“Diario del capitano Samus Aran, data stellare sconosciuta. Il momento che tanto ho atteso in questi ultimi diciannove anni è infine arrivato. Si pensava che i Parassiti X, i più letali nemici dell’universo e originari del pianeta SR388, fossero estinti. La loro stessa esistenza, in quanto capaci di clonare ed assorbire il DNA degli organismi ospitanti (morti o vivi che siano), costituisce una minaccia preoccupante. Accertatami di aver eliminato il pericolo che gli X rappresentavano, distrussi la stazione di ricerca occupata da quelle temibili creature. Credevamo che fossero solo un ricordo, quando la Federazione Galattica ricevette la testimonianza video di un X vivo ed in ambiente naturale. Hanno provveduto a mandare uno squadrone di sette E.M.M.I, robot creati per la ricerca ed estrazione del DNA, quando sono venute meno le comunicazioni con il loro approdo sul pianeta ZDR. Sono l’unica cacciatrice spaziale in grado di portare a termine la missione”.

Vogliamo dare il via alle danze parlando di un’esperienza piacevolmente unica ed incredibile, oltre che con la parafrasi, in chiave Metroid, della sopracitata frase proveniente dall’universo di Alien. Le origini costituenti l’immaginario metroid-iano, elogiate da noi di Cyberludus con uno speciale dedicato all’intera saga, rappresentano un importantissimo preludio per la sua evoluzione. L’apice di quello sviluppo, lento e travagliato, ha dato alla luce un’avventura videoludica che rientra a pieni meriti nel novero delle opere digitali.

Una meravigliosa esperienza, ricca di patos e sensazioni contrastanti, che senza mezzi termini definiamo capolavoro e che potrete scoprire con noi nel corso della recensione. L’ultimo capitolo delle avventure di Samus Aran, Metroid Dread, dunque, costituisce la rappresaglia videoludica del terrore digitalizzato, che ha come punto di forza un filone concettualmente racchiuso in una genealogia trentennale. Stiamo parlando, dunque, di una vetta tecnico-qualitativa che raffigura il canto del cigno di Nintendo.

L’approdo del terrore su Nintendo Switch

A distanza di poco meno di vent’anni procede l’avventura di Samus Aran, adesso approdata sui lidi di Nintendo Switch. Il nuovo progetto, notoriamente targato Nintendo, nasce dalla cooperazione del game director Yoshio Sakamoto e MercurySteam, il team occupatosi di Metroid: Samus Returns. Il titolo sopracitato, uscito nell’ormai lontano 2017 su Nintendo 3DS, determinò un enorme salto in avanti, tecnico, ludico e qualitativo, rispetto agli standard settati dalla saga. Già ai tempi, in sede di recensione, il remake dell’opera di Gunpei Yokoi, uscita su GameBoy nel 1991, seppe pienamente convincerci, seppure non fosse esente da difetti. Il gioco riscosse successo, a tal punto da affidare, nelle mani della promettente software house, un progetto della cui esistenza si vociferava già da tempo. Ci ritroviamo, quindi, dopo cinque anni dall’apporto di MercurySteam alle opere targate Metroid, a riporre le nostre fiducie da videogiocatori in un team dal grande potenziale.

Metroid Dread recensione

A questo punto diremmo di partire, senza ulteriori preamboli, nella fabulazione di quello che è il proseguo della linea narrativa dettata dalla pinacoteca videoludica metroid-iana. Le disamine della nota cacciatrice spaziale, anche conosciuta come Samus Aran, prendono piede in quel di ZDR, in cui la minaccia degli X sembrerebbe costituire ancora un problema per l’intera galassia. Si stabilisce così, in primissima battuta, una diretta relazione con gli eventi di Metroid Fusion. L’avvento di SA-X, la copia malvagia di Samus, e di una schiera di cloni portò a galla una serie di operazioni losche della Federazione Galattica. L’intento parve quello di riprodurre una colonia di Metroid in una stazione di ricerca segreta, che tuttavia venne sventato dall’intervento di Samus e dell’I.A. ADAM. Lo schianto della base operativa non fu sufficiente a fermare la minaccia degli X, che adesso parrebbero sopravvivere in un ambiente naturale all’interno del pianeta ZDR.

Una cacciatrice spaziale di nome Samus Aran, la migliore che l’universo potesse mai conoscere

L’azione della nostra eroina Nintendo sembrerebbe inevitabile, anche a causa di una sua precedente interazione con un parassita X e la seguente cura con un vaccino proveniente dal DNA del Super Metroid. I sette E.M.M.I inviati dalla Federazione, infatti, hanno improvvisamente interrotto ogni forma di comunicazione, portando a pensare che una temibile ed incombente minaccia stia per mettere a repentaglio l’intero universo. La nostra Samus, dunque, colpita da quella che potremmo chiamare come una forma di “amnesia fisica”, si troverà faccia a faccia con il terrore, insediatosi nelle profondità di ZDR. Il raggiungimento della superficie, per far ritorno a casa, costituirà un’avventura ricca di insidie e pericoli. Paura, sgomento, angoscia, perseveranza, smarrimento, claustrofobia, frenesia… Sono queste le emozioni che danno il là ad un’esperienza adrenalinica e suggestiva, che vi porteranno in un incredibile viaggio, profondamente nostalgico in un concept che strizza l’occhio alla tradizione di Metroid.

Sia chiaro, però, che quella regalata da Metroid Dread è un’avventura narrativamente accessibile a tutti. Seppure quest’ultima iterazione sia fortemente incentrata su tale componente, la trama costituisce ancora un elemento parzialmente posto in secondo piano, principalmente utile alla contestualizzazione del tutto. Non si tratta, infatti, dell’essenza di questa “rifioritura videoludica”, ma la direzione artistica di game design esalta la complicità della storia nella fase di world building. Ne derivano, in altri termini, una maggiore immersione e suggestività, tradotte nelle aestethics di un prodotto capace di plasmare l’esperienza, restituendo concretamente quei sopracitati valori ludici ed extra-ludici. Tuttavia, in soccorso di tutti quei giocatori novizi, per ovvie ragioni di difficoltà di reperimento di tutti i capitoli antecedenti, la lunga campagna comunicativa che ha accompagnato il lancio di Metroid Dread costituisce un importante punto di partenza per chi, per la prima volta, si approccia al macro-universo metroid-iano.

A farvi da guida in questo vasto mondo, infatti, vi saranno le cutscene introduttive, utili ad avere una panoramica (estremamente generica) del contesto di riferimento. Ciò nonostante, vi consigliamo di accompagnare, all’acquisto del gioco, la lettura del nostro speciale e la visione dei dieci report proposti da Nintendo. Potrete accedervi cliccando qui, ma quel che vi suggeriamo in primo luogo è l’acquisto dell’abbonamento a Nintendo Switch Online per recuperare, se non altro, i primi due capitoli della saga tramite emulazione del NES e dello SNES: Metroid e Super Metroid.
Con Metroid Dread, come mai prima d’ora, traspare una maggiore esaltazione della struttura narrativa. A conti fatti si tratta di uno storytelling che, pur apparendo finalmente meno marginale, si colloca in linea con il genere videoludico di riferimento. D’altronde, fino a prova contraria, si tratta -come ribadito a più riprese- del canto del cigno di uno dei padri fondatori (o per meglio dire madre fondatrice, in questo caso) del sottobosco dei metroidvania. Poco spazio per una forma di fabulazione classicistica, scritta o orale che sia, a favore di un prominente mondo che costituisce, in background, una silente voce narrante.

Metroid Dread, da questo punto di vista, riesce alla perfezione nella descrizione pittoresca del terrore, con un ambiente di gioco dinamico e variegato, visivamente pulito ed impeccabile. Vi è, perciò, un forte distacco dalle ambientazioni di gioco povere di dettagli e di background estetico-narrativo appartenenti alla schiera di produzioni antecedenti.

Un sistema di gameplay che migliora invecchiando

Ma veniamo, dunque, a quelli che sono gli aspetti principali del gameplay di Metroid Dread. Perché se è vero che abbiamo discusso di come il world building costituisca un aspetto fondativo dell’esperienza di gioco, il fiore all’occhiello della produzione rimane un gameplay system piacevolmente mutuato dalla tradizione. Districarsi tra le varie sezioni si traduce in un’esperienza all’insegna del diverto, superiore di gran lunga alle precedenti iterazioni. Si tratta però, in linea puramente concettuale, di un more of the same in cui alcune meccaniche di gameplay vengono riproposte con un ammodernamento tecnico. Potremmo tranquillamente definirla una re-interpretazione di una formula ludica trasposta parzialmente. Ne deriva, in definitiva, un sistema di shooting similare ma migliorato, con una Samus Aran più agile e forte, ed anche un’esperienza che risulterà familiare.

Metroid Dread ripropone una libertà esplorativa gradevolmente disarmante, ma coesiste con una linearità a tratti emergente, come se il giocatore venisse guidato verso una direzione specifica. Tuttavia, l’animo avventuriero di Metroid non viene intaccato. Ciò che importa, però, è che la struttura di quel mondo ramificato restituisce la percezione di spazi ostici, disseminati di pericoli ad ogni angolo. A tal proposito, si deve sottolineare il ruolo degli E.M.M.I, la principale novità introdotta, nell’alternare, a fasi di gioco tradizionali, momenti di puro terrore.

Quando Samus entrerà in una delle zone pattugliate dagli E.M.M.I, si troverà faccia a faccia con dei nemici  progettati per portare al termine la missione. L’unica possibilità sarà quella di tentare la fuga da creature dotate di attrezzature per la scansione dell’intero settore, nella speranza di ottenere l’unica arma capace di neutralizzarli: la scarica omega.

Concludendo…

Quella proposta da Metroid Dread è, sicuramente, un’esperienza incredibile, a sua volta collaudata da un comparto tecnico altrettanto ineccepibile. La vivacità cromatica di una palette estremamente variegata costruisce una cornice ludico-estetica impeccabile. Al tutto, come se non bastasse, si aggiunge una componente tecnica che offre un’avventura a un frame rate stabile di 60 fps, su un hardware datato come quello di Nintendo Switch, che offre un’avventura dalla risoluzione di 1600×900 pixel in modalità dock e 1280×720 pixel in portabilità (vi rimandiamo all’analisi tecnica dei ragazzi di Digital Foundry). Ci ritroviamo, senza ombra di dubbio, dinnanzi ad un possibile candidato al miglior gioco dell’anno del 2021.

CI PIACE
  • Esperienza di gioco ancorata al proprio passato ma al contempo innovativa
  • Incredibi cambi di ritmo dell’aventura
  • Longevità in linea con i vecchi capitoli
  • Mappa estremamente dettagliata…
NON CI PIACE
  • …Ma troppo confusionaria delle volte
  • Impossibilità di personalizzare i tasti da usare in gioco
Conclusioni

Metroid Dread è un prodotto da recuperare qualora siate degli amanti del genere e, soprattutto, della saga. Nintendo ha fatto centro con un titolo incredibile e piacevole da completare al 100%, in un’avventura che vi porterà via una decina d’ore di gioco o poco più.

9Cyberludus.com

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Nato successivamente all'uscita di Playstation 2 e poco prima dell'approdo di Microsoft nel settore del gaming con la sua primissima Xbox, il suo amore per i videogiochi sboccia con i Pokémon, nella quale vi approda con l'indimenticabile Game Boy Advance SP. Ancora alla ricerca di un genere videoludico ideale, l'interesse per i vecchi classici del cinema gli ha permesso di comprendere l'ineccepibile importanza della narrazione nel videogioco, seppur non gli dispiaccia affatto destreggiarsi con prodotti antitetici dal calibro di Animal Crossing e Monster Hunter, o in alternativa recuperare perle del retrogaming a lui non appartenenti.

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