Ubisoft ha annunciato la chiusura del suo studio di Halifax, una decisione che arriva a poche settimane di distanza dalla sindacalizzazione dei dipendenti. In totale, 71 lavoratori sono stati coinvolti dalla chiusura, secondo quanto confermato dalla compagnia in una dichiarazione rilasciata a IGN.

Nel comunicato, il publisher francese ha spiegato che la decisione rientra in un più ampio piano aziendale biennale volto a “snellire le operazioni, migliorare l’efficienza e ridurre i costi”. Ubisoft ha inoltre dichiarato di voler supportare i dipendenti colpiti attraverso pacchetti di uscita e assistenza per la ricollocazione professionale.

La tempistica, però, ha attirato inevitabilmente l’attenzione. Solo tre settimane fa, 61 dei 71 dipendenti di Ubisoft Halifax avevano votato a favore dell’ingresso nel Game & Media Workers Guild of Canada, sindacato affiliato alla CWA – Communications Workers of America. La certificazione ufficiale era arrivata sei mesi dopo l’annuncio dell’intenzione di sindacalizzarsi, con il 74% dei lavoratori idonei – tra produttori, programmatori, designer, artisti, ricercatori e tester – favorevole alla decisione. Si trattava del primo sindacato Ubisoft riconosciuto in Nord America.

Ubisoft ha negato qualsiasi collegamento tra la chiusura dello studio e la sindacalizzazione, sostenendo che la decisione sia legata esclusivamente alla ristrutturazione interna e al calo dei ricavi di Assassin’s Creed: Rebellion, titolo mobile che verrà anch’esso gradualmente dismesso come parte di questo processo.

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Lo scorso anno Assassin’s Creed 2 ha compiuto 10 anni.

Negli ultimi anni, il publisher ha attraversato una fase complessa, caratterizzata da licenziamenti a ondate, chiusure di studi e cancellazioni di progetti, sullo sfondo di risultati commerciali inferiori alle aspettative e ricavi in calo. Nel 2024, Ubisoft ha inoltre riorganizzato parte delle sue attività creando una nuova entità dedicata ai brand Assassin’s Creed, Far Cry e Rainbow Six, con una partecipazione del 25% da parte di Tencent.

Interpellati da IGN, i rappresentanti di Ubisoft Workers of Canada: Halifax e della CWA hanno commentato duramente la notizia: “Siamo devastati da quanto sta accadendo, soprattutto perché avviene così poco tempo dopo la sindacalizzazione. Stiamo valutando tutte le possibili azioni per difendere i diritti dei nostri membri.”

Lo studio di Halifax nasce originariamente come sede di Longtail Studios, fondata a New York nel 2003 dal cofondatore di Ubisoft Gérard Guillemot, con filiali successive in Québec e Halifax. Longtail si era fatta conoscere soprattutto per il lavoro sulla serie Rocksmith, oltre a diversi titoli mobile e per Nintendo DS. Nel 2015, Ubisoft acquisì lo studio, ribattezzandolo Ubisoft Halifax e assegnandogli lo sviluppo di giochi mobile come Assassin’s Creed Rebellion e Rainbow Six Mobile.

Non è la prima volta che la storia di Longtail incrocia il tema della sindacalizzazione. Tra il 2008 e il 2009, lo studio del Québec fu coinvolto in un tentativo di organizzazione sindacale poi fallito, che secondo alcune fonti sarebbe stato ostacolato da licenziamenti di massa giustificati da difficoltà economiche. Un precedente che rende l’attuale vicenda ancora più delicata e controversa.

La chiusura di Ubisoft Halifax rappresenta così un nuovo capitolo critico nel rapporto tra grandi publisher e diritti dei lavoratori, in un’industria che continua a oscillare tra ristrutturazioni aggressive e richieste sempre più forti di tutele e stabilità.

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Mattia Giangrandi
Nerd purosangue classe 1992, si avvicina al mondo dei videogiochi grazie al SEGA Master System di sua madre. Destreggiandosi tra Alex Kidd e Sonic the Hedgehog, comincia a farsi una importante cultura videoludica a base di platform e beat ‘em up. Fedele seguace della “master race”, consuma giochi di ruolo dalla mattina alla sera, anche se la sua saga preferita rimane Grand Theft Auto degli inarrivabili Rockstar Games, che fin dal primo capitolo lo ha aiutato a diventare la brutta persona che imparerete a conoscere.

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