Metal Gear Solid: Master Collection Vol. 2

Scheda Gioco

Metal Gear Solid: Master Collection Vol. 2

Piattaforma

PC
Genere
Action
Sviluppatore
Konami Digital Entertainment
Publisher
Konami
Uscita

27 Agosto 2026
PEGI
PEGI 18

Il Nostro Voto

80/100
BUONO

Requisiti di sistema (PC)

Minimi

Richiede un processore e un sistema operativo a 64 bit
Sistema operativo: Windows 11(64-bit OS required)
Processore: Intel(R) Core(TM) i5-9600K
Memoria: 16 GB di RAM
Scheda video: NVIDIA GeForce GTX 1650
DirectX: Versione 12
Rete: Connessione internet a banda larga
Archiviazione: 34 GB di spazio disponibile
Note aggiuntive: SSD Recommended

Consigliati

Richiede un processore e un sistema operativo a 64 bit
Sistema operativo: Windows 11(64-bit OS required)
Processore: Intel(R) Core(TM) i5-10500
Memoria: 16 GB di RAM
Scheda video: NVIDIA GeForce GTX 970
DirectX: Versione 12
Rete: Connessione internet a banda larga
Archiviazione: 34 GB di spazio disponibile
Note aggiuntive: SSD Required

☰ Sommario

Per anni, parlare di Konami significava quasi inevitabilmente chiedersi che fine avesse fatto una delle realtà più importanti dell’industria videoludica giapponese. Tra il progressivo allontanamento dal mercato tradizionale, la parentesi dei pachinko, il controverso rebranding di PES e soprattutto il divorzio, tutt’altro che indolore, da Hideo Kojima – culminato nella cancellazione di diversi progetti particolarmente attesi (coff coff Silent Hills coff coff) – la casa giapponese sembrava aver perso la propria direzione. Negli ultimi anni, però, qualcosa è cambiato.

Il remake di Silent Hill 2 ha rappresentato il primo, importante segnale di una nuova strategia, mentre la Metal Gear Solid: Master Collection Vol. 1 e il successivo, ottimo remake di Metal Gear Solid 3: Snake Eater hanno dimostrato come Konami non abbia mai smesso di guardare con attenzione alle proprie proprietà più importanti. Una rinascita che passa soprattutto attraverso due nomi storici del suo catalogo: Silent Hill e, naturalmente, Metal Gear.

È proprio all’interno di questo percorso che si inserisce la Metal Gear Solid: Master Collection Vol. 2, seconda raccolta dedicata alla celebre saga stealth. Un’operazione che, rispetto al primo volume, propone un pacchetto complessivamente meno ricco e articolato, ma che porta con sé un merito tutt’altro che secondario: riportare finalmente Metal Gear Solid 4: Guns of the Patriots al di fuori dell’ecosistema PlayStation 3. Un titolo rimasto per oltre quindici anni legato a una sola piattaforma e che, oggi, può finalmente essere riscoperto su più console e, per la prima volta, anche su PC.

Ma quanto è riuscita questa nuova collection a valorizzare un capitolo così importante della storia di Metal Gear? E, soprattutto, quali sono i compromessi e/o i miglioramenti che Konami ha dovuto affrontare per riportarlo sulle piattaforme moderne?

Ve ne parliamo nel dettaglio nella nostra recensione…

Metal Gear Solid 4: Guns of the Patriots

Diciamolo subito, senza troppi giri di parole: volevamo questa collection soprattutto per Metal Gear Solid 4: Guns of the Patriots. E, ancora oggi, sembra quasi incredibile poterlo giocare su hardware moderno. Pensare che possiamo avviare quello che per anni è stato uno dei titoli più indissolubilmente legati a PlayStation 3 persino su Nintendo Switch Lite ha qualcosa di incredibilmente surreale.

Nel 2008, Metal Gear Solid 4 fu una delle principali ragioni per cui PlayStation 3 iniziò finalmente a sembrare una degna rivale dell’allora dominatrice Xbox 360. Era una vera e propria killer application, una dimostrazione tecnica impressionante per la console Sony, capace di mettere in mostra una qualità visiva, una fisica e una complessità generale che, ancora oggi, riescono a lasciare a bocca aperta. A guardarlo con gli occhi di allora, sembrava quasi un gioco arrivato dalla generazione successiva: la resa grafica non dava affatto l’impressione di appartenere a un hardware già considerato “vecchio” ancor prima di esprimere tutto il proprio potenziale.

MGS 4
Metal Gear Solid 4: Guns of the Patriots torna finalmente su hardware moderno, a 60 fps.

L’unico vero limite tecnico della versione originale era il framerate. Metal Gear Solid 4 faticava a mantenere 20 o 30 fotogrammi al secondo stabili, soprattutto durante le situazioni più concitate, complice un comparto tecnico spinto davvero al limite e anche l’architettura notoriamente complessa di PlayStation 3. In questa nuova versione, invece, possiamo finalmente godere dell’intera esperienza a 60 fotogrammi al secondo praticamente granitici, anche quando sullo schermo si scatena il caos più totale. Considerando la storia travagliata di questo titolo, sembra quasi un piccolo miracolo.

Naturalmente, c’è un altro aspetto di Metal Gear Solid 4 che ancora oggi divide il pubblico: le sue lunghissime sequenze narrative. I detrattori amano definirlo quasi una visual novel più che un videogioco, e, in tutta onestà, comprendiamo perfettamente il motivo. I filmati sono davvero interminabili. Ma siamo anche di fronte alla conclusione di una saga narrativa gigantesca, stratificata e spesso volutamente folle, e il fatto che Hideo Kojima sia riuscito a dare una chiusura così ricca di conseguenze, capace di rispondere praticamente a ogni grande interrogativo lasciato in sospeso, resta qualcosa di encomiabile. Soprattutto perché, quando il gioco ci lascia finalmente il controllo di Snake, Metal Gear Solid 4 continua a essere un’esperienza incredibilmente ricca. La quantità di armi, approcci strategici, possibilità stealth e interazioni con l’ambiente è ancora oggi impressionante, soprattutto considerando che stiamo parlando di un titolo uscito ormai quasi vent’anni fa.

E poi c’è la sua straordinaria attualità. Come da tradizione per la serie, la trama di Metal Gear Solid 4 affronta temi che nel 2008 potevano sembrare quasi fantascientifici: la manipolazione dell’informazione e dei media, sistemi artificiali capaci di sostituirsi progressivamente alle funzioni umane, il rapporto tra tecnologia e controllo, ma anche riflessioni più intime sulla mortalità, sull’identità e sul significato stesso della propria esistenza. Nel 2008 potevano sembrare concetti lontani. Oggi, invece, alcune di quelle domande hanno assunto una concretezza decisamente diversa. L’intelligenza artificiale, per esempio, non è più soltanto un elemento da fantascienza, ma una tecnologia capace di modificare profondamente il nostro modo di lavorare, comunicare e vivere. Per questo motivo, affrontato oggi da videogiocatori adulti, Metal Gear Solid 4 può risultare persino più attuale di quanto non fosse al momento della sua uscita.

MGS 4
L’ultimo capitolo della saga dedicato a Solid Snake resta ancora oggi uno dei titoli tecnicamente più impressionanti dell’epoca PlayStation 3.

Se c’era un gioco che giustificava da solo l’esistenza di questa collection, è proprio questo. Un pezzo fondamentale della storia dei videogiochi che, finalmente, torna accessibile senza dover recuperare una PlayStation 3.

Metal Gear Solid: Peace Walker

Se c’è un capitolo della serie che viene spesso sottovalutato quando si parla dell’evoluzione di Metal Gear Solid V: The Phantom Pain, questo è senza dubbio Peace Walker. Molti considerano il quinto capitolo il vero punto di svolta per la struttura open world e per il sistema di gestione della Mother Base, ma gran parte delle idee che avrebbero definito il gameplay loop di The Phantom Pain erano già state introdotte anni prima su PSP.

A essere precisi, era stato Metal Gear Solid: Portable Ops a gettare le basi del sistema di reclutamento dei soldati e della costruzione del proprio esercito. Ma è stato Peace Walker, nel 2010, a trasformare quelle intuizioni in un modello molto più solido, destinato a diventare una delle fondamenta del futuro della serie.

MGS Peace Walker
Peace Walker porta avanti le fondamenta del sistema di gestione della Mother Base che avrebbe trovato la sua piena evoluzione in Metal Gear Solid V.

Noi continuiamo ad avere un rapporto abbastanza particolare con Peace Walker. Ci piace, e riconosciamo pienamente la sua importanza, ma non possiamo dire di amarlo quanto altri capitoli della saga. La struttura fatta di missioni brevi, il reclutamento quasi compulsivo dei soldati e quella sorta di collezionismo applicato all’esercito funzionano sorprendentemente bene e, anzi, sono ancora oggi capaci di tenere incollati allo schermo. Il problema è che abbiamo sempre avuto la sensazione che il gioco raccontasse soltanto metà della trasformazione di Naked Snake nel personaggio che conosciamo come Big Boss.

Ed è qui che torna in gioco Portable Ops. L’esclusione, o più precisamente il mancato riconoscimento del suo ruolo nella continuity della serie, pesa ancora oggi sulla narrazione di Peace Walker. Senza quel capitolo, il passaggio da eroe di guerra riluttante a leader militare pronto a costruire un esercito indipendente appare più brusco di quanto dovrebbe. Le origini dell’idea di Outer Heaven, così come la visione di Snake di una vera e propria nazione per soldati, erano infatti già state gettate nel predecessore.

Per questo motivo, paradossalmente, la splendida rimasterizzazione di Peace Walker beneficia parecchio della conoscenza di Portable Ops. Chi arriva a questo episodio senza aver mai giocato il titolo PSP del 2006 rischia di trovarsi davanti a una transizione narrativa non sempre convincente, soprattutto considerando quanto rapidamente Snake abbandoni il proprio ruolo di eroe per abbracciare quello di Big Boss. Sul piano tecnico, invece, non abbiamo particolari rimpianti. Questa versione di Peace Walker riprende sostanzialmente il lavoro svolto da Bluepoint Games per la Metal Gear Solid HD Collection del 2011, e per noi è un’ottima notizia. Quella rimasterizzazione era già eccellente: 60 fps fluidi, una resa visiva ancora gradevole e soprattutto controlli completamente ridisegnati per adattarsi a un gamepad tradizionale, risolvendo gran parte dei compromessi inevitabili della versione PSP.

Peace Walker 2
La versione inclusa nella collection riprende l’eccellente rimasterizzazione HD realizzata dalla compianta Bluepoint Games.

Non c’era quindi molto da migliorare e, in questo caso, siamo perfettamente d’accordo con la scelta di Konami di riproporre praticamente intatto quel lavoro.

Metal Gear: Ghost Babel

La vera sorpresa della collection, almeno per noi, è però Metal Gear: Ghost Babel. Per molti giocatori più giovani potrebbe essere una scoperta: nel 2000, Kojima Productions realizzò infatti per Game Boy Color un episodio completamente originale della serie, che non era affatto un semplice adattamento portatile dell’allora recentissimo Metal Gear Solid per PlayStation.

Ghost Babel non fa parte della continuity canonica, ma prende tutti gli elementi che hanno reso celebre la serie e li rielabora all’interno di un’avventura completamente nuova. Ancora una volta troviamo Snake alle prese con una nuova infiltrazione, una fortezza nemica, un nuovo Metal Gear e un gruppo di antagonisti improbabili con nomi in codice ispirati al mondo animale. La storia si sviluppa come una sorta di realtà alternativa agli eventi di Metal Gear Solid, questa volta ambientata in Africa anziché in Alaska.

La cosa davvero impressionante è quanto il gioco riesca a sembrare un vero Metal Gear Solid nonostante i limiti dell’hardware. Siamo davanti a un titolo in 2D basato su sprite a 8-bit, ma ritroviamo praticamente tutto ciò che ci aspettavamo dalla serie: possiamo strisciare, accovacciarci, nasconderci sotto le strutture, appiattirci contro le pareti, attirare i nemici colpendo le superfici, utilizzare granate fumogene per individuare i laser e affrontare impegnative battaglie contro i boss.

Ghost Babel
Originariamente pubblicato su Game Boy Color nel 2000, Metal Gear: Ghost Babel dimostra ancora oggi quanto la serie potesse essere sorprendentemente profonda anche su hardware portatile.

A questo si aggiungono lunghi dialoghi via Codec, animazioni sorprendentemente dettagliate per la piattaforma e una quantità di contenuti che continua a stupire ancora oggi. Ghost Babel include infatti anche più di cento missioni VR, proprio come il suo fratello maggiore su PlayStation.

Per noi, poi, il valore di questo titolo è anche nostalgico: fu la nostra prima esperienza in assoluto con Metal Gear. Ma anche mettendo da parte il fattore affettivo, è difficile non riconoscergli una longevità e una cura ancora oggi sorprendenti. Konami ha fatto benissimo a riportarlo alla luce, perché era uno di quei piccoli grandi pezzi della storia della serie che rischiavano di essere dimenticati.

Una collection “povera”?

Sul fronte degli extra, invece, la Metal Gear Solid: Master Collection Vol. 2 è decisamente più povera. Non troviamo una grande quantità di materiale aggiuntivo: abbiamo un lettore musicale, alcuni documenti e poco altro. È una raccolta che affida praticamente tutto il proprio valore ai giochi inclusi, senza cercare di costruire attorno a essi una vera esperienza celebrativa.

Anche sul piano puramente quantitativo, inoltre, questa seconda raccolta ci sembra leggermente meno generosa della precedente. Metal Gear Solid 4 è talmente grande da valere quasi da solo due giochi dell’epoca PlayStation 2, è vero, ma la sensazione di un’occasione sprecata rimane, soprattutto guardando all’assenza di Portable Ops. È ancora oggi uno degli episodi principali della saga più difficili da recuperare legalmente al di fuori della sua piattaforma originale, e la sua presenza avrebbe dato un senso ancora più compiuto al percorso narrativo che parte da Peace Walker e arriva a Metal Gear Solid 4. E sì, sappiamo perfettamente che esiste anche The Twin Snakes, ma abbiamo ormai smesso di illuderci sulla possibilità di rivederlo facilmente in una collection ufficiale.

Guardando al futuro, una eventuale terza Master Collection dovrebbe quindi osare un po’ di più. Ci piacerebbe vedere finalmente Metal Gear Solid: Portable Ops, Metal Gear Acid e il suo seguito, ma soprattutto Metal Gear Rising: Revengeance, un titolo che meriterebbe assolutamente di tornare sotto i riflettori. Del resto, Konami ha appena dimostrato che anche esperimenti apparentemente impensabili come Ghost Babel possono trovare nuovamente spazio in una collection moderna. A questo punto, non vediamo davvero perché non dovrebbe accadere lo stesso anche per questi giochi.

Concludendo…

In definitiva, la Metal Gear Solid: Master Collection Vol. 2 è una collection che ci lascia una sensazione piuttosto particolare. Non è difficile sostenere che, sulla carta, sia meno ricca e ambiziosa della prima raccolta, e alcune assenze – soprattutto quella di Portable Ops – continuano a sembrarci difficili da giustificare. Anche il quantitativo di extra è ridotto all’osso e, da questo punto di vista, Konami avrebbe potuto fare molto di più per trasformare questa operazione in una vera celebrazione della storia di Metal Gear.

Eppure, basta guardare ai giochi inclusi per capire perché questa raccolta abbia comunque un’importanza enorme. Metal Gear Solid 4: Guns of the Patriots è finalmente libero dai confini di PlayStation 3, Peace Walker torna disponibile nella sua eccellente incarnazione HD e Ghost Babel riceve finalmente il riconoscimento che meritava dopo più di venticinque anni. Non è una lineup perfetta, ma contiene alcuni dei capitoli più importanti e affascinanti della storia della serie.

Soprattutto, c’è qualcosa di profondamente significativo nel poter giocare oggi a Metal Gear Solid 4 su hardware moderno. Per anni è sembrato uno di quei titoli destinati a rimanere intrappolati nella generazione a cui apparteneva, un pezzo della storia dei videogiochi impossibile da recuperare senza una vecchia PlayStation 3. Vederlo funzionare a 60 fps e poterlo affrontare su più piattaforme è un piccolo regalo per chi ha vissuto quella generazione, ma anche un’importante occasione per chi non ha mai avuto modo di provarlo.

Il Nostro Verdetto

Metal Gear Solid: Master Collection Vol.2

BUONO
Voto: 80 su 100 — BUONO
+
Pro
  • Metal Gear Solid 4 finalmente disponibile su hardware moderno e a 60 fps
  • Ghost Babel è una splendida aggiunta e un recupero particolarmente gradito
  • Peace Walker resta un titolo eccellente, soprattutto nella versione HD
  • Un’importante occasione per riscoprire alcuni capitoli storici della serie
−
Contro
  • Dove sono Ac!d e Portable Ops?
  • Pochissimi contenuti extra
  • Collection complessivamente meno ricca e curata della prima
  • Poche novità tecniche rispetto alle precedenti versioni HD
✎
Conclusioni

La Metal Gear Solid: Master Collection Vol. 2 non è la collection definitiva che avremmo voluto. È una raccolta con qualche occasione persa e con un lavoro editoriale che avrebbe potuto essere molto più curato. Ma è anche un altro, importante passo nella direzione giusta per Konami: riportare il proprio passato sulle piattaforme moderne significa permettere a una nuova generazione di scoprire opere che, per troppo tempo, sono rimaste intrappolate in un hardware ormai appartenente alla storia. E, considerando il peso che Metal Gear Solid 4 ha avuto nell’evoluzione della serie e dell’intero medium, riuscire finalmente a giocarlo senza dover riesumare una PlayStation 3 è un motivo più che sufficiente per festeggiare.

Piattaforma
PC
Data Recensione
8 settembre 2026
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Mattia Giangrandi
Nerd purosangue classe 1992, si avvicina al mondo dei videogiochi grazie al SEGA Master System di sua madre. Destreggiandosi tra Alex Kidd e Sonic the Hedgehog, comincia a farsi una importante cultura videoludica a base di platform e beat ‘em up. Fedele seguace della “master race”, consuma giochi di ruolo dalla mattina alla sera, anche se la sua saga preferita rimane Grand Theft Auto degli inarrivabili Rockstar Games, che fin dal primo capitolo lo ha aiutato a diventare la brutta persona che imparerete a conoscere.

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