Alla fine Blizzard ce l’ha fatta. Ci aveva lanciato l’osso un po’ troppo lontano, tenendoci debitamente impegnati con il suo World of Warcraft, miniera d’oro indiscutibilmente insuperabile. In fondo, si è anche cullata sugli allori per un bel po’. Di acqua sotto ai ponti n’è passata, non c’è che dire: se 12 anni sono già tanti in una vita intera, lo sono ancor di più per il giovane e mutevole mondo dei videogiochi. L’evoluzione è stata repentina e, a dirla tutta, nemmeno tanto indolore: abbiamo visto svanirci tra le mani gli HUD di qualunque gioco, dagli sparatutto alle avventure grafiche, e abbiamo dovuto abituarci a sistemi di controllo del tutto nuovi e – talvolta – anche un po’ scomodi, come l’incombente rilevatore di movimenti di Natal, o il comando vocale di Endwar. Insomma, nel giro di una decina d’anni, il mondo di noi Peter Pan dell’era videoludica si è totalmente trasfigurato.

Eppure, dalle parti di Blizzard, sembra proprio che il tempo non sia passato. A detta loro, nulla è cambiato dai cari bei vecchi tempi in cui Jim Raynor sterminava gli Zerg districandosi diplomaticamente tra Terran e Protoss. Starcraft è proprio come l’avevamo lasciato quando eravamo soltanto dei bambinetti, quasi come se quella vecchia e polverosa custodia avesse subito un lento e graduale processo di stagionatura, invecchiando come una bottiglia di buon vino. Certo, la grafica è tutta nuova; Battle.net non è più una semplice community di appassionati, ma una vera e propria ‘oasi videoludica’ al servizio di milioni di giocatori; gli stessi metodi di narrazione sono mutati radicalmente, così come i dialoghi, i personaggi, le ambientazioni. Ma – e questo è un ma irrinunciabile – a dispetto di tutto ciò, Starcraft II vi restituirà le stesse, medesime emozioni che avevate provato anzitempo giocando al suo predecessore, buone o cattive che esse fossero state; se, al contrario, non avevate mai provato il penultimo e leggendario RTS di Blizzard, vedrete in questo nuovo e accattivante prodotto una sorpresa assolutamente incredibile, degna dell’appeal trascinante di un World of Warcraft e forte di raffinatezze che solo e soltanto i diciannove (sì, lo scriviamo per intero) anni di carriera di Blizzard avrebbero potuto regalarci.

Ritorno al futuro

Giusto qualche articolo fa, nella recensione del tiepido Drakensang: The River of Time, parlavamo della sottile differenza che intercorre tra ‘classico’ e ‘obsoleto’. Ecco, non ci piace giudicare i prodotti in modo indiscutibile, ma è inevitabile che alla base di ogni critica vi sia un’opinione soggettiva. Dunque, senza anteporre alcuna soluzione di continuità alle nostre opinioni, se l’ultimo gioco di ruolo di Radon Labs è stato un perfetto esempio di ‘obsoleto’, Starcraft II , altrettanto, è la perfetta apoteosi di ‘classico’ – videoludicamente parlando -, per lo meno secondo la ‘blizzardiana’ concezione del termine.

In effetti, ciò a cui siamo stati abituati in questi anni, ciò che è comunemente ormai definito ‘canonico’, si discosta non poco da ciò che invece la colossale casa di sviluppo californiana ci offriva a suo tempo con i vari Warcraft e Starcraft. Parliamo di due (o forse tre?) generazioni ludiche fa, di metodi di design caduti ormai (giustamente) in disuso, sostituiti da altri più o meno confortevoli. Del resto, una gestione delle unità ‘soldato per soldato’ – quella di cui si fregia Starcraft II , in modo encomiabile – che raggiungesse per lo meno i livelli minimi di decenza non la si vedeva dai tempi di Dragonshard, titolo marchiato Atari pubblicato nel 2005.

Nonostante ciò, così come accennavamo nel cappello, persino a fronte di meccanismi di gioco (come voi stessi noterete se vorrete leggerci fino alla fine) ormai ‘superati’, Starcraft II raggiunge le stesse vette di eccellenza grazie alle quali fu lodato dodici anni fa. Si potrebbe dire, in effetti, che Blizzard, anziché adeguarsi alle tendenze del momento, abbia preferito di gran lunga far sì che fossero le tendenze stesse ad adeguarsi ad essa. E ci riesce maledettamente bene. Tutto funziona alla perfezione, non c’è stato bisogno di apportare alcuna modifica al buon vecchio Starcraft. L’interfaccia, salvo licenze estetiche, è la stessa di dodici anni fa. La telecamera è posta nella stessa posizione, alla stessa altezza, inclinata alla stessa maniera; il 3D permette ovviamente di ruotarla, o di zoomare, ma noi non ne abbiamo sentito alcun bisogno e quella stessa visuale isometrica ‘tanto superata’ ci ha accompagnati dall’inizio alla fine del gioco senza incertezze né eccezioni. I controlli stessi, che nella stragrande maggioranza degli strategici moderni si vantano di pause tattiche, macro e quant’altro, in Starcraft II sono ridotti ai minimi pratici e si discostano da quelli di Starcraft solo per la reattività. Le mappe stesse, così come un tempo, sono sviluppate su più livelli, ad ‘altopiani’, persino prive di quel realismo etnografico adottato da giochi blasonati come Total War o Company of Heroes.

Qualcuno potrebbe storcere il naso, ma molti di più non si stupiranno leggendo che l’ultimo diamante partorito da Blizzard appare come quanto di più moderno e innovativo si sia mai visto sui nostri schermi. Nessun giocatore che si rispetti può sottrarsi alla nostalgia, e noi di Cyberludus non siamo da meno, ma è pur vero che tutto funziona alla perfezione: perché cambiare qualcosa che è già perfetto?

Squadra che vince non si cambia

Sono tante – a detta di qualcuno troppe – le caratteristiche che identificano Wings of Liberty a pieno nel suo predecessore, lasciando che un occhio superficiale possa vedere il secondo capitolo della rinomata saga Blizzard un clone di sé stesso. Nulla di più sbagliato: ciò che è stato tenuto invariato, ciò che è stato soltanto sensibilmente perfezionato, non è altri che lo ‘scheletro’, il seme di partenza dal quale è fiorito Starcraft II.

Gli sviluppatori hanno prestato oltremodo attenzione a quell’immensa mole di fan che non avrebbe mai tollerato inutili inversioni di marcia; piuttosto, le energie sono state focalizzate tutte su quegli aspetti che da sempre hanno reso il marchio ‘Blizzard’ una garanzia di qualità, tralasciando invece quelli che, tutto sommato, poco avrebbero influenzato il prodotto finale. Perché sprecare tempo ed energie ad ideare un nuovo regolamento, una nuova interfaccia e quant’altro, se questi funzionavano egregiamente? Molto più intelligente invece, a detta dei nostri amici californiani, concentrarsi sul game design, la trama, le situazioni da affrontare, il bilanciamento: tutte quelle cose che, alla resa dei conti, hanno fatto innamorare milioni di utenti di Diablo, la serie di Warcraft o, ovviamente, quella di Starcraft.

Non è un caso quindi, che fin dall’inserimento del disco di gioco nel lettore, Wings of Liberty si presenti per quello che è, ovvero come un gioco sulle cui spalle grava un background (ludico e narrativo) tanto leggendario quanto schiacciante da portare. Ecco perché, fin dall’istallazione, una lunga serie di illustrazioni, accompagnate da una voce narrante e da una traccia musicale, ci riassume brevemente gli eventi narrati in Brood War (l’espansione di Starcraft), mostrandoci cosa è accaduto nei quattro anni (per noi dodici!) che separano l’ultima fatica di Blizzard dal proprio predecessore.

A Zerg, a Shotgun and You

La bella Kerrigan , ormai a capo degli Zerg (potente razza aliena decisa a sterminare la razza terrestre), è scomparsa nel nulla da quasi un lustro, e nessuno sembra preoccuparsene più; il settore Koprulu era nelle sue mani, eppure lei si è ritirata. Sembra che l’unico a non averlo dimenticato sia Jim Raynor, ora etichettato come terrorista e nemico pubblico numero uno da colui che, una volta, era il suo più grande amico ed alleato: Arcturus Mengsk . Questi, assunto il comando dell’intero settore stellare – riunendone i pianeti sotto il vessillo rosso di una fazione chiamata ‘Dominio’ – si è fatto promotore di una campagna espansionistica, agevolata da un governo assolutista e repressivo. Contemporaneamente i Protoss (una enigmatica razza aliena mossa da motivazioni misteriose), indeboliti dalla guerra, si sono ritirati su Shakuras, antico pianeta un tempo abitato da fanatici religiosi chiamati Dark Templars. Il buon vecchio Raynor (a capo della fazione ribelle dei ‘Randagi’), dal canto suo, si ritroverà coinvolto in una serie di eventi che lo porteranno a riacquistare fama, risorse e potere sufficienti per combattere il Dominio e debellare l’incombente minaccia Zerg che grava sulla galassia.

Fin dalle prime fasi di gioco, a dire il vero, si evince quanto la trama sia uno dei punti cardine dell’intero prodotto targato Blizzard. Le vicende vengono narrate senza intaccare i ritmi del gioco, attraverso sequenze filmate – realizzate con lo stesso motore di gioco – che intervallano i livelli. Il modo in cui Blizzard ha deciso di raccontare la propria storia ci ha piacevolmente colpito, adottando un taglio decisamente ‘cinematografico’ per le cinematiche di gioco. Non parliamo solo delle animazioni facciali dei personaggi – che determineranno nuovi standard per il genere – o del doppiaggio – ottimo anche in italiano – ma anche e soprattutto di una cura per il dettaglio e un amore per i particolari – sia nelle scenografie che nelle battute – praticamente alieni per il mondo degli RTS: Starcraft II vanta una regia e una direzione degne di encomio, alla stregua di un gioco di ruolo di ottima fattura.

Blizzard ha saputo confezionare un racconto dai ritmi serrati, incalzanti, che aumenta di prepotenza di pari passo alla curiosità del giocatore. Le missioni hanno una struttura tanto episodica quanto continua, e la possibilità di completarle in un ordine non prestabilito fa sì che ciascuna di esse riveli ‘un tassello del puzzle’ destinato a delineare sempre più e sempre meglio le vicende che fanno da sfondo ad una saga che – ne siamo certi – un giorno sarà per i nostri amati PC ciò che Star Wars è stato per il cinema.

Il mondo è bello perché è vario

Ma non vi abbiamo ancora parlato del gioco in se e per sé. Il gameplay di Starcraft II: Wings of Liberty è arricchito dalla medesima dovizia di particolari riscontrabile nella narrazione. I livelli sono stati curati con attenzione maniacale, impreziositi da texture ad alta risoluzione e, quando comprendenti testi o iscrizioni, completamente localizzate. Gli ambienti sono ricchi di dettagli, che spaziano dall’inutile fronzolo estetico alla licenza artistica. Visiterete numerosi scenari, tutti diversi tra di essi e tutti caratterizzati in modo del tutto indipendente originale. Le vostre truppe attraverseranno pianeti lavici, si muoveranno tra le rovine di antiche civiltà Protoss alla ricerca di artefatti perduti, o esploreranno i frammenti rocciosi di un meteorite ormai da tempo disgregato.

Blizzard ha fatto sì che il gameplay e il level design fossero indissolubilmente legati alle location visitate, offrendo sfide diverse da affrontare di livello in livello. In Starcraft II non sarete mai due volte alle prese con la stessa situazione, e mai avrete l’impressione di star giocando ad un RTS ‘convenzionale’. In effetti, il vero frutto degli sforzi profusi dagli sviluppatori è proprio questo: una struttura di gioco mutevole e in continua evoluzione. Dovrete adattare le vostre strategie al terreno di gioco, agli agenti atmosferici, ai fenomeni tettonici e addirittura al passaggio dal giorno alla notte! Giusto per intenderci, non vi capiterà mai di giocare una missione in cui il vostro unico compito sarà quello di raccogliere risorse sufficienti e attaccare o difendere. Tutte le 29 missioni di Wings of Liberty richiederanno prontezza, capacità decisionale e una buona dose di dimestichezza con l’interfaccia di gioco: dovrete assaltare treni in corsa, evacuare interi accampamenti prima che siano travolti da eruzioni, o sfruttare le inimicizie tra Protoss e Zerg per avere la meglio su entrambi contemporaneamente. Tale varietà, unita ad un controllo qualità di prim’ordine, dona a questo titolo un sapore di incertezza e un profumo di epicità difficilmente riscontrabili in altre grandi produzioni, forse svalutate soltanto da un accompagnamento musicale che, per quanto accattivante, non riesce a stupire a causa della penuria di tracce riprodotte.

Starcraft II prende per la mano il giocatore, educandolo con calma “all’arte della guerra” (se ci consentite la piccola citazione), per poi lasciargli scalare e assaporare in completa libertà una curva di difficoltà crescente, ma mai ripida. Blizzard è riuscita a miscelare sapientemente il nuovo con il rodato, offrendo una struttura di gioco schematica e chiara, delucidata tra l’altro da numerosissimi filmati illustrativi, in grado di avvezzare persino chi non ha mai toccato un mouse in vita propria.

La campagna principale si reinventa di livello in livello, aggiungendo gradualmente truppe, risorse, strutture e – naturalmente! – nemici in un calderone sempre più bollente e variegato. Le mappe divengono pian piano più intricate e affollate, e gli obiettivi principali sempre più esigenti e numerosi: Starcraft II pretenderà da voi tanto quanto voi pretenderete da Starcraft II , affinando il vostro palato di pari passo alle vostre abilità. E questa – a scapito di tutto ciò che Wings of Liberty ha ‘ereditato’ dal proprio predecessore – senza mezzi termini, è la grande innovazione portata da Blizzard: non una nuova interfaccia, né nuove meccaniche ludiche; solo e, “semplicemente”, un ritmo e una varietà insuperabili.

A bordo della Hyperion

Quasi fin dall’inizio, tra una missione e l’altra avrete modo di esplorare la Hyperion, la gigantesca nave da guerra che farà da sede ai Randagi di Raynor. Essa ricoprirà un ruolo fondamentale nell’economia di gioco, dal momento che in essa avrete modo di potenziare le vostre unità, assoldare potenti mercenari d’elite, o compiere delle ricerche biologiche sulle specie aliene, in modo da scovarne i punti deboli. Oltre a tutto questo, però, avrete anche e soprattutto la possibilità di approfondire le vostre conoscenze dei personaggi principali, sviscerando i retroscena degli eventi narrati in Starcraft II .

Particolarmente apprezzabile, in effetti, è il lavoro svolto dagli sviluppatori non solo nel ‘mettere in scena’ le grandi battaglie combattute dai protagonisti di Wings of Liberty , ma anche nel delineare e approfondire le caratteristiche di ciascuno di essi, rendendoli più reali e memorabili.

Tra l’altro, le possibilità offerte nella personalizzazione dell’esercito sono così numerose da permettere a ciascun giocatore di adattare le meccaniche di gioco alle proprie preferenze tattiche, attraverso quella che è un interfaccia quasi ‘da gioco di ruolo’. Le scelte compiute, in certe fasi di gioco, possono cambiare radicalmente il nostro approccio con il nemico; in ogni caso, Blizzard si è assicurata che, a prescindere dal percorso intrapreso, il potenziamento delle truppe sortisca sempre effetti positivi sul gameplay e mai sbilanciati.

Una storia infinita

Blizzard non è mai stata parsimoniosa, in quanto a contenuti. Se c’è qualcosa che proprio non le si può rimproverare, è la quantità di materiale giocabile offerto dai propri prodotti: Starcraft II è in continuo aggiornamento, Battle.net funziona a meraviglia, e l’intero gioco è letteralmente sommerso da simpatici achievement utili a sbloccare ‘chicche’ di ogni sorta. E, se Wings of Liberty , in effetti, mette a disposizione una singola campagna, è pur vero che la modalità in multigiocatore consente di impersonare tutte e tre le fazioni del mondo di Starcraft, al pieno delle loro forze. Non siamo nemmeno tanto lontani dall’immaginare che verranno rilasciati numerosi DLC, in attesa dei successivi due expansion pack (uno per i Protoss, l’altro per gli Zerg) che comporranno l’annunciata trilogia di Starcraft II .

Ma anche se il capolavoro di Blizzard venisse lasciato al suo destino, ce ne sarebbe da giocare per anni e anni (non stiamo scherzando!). Oltre ai sei differenti livelli di difficoltà appositamente pensati per il single player, i quali spingeranno sicuramente più di un appassionato a rigiocare l’intera campagna principale, Wings of Liberty offre una pletora di contenuti per il multiplayer a dir poco impressionante. Al di là del menù di gioco, che da solo riuscirebbe a mettere in ginocchio l’interfaccia di Steam, è particolarmente degna di ben più d’un plauso la volontà da parte degli sviluppatori di differenziare al meglio le tre fazioni giocabili, pur senza sacrificare l’agognata questione del bilanciamento. Zerg, Protoss e Terran si scontrano in arene in grado di ospitare fino a otto giocatori contemporaneamente, in un discreto numero di modalità che vanno dal classico ‘Uno contro Uno’ fino al ‘Tutti contro Tutti’, o ‘Tutti contro il Computer’. Le differenze che intercorrono tra le varie razze rendono ogni partita differente, ed ogni fazione esige un certo stile gioco, oltre che una discreta esperienza. Oltre alla già sopracitata e necessaria dimestichezza con l’interfaccia di gioco, per padroneggiare al meglio le potenzialità del vostro esercito sarà necessario duro allenamento, una discreta rapidità d’esecuzione e una preparazione tattica (e bellica) non indifferente.

Su tutto, però, vince l’attenzione prestata da Blizzard per le necessità di più o meno tutti gli attuali (e futuri) giocatori di Battle.net. La parola d’ordine, in effetti, sembra proprio essere “accessibilità”, senza però intaccare negativamente in alcun modo la profondità dell’esperienza online. I server dividono intelligentemente i giocatori in differenti lobby, in ordine di prestigio, di esperienza, di anzianità. Ogni giocatore ottiene un ranking – chiamato “lega” – che può variare dal semplice “bronzo” al più blasonato “diamante”. Entro i limiti di tali leghe, i risultati di ogni giocatore vengono visualizzati in classifiche da cento posizioni l’una: è sempre possibile, skill permettendo, retrocedere o avanzare in una classifica rispettivamente meno o più ‘ambita’, affrontando quindi giocatori relativamente più o meno abili.

È facile che Battle.net, con i propri servizi, i contenuti sbloccabili, gli aggiornamenti, e una community già in piena fioritura, vi catturerà in maniera non dissimile da quanto World of Warcraft ha già fatto a suo tempo con i suoi 14 milioni di giocatori. Sia i neofiti che i veterani non ci metteranno molto ad ambientarsi, anche grazie all’implementazione di numerose e comode chat locali (utili per matchmaking studiati al dettaglio), ma anche attraverso un intelligente motore di ricerca, in grado di appaiare ogni genere di giocatori e di soddisfare anche i palati più esigenti.

Ultimo ad essere citato, ma non per importanza, è il DRM: è veloce, rapido, e quasi indolore. Se avete già un account su Battle.net non dovrete far altro che registrare la vostra copia del gioco, inserendone la key; altrimenti, dovrete fare i conti con una registrazione non troppo invadente. La connessione a internet è necessaria ogni qual volta vorrete giocare a Starcraft II : un po’ come in World of Warcraft, prima di accedere al menù principale dovrete immettere il vostro ID e una password a vostra scelta. In compenso, la connessione non è necessaria per tutta la durata delle vostre partite, ma soltanto in sede d’avvio. Potrete inoltre scaricare il gioco direttamente dalla rete, qualora doveste essere sprovvisti del disco originale, e istallare la vostra copia di Wings of Liberty su quanti computer vorrete.

Comparto tecnico, o artistico?

Starcraft II non passerà alla storia per un motore grafico avveniristico, né per implementazioni rivoluzionarie dal punto di vista visivo. Del resto, l’engine a muovere le animazioni di Terran, Zerg e Protoss non è altri che lo stesso di World of Warcraft – ampiamente riveduto, corretto e adattato alle esigenze del caso. I requisiti minimi, del resto, sono più o meno gli stessi: potrete giocarci anche con una Geforce 6600 e un Pentium IV . Eppure, visivamente (e non solo!), Wings of Liberty si presenta in modo ben più che dignitoso. Come già scrivevamo un bel po’ di righe fa, la cura per il dettaglio e la resa artistica sono assolutamente fuori parametri, così come gli effetti realizzati in 2D (fuoco, esplosioni e quant’altro!) che sopperiscono la mancanza dei virtuosismi tecnici a cui titoli come Napoleon: Total War o Command & Conquer ci avevano ormai abituati.

Come già accennato, anche l’interfaccia, per quanto rimasta invariata a distanza di anni, si mostra pulita e funzionale, con un menù principale che, al di là del design impeccabile, è così colmo di extra e funzionalità da risultare un vero e proprio ‘gioco nel gioco’. Unico rammarico, purtroppo, è ravvisabile nella mancanza di personalizzare completamente i controlli della tastiera; Blizzard mette a disposizione solo tre archetipi di impostazioni dei comandi, con altrettante varianti per mancini: una scelta inspiegabile, che ci ha lasciati non poco perplessi – anche e soprattutto perché, purtroppo, il tasto pausa è indissolubilmente legato a F10, e non esiste modo di cambiarlo in ESC!

Da segnalare la possibilità di giocare (attraverso un cabinato presente nella Hyperion) a ” Lost Vikings “, uno shoot’em up in verticale alla vecchia maniera – no, non ha nulla a che vedere con l’omonimo gioco realizzato da Blizzard nel ’90: ulteriore esempio emblematico della potenzialmente infinita mole di contenuti presenti in quello che, senza riserve, è il capolavoro che tutti i giocatori PC aspettavano da tempo.

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Conclusioni

Starcraft II: Wings of Liberty è la dimostrazione lampante che il mercato PC è più fulgido e vivace che mai. Blizzard fa scuola ancora una volta, con un sistema di gioco ben più che rodato, ma perfettamente funzionale a sé stesso e, soprattutto, a un level design impeccabile. I titoli “Tripla A” solo per computer esistono ancora, e siamo certi che questo sia solo un pallido inizio: speriamo solo di non dover attendere troppo per gli expansion pack e – perché no – per Diablo 3

Le aspettative erano tantissime, ma le sorprese sono state ancora di più. Potremmo addirittura dire che, se Windows e Macintosh fossero due console, Starcraft II ne sarebbe la killer application.

CI PIACE

E’ Starcraft
Level Design senza precedenti
Immane quantità di contenuti

NON CI PIACE

Controlli non completamente personalizzabili
Qualche minuscolo problema di pathfinding
Causa dipendenza

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