La caccia, da attività necessaria per la sopravvivenza della stirpe umana, da secoli è divenuta, per la stragrande maggioranza dei “praticanti”, un mero esercizio sportivo o simil tale. Un esercizio che, nella realtà, si basa purtroppo sull’uccisione di animali per diletto e quasi sempre non per necessità, innescando dibattiti, spesso aspri, sulla sua stessa esistenza (e, ovviamente, ci riferiamo a quella legale: il fenomeno del bracconaggio e tutt’altra cosa). Ma qual è la pura essenza della caccia? Sicuramente, l’immergersi nella natura e il catturare prede, battendole in astuzia in un terreno a loro consono e familiare. E su questo concetto “puro” si basa Open Country, titolo sviluppato da Fun Labs ed edito da 505 Games. Un gioco che, appunto, ha come obiettivo il farci misurare con le asperità e le bellezze della natura selvaggia, che dovremo nostro malgrado dominare utilizzando non solo fucili e munizioni, ma anche astuzia e un po’ di olio di gomito.

Ma, bando alle ciance, ecco la review di Open Country nella sua versione PC.

It’s a wild world!

Open Country è uno sparatutto con visuale in terza persona, che mescola tenui elementi ruolistici a meccaniche specifiche appartenenti ai giochi di sopravvivenza. Naturalmente, com’è lecito attendersi, il fulcro del gioco ci vedrà esplorare un territorio piuttosto vasto, che alternerà diversi biomi con relativa flora e fauna specifica, vestendo i panni di un vero e proprio cacciatore che, utilizzando i propri sensi e la propria esperienza, dovrà fronteggiare tutti i pericoli che la natura incontaminata è solita offrire a chi la esplora. Il titolo sviluppato da Fun Labs inizia con il nostro alter ego che, stanco di una asfissiante vita urbana fatta di traffico e scrivanie, decide d’improvviso di lasciare tutto, abbandonare la città e rifugiarsi nella natura. Dopo un breve viaggio con la sua fida roulotte, il nostro eroe deciderà di rintanarsi in un bar immerso nel verde. Di lì farà la conoscenza di Gary che, nelle prime battute, ci consegnerà i primi strumenti di sopravvivenza, oltre che permetterci di fare la conoscenza di tutta una serie di personaggi che, di lì in avanti, ci forniranno “scuse” per esplorare il verde più profondo. Open Country non avrà chissà che trama elaborata dalla sua visto che, sostanzialmente, la narrazione sarà abbozzata il necessario per creare una cornice sufficientemente credibile per dare il “la” alle peripezie virtual-naturalistiche (anche se, passare dalla scrivania al fronteggiare a colpi di fucile un orso, è una scelta piuttosto… drastica!). Nonostante la citata rarefazione narrativa, Open Country non ha particolare bisogno di inventiva per obbligarci ad esplorare le sue lande verdeggianti (e biancheggianti, visto che ci saranno anche zone impervie e colme di neve in cui dovremo anche combattere il freddo).

Il titolo di Fun Labs ha una struttura ludica sostanzialmente semplice: attraverso vari personaggi non giocanti, avremo facoltà di selezionare differenti missioni che, in via graduale, ci porteranno ad esplorare non solo l’ampia mappa di gioco, divisa come detto in biomi specifici, ma che inoltre ci consentiranno di apprendere i primi rudimenti sostanziali del gioco prima, per poi permetterci il confronto con missioni di caccia degne di un professionista. Un gioco che, come detto, non sarà solo uno “spara allo scoiattolo”: il mondo di Open Country sarà irto di difficoltà e pericoli, perciò il nostro modus agendi dovrà esser ragionato. Il nostro alter ego, infatti, dovrà badare non solo all’attrezzatura (e relativo peso d’essa) da portarsi dietro, ma anche alle scorte di cibo, ai materiali e, soprattutto, agli indicatori di fame, sete, energia residua ecc. Lasciar “correre follemente” uno dei citati indicatori, comporterà problemi non di poco conto, come l’ottenere una vista offuscata oppure lo scarso vigore fisico in “battaglia”. Gestire gli indicatori non sarà cosa facile, quindi ogni escursione andrà comunque attentamente pianificata. Ad aumentare la difficoltà, vi saranno le indicazioni “generiche” che i vari dispensatori di missioni nel gioco ci daranno: dovremo infatti ben presto imparare ad orientarci con la mappa, evitando così di rischiare di perderci nel verde dipinto di verde. In generale, il lavoro di Fun Labs profuso nella creazione di una natura “dura e selvaggia”, è molto convincente: l’esplorazione dovrà essere attenta a 360°, poiché anche un’altura non vista potrebbe ferirci e lasciarci in balia dei predatori più feroci. Naturalmente, la fase gestionale sarà tendenzialmente predominante rispetto a quella più squisitamente d’azione, che sarà sostanzialmente fatta di tanti piccoli “acuti” piazzati dopo, via via più lunghe, fasi d’esplorazione. Una scelta che, per certi versi, potrebbe non esser apprezzata da chi fosse alla ricerca di un titolo più dinamico e d’azione ma che, al contempo, rende più verosimile ed immersiva l’esperienza ludica.

L’arte della caccia

Per quanto concerne il crafting specifico, Open Country ci consentirà di misurarci con un comparto piuttosto elaborato seppur classico: ogni oggetto ha una lista specifica di componenti che dovremo necessariamente ricercare. Una volta ottenuti, la creazione sarà a portata di click e potremo disporre dell’oggetto specifico oppure, contemporaneamente, riversarlo sul terreno (come nel caso di un campo base) per poterlo utilizzare. Durante le fase di esplorazione, ovviamente, avremo facoltà di acquisire varie risorse grezze, tra legna, cibo e pelli, le quali ci saranno notevolmente utili nella costruzione e creazione di differenti oggetti e non solo: centrale nelle nostre escursioni sarà la creazione dei citati campi, i quali ci saranno utili per la creazione avanzata d’oggetti di diverso tipo, oltre che per ripristinare la nostra energia riposando e per cucinare la selvaggina “raccolta”. Ovviamente, ricercare materiali sufficienti e gestire il nostro inventario, sarà alla base della buona riuscita della nostra missione (e della stessa sopravvivenza del nostro alter ego). Open Country, ovviamente, non sarà solo un walking simulator: centrale nella nostra esperienza ludica, saranno ovviamente anche le fasi di caccia vera e propria. In questo ambito, l’opera di Fun Labs è ben realizzata: avvicinare le prede (anche semplici conigli!) richiederà grandissima attenzione ed un buon posizionamento per avere una visuale sufficientemente libera e poter esplodere un colpo chirurgico. Quindi, no a Call of Duty e sì ad una sorta di Civilization della caccia, anche perché le diverse armi disponibili nel gioco, tra fucili di precisione, archi e armi bianche, avranno caratteristiche imprescindibili ed “obbediranno” alle controparti reali in modo piuttosto verosimile, con rinculi specifici e tempi di ricarica.

Anche in questo frangente, il comparto, nonostante qualche défaillance tecnica (in modo particolare, in relazione ad una telecamera non sempre ben posizionata e che spesso ci farà perdere l’attimo), si rivela avvincente ed immersivo, specialmente nel caso di prede più difficili e pericolose. Naturalmente, a tamponare l’asprezza di Madre Natura, ci verrà in soccorso anche la componente ruolistica, piuttosto basica ma sufficientemente corposa, presente in Open Country: man mano che porteremo a compimento le missioni, otterremo punti abilità da poter spendere in determinati campi atti a migliorare alcune delle caratteristiche del nostro alter ego, tra le sue capacità di sopravvivenza, offensive oppure di “creatore” di oggetti. In generale, nonostante una certa ripetitività di fondo delle meccaniche, Open Country è un’esperienza immersiva e sicuramente pregevole, specialmente in relazione anche al prezzo contenutissimo alla quale è proposta.

Ultimo ma non tale, il comparto tecnico: graficamente parlando, il titolo si palesa ad un livello più che valido seppur i limiti della produzione siano piuttosto evidenti sin dalle prima battute. Un comparto grafico che, parallelamente a quello tecnico generico, non è esente da difetti frequenti, fra cui la continua “comparsa” di elementi scenici o alcune debacle a livello più squisitamente qualitativo (inerenti, specialmente ad alcuni dettagli ambientali e a quasi tutti quelli inerenti i personaggi, non lontani dall’apparire come dei “manichini” parlanti). Per quanto concerne le performance, Open Country si rivelerà piuttosto malleabile anche se non esattamente leggero anche sui sistemi più “brutali”, vuoi per questioni di ottimizzazione intrinseca, vuoi per l’ampia area di gioco che sarà, comunque, colma di dettagli. Il titolo, comunque sia, offrirà una serie piuttosto nutrita di opzioni per calmierarne la “pesantezza”. Anche il sonoro, per quanto composto principalmente da suoni “naturali”, sarà comunque di buona fattura e collaborerà alla complessiva immersività del titolo.

Concludendo…

Open Country è un titolo “impervio” che mescola, in modo arduo ma verosimile, meccaniche di sopravvivenza, ad altre di stampo più squisitamente action e ruolistiche. Nonostante alcuni limiti tecnici e concettuali, il titolo è probabilmente una delle migliori esperienze videoludiche tra quelle dedicate alla caccia. Non un titolo perfetto, ma sicuramente un titolo godibile venduto a quasi un quinto di una produzione blasonata.

CI PIACE
  • Mescola diversi generi
  • Un’esperienza piuttosto autentica di sopravvivenza nella natura
  • Graficamente valido
NON CI PIACE
  • Alcuni problemi tecnici
  • Inadatto a chi cerca un titolo “dinamico”
Conclusioni

Un po’ sopravvivenza, un po’ sparatutto, un po’ gioco di ruolo: sulla carta, nella formula videoludica di Open Country sembra esserci una “giusta” dosatura nel “minestrone” di generi videoludici differenti seppur affini. La produzione, nonostante alcuni limiti tecnici, pratici e concettuali, riesce comunque a proporre un modello di gioco verosimilmente arduo ma non eccessivamente punitivo o frustrante, incorniciato in un’atmosfera basica ma crudemente “naturale”. Consigliato non solo si è amanti della caccia o della natura, a patto che si “rispetti” il suo “andamento lento”.

7.5Cyberludus.com

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