Siamo di nuovo qui. Di fronte a quello che sembra, solo alla superficiale apparenza, il nuovo tentativo di Capcom di fare uscire altri soldi dai nostri portafogli. A soli nove mesi dall’arrivo dell’episodio originale, sbarca con fervore ” Ultimate Marvel Vs. Capcom 3 “: a seguito di tante grida di scandalo, il nuovo aggiornamento della serie ‘Vs.’ ufficiale è pronto a soppiantare il suo fratello maggiore il quale ha scaldato, animato, ravvivato chi ha voluto continuare ad analizzarlo e viverlo nonostante tutti i suoi problemi e limiti, e che ha deluso chi, con l’occhio coperto, ha semplicemente deciso che se non c’è tecnica non c’è nulla e che gli errori non sono più concessi a chi crea, pur essendo umano. “Ultimate Marvel Vs. Capcom 3”, invece, pare voler portare più novità del previsto: non soltanto qualche ingrediente extra buttato nel marasma per fare numero, gretta quantità. I due mondi sono ancora in collisione, dobbiamo essere pronti a difenderli di nuovo!

Qualcosa per i desiderosi, qualcosa per gli attenti

Trattandosi di un aggiornamento, è necessario guardare a questo titolo analizzando, piano piano, tutte le sue novità, tutto quello che ha riesumato rovistando tra le varie cose che il suo predecessore aveva dimenticato. Dodici nuovi combattenti irrompono in un già vasto cast, portando il totale dei lottatori disponibili a cinquanta: siamo, quindi, quasi ai livelli di “Marvel Vs. Capcom 2” ma con una maggiore varietà di gioco su diversi fronti. I nuovi entrati di casa Capcom sono il mercenario Strider Hiryu, il poderoso esperimento Nemesis, il demonietto Firebrand, il freddo mezzo demone Vergil, il rude Frank West e il goffo avvocato Phoenix Wright. Dal versante Marvel, invece, troviamo il tenebroso Ghost Rider, il gagliardo Hawkeye, il grezzo Iron Fist, il guerriero spaziale Nova, il sapiente Doctor Strange e Rocket Racoon, procione letale dalla parlantina facile. Ognuno di questi personaggi possiede uno stile di lotta estremamente particolare tale da renderli non solo tra di loro ma anche rispetto ad ogni membro del cast originale: oltretutto, le loro fantasiose meccaniche di gioco coinvolgono aspetti ludici peculiari, come la ricerca di indizi di Phoenix Wright e l’avanzamento di livello di Frank West, che mai si sono trovati in altri picchiaduro, portando una ventata di gradita originalità. Otto nuovi scenari, tra cui, purtroppo, alcune ricolorazioni, si uniscono agli altrettanti otto originali, aumentando le possibilità di scelta e permettendo di portare le nostre battaglie su palchi sempre diversi. Sfortunatamente non è stata aggiunta nessuna modalità Storia, ma possiamo trovare diverse rifiniture nelle già presenti modalità Arcade, Missioni e Online, con un miglioramento minimo nella stabilità di quest’ultima, che ha visto integrata una nuova modalità Spettatore, e con una migliore gestione delle interfacce e dei menù per rendere l’esperienza generale più snella. L’unica vera modalità inedita, al momento, è la modalità ‘Galactus’: il giocatore può prendere il controllo del divoratore di mondi, giocando la sua battaglia per la Terra vestendo, questa volta, i panni del male; si tratta, ovviamente, di un piccolo riempitivo gustoso ma privo di una sua propria professionalità, con controllo decisamente legnosi come legnoso e imponente è colui che viene controllato. Come se non bastasse, la CPU sembra non voler reagire agli attacchi di Galactus, restando per grandissima parte del tempo ferma a subire tutti i tremendi colpi dispensati dai guantoni viola del malvagio distruttore. L’odore di vecchio e stantio, tuttavia, è spazzato via da una felice notizia: Capcom ha annunciato che sarà resa presto disponibile gratuitamente una modalità completamente nuova dal nome “Eroi contro Araldi”; si tratta di una sorta di Arcade modificato dove il giocatore potrà prendere parti a degli scontri tre contro tre con un regolamento sui generis, deciso da un numero di carte collezionabili che andranno a infarcire le squadre in gioco di alcune temporanee abilità curiose come invulnerabilità ai proiettili, super armatura continua, maggiore velocità di movimento e possibilità di utilizzare il ‘parry’, una strategia difensiva tanto amata dai giocatori esperti di “Street Fighter III – Third Strike” che permette al combattente di difendersi da una serie di attacchi continui senza subire il minimo danno grazie a una pressione accorta di alcuni tasti. Un aggiunta gustosa che arriverà, si spera, ad ingrandire questo maestoso calderone in tempi brevi.

La profondità della minuziaUltimate Marvel Vs. Capcom 3 ” è saturo di modifiche che faranno la gioia dei giocatori più esperti dell’episodio originale, gli unici che hanno voluto godere della sua celata profondità e che si potranno accorgere di quanto queste novità apparentemente innocue riescano a riscrivere strategie su strategie, costringendo a un nuovo, appagante sforzo di addestramento per equilibri perduti e insperati. Innanzitutto, il meccanismo dell’X-Factor diventa attivabile durante un salto: questo permetterà al lottatore di cancellare una mossa avventata per poi continuare con una nuova stringa di combo letali o di inanellare alcuni duri colpi uno dietro l’altro anche in volo, dove prima non era possibile. In aggiunta a questo, la spinta orizzontale delle combo aeree sottrarrà al nemico una intera tacca alla sua barra delle Hyper Combo, portandolo a una maggiore attenzione agli aerial counter sia sul versante offensivo che difensivo, per evitare di diventare vittima di distrazioni e spavalderia; il tutto visto e considerato che la barra delle Hyper Combo si carica con una velocità minore del 10%. Alcune Hyper Combo ora, inoltre, possono essere potenziate premendo a raffica i tasti del prorpio gamepad durante la loro esecuzione o roteando lo stick analogico. E’ stata completamente rimossa la possibilità di pararsi durante gli scatti aerei: molti personaggi ora, se usati con poca accortezza, rischiano di restare inermi di fronte ad alcuni attacchi tremendi solo per un abuso delle loro movenze volanti, siano esse lente o veloci. A queste modifiche generali vanno aggiunte delle modifiche specifiche per ognuno dei primi trentotto personaggi: aumenti o diminuzioni di energia vitale, nuovi rimbalzi, atterramenti, reazioni, stordimenti e varie altre conseguenze per combo e colpi, nuove mosse segrete e Hyper Combo e tanti, tanti altri elementi che contribuiscono a eliminare combo impossibili da neutralizzare e fastidiose combinazioni infinite, che non lasciavano nessuna speranza di salvezza per chi ne fosse vittima. Ora sta tutto nell’abilità dei giocatori: è possibile che ci sia ancora qualche problema, ma le scuse sono davvero poche. Per quanto riguarda l’aspetto tecnico, oltre al lievissimo miglioramento della stabilità del gioco online, ritroviamo lo stesso grandioso stile artistico che ha reso celebre “Marvel Vs. Capcom 3”: tra temi musicali ricomposti, musiche dalla grande carica, sia adrenalinica che nostalgica, luci e colori assortiti in una meravigliosa confusione cromatica, i nostri occhi e le nostre sinapsi si perdono, mostrandoci di nuovo uno spettacolo più che sorprendente. Difficilmente, in futuro, troveremo una simile sintesi in altri picchiaduro.

Riflessioni: non dimentichiamo il viaggio

“Ultimate Marvel Vs. Capcom 3”. Perché vale la pena di tornarci sopra? Perché vale di nuovo la pena di vedere dei combattenti messi insieme apparentemente alla rinfusa, creando un universo fracassone che nulla ha a che fare con il tecnicismo di un “Super Street Fighter IV” o di qualsiasi altro esponente ‘più serio’ del genere picchiaduro? La risposta è da leggersi nel suo stesso concetto: crossover. Pensiamoci. Pensiamo a noi da ragazzini, a chiederci ogni volta chi poteva essere il più forte tra due personaggi appartenenti a mondi distinti, paralleli, fin troppo distanti perché si potessero mai anche solo pensare insieme, improbabilmente perpendicolari. Pensiamo alla sensazione di rivedere quei ‘volti’ oggi, rinati, vestiti di nuovo, inseriti con cura in un contesto di grande pregio, pronti a rispondere alle nostre domande, a reagire ai nostri movimenti, alle nostre dita, che sono cresciute, insieme a noi. Ma non cambia, nulla cambia! E mentre rincontriamo Ryu tornano alla mente le monetine spese su “Street Fighter II”, vedendo Zero ripensiamo alla frustrazione di quel “Mega Man X” troppo difficile per esse completato, osservando Spider-Man saltare in giro ricordiamo i nostri vecchi fumetti, ormai ingialliti, ma che ci hanno accompagnato, con tanto di sogni e speranze, per tantissimo tempo. E incontriamo anche tante facce nuove, e subito, se siamo davvero onesti con noi stessi, non ci accontenteremo più della superficie: vorremmo sapere più anche di loro. E di nuovo a leggere, a giocare, a informarsi, a capire chi diavolo è questo Iron Fist, come fa un procione a parlare con un forte accento inglese, del perché Deadpool ride (invece di piangere, ma lui, del resto, è un folle) di un raggio laser cinematograficamente non suo, di come fa un avvocato a metterti alle strette starnutendo o comportandosi in maniera seria e stupida assieme. E’ un processo di affezione, una sineddoche identitaria che ci fa partire da una piccola parte, da una riproposizione come lottatore, per arrivare a un tutto, una conoscenza piena, meno limitata. E vivere al meglio la nostra cultura, la nostra passione ludica, diventando sordi alle urla di chi vuole crocifiggere qualcuno solo perché non gli sta dando quello che desidera, giusto o (spesso) sbagliato che possa essere. Ricordandoci che, forse, converrebbe farsi riprendere da quella stessa passione, con il travolgimento dell’animo che ci debilitava positivamente, ci emozionava quando eravamo ragazzi. Torniamo a giocare. Torniamo a scoprire, a domandare, a chiedere, a volere di più da quelle facce che noi sappiamo non essere solo combattenti, lucenti lottatori pronti ad obbedire ad ogni nostro ordine. Torniamo a vivere il videogioco oltre al suo essere tale. Lo abbiamo sempre fatto. Perché vogliamo perdere questa spinta essenziale?

Conclusioni

Ultimate Marvel Vs. Capcom 3 ” è un aggiornamento strano. E’ un titolo che resta grandioso, sotto quasi tutti i suoi punti di vista, ma che nasce anche per sopperire alle obiettive limitazioni del suo predecessore, regalando a chi lo ha spolpato e ne ha tratto tutta la vita possibile un insieme di regole rifinito, più equilibrato e onesto, e tanti nuovi personaggi con i quali sperimentarlo. Tutti coloro che hanno mancato l’appuntamento con “Fate Of Two Worlds” dovrebbero guardare a questo “Ultimate” come a un’occasione più unica che rara, un esplosione di tecnica, esecuzioni e strategie, il tutto velato da una patina fasulla di superficialità e furia, sottile come carta velina e pronta ad essere spazzata via dopo pochissimi minuti. Il fascino innegabile di questo crossover scalda il cuore, è un ritorno al passato che, di nuovo, guarda al futuro, senza lasciare (quasi) nessuno indietro. Manca ancora un po’ di blu, purtroppo. Ma non bisogna farsi fermare da una cromia indebolita, da un’assenza ingiustificata, un timore che insospettisce: bisogna andare avanti, prendere quel tantissimo che c’è come una nuova opportunità di divertimento, di approfondimento, di crescita. Chi arriverà in cima? Noi, abitanti del nostro mondo, siamo i responsabili della salvezza di due intere dimensioni. Cerchiamo di essere, di nuovo, degni di questo ruolo. Sappiamo già che ne vale la pena.

CI PIACE

Un corposo cast di 50 personaggi!
\nPuò piacere sia ai giocatori semplici che, se lo desiderano, anche a quelli più tecnici
\nLa sua superficialità è solo un’apparenza
\nPieno di citazioni, richiami, recuperi divertenti e commoventi
\nPrezzo di partenza ribassato

NON CI PIACE

Online ancora da limare
\nSi sente ancora la nostalgia di un po’ di blu

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