La regola dei tie-in

Non c’è scampo: quando si tratta di videogiochi su licenza cinematografica il fallimento è sempre dietro l’angolo. I tie- in rappresentano la più grossa e letale piaga dell’universo videoludico, concepiti, sviluppati e prodotti soli per racimolare qualcosa dal successo delle pellicole cinematografiche. Il colpevole di turno è questa volta Thor: Dio del Tuono , ispirato al Thor di Kenneth Branagh, recentemente uscito in tutte le sale del mondo. Il gioco è sviluppato da Liquid Entertainment ed è prodotto da Halifax . Vi diciamo subito che il titolo delude su tutta la linea ma è doveroso spiegarvene le ragioni attraverso questa recensione sulla versione Playstation 3. Impugnate dunque martello e pazienza per affrontare le minacce che attanagliano Asgard, ma soprattutto questa produzione.

Allenamento pericoloso

La storia non ripercorre le vicende immortalate al cinema, ma funge da vero e proprio prequel degli eventi che porteranno Thor sulla Terra. Niente Jane Foster e scontri per la salvezza dell’umanità dunque. La trama racconta infatti le avventure del protagonista e della intrepida Sif che, durante, un addestramento tra le cime del regno di Asgard, vengono sorpresi e braccati da orde di giganti di ghiaccio abitanti di Jotunheim. Dopo un fatale colpo di scena che non vi sveleremo per non spoilerare troppo, Thor scatenerà tutta la sua ira e la sua vendetta contro i giganti, in particolare sul re Laufey e spinto dal fratello Loki disubbidirà al padre Odino, recandosi nel regno dei Giganti di Ghiaccio, assetato di distruzione. La gita a Jotunheim sarà solo l’inizio: il protagonista esplorerà infatti i nove regni dell’universo.

La sceneggiatura è curata da Matt “Fraction” Fritchman, pluripremiato writer presso Marvel; eppure il biglietto da visita non regge, a causa di intrecci narrativi troppo scontati e soprattutto a causa di una pessima recitazione degli attori, priva di mordente e coinvolgimento.

Tecnica di ghiaccio

Tecnicamente Thor si rivela deludente sin dalle prime fasi di gioco. Fatta eccezione per la modellazione poligonale dei personaggi, discretamente dettagliati e molto simili alle rispettive controparti reali, il comparto grafico si attesta su livelli decisamente mediocri. Animazioni legnose e ripetitive, per non parlare di quelle labiali, assolutamente approssimative. Gli scenari vantano pochi poligoni e texture decisamente sottotono. Gli effetti speciali, come quelli derivati dalle armi divine, non sembrano nemmeno di terza generazione, risultando di conseguenza imbarazzanti. La povertà visiva si miscela perfettamente allo strampalato lavoro sul sonoro: il doppiaggio in italiano passa da momenti di immersione perfetta a improvvisi picchi di mediocrità e di pessima interpretazione, troppo meccanica e poco coinvolgente. Le musiche risultano ripetitive e il più delle volte coprono il doppiaggio, rendendo incomprensibile alcuni dialoghi cruciali della storia. Povero e frettoloso sono le due qualità che più si addicono al lavoro svolto per questa produzione.

Il Dio della Confusione

Il titolo che più si avvicina alle meccaniche ** button mashing di Thor è sicuramente God of War: combattimenti a iosa, attacchi leggeri e pesanti e quick time event per finire i nemici e/o per abbatterne i punti deboli. Ciò che li distingue è naturalmente la qualità, che nel caso di del nostro Dio dei Fulmini non passerà certo alla storia.

Il protagonista sfrutta come arma Mjollnir, il leggendario martello, con il quale può effettuare attacchi leggeri, pesanti, diverse combo letali contro i nostri nemici, sfruttarne le capacità di difesa come se fosse uno scudo o addirittura lanciarlo come se fosse un boomerang. Non manca il tasto presa, attraverso il quale si potranno afferrare i nemici (una volta storditi) per poi finirli con diversi attacchi. Fulmine, Vento e Tuono sono i tre poteri che il martello può sprigionare per rendere gli attacchi ancora più devastanti e non poteva cerco mancare la scivolata che può essere effettuata sia in volo che da terra. Abilità e poteri potranno essere acquistati e/o potenziati attraverso un sorprendentemente eccelso sistema di upgrade richiamabile dal menù.

Se tutto questo indurrebbe a pensare ad una piacevole alternativa al capolavoro di Santa Monica Studios, in realtà la ripetitività di fondo nel combattere senza sosta orde di nemici tutti uguali tra loro privi di una IA degna di nota, scoraggerebbe anche il più paziente e meno pignolo dei videogicoatori. Alla monotonia si aggiunge l’infame telecamera fissa, che rende non solo le battaglie ma anche e soprattutto le fasi platform caotiche e a tratti snervanti. Può capitare ad esempio che oggetti e piattaforme dello scenario vengano nascosti di tanto in tanto dai problemi delle inquadrature, bloccando il giocatore per diversi minuti, ignaro sul da farsi.

Le circa otto ore di gioco si concludono con pochissimi extra, quali la possibilità di scegliere colori nuovi per i poteri del martello o lo sblocco di costumi alternativi. Nulla di più.

Conclusioni

Thor: Dio del Tuono è un titolo destinato a cadere inesorabilmente nelle profondità del mare magnum dei tie-in : trama inedita ma senza mordente, comparto tecnico a tratti imbarazzante, gameplay riciclato e collaudato in maniera troppo frettolosa e approssimativa, rigiocabilità praticamente inutile. Il gioco potrebbe forse attirare l’attenzione degli amanti del film che sono disposti a tutto pur di vivere le gesta del Dio del Tuono anche su console;  ma in questo caso più che dei fulmini occorrono gargantuesche dosi di pazienza. 

CI PIACE

Modellazione dei personaggi
Qualche colpo di scena interessante nella trama..

NON CI PIACE

..ma che alla fine si rivela priva di coinvolgimento
Comparto tecnico sotto la media
Problemi di telecamera, difetti e bugs di varia natura
Gameplay caotico e ripetitivo

4.5Cyberludus.com
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