Pur non trattandosi di un titolo “tripla A”, The Medium, ultima fatica dello studio polacco Bloober Team, ha raccolto intorno a sé una vasta massa di curiosi visto che, a conti fatti, si tratta della prima vera esclusiva next-gen di Microsoft ad arrivare sulle nuove Xbox Series S/X. Storicamente parlando, Bloober Team ci ha da sempre deliziati con avventure grafiche in prima persona – dalle tinte horror – maggiormente attribuibili al sottogenere dei cosiddetti “walking simulator”, una variante che si contraddistingue maggiormente per i ritmi di gioco lenti che prediligono esplorazione e narrativa alla pura e semplice logica degli enigmi. Prima con Layers of Fear e successivamente con Observer e Blair Witch, i ragazzi di Bloober Team si sono dati davvero da fare nel corso di questi anni, pubblicando a raffica titoli sì discreti ma mai davvero indimenticabili. The Medium abbandona completamente la visuale in prima persona, tanto amata dal team polacco, abbracciando una terza persona a telecamera fissa, tipica dei classici survival horror dell’era Playstation.

Incuriositi dal concept trattato dai ragazzi di Bloober, e dalle indubbie similitudini con uno dei capisaldi del genere, Silent Hill, ci siamo a buttati a capofitto in The Medium, grazie ad un codice review, in versione PC, fornitoci dal publisher (ricordiamo inoltre che il gioco è disponibile su Game Pass).

Buona lettura!

Inizia tutto con una ragazza morta…

Le vicende di The Medium ruotano attorno alla figura di Marianne, una ragazza dotata di poteri da medium ed in grado di “traghettare” le anime dei defunti verso il riposo eterno. La storia si apre con la descrizione di un sogno ricorrente, vissuto da Marianne, che vede una ragazzina scappare sulle rive di un lago, per poi essere uccisa a colpi di pistola da una figura misteriosa.

Perseguitata dal sogno, Marianne, riceve una misteriosa chiamata, il giorno del funerale del suo padre adottivo. Un uomo, di nome Thomas, afferma di conoscere la protagonista e di sapere dei suoi “poteri”. L’uomo invita Marianne a raggiungerlo al Niwa Resort, promettendole una spiegazione sull’origine del suo potere da medium. Ha così inizio, ufficialmente, la nostra avventura in The Medium all’interno del resort che sarà, per quasi la totalità della storia, il setting principale per le nostre scorribande…

Visto il genere di appartenenza, ci saremmo aspettati una maggior cura generale per quanto concerne il comparto narrativo. In realtà The Medium è sì caratterizzato da momenti di rara “potenza”, in termini di storia – mi riferisco anche ai vari ricordi del personaggio di Thomas che, senza spoilerare troppo, avremo modo di guidare in alcune sequenze di gameplay – ma risulta, a nostro parere, fin troppo sbrigativa e “criptica” soprattutto nella parte finale di gioco che avrebbe meritato un maggior supporto. Artisticamente parlando, il concept utilizzato dai ragazzi di Bloober è quantomeno interessante: la protagonista, Marianne, in quanto medium ha la possibilità di “vivere” parallelamente in due mondi – quello reale e quello “spirituale” dove anime senza pace si ritrovano a vagare senza guida e demoni di mostruose entità si muovono alla ricerca di soggetti da divorare. Questa “dualità” si riflette anche sul gameplay, visto che in alcune sequenze di gioco lo schermo si sdoppierà letteralmente, dandoci modo di vedere con gli occhi di Marianne la stessa area di gioco nelle due diverse versioni. Un concept quantomeno interessante che, a tratti, ben si integra con gli enigmi ambientali proposti…se non fosse che gli stessi si ripropongono con il medesimo schema per tutta la durata dell’avventura. Inoltre lo sdoppiamento della visuale provoca un percepibile calo nel frame rate che, specialmente nelle configurazioni meno recenti, potrebbe addirittura dimezzare la conta totale degli fps. Concettualmente la presenza del mondo di gioco “doppio” non è qualcosa di nuovo nel mondo dei videogiochi – la saga Silent Hill, ad esempio, ha fatto la sua fortuna sul cosiddetto “otherworld”, la realtà nebbiosa e spettrale della cittadina sul Lago Toluca. The Medium, infatti, non nasconde i diversi tributi alla saga horror di Konami, sia in termini stilistici sia in alcuni puramente “sonori” – la soundtrack porta infatti la firma di Akira Yamaoka, autore delle meravigliose soundtrack di Silent Hill.

Tra le fauci della bestia

Il titolo, pur discostandosi in termini “visivi” dalle precedenti produzioni del team, può in realtà essere visto come una sorta di walking simulator a telecamera fissa dove però, alle sequenze puramente esplorative (a cui sono stati aggiunti alcuni enigmi ambientali di semplice risoluzione) si affiancano sezioni “stealth” in cui è possibile, di fatto, morire e giungere anticipatamente al game-over. Il mondo delle anime, all’interno del resort di Niwa, è abitato da una creatura, nota come The Maw (doppiata magistralmente dal noto Troy Baker, già voce di Joel in The Last of Us e The Last of Us Parte II). La creatura, in precise sequenze di gioco, ci tormenterà provando a porre fine alla nostra esistenza: in alcuni sezioni dovremo semplicemente scappare, in labirintiche sequenze di gioco, mentre in altre – piuttosto blande e banali – dovremo nasconderci per non allertare il demone, muovendoci così nella stanza successiva.

Le sequenze esplorative sono in realtà scandite in maniera non proprio equilibratissima: abbiamo di fatto riscontrato una certa ed inutile “lentezza” in alcuni sezioni di gioco, che vanno ad inficiare in maniera negativa sul ritmo di gioco. In alcuni casi, tuttavia, viene in aiuto il level design che abbiamo trovato ispirato e interessante, in termini puramente estetici. L’esplorazione dei livelli avviene in maniera piuttosto lineare: il gioco non è un open world ma un’avventura liberamente ispirata ai classici del survival horror dell’era Playstation, senza però ricorrere al fastidioso backtracking a cui, molti titoli, si affidavano in passato. Prepariamoci quindi ad attraversare lunghe porzioni di mappa seguendo un’unica direzione, interagendo qua e là con i diversi collezionabili sparsi in posizioni strategiche della mappa. Marianne, in quanto medium, può contare su una sorta di “istinto”, triggerabile con l’apposito tasto (a proposito di comandi, vi consigliamo caldamente di giocare a The Medium con l’ausilio del pad, come vi suggerisce lo stesso team nella schermata iniziale del gioco), che ci evidenzia con una sorta di alone bianco tutti gli oggetti interagibili nel nostro campo visivo, un elemento utile che però, di fatto, abbassa ulteriormente un livello di difficoltà di per sé già molto basso.

Abbiamo portato a termine l’avventura di Bloober Team in otto ore scarse, una durata, a nostro parere, piuttosto bassa, anche considerando la totale mancanza di un fattore rigiocabilità – il gioco infatti non presenta bivi narrativi di alcun tipo e finali multipli.

La next gen di Microsoft?

Tecnicamente parlando, The Medium è un titolo che, almeno su PC, merita una diversa analisi. Il titolo poggia sull’Unreal Engine 4, uno tra i motori grafici più utilizzati nel panorama videoludico moderno, proponendo una lunga pletora di possibilità, in termini di settaggi, che comprendono il tanto osannato “ray tracing”, tecnologia che, a conti fatti, nessun titolo ad oggi è stato in grado di sfruttare nel migliore dei modi. The Medium è un titolo inutilmente pesante, in termini hardware: come già anticipato, la doppia “realtà” provoca un pesante calo nella conta dei frame al secondo, specialmente nelle configurazioni hardware che portano già qualche anno sulle spalle anche se, spulciando in rete, arrivano segnalazioni di giocatori che avvertono gravi problemi di fluidità anche su configurazioni su GPU Nvidia serie 3000. Le ambientazioni sono suggestive e a tratti anche belle da vedere, in termini di resa grafica, ma quello che maggiormente stona sono i modelli dei personaggi che sembrano estrapolati da un titolo Playstation 3: volti anonimi e privi di una qualche mimica facciale, insieme ad un comparto animazioni davvero insufficiente.

A salvare “la baracca” è il comparto sonoro, probabilmente l’aspetto più riuscito e curato di The Medium. Oltre alla già ottima soundtrack, a cura del genio Akira Yamaoka, segnaliamo un ottimo doppiaggio in lingua inglese che riesce a mettere una pezza nella totale mancanza espressiva dei volti. Ottimo lavoro sotto questo aspetto.

Concludendo…

The Medium è il classico titolo Bloober: potenzialmente ottimo ma che arranca sotto diversi aspetti. Il titolo propone un gameplay estremamente limitato che non riesce a sfruttare appieno le ottime idee proposte, mancando anche il bersaglio sul fronte puramente grafico (l’ottimizzazione su PC lascia parecchio a desiderare). Un gioco che, a nostro parere, non merita l’acquisto a prezzo pieno, anche a causa di una longevità davvero esigua, che però, potrebbe godere di nuova linfa su Game Pass, visto che i curiosi avranno modo di provarlo per una cifra contenuta.

CI PIACE
  • Ottima soundtrack, a cura di Akira Yamaoka e Arkadiusz Reikowski
  • Level design decisamente ispirato
  • A livello di concept, la “dualità” del gameplay è un’ottima trovata…
NON CI PIACE
  • …anche se, a conti fatti, aggiunge poco a livello di gameplay, provocando inoltre pesanti cali di frame
  • Gameplay eccessivamente lento e limitato
  • Si completa in una manciata di ore
  • Animazioni e modelli dei personaggi vecchi di due generazioni
Conclusioni

The Medium è un titolo dall’ottimo potenziale che, purtroppo, non riesce a raggiungere uno standard qualitativo adeguato sotto diversi aspetti. Il concept del titolo Bloober Team ma deve fare i conti con un gameplay estremamente limitato, una narrativa altalenante e un comparto tecnico che, ad oggi, pecca gravemente sul fronte ottimizzazione. Un titolo che merita una prova…ma solo se siete in possesso di un abbonamento Game Pass.

6.8Cyberludus.com

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Nerd purosangue classe 1992, si avvicina al mondo dei videogiochi grazie al SEGA Master System di sua madre. Destreggiandosi tra Alex Kidd e Sonic the Hedgehog, comincia a farsi una importante cultura videoludica a base di platform e beat ‘em up. Fedele seguace della “master race”, consuma giochi di ruolo dalla mattina alla sera, anche se la sua saga preferita rimane Grand Theft Auto degli inarrivabili Rockstar Games, che fin dal primo capitolo lo ha aiutato a diventare la brutta persona che imparerete a conoscere.

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