“Un tempo ci fu un’esplosione, uno scoppio che diede origine al tempo e allo spazio. Un tempo ci fu un’esplosione, uno scoppio che portò un pianeta a ruotare in quello spazio. Un tempo ci fu un’esplosione, uno scoppio che generò la vita così come la conosciamo. E poi arrivò un’altra esplosione.”

Difficile, nella recente storia videoludica, trovare un gioco più polarizzante di Death Stranding. L’ultima fatica di Hideo Kojima, noto game designer e “papà” della saga di Metal Gear, ha infatti diviso in maniera netta le opinioni sia di pubblico che di critica specializzata.
Ne abbiamo parlato molto di Death Stranding, sia nella nostra iniziale recensione, relativa alla versione PS4 – dove l’abbiamo definita la massima espressione dell’estro creativo di Hideo Kojima, ora libero da “vincoli” di sorta – sia in quella del successivo porting PC e, senza troppi indugi, ne riparleremo anche oggi, nella nostra odierna disamina relativa, appunto, alla chiacchieratissima Director’s Cut. Disponibile in esclusiva PS4 e PS5 (con relativo upgrade dal costo di 10 euro), questa edizione rivista e “rimpolpata” è sicuramente degna di essere giocata e, perchè no, rigiocata dai possessori della versione originale.

Con questo speciale, il nostro intento non è solo quello di fornirvi l’ennesima valutazione sull’opera di Kojima Productions, ma anche di darvi i nostri – personalissimi – motivi per effettuare l’upgrade alla suddetta versione.

Diamo quindi inizio alle danze!

Le migliorie tecniche e il supporto al Dualsense

Motivo forse un po’ scontato ma doveroso: sul fronte tecnico, impossibile non apprezzare quanto fatto dal team di Kojima Productions, nel riadattare il già ottimo comparto grafico dell’edizione originale – che poggia le proprie basi sul Decima Engine di Guerrilla Games – agli standard odierni, spremendo a dovere l’hardware – ben più performante – di Playstation 5. In questa Director’s Cut, Death Stranding si presenta con due opzioni grafiche: una che punta alla qualità, con una risoluzione 4K nativa ed un frame rate dinamico che punta sì ai 60 frame al secondo, ma spesso non li mantiene, mentre una seconda “performance” che predilige la stabilità dei frame alla risoluzione. Novità non da poco, la presenza di una modalità ultrawide 21:9, sfruttabile – ovviamente – su schermi/monitor compatibili.

Death Stranding, ora più che mai, appare come un vero e proprio “film interattivo”, come ci aveva abituati Kojima in alcune sue precedenti produzioni, grazie a cutscene che mettono in mostra una mole di dettagli impressionanti e una regia di spessore, supportata da un cast di primissimo ordine – dove a spiccare sono sicuramente le performance di Norman Reedus (il Darryl di The Walking Dead), Mads Mikkelsen, e Tommy Earl Jenkins.

A supporto delle notevoli migliorie grafiche, la Death Stranding: Director’s Cut si presenta su PS5 con un’arma in più: il Dualsense. Grazie allo sfruttamento dei grilletti adattivi che, ora più che mai, ci daranno il senso fisico di “peso” sulle spalle del buon Sam, abbiamo apprezzato l’introduzione del feedback aptico che, pad alla mano, restituisce feeling diversi a seconda della tipologia di terreno in cui ci muoveremo. Non un supporto perfetto, come su altri titoli first party come Returnal o Astro’s Playroom, ma di sicuro una valida implementazione.

I nuovi contenuti: equipaggiamento, strutture da costruire e abilità in battaglia

Non solo miglioramenti tecnici in questa Director’s Cut ma tanti, nuovi, contenuti atti a rimpolpare la già ottima mole dell’originale. A spiccare tra tutti troviamo le sezioni di gameplay nella fabbrica abbandonata, già vista nei primissimi annunci del gioco, che offre missioni da affrontare in stealth e che strizzano più di un occhio alla saga di Metal Gear Solid.
Queste nuove missioni storia, seppur non lunghissime a conti fatti, risultano comunque una piacevole aggiunta alla campagna, dimostrando che Kojima non ha perso “il tatto” nell’affrontare questa tipologia di gameplay.

Oltre alle nuove sezioni di gioco, Kojima Productions ha rinvigorito la mole contenutistica di Death Stranding, aggiungendo una buona dose di nuovi equipaggiamenti all’arsenale di Sam. In primis troviamo il Fucile Maser, a scariche elettriche (rigorosamente non letale), che potrà inibire i muli così come i veicoli. Troveremo inoltre il Support Skeleton, un nuovo esoscheletro che aiuterà Sam a trasportare ancora più peso nei lunghi spostamenti sulla mappa.

Non solo armi ma anche nuove strutture da costruire, a partire dall’utile catapulta che potrà lanciare a lunga distanza i carichi – dotati, rigorosamente, di un paracadute per attutire la caduta. Ponti chirali e rampe di lancio, invece, aiuteranno Sam a muoversi con ancora più veloci nei punti accidentati della mappa, a bordo dei veicoli. A “velocizzare”, in qualche modo, le consegne ci penseranno anche i nuovi robot da trasporto, che avranno ben due funzioni: la prima, è quella di sfruttarli come puri e semplici compagni di viaggio, che potranno quindi trasportare il loro carico e muoversi in autonomia, la seconda funzionalità è quella di “mezzo di trasporto”, se così la vogliamo definire, visto che Sam potrà saltare in groppa ad uno di questi automi e guidare a destinazione.

Alle aggiunte “fisiche” si vanno ad aggiungere le nuove abilità in combattimento di Sam – che potrà ora effettuare dei poderosi dropkick ai danni dei muli sparsi sulla mappa.

Non si vive di sola cooperazione…

Una delle aggiunte più significative ai contenuti di Death Stranding è data, sicuramente, dalla presenza dei circuiti, costruibili all’interno del mondo di gioco. Sfruttando i mezzi a disposizione di Sam, tra cui la nuova Roadster – esclusiva di questa Director’s Cut – potremo prendere parte a queste competizioni a tempo, condividendo i nostri tempi con gli altri giocatori e confrontarci in agguerrite classifiche online.

Sempre in termini di “competizione”, la Director’s Cut permetterà di riaffrontare tutte le boss fight della campagna, anch’esse dotate di una classifica online per confrontare i nostri tempi con quelli degli altri giocatori, oltre che un poligono di tiro presso il quale affrontare diverse sfide. Due gradite aggiunte che, di fatto, daranno non poca soddisfazione agli amanti del gioco competitivo.

Concludendo…

La Death Stranding: Director’s Cut migliora, in toto, l’esperienza ludica già vissuta due anni fa – su Playstation 4 – andando a migliorare il comparto tecnico, ora “adagiato” sulle performance ben più consistenti della nuova console Sony, e tante varie novità in termini di meccaniche e contenuti, che migliorano una base contenutistica di per se già eccellente.

Al costo di circa dieci euro non troviamo alcuna motivazione per non consigliarvi l’upgrade a questa versione e tornare, ancora una volta, ad accompagnare Sam Porter Bridges in questo bizzarro viaggio atto a riunificare gli Stati Uniti d’America.

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Nerd purosangue classe 1992, si avvicina al mondo dei videogiochi grazie al SEGA Master System di sua madre. Destreggiandosi tra Alex Kidd e Sonic the Hedgehog, comincia a farsi una importante cultura videoludica a base di platform e beat ‘em up. Fedele seguace della “master race”, consuma giochi di ruolo dalla mattina alla sera, anche se la sua saga preferita rimane Grand Theft Auto degli inarrivabili Rockstar Games, che fin dal primo capitolo lo ha aiutato a diventare la brutta persona che imparerete a conoscere.

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