Particolare. È senza mezzi termini l’aggettivo più consono per descrivere Lollipop Chainsaw, hack’n’slash tridimensionale a tema zombesco e capolavoro mancato, partorito dalla mente del visionario Tarantino dei videogiochi (o Suda51 per gli amici). Un po’ come le sue opere precedenti, nel bene e nel male.

Niente assassini o cacciatori di demoni

Juliet Starling, protagonista tutta curve con una testa parlante sempre appresso, è l’antieroina che non ti aspetti, non ne vogliano Travis Touchdown o Garcia Hotspur. Una ragazza solare e mai odiosa, costretta a celebrare un insolito e lunghissimo compleanno malmenando i morti viventi evocati da un geek dall’aspetto dark. Da semplice cheerleader a cacciatrice di zombi, passando per i cinque-più-uno Messaggeri delle Tenebre in grado di cogliere le atmosfere di Suda51 e tradurne in musica l’essenza (miscelando sapientemente colonne sonore punk, viking metal, psichedelica, funk e rock con la possibilità di creare la propria playlist personalizzata durante i livelli). Una rigida serie di mutilazioni truculente che passano per la costante ripetizione di situazioni e sequenze infarcite da Quick Time Event non eccessivamente invadenti, ma in grado di allietare il giocatore con trovate davvero spassose affinché la noia non possa mai insinuarsi e farla così da padrona. Infatti ogni memorabile scontro col boss di fine capitolo è una lunga traversata di corridoi rettilinei pavimentata dal sangue di cadaveri ambulanti che continuano imperterriti a urlare un insulto delirante dietro l’altro, alternandosi a sfide “alternative”. Si tratta di piccole variazioni ludiche che hanno l’aspetto di spassosi minigiochi, pane per i denti del videogiocatore smanettone, dalle riproposizioni arcade di classici senza tempo nel livello ambientato all’interno della gigantesca sala giochi Fulci passando per le competizioni sportive di baseball e basket a San Romero High School e terminando con i compagni di scuola superstiti da scortare e difendere, indispensabili alla visione del lieto fine.

Quattro zombi in padella

Il sistema di combattimento di Lollipop Chainsaw non vive del medesimo splatter che genera, ma se ne alimenta. Perché il gioco (tra)Suda il vermiglio fluido da ogni pixel, aggiungendo linfa vitale alla vena ironica del massacro assuefacente di morti viventi, senza mai decomporsi e scadere nell’esagerazione incontrollata. Il battagliare di Lollipop Chainsaw sarà pure lontano anni luce dalla fluidità del gameplay di Bayonetta, ma non risulta mai eccessivamente legnoso e banale nonostante il pessimo sistema di aggancio dei bersagli. Ciascun pulsante del joypad diviene l’assoluta star di furiosi e al contempo esaltanti pigia-pigia, concatenando combo (via via sbloccabili) di attacchi pon pon, cavalline e fendenti della motosega atti a padroneggiare un uso sapiente delle tecniche di stordimento e conseguente decapitazione. Ci si può divertire poco, è innegabile, dopo appena una giornata spesa a terminare la modalità principale… ma Lollipop Chainsaw si gioca bene il suo poco, perché richiede impegno e devozione per accumulare quante più medaglie d’oro e di platino possibili, superare i record in classifica e sbloccare ogni singolo extra (come bozzetti, brani, potenziamenti, mosse e costumi senza considerare le varianti della modalità classifica, comprensivi di attacchi a punti, al tempo e per medaglia) evitando al contempo di ritrovarsi bloccati in un angolino dello schermo a subire i colpi della moltitudine di nemici dagli schemi d’attacco variegati, alla mercé di quest’ultimi e senza la possibilità di continuare o interrompere, prima che sopraggiunga la simpatica schermata di game over.

Un gioco trito e ritrito

Lollipop Chainsaw è lungi dall’essere un perfetto capolavoro, ma è certamente un gioco sopra le righe, politicamente scorretto, ammiccante, caleidoscopico, ed a tratti ripetitivo. Eppure secondo il sottoscritto non merita altro che un giudizio parzialmente esaltato: o lo si ama o lo si odia. Non ci sono vie di mezzo per giustificare chi accoglie con diffidenza i videogiochi nipponici stilosi d’autore, così diversi da ogni altra produzione proveniente dalla terra del Sol Levante. È il momento di darci un taglio.

CI PIACE

Colonna sonora efficace ed appaganti
Lunghe battaglie contro i boss, epiche, coinvolgenti e sfiancanti
Innumerevoli citazioni e trovate esteticamente stilose

NON CI PIACE

Breve durata della modalità principale
Sistema di combattimento non eccelso e con qualche vistosa imperfezione

7.5Cyberludus.com
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