Il pubblico occidentale è spesso rimasto affascinato dalla storia Giapponese: un passato fatto di uomini d’onore, incredibili guerrieri e generali capaci di vincere le battaglie più impensabili solo grazie al loro ingegno e alle loro grandi capacità strategiche. Tra i tanti nomi citabili quello di Oda Nobunaga è senz’altro uno dei più importanti e altisonanti, il generale e governatore che ha portato il paese del sol levante all’unificazione, nel sedicesimo secolo. Ispirata dalle gesta di questo grande uomo, Tecmo Koei ha creato la serie di videogiochi di strategia militare ?Nobunaga’s Ambition’, della quale noi giocatori occidentali abbiamo fatto solo una minima esperienza attraverso i primissimi episodi, pubblicati senza troppo interesse su Nintendo Entertainment System. Dopo tantissimi anni, il nome di Nobunaga, tuttavia, torna ad echeggiare nel nostro vecchio continente unito a un franchise decisamente insolito per il suo stesso contesto: i Pokèmon! Pokèmon Conquest unisce tutto il bello di entrambe le serie per creare una esperienza di gioco unica: ma come possono la strategia e la guerra entrare in contatto con i combattimenti tra mostri e far nascere qualcosa di appetibile e ugualmente affascinante?

Alla conquista della regione del Ransei!

Nel glorioso continente di Ransei, dimora di potenti signori della guerra, si narra una strana leggenda: pare che se un solo comandante riuscirà ad ottenere il controllo di tutti i diciassette regni, il Pokèmon creatore del mondo apparirà e la sua presenza porterà grande scompiglio tra le genti, incapaci di sostenere la sua potenza. Il potente generale Nobunaga, il cui nome brilla dei fregi di tutte le sue vittorie, sembra essere interessato a realizzare la leggenda e inizia una devastante campagna di conquista che, in poco tempo, finisce per causare più danni che aiuto? Nella piccola città di Aurora, tuttavia, un giovane ragazzo sta crescendo, insieme al suo piccolo Eevee, e sembra avere tutte le caratteristiche per diventare un grande generale? Anzi, c’è chi dice che lui sia proprio l’incarnazione del signore della guerra delle leggende, colui che conquisterà tutto il Ransei e riuscirà a placare il grande creatore. Che questa profezia sia vera o meno questo non importa: Nobunaga e la sua ambizione vanno immediatamente messi a freno o le conseguenze per tutti i regni potrebbero essere catastrofiche!

Molta carne di guerra sul pokè-fuoco!

Chiunque sia abituato al classico gameplay legato alla serie Pokèmon deve dimenticare quasi tutto: spariscono le battaglie a turni, i quattro attacchi per ogni mostro, un normale sistema di punti esperienza e il camminare allegramente per le città e le campagne alla ricerca di nuovi elementi da catturare e allenatori da sfidare. Le fondamenta di Pokèmon Conquest poggiano su uno stile che ricorda molto da vicino Final Fantasy Tactics, con campi di battaglia isometrici e attacchi specifici che richiedono una accurata gestione di movimenti, posizionamenti e direzioni; tutto avviene all’interno dei diciassette regni del Ransei, i quali vanno esplorati in ogni loro parte per poter sviluppare un esercito potente. Ogni città può contenere un massimo di sei combattenti, divisi fra Signori Della Guerra (con statistiche e abilità più vantaggiose) e Guerrieri (capaci di gestire meno pokèmon alla volta e con requisiti di compatibilità più complessi da soddisfare): le peculiarità di un generale rispondono a quattro parametri numerici (Forza, Saggezza, Carisma e Capacità) e ognuno possiede una particolare affiliazione a uno dei diciassette tipi di pokèmon, influendo sulla loro capacità di congiungersi con i mostri che incontrano sul loro cammino; se un generale controlla un pokèmon incompatibile non può ottenere un congiungimento perfetto, avanzando così il proprio grado di guerriero, e non può portare il pokèmon al massimo del suo potere e della sua evoluzione, obbligandolo a restare debole in mezzo ad un esercito più sviluppato.

Ogni regno è diviso in alcune zone, da un minimo di tre a un massimo di cinque, ognuna delle quali possiede una particolare funzione: le zone di combattimento hanno l’ovvio scopo di incontrare sul campo di battaglia nuovi pokèmon selvatici con i quali congiungersi (fino al massimo concesso dal valore di Capacità di ogni guerriero) e nuovi guerrieri da sconfiggere rapidamente per poterli arruolare nelle proprie fila; le miniere permettono di sfruttare le combinazioni generale-Pokèmon più forti per estrarre l’oro da spendere nei negozi; le bancarelle di ponigiri aumentano l’Energia di un pokèmon, migliorando le sue prestazioni nella battaglia successiva; da ultimo, i negozi offrono al giocatore la possibilità di acquistare alcuni oggetti semplici da utilizzare nelle battaglie. Alcuni regni, specie quelli più vasti e potenti, possiedono alcune costruzioni dagli usi particolari, capaci di aumentare il numero dei Pokèmon selvatici, di cambiare le abilità dei Pokèmon e molte altre opzioni ancora. Una volta completata la gestione cittadina è necessario concentrarsi sulle vere e proprie battaglie e, quindi, sui Pokèmon stessi: conoscere i punti deboli dei propri nemici è fondamentale e tutte le nozioni imparate nei normali giochi della serie Pokèmon tornano utili proprio in simili occasioni!

Ogni Pokèmon si distingue, oltre che per il tipo, per i valori di Energia, Attacco, Difesa e Movimento: ognuno di questi parametri, se adeguatamente gestito, migliora le condizioni e le azioni di battaglia dei nostri ?soldati’, permettendo azioni fulminee o movimenti silenziosi e furtivi. Ciascun attacco ha un raggio di azione tutto suo ed alcune regole da rispettare, ragione per la quale diventa estremamente necessario non muovere i nostri pokèmon irragionevolmente sulla scacchiera ma cercare, ogni volta, di posizionarli nel modo migliore per sferrare il colpo al momento giusto senza timore di contrattacchi; in caso di necessità, o seguendo particolari condizioni, i pokèmon possono usufruire della loro abilità personale unita, se necessario, all’abilità del generale, utilizzabile solo una volta nel contesto di un singolo scontro. Non manca la possibilità di equipaggiare i propri combattenti con degli oggetti, uno per volta, per utilizzare i loro benefici in battaglia: si spazia dalle classiche pozioni e cure per le modifiche di stato a eccellenti mezzi offensivi e difensivi che possono cambiare, se ben gestiti, l’esito di molte battaglie. Una volta terminato lo scontro, soddisfacendo tutti i mutabili criteri di vittoria, il legame tra il generale e il pokèmon può migliorare a seconda della loro performance e della loro compatibilità: questo porta a un incremento di statistiche e prestazioni generali e, in alcuni casi, all’evoluzione del soldato portato in campo! Solo tante battaglie possono forgiare un vero esercito, pronto ad assediare i regni nemici e a conquistarli uno dopo l’altro, oltre che a resistere ad eventuali invasioni!

Quando tutti i generali hanno svolto il loro compito, sia esso di guerra, di scavo o di commercio, è necessario far passare un turno (ovvero un mese di tempo) per poter riposare e passare alla fase successiva. Dopo qualche ora di gioco, sfortunatamente, ci si troverà ad avere eserciti molto grandi e difficili da gestire ma non bisogna temere: per fortuna si può scegliere di piazzare i generali asserviti, siano essi Signori Della Guerra o Guerrieri, a piacimento tra i regni e delegare lo sviluppo, l’addestramento o la ricerca di nuove forze al più carismatico di essi, snellendo la mole di lavoro e accelerando considerevolmente la velocità stessa del gioco. Si tratta di un eccellente automatismo, assente in altre serie videoludiche dello stesso stampo, che permette di far agire una abile CPU al nostro posto sviluppando le nostre forze senza spendere troppe energie: una scelta più che azzeccata, che ci permette di risparmiare il tempo necessario per dedicarsi a strategie di guerra più impellenti e precise e per cercare tutti i 200 pokèmon (presi da tutte le generazioni) e i 100 generali disponibili nel continente del Ransei!

Bisogna essere pazienti

C’è qualcosa di diverso, in questo Pokèmon Conquest, di difficile da digerire. Non solo il profilo tecnico, dove questa avventura orientaleggiante riesce a difendersi solo in parte con una grafica estremamente colorata ma a tratti imprecisa e con una colonna sonora dai sentori esotici, piena di fascino ma priva di un vero e proprio forte appeal. A pensarci, una delle maggiori peculiarità della normale serie Pokèmon è la sua capacità di generare una fortissima sensazione di ?riuscita’: una soddisfazione rapida e forte per ogni propria azione, alla quale corrisponde sempre una reazione evidente. Una mossa scelta al momento giusto, una fuga ben studiata, un equipaggiamento studiato ad hoc per il Pokèmon che abbiamo allenato con certosina cura. Pokèmon Conquest, pur basato sul concetto stesso di conquista, perde questa caratteristica a favore di una gestione più vasta, ad ampio raggio, dove tutto va studiato nel minimo dettaglio, anche quello che finisce per essere dimenticato. E’ come se esistesse una gestione automatica di tutti i Pokèmon catturati nei box e lasciati lì, nell’attesa che qualcosa accada e un evento li faccia emergere, nella loro forza e nella loro prontezza. I ritmi di gioco, a volte, possono essere molto lenti: non c’è davvero nulla di male, in fondo è così per tutti i giochi strategici, ma quando capita che l’intelligenza artificiale approfitti della varietà degli scenari (alcuni dei quali sono davvero geniali) e delle loro trappole ecco che subentra la frustrazione: frustrazione per aver scelto la squadra sbagliata, forse, o per l’errore di una mossa non andata a buon fine. Frustrazione perché, a battaglia persa, la nostra ricompensa sarà troppo bassa e sentiremo il peso del tempo perso: non è un vero problema, è il tipo di gioco a richiedere un simile metodo di approccio, ma questo porta a dover alzare la propria soglia di attenzione e di pazienza. Lo studio PRIMA della guerra è quasi più fondamentale della battaglia stessa: la frenesia del campo di battaglia è quasi uno specchietto per frettolose allodole che, spinte dalla voglia di azione, finiscono per vedersi cadere sotto i colpi di un nemico più furbo. Il giocatore deve aprire la mente, meditare ogni mossa, restare affascinato dalla possibilità quasi infinita di combinazioni possibili e, solo in seguito, sferrare un attacco decisivo: una vera mentalità da stratega alla quale, per alcuni, potrebbe essere difficile abituarsi?

Conclusioni

Pokèmon Conquest è uno strano matrimonio: l’unione di due visioni completamente diverse del ‘gioco di strategia’ può confondere molti ed esaltare tutti coloro che riusciranno ad approvare questo connubio con una mente aperta, pronta a gestire il tutto con lucidità e pazienza. I ritmi lenti e le battaglie complesse possono mettere in scacco anche i generali più tosti: la conquista non è per chi vive a pane e frenesia ma per chi, con accuratezza, sposta ogni pedina sul campo di battaglia, impara a gestire un impero e, col tempo, matura fino a diventare un vero e proprio comandante. Non è un’esperienza per tutti, è vero, ma chi manterrà ardente il suo desiderio di approcciarla troverà in essa grandi soddisfazioni, proprio come i grandi generali che hanno visto il loro paese crescere davanti ai loro occhi, pieni di lacrime commosse.

CI PIACE

– E’ una fusione quasi perfetta di due serie completamente diverse\n- Longevo oltre ogni immaginazione\n- Si è sempre spinti a tentare combinazioni diverse, per strategie militari e cittadine

NON CI PIACE

– Non regala la stessa sensazione di ‘riuscita’\n- A volte i combattimenti si protraggono troppo a lungo\n- Trama mal sviluppata, a tratti banale\n- Non è stato localizzato in italiano

Conclusioni

Pokèmon Conquest è una esperienza di grande profondità, ma i suoi ritmi lenti potrebbero non piacere a tutti: chi possiede una mente da stratega, tuttavia, non potrà che adorarlo in ogni sua parte!

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