Il grande pregio della scena videoludica moderna poggia in sintesi sulla capacità dell’industria di sfruttare appieno l’iper-velocità comunicativa moderna e, al contempo, le infinite possibilità che la moderna scena offre, specialmente a livello più squisitamente concettuale, dove coesistono diversi gradi di ibridizzazione di generi che portano ad esperimenti in grado, almeno potenzialmente, di rivoluzionare il modo in cui intendiamo il videoludo elettronico. In questo senso, Filament, il titolo che analizzeremo oggi, è un piccolo grande esponente di un settore, specialmente indipendente, in grado di riservare sempre tante sorprese. Nato da un team indie formato da solamente 3 persone, Beard Envy, Filament si propone su di un mercato assediato da titoli “piccoli” e “medi” ma con una formula particolare e alcune caratteristiche che, sin dalle prime battute, lo distinguono.

Ma… andiamo con ordine!

Enigmi per risolvere un enigma

Filament è un puzzle game con visuale isometrica, trainato da alcune premesse narrative intriganti e un generale feeling investigativo che riuscirà, semplicemente centellinando le informazioni in modo intelligente, a creare una certa “urgenza” di procedere innanzi con il gioco. Se volessimo cercare un titolo di riferimento, potremmo avvicinarlo, con le dovute riserve, al mai troppo osannato The Witness, che ha concretizzato e, per certi versi, dato forma compiuta, ai moderni giochi esplorativi ad enigmi. Ma torniamo a Filament: nel gioco interpreteremo il ruolo di un innominato pilota di vascelli spaziali. E, come ben si colloca per un’avventura dai forti toni investigativi, siamo sin da subito accolti da una serie di punti interrogativi: chi siamo? dove andiamo? Ma soprattutto: perché la nave è completamente vuota? Tutte queste domande saranno il motore immobile dell’avventura che, in sostanza, ci rivelerà un frammento della storia ad ogni enigma risolto. Unica guida in un mare calmo seppur nebbioso sarà Juniper, una donna che sarà l’unico punto di riferimento, specialmente nelle fasi iniziali, per cercare la quadre di una situazione misteriosa.

Un procedere innanzi narrativamente a “singhiozzo” che ci stimolerà, appunto, nella rapida risoluzione dei puzzle predispostici innanzi dagli sviluppatori. È bene sottolineare che la nave spaziale in cui ci ritroveremo, la Alabaster, sarà sostanzialmente enorme ma, per scelta del developer, sarà sin troppo semplice comprendere con quali “aree” interagire: una volta avvicinatici a delle piccole torri, sparse per l’intera mappa di gioco, verremo traslati in scenari extra-navali dove saremo chiamati alla risoluzione di puzzle. Ogni area sarà composta da una serie di torri: completata l’intera sezione, procederemo effettivamente innanzi con l’intreccio narrativo. Ed è qui che, dopo qualche minuto di gioco, scopriremo il perché del nome Filament: in sostanza, nel gioco dovremo muovere una sorta di robot da cui fuoriescono dei filamenti, che serviranno allo scopo di connettere fra loro, lambendoli fisicamente, diversi obelischi per poter, infine, aprire la porta e fuoriuscire dal livello. L’obbiettivo sarà quello di creare un percorso “organico” verso l’uscita, in un concept non molto dissimile dal classico “Snake”.

Sbrogliare una matassa… di fili!

Nonostante premesse meccaniche in teoria semplici, Filament è ben lungi dall’esserlo: il titolo è dotato di una curva di apprendimento piuttosto morbida ma che, dopo qualche ora di gioco, diviene sicuramente complicata. Ecco che, ad esempio, negli stage compariranno porte automatiche che si apriranno se attiveremo l’obelisco giusto o, al contempo, obelischi di colore diverso e che avranno funzionalità diverse. La sfida in Filament, gradualmente, diviene più difficile: una difficoltà ricompensata dal rilevamento progressivo di spezzoni di una storia che, sorprendentemente (o forse no?), si rivelerà sì semplice ma ben delineata e non troppo scontata. Se il filamento resterà “acceso”, vorrà dire che la nostra personale interpretazione dell’enigma sarà stata esatta, altrimenti… repeat. Nonostante una certa difficoltà, la caratteristica prioritaria di Filament è sicuramente la pacatezza e la calma con cui potremo affrontare il mistero della Alabester: l’unica urgenza che il giocatore avrà, sostanzialmente, sarà quella di scoprire cosa si celi dietro.

Filament non sarà, al contempo, un gioco perfetto: innanzitutto, com’è lecito attendersi dagli esponenti del genere, la longevità del titolo in varierà in base alla nostra capacità di risolvere gli enigmi. In linea di massima, un giocatore “intermedio”, impiegherà dalle 5 alle 10 ore per completare l’avventura. In aggiunta, al di là di una ontologica ripetitività meccanica del titolo, che è comprensibile nel momento in cui si confronta il primo puzzle del gioco con il titolo dello stesso, alla lunga, proprio per la sua pacatezza complessiva, Filament perderà via via un po’ di mordente narrativo. A questo, si aggiunga uno stato di programmazione che, al momento del test, non era esente da alcuni bug di varia natura, da questioni più strettamente estetiche, come qualche compenetrazione poligonale che farà bloccare il personaggio, a veri e propri crash, che risulteranno ancor più letali se si pensa che il gioco “salverà” quando completeremo un’intera sezione. Meccanicamente parlando, Filament è invece un sicuro “più”: il titolo è estremamente responsivo e risulterà piacevole ed immediato controllare il nostro fido “tessitore”.

Ad una sezione tecnica non perfetta, ma che già è stata in larga parte arginata dai continui aggiornamenti pre-release degli sviluppatori, si aggiunge però un sicuro plus: Filament è graficamente e stilisticamente una gioia per gli occhi. A sezioni “normali” anche cromaticamente, in cui ci muoveremo per i corridoi di una nave spaziale dai colori spessi e caldi, passeremo alle sezioni più squisitamente ludiche, caratterizzate da netti mono-cromatismi o quasi, che spezzeranno in modo “drammatico” la piacevole routine visiva del titolo facendolo tendono verso lidi quasi noir (tra l’altro, accentuati dall’urgenza di risolvere un mistero). Un mono-cromatismo che, in linea di massima, sarà variato dalla verve artistica degli sviluppatori di caratterizzare le stanze in cui saranno contenuti gli enigmi: ecco che, ad esempio, il pavimento della stanza assumerà le connotazioni estetiche dello spazio profondo o diverrà un colorato mosaico, seppur cupo o, rivoluzione!, la stanza diverrà un’enorme tavolozza gocciolante di colori. Un plauso alla componente sonora del titolo, ben realizzata e che tocca livelli per certi versi sorprendenti, considerando il budget della produzione, soprattutto per quanto riguarda la recitazione vocale.

Concludendo…

Filament è un puzzle game intrigante e ben realizzato: gli amanti del genere avranno pane per i loro denti. Una premessa meccanica semplice che viene, man mano, sviluppata in modi via via più complicati, ed una trama che parte da “succulenti” dubbi e che viene centellinata saggiamente, rendono il titolo uno dei migliori del settore. Artisticamente valido ma tecnicamente imperfetto, farà sicuramente la gioia di chi ama i rompicampo.

CI PIACE
  • Artisticamente pregevole
  • Puzzle game un po’ noir
  • Meccanicamente originale
NON CI PIACE
  • Qualche problema tecnico
  •  Un po’ ripetitivo
Conclusioni

Interrogativi e misteri attorniano gli obelischi ricolmi di fili di Filament: puzzle game intrigante e ben realizzato, a tratti noir e artisticamente ispirato. Il titolo, prodotto da un team di soli tre elementi, riesce a catturare l’attenzione degli appassionati dei rompicapo anche grazie ad una curva di apprendimento morbida che punta (molto) in alto. Pur se non perfetto, è uno dei migliori nel suo genere. 

8Cyberludus.com

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