Questione di sopravvivenza

Quindici anni e non sentirli: il segreto dell’eterna giovinezza di una delle icone più sacre di tutti i tempi, risiede nella consapevolezza che di Lady Lara Croft il pubblico non ne ha mai abbastanza. Era 1996 quando Eidos e Core Design presentarono la prima avventura della allora spigolosa ma ugualmente sexy archeologa avventuriera. Rischio, determinazione e sfacciataggine erano le qualità di quella che diventò ben presto l’eroina più amata di tutti i tempi. Ma anche la sempreverde saga di Crystal Dynamics è costretta a tenersi al passo con i tempi che corrono, dove il pubblico è sempre più esigente, le console sempre più potenti e dove le nuove idee sono fondamentali per attirare l’attenzione dei videogiocatori che preferiscono più essere sorpresi che incantati dallo spirito dell’avventura e della scoperta. Queste sono le premesse che hanno portato gli sviluppatori a riconsiderare per filo e per segno l’intera serie: si torna indietro, nel passato, ma attraverso una prospettiva completamente diversa, per certi versi estranea al nostro modo di concepire Lara e la serie stessa. Signore e signori vi presentiamo Tomb Raider , vero e proprio riavvio della serie, prodotto da Square-Enix e in arrivo per Pc, Ps3 e Xbox 360 a fine 2012. Vi consigliamo di mettere da parte le pistole e la battuta pronta prima di leggere: prima dell’avventura bisogna fare i conti con il nostro istinto di sopravvivenza.

E’ quello che facciamo che è straordinario, non quello che siamo

Con questa celebre ed avvincente perla si saggezza, si apre il primo trailer ufficiale mostrato all’E3 2011: il pregevole video realizzato in CG ha fatto il giro del mondo per la bellezza del montaggio.

La nostra storia racconta di una giovanissima Lara Croft appena ventenne e fresca di college a bordo di una nave nel bel mezzo di una tempesta. La prima cosa che appare evidente da filmato è la consapevolezza di trovarsi di fronte ad una protagonista indifesa, debole e soprattutto inesperta, lontana dalle certezze e dall’autocontrollo che tanto abbiamo amato per quindici anni. Il processo di umanizzazione realizzato per la “nuova” protagonista appare radicale e lampante nei pochi attimi che fanno da preludio alla storia: la nave si schianta contro gli scogli spaccandosi letteralmente in due e imbarcando acqua rapidamente. Lara è nel panico totale ma cerca disperatamente di scappare prima di morire annegata. Soccorsa e salva per miracolo, si lancia da una parte all’altra della nave, un salto che fino a qualche anno fa per il giocatore sarebbe stato uno scherzo. Ma Lara questa volta non ce la fa: precipita nel profondo dell’oceano per risvegliarsi dolorante e sanguinante tra i relitti di imponenti velieri e al centro la nave che poco prima la ospitava, adesso divenuto un macabro monumento in ricordo alla tragedia appena verificatasi. Niente armi, nessuna esperienza sul campo, nessuna certezza, apparentemente nessun aiuto: Lara Croft per la prima volta nella sua vita è sola, ferita e disperata e può solo contare su se stessa. Questa è l’essenza stessa del reboot della serie: le origini di Lara Croft, narrate attraverso i tragici eventi che la porteranno ad essere la temprata ed eroica protagonista a tutti noi familiare. E non c’è niente di meglio che una misteriosa isola selvaggia, che nasconde molto più di quanto possa sembrare: ambienti inospitali, belve feroci, difficoltà nel procurarsi cibo e acqua ed una popolazione indigena poco rassicurante e dedita a rituali a base di sacrifici umani. Se c’è una cosa che nella serie non ci ha mai deluso, quella è stata senza dubbio la storia: di conseguenza ci auguriamo anche per questo nuovo capitolo una trama ben costruita e ricca di colpi di scena, ma soprattutto una sceneggiatura credibile e incentrata sulla profondità del personaggio della protagonista e sul modo di rapportarsi agli eventi che le hanno sconvolto la vita.

Cartoline imbrattate di sangue

Nonostante manchi più di un anno all’arrivo del titolo sugli scaffali del negozi, il prodotto vanta già un comparto tecnico ragguardevole. La giovane Lara abbonda di poligoni con mai prima d’ora e i dettagli impressi sul modello poligonale sono innumerevoli: anzitutto saltano subito all’occhio le diverse animazioni facciali, che riproducono espressioni realistiche e sempre diverse tra loro. Lara sarà spesso dolorante, imbronciata, in lacrime, arrabbiata e soprattutto terrorizzata. Sentimenti che saranno immortalati in maniera impeccabile e convincente. Anche l’effetto sporco e del bagnato saranno pompati a dovere a tal punto da rasentare il fotorealismo. Ma se c’è un effetto che abbonderà spesso quello sarà il sangue: la violenza visiva che aleggia su questa produzione è più che palpabile attraverso le ferite della protagonista. A volte si tratterà di semplici graffi o tagli ma altre volte sembrerà di trovarsi nel bel mezzo di un film horror, dove la protagonista rischierà spesso di morire dissanguata e dove la visione dell’ambiente diventerà scura e distorta e la telecamera traballante simulerà perfettamente la perdita dell’equilibrio. Abbiamo notato qualche piccola “scattosità” nelle animazioni durante i salti e le arrampicate ma stiamo parlando di una fase di gioco ancora work in progress e che sarà soggetta a diverse correzioni. La scenografia ci ha letteralmente spiazzati: abituati com’eravamo a rovine greche e romane e ai fondali marini, non è stato facile rimanere composti nel bel mezzo di una caverna tappezzata di ossa umane, decorata con cadaveri appesi a testa in giù o sventrati e messi in bella mostra sulle pareti. La scelta di rendere questa avventura violenta e cruda, sia dal punto di vista visivo che da quello psicologico, appare decisamente evidente e prevediamo un PEGI 18+ ad occhi chiusi. Ma grotte e passaggi sotterranei saranno solo l’inizio: fuori dall’oscurità ci attendono foreste lussureggianti e selvagge, spiagge davanti al mare aperto, montagne rocciose e tanto altro ancora. Il gioco si svolgerà esclusivamente su un’isola misteriosa a largo delle coste giapponesi, ma gli sviluppatori ci assicurano che ci imbatteremo in diversi ambienti diversificati e assediati dagli agenti atmosferici, che renderanno gli scenari sempre diversi e altrettanto affascinanti. La grotta mostrata alla conferenza Microsoft pullulava di dettagli e spiccavano in particolare gli effetti dell’acqua e del fuoco. Il nuovo motore grafico sembrerebbe svolgere bene il suo lavoro e non osiamo immaginare i risultati del prodotto finale.

La colonna sonora è stata sempre un biglietto da visita per la serie: scommettiamo tranquillamente che il titolo vanterà musiche indimenticabili ed effetti sonori realistici e di sicuro impatto emotivo. Una menzione d’onore va fatta al talento della doppiatrice inglese di Lara Croft che, nei pochi minuti del trailer e durante la dimostrazione, ha spiazzato il pubblico grazie ad un’interpretazione da Oscar, tra urla, disperazione e momenti di drammaticità unici. Ci auguriamo un lavoro analogo per il doppiaggio in italiano. Non sappiamo ancora se sarà l’eccezionale Elda Olivieri a prestare la voce alla bella Lara ancora una volta.

Istinto primordiale** **

Che Tomb Raider sarebbe stato qualcosa di completamente diverso da quanto visto e giocato fino ad oggi ce lo avevano lasciato intendere; ma è stato l’E3 2011 a illuminare il pubblico attraverso una dimostrazione pratica di circa 30 minuti in compagnia delle nuove meccaniche di gioco. La giovane Lara si risveglia a testa in giù avvolta in una sorta di bozzolo, appesa al soffitto di una caverna illuminata da candele e pregna di sangue ovunque. Dopo lo shock iniziale, la protagonista si fa coraggio e inizia a spintonarsi: proprio qui appaiono su schermo i tasti che il giocatore deve premere. Nonostante il bozzolo prenda fuoco, rischiando di far morire Lara tra le fiamme, una provvidenziale caduta salva la nostra eroina dalle fiamme, ma non dall’impatto a terra, dove un pezzo di legno le trafigge il fianco. E’ compito del giocatore aiutarla ad estrarre l’oggetto dalla carne. Il passaggio da action/adventure a adventure/survival horror è incontrovertibile. Niente armi, niente strumenti super tecnologici e niente auricolare per tenersi in contatto con la sua squadra. La solo cosa che possiamo fare è bendarci le ferite e trovare un torcia. L’oscurità e la telecamera, che segue ogni movimento di Lara da dietro le spalle come se fosse la protagonista di un horror movie , rendono i primi passi di gioco assolutamente inquietanti e ansiogeni e davvero poco “Tomb Raider”. Lara si muove a fatica a causa del dolore della ferita; riesce tuttavia a svolgere azioni contestuali (nelle quali bisognerà solo premere i tasti impressi su schermo), come accendere il fuoco, piegarsi per strisciare lungo i cunicoli e infilarsi a stento tra le crepe delle pareti rocciose. E dopo il fuoco e il terreno è adesso l’acqua la nostra nemica: il condotto per proseguire è completamente allagato e siamo costretti a nuotare con l’acqua all’altezza del naso, con la telecamera che ci osserva da diverse angolazioni per immortalare lo stato d’animo della sventurata giovane. Ed ecco che veniamo braccati da un losco individuo: le quick time event avranno un ruolo cruciale, rendendo Tomb Raider parecchio simile a Heavy Rain. Una mossa sbagliata, una scelta anziché un’altra e gli eventi prenderanno pieghe diverse. Come in questo caso; digitate la sequenza di tasti su schermo e potrete proseguire, non fatelo e verrete accoltellati a morte. Prendiamo familiarità con “l’istinto di sopravvivenza”, che ci permetterà di entrare in una particolare modalità visiva per risolvere ad esempio un enigma o per capire cosa bisogna proseguire nel caso ci perdessimo o non sapessimo cosa fare. Risolvendo un semplice enigma ambientale, notiamo un ottimo utilizzo della fisica. Notiamo anche le prime azioni “platform” di Lara tra salti, corse disperate e arrampicate, volutamente meno acrobatiche ma ugualmente naturali ed immediate. Nella demo non erano presenti armi di alcun tipo, ma sappiamo per certo che Lara nel corso dell’avventura maneggerà un arco, coltelli, qualche arma da fuoco di fortuna e soprattutto la piccozza, fondamentale non solo per difendersi ma anche e soprattutto per scalare le montagne; proprio le scalate, assicurano i programmatori, vanteranno diversi modi per essere affrontate (ma non ci hanno spiegato come). Altre novità che non abbiamo potuto ammirare né testare con mano riguardano il sistema di power-up (“survival skills”), che farà accumulare esperienza a Lara, rendendola sempre più forte, la possibilità di medicare e di automedicarsi e infine quella di combinare oggetti tra loro.

Ma il cambio di rotta più evidente riguarda la natura open world del titolo, che ci consentirà di esplorare liberamente l’isola, o a piedi o tramite “punti di trasporto” tra un’area e l’altra. Molto probabilmente avremo la possibilità di compiere missioni secondarie come nei più classici sandbox . Sparsi per il gioco ci saranno dei campi- base, utilissimi per fare il punto della situazione e per il rifornimento di provviste, dato che sia l’acqua che il cibo saranno essenziali per la nostra sopravvivenza. Le nostre informazioni si fermano qui, in attesa di altre dimostrazioni pratiche e rivelazioni da parte degli sviluppatori.

Conclusioni

Le intenzioni di Crystal Dynamics sono innegabili quanto onorevoli: offrire al suo pubblico una nuova Lara Croft e un nuovo Tomb Raider, completamente rivisitati e resi più credibili e realistici possibile. Il velo di mistero su questa produzione è stato finalmente sollevato all’E3 2011, spaccando la critica in due: se da un lato la nuova natura fragile di Lara, il passaggio dal genere adventure ad uno più vicino al survival horror e alle avventure grafiche, potrebbe catapultare il giocatore in una avventura unica, cinematografica e coinvolgente, dall’altro i troppi cambiamenti al brand potrebbero deludere non poco i fan più accaniti dell’archeologa più celebre di tutti i tempi. Già una volta la serie ha tentato di svecchiarsi optando per una strada più dark e meno avventurosa e ancora oggi il fallimento di “Angel of Darkness” riecheggia dal dimenticatoio del giochi che hanno osato troppo dimenticando la loro essenza e la loro stessa natura.

Tuttavia è indiscutibile il fatto che Crystal Dynamics abbia salvato e rinvigorito la serie Eidos dal 2006 facendola rinascere dalle proprie ceneri. E questo è un dato di fatto più che valido per sperare in un nuovo capitolo degno del nome che porta, un nome che ha fatto dell’avventura e della scoperta i suoi pilastri più inossidabili e che oggi come allora dovrebbero continuare a rimanere ben saldi nonostante i cambiamenti.

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