipendono dalle esplorazioni principali, dalla struttura portante di gameplay, e se quella non riesce a rivitalizzarsi nemmeno con tutte queste novità allora anche tutte le cose innestate attorno ad essa non potranno che morire, vedendo il loro eccezionale interesse malamente calpestato.

Colori e lentezza

Dopo diversi episodi passati utilizzando solo sprite bidimensionali, la serie Pokèmon Mystery Dungeon entra finalmente nella terza dimensione con modelli poligonali estremamente curati e colori brillanti: il tutto, fortunatamente, serve come appoggio alla vitalità del mondo, garantendo uno strano fascino per i centri dell’avventura, il Pokèparadiso e Villa Ristoro. Purtroppo, la storia, con tutta la sua semplicistica caratterizzazione e con la completa impossibilità di velocizzare i testi e di saltare le cutscene, tende a diventare monotona e poco interessante fin troppo presto? Specie perché accompagnata da una colonna sonora blanda, ripetitiva ed poco all’altezza. E’ presente una minima compatibilità online nella forma di nuove mappe scaricabili tramite eShop ma, spesso e volentieri, il prezzo non vale minimamente la candela.

Conclusione

Questa volta gli sviluppatori ci hanno provato, e ci hanno provato davvero tanto: Pokèmon Mystery Dungeon: I Portali sull’Infinito, purtroppo, resta incredibilmente noioso ma bisogna prendere atto di tutti quei tentativi e quelle interessantissime sperimentazioni costruite attorno a quello che è il gioco principale; costruire il proprio Pokèparadiso è una attività divertente e che offre grandi soddisfazioni, così come migliorare le proprie mosse, provare qualche piccolo gioco-diversivo e incontrare nuovi Pokèmon? Peccato che, per ogni minuto che si passa a vagare attorno alla propria dimora, è sempre necessario trascorrerne altrettanti all’interno di un noiosissimo dungeon: la necessità di affrontare missioni sempre identiche a loro stesse è portata allo stremo e con esse cresce la rabbia per tutti quegli aspetti che, a causa di un nucleo così poco seducente, si è costretti ad abbandonare o a giocare di forza. Un piccolo applauso e un inchino per gli sforzi compiuti? Ma il nostro sogno di essere un Pokèmon e, nel contempo, di divertirci è ancora ben lungi dalla sua realizzazione.

CI PIACE

– Costruire il Pokèparadiso è divertente ed estremamente appagante\n- Ogni tanto capita di fare qualche sperimentazione, in qua e in là\n- Ci sono tantissime buone idee…

NON CI PIACE

-…sviluppate su delle fondamenta tremende\n- Difficoltà estremamente sbilanciata\n- Uguale a se stesso dal primo all’ultimo secondo

Conclusioni

Pokèmon Mystery Dungeon: I Portali sull’Infinito è un generatore di rabbia: ci sono infinite idee interessanti poste a dolce contorno di un nucleo davvero poco appetibile, un dungeon crawler colpito duramente da una difficoltà sbilanciatissima e da un forte, pesantissimo senso di ripetitività. La lentezza e la puerilità della narrazione, purtroppo, non sono di grande aiuto: è una esperienza poco intrigante ma con molti punti forti, schiacciati da troppi problemi alla base.

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