Abbiamo provato con entusiasmo l’ultimo parto del solitario sviluppatore ucraino Andrii Vintsevych, specializzato in giochi a tema horror e che produce in modalità one-man-band. La sua nuova produzione è una sorta di variazione sul tema di una sua precedente opera, Witch Hunt, rilasciato nella sua versione definitiva nel 2018. La formula in realtà è piuttosto simile alla precedente, dato che mette I giocatori alle redini di un assennato figuro a caccia di un terrificante demone che infesta alcune lande sperdute, ma la vera domanda è: sarà sufficiente un cambio di attori e teatro per rendere la stessa opera sempre valida ed allettante?
Scopritelo nella nostra recensione….
Quando Witch Hunt uscì, dobbiamo riconoscerlo, offrì uno sguardo innovatore al genere FPS/survival grazie ad una miscela che fondeva abilmente walking simulators, survival, action, esplorazione, con qualche spruzzatina di elementi dei giochi di ruolo. Un genere al quale appartiene senza nasconderlo anche Skinwalker Hunt e che Andrii intende evidentemente far divenire un suo marchio di fabbrica. Considerata quindi la somiglianza innegabile, veniamo alle differenze tra le due produzioni…
Innanzitutto mentre Witch Hunt era ambientato nel tardo 800, la storia in questo caso è situata in età contemporanea, dove il giocatore prende le redini di un nativo americano, un cacciatore di mostri in piena regola. Lo scopo finale, come suggerisce il titolo, è cacciare ed uccidere il terrificante “Skinwalker”, un leggendario essere antropomorfo proveniente dalla cultura Navajo, che qui si mostra con la testa di cervo ed infesta alcuni vasti scenari liberamente esplorabili. Il plurale in questo caso va sottolineato, perchè un’altra grossa differenza rispetto al suo predecessore è che le mappe dove gareggiare con il maligno sono molteplici e non una sola. A parte questo il gameplay in realtà è piuttosto invariato sotto molti aspetti: si cammina (tanto), si esplora, si raccolgono oggetti, si spara contro creature più o meno terrificanti, ci si spaventa e si muore parecchio …
Balla coi cervi…
Anche in questa occasione il nostro amico russo ha popolato le oscure lande teatro degli scontri con creature assetate di sangue. Qui il roster dei nemici include lupi, orsi, cinghiali, cani, seguaci con maschere di ossa… insomma un pubblico decisamente più concreto rispetto agli zombi e gli spettri che infestavano le foreste di Witch Hunt. Non per questo però risultano meno terrificanti anche se, allo stato attuale, le movenze dei vari nemici risultano davvero innaturali ed artificiose. Quasi tutti infatti compaiono dal nulla, rapidissimi, spesso emettendo irruenti suoni con lo scopo, piuttosto efficace, di causare decisi salti sulla seggiola al povero giocatore. Da un lato sappiamo che i “jump scares” sono un aspetto ormai immancabile nei contesti horror, sia videoludici che cinematografici; certo è che, quando però questi sono troppo inflazionati, dimostrano solo una certa povertà di idee, come in questo caso. Gli spostamenti della IA sul mondo tridimensionale di gioco sono anch’essi piuttosto elementari: quasi ogni essere animato si limita a cercare di raggiungere o allontanarsi dal giocatore in linea retta, senza mostrare inerzia o alcuna fisica dei pesi – peccato. La difficoltà è piuttosto elevata – abbattere il temibile rivale è un’impresa ardua che necessita di molta tenacia e, purtroppo, anche qui vale la sempre più gettonata moda dei roguelike – una volta morti si deve ricominciare. Salvare la partita è comunque possibile, ma è un’azione limitata all’uso di alcuni totem disponibili in quantità davvero esigua.
Comparto tecnico…
Skinwalker Hunt, sviluppato nel versatile Unity, offre un miglioramento convinto rispetto a Witch Hunt, anche se alcuni aspetti sono stati realizzati molto frettolosamente. Sui paesaggi c’è poco da dire: sono dettagliati, costruiti con cura, adeguatamente vari e mai noiosi. Mentre sul reparto attori, sebbene staticamente possano risultare gradevoli, c’è molto da migliorare: le animazioni come già accennato sono grezze, legnose ed innaturali. Trattandosi di un Early Access per fortuna c’è molta speranza per futuri perfezionamenti, quindi non è detta l’ultima parola, soprattutto conoscendo il modus operandi di Vintsevych che spesso mette in discussione aspetti piuttosto profondi delle sue produzioni durante lo sviluppo. Il comparto audio è un tema sul quale già in passato Andrii ha dimostrato molta competenza e nuovamente non delude. Ottimamente realizzato, offre una buona selezione di suoni ambientali davvero azzeccati che contribuiscono a creare un’atmosfera molto tetra, oltre che rendere adeguatamente “vive” le ambientazioni. L’unico rammarico qui è che manchi una vera e propria colonna sonora sulla quale però possiamo chiudere un occhio, considerata la qualità del resto. Non abbiamo notato bug degni di nota durante le nostre battute di caccia – ottimo lavoro sotto questo punto di vista.
Concludendo…
Skinwalker Hunt è un gioco inde molto promettente che, sebbene sia al momento ancora incompleto, perfettibile ed acerbo sotto alcuni aspetti, ci sentiamo già di consigliare agli aficionados del genere horror/survival. Il suo creatore sta sfornando patch con regolarità ed ha già stravolto alcune meccaniche del gameplay, segno che lo sviluppo è ancora pienamente in corso d’opera. La grafica è gradevole, leggermente sopra la media per i titoli di questo livello e fa il suo lavoro senza sfigurare. Nonostante non ci sentiamo ancora di poterlo valutare con un voto vero e proprio, al prezzo irrisorio di 8,19€ si tratta di un titolo che offre già tanto e può essere apprezzato anche in questo stato, regalando una decina di ore di piacevole gameplay che, a suo modo, è anche originale rispetto alla concorrenza. Se avete apprezzato Witch Hunt prendetelo senza esitazione!










