Il 2012 è stato un anno particolarmente ricco per gli Mmorpg (Massive Multiplayer Online Role Playing Games, cioè giochi di ruolo multigiocatore online di massa, NdR), nel bene e nel male. Si è aperto con le grandi speranze riposte in Star Wars: The Old Republic, speranze però che si sono affievolite nel tempo fino al passaggio alla formula free-to-play che di fatto rappresenta una resa. Si è poi arrivati al “moloch” del genere, la quarta espansione di World of Warcraft, farcita di atmosfere orientali. E infine è giunto un momento attesissimo, che da anni gli appassionati attendevano. Sì perché c’è un altro astro nel cielo degli Mmorpg, che tanti non conoscono, ma che chi ha avuto la possibilità di vedere difficilmente ha dimenticato. Se World of Warcraft è il sole, questo è la luna, è l’altra metà del cielo. ArenaNet ha completato l’opera, e finalmente Guild Wars 2 è arrivato sui nostri scaffali. L’abbiamo tutti atteso e finalmente è tra noi: è un’altra vittima designata del mastodonte di Blizzard oppure è una valida alternativa?

In principio era il classico

Il nostro primo approccio con Guild Wars 2 è quanto di più canonico possa esistere: la scelta della razza. 5 popoli riempiono il mondo di Tyria: si va dai classicissimi Umani, la loro variante in salsa vichinga dei Norn, l’immancabile razza simil-elfica dei Sylvari, i bestiali Charr e i piccoli ma intelligenti Asura. Suona familiare? Già, gli archetipi del genere fantasy sono tutti rispettati uno per uno, e non potrebbe essere altrimenti. Un giro nell’editor, estremamente esteso e ricco di opzioni (cosa su cui Blizzard non farebbe male a prendere qualche appunto) e siamo pronti a proseguire. Ora, qual è il classico secondo step nella creazione di un personaggio in qualsivoglia gioco di ruolo? Esatto, la classe, qui definita come professione. E anche qui il classico la fa da padrone: ci sono gli immancabili Guerriero, Ladro e Guardiano (che ricorda molto il Paladino di un qualsiasi GDR a caso), i combattenti a distanza rappresentati da Ranger e Ingegnere, e ovviamente i facenti uso di magia, Elementalista e Mesmer. Anche qui i paradigmi fantasy si fanno sentire fortissimi, ma è una condizione necessaria, e anzi, il primo complimento ad ArenaNet va nell’aver proposto varianti credibili e peculiari delle varie classi. Ma qui occorre fermarsi un attimo, perché è proprio a questo punto che il tipico iter da Mmorpg subisce un brusco cambiamento. Vi verranno fatte una serie di domande, una sorta di test attitudinale per capire la vostra indole, per vedere come agireste in determinate situazioni. Qui inizia la vostra Storia Personale, una linea della trama che nasce dalle scelte fatte da noi durante la creazione del personaggio e che ci accompagnerà con eventi e quest per tutto il corso della nostra avventura su Tyria. E non solo, la Storia Personale non è un percorso univoco, ma cambierà dinamicamente in base alle nostre azioni. Sicuramente un interessante aggiunta alla formula classica degli Mmorpg. Ora è il momento di uscire dall’ambiente sicuro e confortante della creazione del personaggio e aprire gli occhi, in un nuovo mondo.

Tyria e molla

L’impatto è straniante ed esaltante al tempo stesso. E ha conseguenze irreparabili sulla mandibola. Tyria si presenta ricca di dettagli, viva, brulicante, animata da luci, suoni, umanoidi e animali. Gli ambienti naturali sono colorati e di atmosfera, le città sono ricche di dettagli e di tutte quelle attività che ci si aspetterebbe in un qualsiasi insediamento popolato. E’ quasi impossibile non rimanere a bocca aperta di fronte all’ambiente creato da ArenaNet. Attenzione però, non è una magnificenza data dalla pura forza bruta del motore grafico (comunque ottimo, su cui torneremo più avanti): la vera forza è la direzione artistica, è un uso magnifico di forme e colori, la creazione di ambientazioni di grande impatto. Scoprire il mondo è il primo impulso che si ha. Il secondo è quello invece di esplorare noi stessi, di capire le nostre potenzialità e crearci il nostro posto in questo magnifico mondo. E questa volontà non può far altro che passare per i combattimenti, elemento in cui Guild Wars 2 si differenzia dalla concorrenza. Qui è tutto in tempo reale, con al solito la barra delle abilità per scegliere come agire, ma con le schivate affidate all’abilità del giocatore. Il risultato è un sistema dinamico, che inserisce una non trascurabile componente di skills all’interno dell’economia di ogni scontro. Se per la difesa tutto dipende dal tempismo, in attacco avremo un set di abilità dipendente dall’arma portata in quel momento ed ampliabile con l’accumulo di esperienza nell’uso di quell’arma. Col passare dei livelli, e con la crescente maestria nelle varie armi, il vostro parco abilità andrà ad ampliarsi in maniera considerevole, dando vita ad un ampissimo ventaglio di possibilità da poter sfruttare soprattutto attraverso le sinergie tra le varie abilità e variabile a seconda dell’arma equipaggiata, cambiabile in qualsiasi momento. A coronare il tutto, vi è l’importanza del posizionamento, che ha una forte influenza sulle abilità da poter usare e sull’efficacia delle nostre schivate. Sempre nell’ottica della versatilità si inserisce anche l’abbandono di un grande classico, quella “Sacra Trinità" di ruoli tanto cara a Blizzard e ai suoi emuli. Niente più tank, guaritori e dps (in gergo: danni-per-secondo), tutti a Tyria possono fare tutto. E’ però un cambiamento dalla doppia faccia: se da un lato elimina alla radice problemi come la costante penuria di tank e guaritori, dall’altro porta con sé una gestione dell’“aggro” complicata, che è fonte di confusione in certi scontri, soprattutto nei dungeon, dove alla fine ogni boss fight è ridotto ad un assalto all’arma bianca al nemico di turno. Resta però il fatto che il gameplay favorisce la creatività del giocatore, lo studio di combinazioni particolari e personali e l’abilità vera e propria nell’utilizzo delle stesse.

Dinamo Guild Wars

Di arma in arma e di mostro in mostro faremo la nostra classica cavalcata fino al livello massimo, il livello 80, in maniera non diversa apparentemente da quel che succede nei giochi della concorrenza. La prima fonte di esperienza sono le classiche quest, missioni che ci manderanno in giro per il mondo a soddisfare le richieste degli NPC (Non-Plyaing Characters, cioè Personaggi non-giocanti) di turno. Alle quest statiche di stampo classico si aggiungono ora gli eventi dinamici, quest a cui possono partecipare tutti i giocatori presenti nella zona anche senza formare un party: si tratta di catene di missioni di base che spingono ad esplorare diversi punti della mappa, attorno alle quali si sviluppano altre missioni che possono essere portate a termine in modi diversi, e ognuno di questi modi darà sviluppi diversi al tutto. In buona sostanza si tratta di eventi che si evolvono in base alle azioni intraprese dal giocatore e che quindi danno un tocco di imprevedibilità al tutto, oltre che essere un buon incentivo per il replay. Al fianco delle quest, ci sono gli immancabili dungeon, disponibili in due gustose varianti: storia che propone la trama del dungeon e dei personaggi coinvolti, e esplorazione, che permette di affrontare boss differenti e seguire linee narrative diverse a seconda delle scelte fatte. E’ chiaro quindi come Arena Net abbia voluto far ruotare la propria esperienza PvE intorno al concetto di dinamicità degli eventi: il risultato è buono e sicuramente differenziante, ma resta la sensazione che alcuni elementi vadano rivisti, primi tra tutti i combattimenti coi boss, che al momento risultano purtroppo privi di mordente. Per tutte le attività sono presenti le immancabili ricompense, soprattutto sotto forma di equipaggiamenti di aspetto e qualità diversa. Le varianti dei vari pezzi sono tante e con un design ispirato e interessante, e potranno essere ottenuti sia tramite i dungeon, sia tramite reputazioni con le fazioni e commercio, che attraverso il crafting (forgiatura di equipaggiamenti), immancabile feature che però non si scosta dai binari del classico Mmorpg.

?ndo cojo, cojo

Se parlate ad un appassionato di Guild Wars, egli vi dirà che la vera anima del gioco è il PvP (termine tecnico che indica la modalità player versus player traducibile in giocatore contro giocatore), e anche il sequel non fa eccezione. In qualsiasi momento potrete prendere parte alle attività di Player vs Player, grazie ad un intelligente sistema di upscaling che porta il nostro personaggio allo stesso livello degli altri in ambiente PvP, in modo da non dover aspettare il level cap per gettarsi nella mischia. Nella sostanza le modalità sono due. La prima sono gli immancabili battlegrounds, in cui ci si potrà mazzuolare per bene in modalità ormai note per portare il proprio team alla vittoria e accedere alle ricompense, principalmente sotto forma di valuta da poter spendere per acquistare contenitori di equipaggiamento PvP. La seconda, nonché quella davvero caratteristica di Guild Wars 2 è il World vs World, una vera e propria guerra tra server, in cui sarà necessaria coordinazione, pianificazione e acume tattico. Il WvW è il vero cuore pulsante del gioco: ad affrontarsi sono tre diversi server, ognuno con una sua mappa a cui ne viene unita una quarta "neutrale", ognuna con i suoi obbiettivi che permettono di ottenere punti. Le attività sono tra le più disparate, dagli assedi, agli assalti alle carovane nemiche, alla costruzione di macchine da guerra, e la loro esecuzione richiede davvero una grande cooperazione e tattica tra i membri della squadra. Ovviamente, affrontato nel modo giusto il WvW è a dir poco esaltante, ci si sente realmente parte di un vero esercito e si è stimolati a dare il meglio. Chiaramente però anche il WvW presta il fianco ad un rischio, cioè quello di trovarsi in server poco popolati o con giocatori che stanno alla tattica come Vittorio Sgarbi sta alla diplomazia. Chiaramente però ArenaNet ha un controllo limitato su questo, e al momento sembra tutto funzionante a dovere.

La gilda degli artisti

Per finire il nostro viaggio, almeno per il momento, diamo un’occhiata al comparto tecnico. Come detto prima, il motore grafico dà bella mostra di sé, con animazioni generalmente fluide ed effetti di luci e spell davvero ben realizzati; ArenaNet ha saputo trovare un ottimo compromesso tra una qualità grafica alta e un peso non eccessivo sulle risorse del computer. A farne le spese però è la profondità del campo, con un effetto nebbia sempre presente a coprire l’orizzonte per non trasformare la scheda video in una massa informe di transistor. A fare la parte del leone graficamente come già detto è il comparto artistico, sorretto da texture di ottimo livello: l’effetto è di un mondo vivido e sognante, e con un passo più netto verso il "realismo" rispetto al fumettoso World of Warcraft. Il sonoro è costellato da ottime colonne sonore, sempre ottimamente amalgamate con l’ambiente, e anche gli effetti sono buoni. Il doppiaggio è leggermente sottotono, soprattutto per la presenza di voci per gli NPC poco ispirate. Il lag è tendenzialmente contenuto e non si rilevano particolari problemi in questo senso. Per quanto riguarda il discorso bug, infine, Guild Wars 2 purtroppo non ne è esente, come la totalità degli Mmorpg al lancio, anche il tanto decantato World of Warcraft all’inizio era pesantemente minato; solo il tempo potrà dire se col tempo verranno gradualmente eliminati. Un’ultima nota: ArenaNet ha già iniziato a mostrare il suo impegno nel supporto ai contenuti in maniera continua, grazie al DLC gratuito che ci ha intrattenuto ad Halloween e a quello che ci terrà compagnia nei prossimi giorni, The Lost Shores. Un particolare applauso allo studio per aver implementato contenuti fruibili a tutti grazie al sistema dell’upscaling, che permette anche ai nuovi giocatori di godere del pacchetto completo. Resta da vedere però, se a lungo andare questa tecnica non demotiverà i giocatori a percorrere la lunga strada verso il livello 80.

Guild Wars 2 è il miglior nuovo Mmorpg che si è visto dall’ormai lontano 2005 a questa parte, apparentemente l’unico in grado di fornire una valida alternativa allo strapotere della corazzata targata Blizzard. Un gioco granitico, che affonda le sue radici nei canoni del genere proponendo al tempo stesso molte novità, con ogni componente (varietà, ambientazione, gameplay, endgame) studiato nel dettaglio e realmente diverso rispetto ai tanti tentativi di farsi spazio nel genere visti negli anni. Ancora più stupefacente se si pensa che Guild Wars 2 non è supportato da un canone mensile, ma richiede il solo acquisto del gioco. A dire se potrà avere una fortuna pari a quella di World of Warcraft sarà il tempo: se ArenaNet continuerà a rilasciare contenuti di questo livello, il futuro per Tyria si prospetta radioso.

CI PIACE

– Profonda personalizzazione dei personaggi\n- PvP su larga scala\n- Ambientazione artisticamente stupefacente

NON CI PIACE

– Meccaniche dei boss PvE e dell’aggro da rivedere\n- Molto del divertimento dipende da con chi ci si trova a giocare

Conclusioni

“Guild Wars 2” è la perfetta fusione tra MMO consolidati e una ventata di innovazione. Un inno alla varietà in un mondo artisticamente ispiratissimo, ricco di contenuti e di nuove introduzioni, su tutte il World vs World. Una validissima alternativa a “quell’altro” MMO.

9.3Cyberludus.com
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