La serie minore e parallela dei Total War Saga non è stata all’altezza delle aspettative dei fan fino a questo momento: Thrones of Britannia è, senza timore di smentita, un gioco mediocre, assolutamente non all’altezza del nome che porta; è infatti riuscito a offrire una campagna poco profonda e un sistema di combattimento pesantemente castrato rispetto ai capitoli principali, configurando l’esperienza del suo gameplay come l’unico vero fallimento dei capacissimi ragazzi di Creative Assembly. Oggi esce il secondo titolo a portare nel proprio titolo il peso del brand, un Troy che già dal principio si è distinto per la sua peculiare forma di distribuzione. Infatti, nella giornata del day one – lo scorso 13 agosto – è stato offerto sull’Epic Store a titolo gratuito praticamente a tutti gli oltre sette milioni di giocatori che ne han fatto richiesta. Oggi è venduto canonicamente a poco meno di cinquanta euro, ma fa piacere (soprattutto pensando ai nostri portafogli) che vengano portati avanti esperimenti di vendita del genere.
A Total War Saga: Troy è una trasposizione videoludica di uno dei contesti storico-mitologici più affascinanti di sempre, ovvero quella guerra di Troia che ha fatto discutere tanto i letterati, quanto l’archeologia degli ultimi centocinquanta anni. Non a caso ho usato l’ho definito un contesto “storico-mitologico” poichè proprio la commistione di questi due tratti è particolarmente azzeccata anche per descrivere la struttura di gioco dell’ultimo Total War, impegnato a restituire tanto il realismo storico di un periodo fondamentale per la storia del Mediterraneo, quanto rievocare i tratti più romantici e patetici della mitologia omerica, costruita nel corso dei secoli successivi.

Cantami o Diva della Creative Assembly…

Partiamo con quest’ultimo concetto, quello mitologico, fortemente presente soprattutto nella sua componente narrativa. Come è ovvio che sia, a muovere l’intera struttura di gioco c’è esattamente il pretesto che ha reso celebre l’Iliade, ovvero il rapimento di Elena, regina di Sparta, da parte di Paride, figlio del re Priamo di Troia. Per chi non lo sapesse questo fu sia il culmine di una concatenazione di eventi cominciati al matrimonio di Peleo e Teti, sia l’inizio di uno dei conflitti più conosciuti nella storia dell’uomo. Gli Achei usano proprio questo ratto come casus belli e formano una coalizione ingaggiando i più grandi re della penisola greca, a capo dei quali siede il re dei re Agamennone e il cui fine è quello di ottenere la giusta vendetta e punire la tracotanza troiana con la distruzione delle mura “immortali” della capitale della Troade. La presenza stessa dei protagonisti cantati da Omero, utilizzati nel gioco come capifazione, è decisamente indicativa del “tono” dell’intera produzione. La ricostruzione dei personaggi e delle vicende del mito è molto fedele, anche se qualche cosa non ci è molto chiara a partire dalla denominazione dei due schieramenti: se chiamare Danai le fazioni greche è una scelta di alta raffinatezza filologica, non capiamo il bisogno di associare i Troiani ai Pelasgi.

Malgrado qualche calo di stile, la struttura narrativa è palesemente figlia di un ottimo lavoro di ricerca sui testi. Anche alcune meccaniche di gioco sono state infarcite da elementi fantastici legati a doppio filo con il racconto alla base dell’Iliade, una tra tutte l’introduzione delle divinità nell’economia di gioco, un meccanismo che, a dirla tutta, costituisce una delle novità meglio introdotte di questa versione. Costruire templi e officiare rituali e sacrifici durante le nostre partite sarà, a fronte di un costo di risorse ingente, molto remunerativo in termini di bonus passivi sia tattici che strategici.

“Se potessi avere, mille libbre di bronzo al mese”

Per quel che concerne il concetto storico, sappiate che gli sviluppatori hanno declinato tutto l’impianto narrativo nel modo più realistico possibile. Il peso degli eroi nelle battaglie è fortemente limitato rispetto a quanto raccontato nei testi omerici, durante la fase tattica è importante gestire al meglio tutto l’esercito a nostra disposizione poiché non vedremo mai un Achille far incetta delle teste dei nemici o un Menelao resistere da solo a più di una carica nemica. Le unità che è possibile reclutare sono quelle che hanno caratterizzato gli imperi della tarda Età del Bronzo, con armature bronzee realmente pesanti, molto lontane da quanto restituito dalle produzioni di Hollywood; saranno inoltre realisticamente assenti – quasi del tutto – le unità di cavalleria e saranno meno variegate di quanto gli altri capitoli della saga ci hanno abituati. Non un vero difetto, sia chiaro, poiché non si poteva snaturare le dinamiche di guerra di un periodo che non avrebbe permesso la presenza di “archi lunghi” e “falangi oplitiche”, ma che comunque indicizza una mancanza di varietà che potrebbe far storcere leggermente il naso a chi predilige l’aspetto ludico alla fedeltà della ricostruzione storica.

Decisamente realistica anche la componente economica del gioco, priva di moneta (serviranno almeno altri sei secoli per l’invenzione della moneta come la intendiamo oggi) nel senso moderno del termine, è basata invece sullo scambio delle cinque risorse a disposizione: oro, bronzo, pietra, legna e cibo. La loro distribuzione sulla mappa è piuttosto particolare, poiché soprattutto all’inizio sarà difficile raggiungere l’autosufficienza in tutti e cinque gli ambiti di produzione. Ciò costringe il giocatore a puntare molto sulla diplomazia e sugli scambi con gli alleati che, a loro volta avranno mancanze in altri ambiti, ma presto ci si renderà conto che alla lunga l’operazione mostra il fianco, soprattutto sotto il profilo dell’intelligenza artificiale: troppo spesso ci ritroveremo infatti richieste insensatamente minacciose da parte di regni piccoli e deboli, senza tener conto dei rapporti di forza reali della partita, intaccando di molto l’immersività.

Tutte le strade portano a Troia. Ma proprio tutte

Tuttavia, dopo tutto quello che abbiamo sottolineato, è possibile chiudere un occhio per concentrarsi sui pregi dell’opera, assolutamente godibile su molti fronti, ma su una cosa non è possibile non soffermarsi in senso negativo, che rappresenta, secondo chi vi scrive, il vero tallone d’Achille (…mai come in questo caso) del gioco: questo è il capitolo più story-driven dell’intera saga.

Che puntiate tutto sulla diplomazia organizzando l’esercito attraverso un uso massiccio di alleanze e scambi commerciali, che puntiate tutto sulla conquista bruta di tutte le provincie, alla fine sarete sempre obbligati a terminare la partita conquistando Troia. Questo è un problema soprattutto nell’ottica della rigiocabilità e, dunque, della longevità di un titolo che più di altri episodi potrebbe stancarvi presto.
Il lato tecnico, benché un aspetto secondario in questo genere di titoli, svolge il compitino senza strafare. Soffre un po’ il dettaglio delle unità, ma punta molto sul colpo d’occhio e la leggibilità a schermo, necessaria soprattutto durante le fasi tattiche. Purtroppo artisticamente ci troviamo di fronte a un lavoro sì realistico ma purtroppo non in grado di stupire l’utenza, né attraverso la restituzione grafica, né attraverso un commento sonoro poco incisivo. Peccato, visto il contesto che avrebbe sicuramente richiesto uno sforzo maggiore.

Concludendo…

Con Troy, il marchio A Total War Saga esce dalla mediocrità nella quale era piombato con Thrones of Britannia, ma non riesce a raggiungere l’eccellenza che meriterebbe a causa di qualche svista di troppo. L’accuratezza storica e quella filologica si uniscono per formare un prodotto che traspare competenza sotto tanti punti di vista, a partire dalla fedeltà della ricostruzione filologica, passando per l’introduzione delle divinità, una vera e propria chicca in grado di svecchiare la “solita” offerta di Creative Assembly. Purtroppo sotto il profilo della diplomazia non ci troviamo di fronte allo stato dell’arte, più a causa dell’intelligenza artificiale che dell’implementazione di meccaniche di gioco poco riuscite, mentre la limitata varietà delle unità – benché perfettamente in linea con il contesto dell’Età del Bronzo – permette tattiche sì divertenti ma non varie al livello di esponenti della saga più riusciti.
Ma il vero difetto di cui tener conto all’acquisto del gioco è che questo è sicuramente il Total War meno longevo di tutti, a causa di una campagna poco aperta, finalizzata alla caduta della città di Troia in ogni singola run.

CI PIACE
  • Unità della Tarda Età del Bronzo
  • Sistema economico verosimile
  • Implementazione delle divinità
NON CI PIACE
  • Intelligenza artificiale in diplomazia
  • Meno varietà tattica
  • Campagna story-driven
Conclusioni

Non il peggiore dei Total War, Troy è divertente ma sicuramente non un capitolo eccellente. La componente economica, l’introduzione delle divinità e il realismo sono i veri punti di forza di una produzione che deve fare i conti con un’intelligenza artificiale perfettibile, una fase tattica divertente ma poco variegata, e soprattutto un fattore rigiocabilità decisamente più basso del solito.

7Cyberludus.com

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Studente di "Archeologia e Culture Antiche" all'università di Salerno, passa il suo tempo interessandosi di tante, troppe cose. Nulla però è in confronto della sua passione per i videogiochi, quasi insana. Predilige il gioco su PC, il retrogaming, gli RPG e gli strategici, ma non disdegna tutto il resto, ad esclusione dei simulatori di guida che evita neanche fossero debiti.

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