Ci troviamo in un’epoca in cui il «soulslike» ha ormai assunto uno status consolidato: tutto parte dai primissimi esperimenti di Demon’s Souls, ma è stato soprattutto Dark Souls a cristallizzare la formula che tutti riconosciamo, composta da combattimenti punitivi, gestione della stamina, senso di peso legato all’equipaggiamento, schivate, parry e una gestione della morte che trasforma ogni fallimento in una perdita “tangibile” di progressi. Il riferimento a FromSoftware è inevitabile, visto che la loro visione ha tracciato l’archetipo che tanti sviluppatori hanno poi reinterpretato.
Tra quegli emuli, Nioh si è ritagliato un posto di rilievo, portando alla ribalta una declinazione più tecnica e orientata al combat system del genere. Con questo background, il nuovo Nioh 3, sviluppato da Team Ninja, arriva con l’ambizione di essere la summa del lavoro del team, mantenendo il suo rigore da action RPG a cui la serie ci ha abituati, ma per la prima volta abbraccia una formula più aperta, che rimescola le priorità del design di esplorazione e progressione.
Ci saranno riusciti? Abbiamo spolpato il titolo nella sua versione PC: ecco le nostre considerazioni finali sul titolo.
Tra storia e mito: il mondo di Nioh
Nioh 3 riprende la formula dei capitoli precedenti fondendo eventi e figure del XVII secolo con le leggende e il folklore giapponese. La storia è stata pensata per risultare accessibile anche ai nuovi arrivati: vestiamo i panni dell’erede shogun Tokugawa Takechiyo, interamente personalizzabile in sesso e aspetto. Dopo un breve prologo giocabile – utile per prendere confidenza con le basi del combat system – il gioco ci scaraventa nel caos: un’incursione di yokai devasta il castello dove si sta celebrando la cerimonia dello shogunato.
Saremo affiancati da figure di rilievo come Hattori Hanzo, che introducono uno degli aspetti più interessanti del gioco: la dualità del sistema di combattimento. Con la pressione del grilletto destro è possibile passare in modo dinamico tra lo stile Samurai e lo stile Ninja, un meccanismo che aggiunge profondità e varietà agli scontri. Al termine del prologo si scopre che la nostra possibile ascesa ha innescato l’invidia del fratello, il quale ha venduto l’anima ai yokai e ha gettato il paese nel caos demoniaco.
Dopo un fallimento che ci travolge con l’oscurità, il percorso si trasforma in un viaggio attraverso epoche diverse del Giappone: dall’antichità fino al XIX secolo, con l’obiettivo di estirpare l’influenza corrotta del fratello su figure storiche degradate. Purtroppo la narrazione risente di una forte frammentarietà: molte sezioni open-world, per quanto ampie e ricche di missioni, faticano a contribuire in modo coerente alla trama principale. La sensazione finale è quella di un’occasione sprecata: il materiale narrativo, composto da folklore, personaggi storici, conflitti di potere, c’è tutto, ma la scrittura non sempre riesce a trasformarlo in una storia memorabile. Il fulcro della campagna si chiude in una ventina d’ore abbondanti, ma la mole di contenuti secondari e opzionali può facilmente dilatare l’esperienza di decine e decine di ore supplementari, spesso più orientate al gameplay che alla costruzione narrativa.
La dualità del combat system
Impossibile parlare del gioco senza partire dal suo cuore: il combat system. Pad alla mano, Nioh 3 si presenta come una danza a due tempi: uno stile più conservativo, il Samurai, e uno rapido e scattante, il Ninja. Il nucleo dell’esperienza resta classico – combattimenti all’arma bianca fatti di attacchi leggeri, pesanti, schivate e parate — ma la vera scelta vincente è la gestione della barra del Ki (in soldoni, la stamina) – sapere quando spingere e quando fermarsi fa spesso la differenza tra vittoria e morte. Il button mashing furioso, specialmente nelle boss fight, equivale a morte certa.
Lo stile Samurai è orientato al controllo ed è l’anima più conservativa di Nioh 3: chiudi una combo, riprendi Ki, ripiani e riparti. Il Ninja, invece, sacrifica i meccanismi di recupero per offrire combo fulminee e abilità “ingannevoli”: le combo possono lasciare una ombra residua che distrae i nemici e crea aperture per attacchi critici.
A collegare queste due anime è la trovata più efficace di Team Ninja: lo switch istantaneo tra le forme con la pressione di un unico tasto. Questo cambio dinamico rimodula continuamente il ritmo del combattimento e apre possibilità tattiche costanti. Inizialmente il tasto di switch coincide con il tasto del contrattacco: premendolo al momento giusto possiamo deflettere attacchi “imparabili” (quelli segnati dall’alone rosso), non solo neutralizzandoli ma anche sbilanciando l’avversario. Se lo sfruttiamo fino all’esaurimento dell’energia (attenzione: energia, non vita), si attiva un attacco pesante speciale, una sorta di finisher in grado di eliminare gruppi di mob meno resistenti o di infliggere danni massicci ai boss. Sul fronte degli attacchi a distanza, il gioco riporta l’uso degli archi (con il solito numero limitato di munizioni) e, per il ninja, un sistema paragonabile a quello delle magie, attraverso i ninjutsu. I ninjutsu si ricaricano combattendo senza commettere errori e possono essere usati anche in salto, il che, insieme al nuovo pulsante dedicato al salto e alla possibilità di schivare in aria (con l’apposito potenziamento sbloccabile dallo skill tree), rende gli scontri verticali e molto più dinamici.
Il dualismo tra le due modalità diventa via via più plasmabile man mano che avanziamo: distribuendo punti abilità e raccogliendo nuove tecniche, costruiremo uno stile di gioco sempre più personale. Le skill non sono solo numeri su un menù: si trovano nel mondo di gioco. Esplorando le vaste mappe scopriremo testi nascosti in forzieri dimenticati o custoditi da avversari potenti; troveremo oggetti che aumentano il massimo dei punti abilità e, nel tempo, ci permetteranno di affinare combinazioni di abilità sempre più sofisticate. L’esplorazione diventa dunque parte integrante della crescita del personaggio.
Ed è qui che entra in scena l’open world: a differenza delle strutture mission-based più lineari dei capitoli precedenti, Team Ninja opta per mappe ampie e suddivise in regioni interconnesse per ogni epoca storica che visiteremo. Ogni regione ha il proprio livello di esplorazione: completandolo si sbloccano indicatori su cosa manca ancora da trovare (oggetti rari, kodama, nemici unici, forzieri e crogioli). La struttura ricorda certe meccaniche “a checklist” viste in produzioni Ubisoft contemporanee, e in particolare certi elementi possono far pensare a scelte stilistiche ormai consolidate.
Il punto dolente è il sistema di loot: Nioh 3 abbraccia una filosofia di raccolta massiva, in parte ispirata alle logiche dello stile loot-driven di Diablo. Si finisce spesso a navigare tra decine di varianti della stessa arma, codificate per colore in base alla rarità, e a cambiare equipaggiamento con frequenza elevata. Rispetto all’approccio più pigro e “affettivo” di certe produzioni di FromSoftware, dove trovare un’arma rara poteva diventare un evento memorabile, qui il continuo flusso di drop tende a smuovere il focus dall’identità del singolo pezzo verso l’esperimento di build diverse. Il risultato è duplice: da un lato l’open world è ricco, vario e pieno di cose da fare, dall’altro il sovraccarico di loot può interrompere il ritmo di gioco e diluire la tensione narrativa.
Coerenza e qualità ma…le handheld?
Sul piano visivo, Team Ninja prosegue una linea estetica coerente con la serie, ma la amplia e la rende più ambiziosa grazie alla varietà delle epoche e alla presenza del Crogiolo, un elemento che impregna gli scenari di una patina oscura, deformata e inquietante. Il motore grafico proprietario, il Katana Engine, non compie miracoli, ma fa quel che deve: animazioni fluide, particelle dense e modelli ben definiti mantengono alto il livello nelle sezioni più intenzionali del gioco. Detto questo, su mappe ampie e aperte emergono limiti tecnici: texture a bassa risoluzione e qualche pop-in si notano soprattutto guardando vaste panoramiche o scorci lontani. È però la direzione artistica a raddrizzare la barra: palette audaci, contrasti decisi e scelte cromatiche nette coprono molte sbavature tecniche e trasformano molti ambienti in quadri evocativi. Sul fronte dell’ottimizzazione, segnaliamo che su handheld come Steam Deck, allo stato attuale, il gioco è praticamente ingiocabile. Un peccato considerando che gli scorsi capitoli erano perfettamente giocabili sulla portatile di Valve.
Il bestiario è uno dei punti forti: il design dei nemici mescola riferimenti tradizionali al folklore con trovate di pura fantasia. Alcuni boss, creature monumentali curate in ogni dettaglio, si alternano ad altri che riprendono archetipi “visuali” già visti nei capitoli precedenti. Nel complesso, però, la varietà regge e spesso stupisce.
Sul fronte sonoro, il gioco è sorprendentemente efficace. La colonna sonora alterna strumenti tradizionali giapponesi a momenti sinfonici drammatici, accompagnando sia le fasi di esplorazione che gli scontri più accesi con grande coerenza emotiva. Gli effetti sonori sono precisi e soddisfacenti, contribuendo alla sensazione di peso e impatto in combattimento.
Il doppiaggio in giapponese è convincente e centrato: non cerca di sovrastare la scena, ma la sostiene con interpretazioni misurate e intense quando serve, d’altro canto, quello inglese, è di qualità piuttosto infima.
Concludendo…
Nioh 3 è un gioco che sa bene cosa vuole essere: un action-RPG ferocemente centrato sul combattimento, capace di offrire una buona personalizzazione delle build e un riuscitissimo dualismo tra due stili diversi di combattimento. Detto questo, il titolo non è privo di ambiguità: l’apertura verso mappe più vaste e una pioggia di loot in stile Diablo allungano la partita regalando ore di sperimentazione di build, ma al prezzo di qualche calo di ritmo e di una sensazione di frammentarietà narrativa. Anche la trama e la gestione degli spazi narrativi avrebbero potuto sfruttare meglio il ricco materiale di folklore a disposizione. Sul piano tecnico l’engine regge le scene più intense, la direzione artistica è spesso ispirata e il comparto sonoro funziona da eccellente supporto all’azione.
Per chi ama padroneggiare combat system complessi e vuole un’esperienza con profondità di build e grande rigiocabilità, Nioh 3 è un acquisto consigliato. Se invece cercate un’avventura con una narrativa compatta e pochi fronzoli di loot, potreste restare parzialmente delusi. In ogni caso, Team Ninja firma un capitolo ambizioso che amplifica i punti forti della serie e porta con sé scelte coraggiose, alcune più riuscite di altre, ma tutte capaci di stimolare il giocatore a mettersi alla prova.
Nioh 3
OTTIMO- Combat system ancora più profondo e “personalizzabile”
- Artisticamente resta ancora uno tra i più interessanti soulslike sul mercato
- La struttura open map offre più respiro alle ambientazioni
- Tante cose da fare e da vedere…
- …ma la struttura da open world “a checklist” alla Ubisoft è sempre in agguato
- La presenza massiccia di loot frammenta eccessivamente l’esplorazione
- Narrativamente davvero debole
- Le hitbox di alcuni boss sono da rivedere
Se amate padroneggiare sistemi di combattimento profondi e sperimentare build sempre diverse, Nioh 3 saprà regalarvi parecchie soddisfazioni, altrimenti se siete alla ricerca di una narrativa compatta e un ritmo uniforme, potreste trovare il nuovo titolo di Team Ninja eccessivamente dispersivo. In ogni caso, Nioh 3 resta uno dei capitoli più ambiziosi della serie, imperfetto sì ma estremamente gratificante e divertente.









