La sperimentazione videoludica, possiamo tristemente ammetterlo, è ferma da un bel pezzo: sono anni che non si vedono all’orizzonte software house che, sprezzanti del pericolo indotto da un ipotetico fallimento finanziario, si gettino in nuove ip e nuovi modi di produrre videogames. Questa considerazione è vera, con le dovute eccezioni, nel mondo degli sviluppatori per così dire "adulti"; per nostra fortuna ciò è completamente falso quando invece consideriamo lo sterminato mondo degli sviluppatori indipendenti (siano benedetti, ndr) che, per forza di cose e per farsi notare nell’oceano di internet, devono necessariamente contraddistinguersi da "tutto il resto", puntando con insistenza su di una sperimentazione, a volte, fuori da ogni schema. In questo contesto si è inserita perfettamente la Blendo Games che, con Gravity Bone prima e Thirty Flights Of Loving ora, ha scritto un pagina importante per gli almanacchi del videogioco e, anche se in molti si terranno alla larga da suddetto titolo per via di quello che vi racconteremo di qui a poco, sappiate che rappresenta una delle migliori espressioni di narrativa finora concepite per un videogioco.

Spy story di uomini dalle teste cubiche

Doverosa premessa: questa non è una recensione nel senso stretto del termine, né lo vuole essere o pretende di farlo, perché trattare Thirty Flights Of Loving come un normale videogioco sarebbe inutile, oltre che stupido, visto che il titolo poggia su basi diverse da quelle cui siamo abituati a vedere e provare, ossia pixel, azione, competitività. Nell’ultima fatica di Blendo Games non v’è nulla di tutto ciò, bensì c’è qualcosa che i videogiochi contemporanei hanno smarrito da tempo: la capacità di raccontare una buona storia. Thirty Flights Of Loving va addirittura oltre, non si limita a sequenze scriptate che sviolinano tutta la storia, lasciandoci muti ed inebetiti davanti al monitor per cogliere battute e quant’altro; qui la storia verrà vissuta in prima persona, anche perché sarà l’unica cosa possibile da poter fare nel gioco.

Se già nel predecessore, Gravity Bone, l’azione era ridotta all’osso, ma comunque offriva degli spunti d’azione interessanti, qui siamo nella narrativa pura, senza che nulla interferisca con il compito principale del giocatore: prender parte alla storia, immedesimarsi, capirla, ricostruirla, contemplarla una volta raggiunti i titoli di coda. Non ci sono boss da annientare o quest da portare a termine, non ci sono i checkpoint o il multiplayer, non c’è alcun inventario né dialoghi con NPC: le poche azioni che potremo compiere saranno futili da un punto di vista ludico, ma indispensabili per dare alla vita del protagonista e dei suoi compagni un senso di familiarità, di assoluta quotidianità. Ma cosa c’è allora nei quindici minuti di Thirty Flights Of Loving? Tutto: amicizia, amore, sesso, felicità, azione, morte, tensione, adrenalina, rimpianti, disperazione; un concentrato di emozioni umane, raccontate in maniera magistrale e riunite in un solo, grandissimo, quarto d’ora di emozioni.

Teste matte, teste cubiche

Tutta la magia di Thirty Flights Of Loving non sarebbe probabilmente la stessa senza il peculiare stile grafico messo su da Blendo Games. Modelli semplici ed esagerati con le loro gigantesche teste cubiche, ma al tempo stesso incredibilmente espressive, poste in un mondo fatto di colori accesi e saturi che quasi accecano per la loro forza; in cui si alternano, senza soluzione di continuità, scena in cui prevale a volte un giallo sbiadito, poi subito dopo un fucsia intenso, stordendo il giocatore e lasciandolo lì sulla sedia con gli occhi sbarrati nel tentativo di capire cosa sia successo, di mettere insieme tutti i pezzi del puzzle che gli sviluppatori, con maestria, ci sbattono in faccia, dandoci zero informazioni sul quadro generale da ricostruire. Il sonoro, invece, è composto da poche musiche ma d’impatto, soprattutto nei momenti di pathos; mentre il doppiaggio, se così lo vogliamo chiamare, è praticamente costituito da un mugugno incomprensibile, molto simile, a dir la verità, a quello già ascoltato nel cartone animato di Snoopy, dove a parlare in quel modo indecifrabile erano invece gli adulti. Semplice coincidenza o citazione?

Non sei fregato veramente finché hai da parte una buona storia e qualcuno a cui raccontarla

Aveva proprio ragione Max Tooney e devono averlo pensato anche i Blendo Games quando, riuniti attorno ad un tavolino, hanno deciso che era arrivato il momento di dare un boccata d’aria fresca al mondo nel quale lavoravano, di percorrere una strada battuta soltanto da pochi altri pionieri loro simili che, negli anni passati, ci hanno deliziato con perle dalla difficile interpretazione del calibro di Dear Esther e The Path. Thirty Flights Of Loving non è soltanto un titolo ben riuscito, non è soltanto un titolo che è un eufemismo definire gioco: è soprattutto uno dei migliori esempi di narrativa che potrete mai trovare in un videogioco.

CI PIACE

-Narrativa ai massimi livelli\n-Stile unico\n-Progetto ambizioso

NON CI PIACE

-15 minuti valgono 5??\n-Se non siete predisposti all’innovazione tenetevene alla larga

Conclusioni

I Blendo Games ci ricordano che il mondo dei videogiochi non è solo denaro, convegni megalomani e sagra del tubero alle suddette fiere: no, esso è anzitutto un medium espressivo come nessun altro, un canale artistico in cui prodighi game designer riversano tutto il loro talento e genio creativo per creare, da file interminabili di bit, qualcosa che s’impianti nei nostri sistemi neurali per rimanervi a lungo. Thirty Flights Of Loving è così, imprevedibile e brutale, vi metterà contro un muro e pretenderà da voi tutta l’attenzione possibile: quindici minuti della vostra vita che fareste meglio a dedicarci se non volete correre il rischio di perdervi qualcosa di unico ed inimitabile.

8.5Cyberludus.com
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