Una stanza vuota, un tavolo con un foglio e i comandi per il movimento e l’azione del giocatore scritti sulla parete. Cosi ci viene subito presentato Superliminal, titolo sviluppato ed edito da Pillow Castle: senza una spiegazione, senza un background e soprattutto senza sapere chi è il protagonista.
In questo totale spaesamento, iniziamo dunque questa avventura tra oggetti che si ingrandiscono e rimpiccioliscono a nostro piacimento e porte e finestre che, da disegni, diventano reali in base a come li guardiamo. Non vi preoccupate, è tutto normale o almeno cosi sembra.

Un gioco originale o un titolo troppo scopiazzato

Appena superata la prima porta, capiamo subito che ci troviamo di fronte ad un titolo rompicapo, con vari oggetti da utilizzare per superare le stanze in sequenza. Non si tratta però di semplici oggetti posizionati li a caso per aiutarci a saltare o entrare nelle porte successive ma dei veri e propri componenti dello scenario che cambiamo grandezza – e forma – a seconda di come il giocatore li osserva e/o li afferra: numerose volte, ci imbatteremo in grandi pedoni degli scacchi che basterà prendere per farli cambiare grandezza. Le meccaniche di gameplay, quindi, girano intorno alla prospettiva e al modo di “guardare le cose”, dandoci così l’impressione di trovarci in un sogno o all’interno di un ospedale psichiatrico guidati, per giunta, da una voce fredda e chiaramente pre-registrata.

Tutto quello che vediamo e facciamo in questo luogo non ben definito, si ispira fortemente ad altri titoli rompicapo come Portal o The Stanley Parable, dai quali Superliminal attinge veramente tanto, mai diventando però una copia esatta, poiché si appropria di alcune componenti di gameplay che lo rendono, di fatto, unico, tra cui una trama che rimane sconosciuta fino alla fine, l’alternarsi di momenti leggeri e cupi e soprattutto il non venire mai a conoscenza dell’identità del personaggio.

Guardare le cose da un altro punto di vista è la chiave, non solo del gioco

Non sappiamo quanta morale gli autori di Superliminal hanno voluto inserire nel gioco, però chiunque si approcci a questo titolo sappia che sarà obbligato a guardare le cose da una diversa prospettiva.
Su questa prospettiva, appunto, si basa il gameplay del gioco. Come sopraddetto, dovremo giocare con le dimensioni e con la nostra angolazione di visuale per rendere reale la porta d’uscita precedentemente disegnata sulla parete. Niente armi, niente pistole spara portali, soltanto la possibilità di girare a nostro piacimento l’oggetto afferrato per posizionarlo in modo tale da renderlo utile al raggiungimento del nostro scopo.

La difficoltà dei rompicapi rimarrà pressoché invariata nel corso dell’avventura. A cambiare sarà invece il tenore del gioco stesso: iniziando da luminose e grandi camere da letto, ci ritroveremo in corridoi bui e cupi con tracce di sangue da seguire. Da sottolineare, proprio come in Portal, la presenza di fratture e aperture negli ambienti di gioco, i quali ci faranno scoprire cosa c’è dietro questo nostro viaggio mentale.

Quelli tra sogno e realtà

Dal punto di vista tecnico, Superliminal è davvero ben fatto. Vista la semplicità degli ambienti e dei livelli, il gioco non presenta alcun tipo di bug, ma soltanto qualche difficoltà nella gestione degli oggetti, quando sono di grandi dimensioni. I livelli appunto, si presentano molto vari con tanto di colonna sonora all’altezza. Ascolteremo musica da piano bar quando ci troveremo nelle sale d’albergo, mentre un silenzio assordante ci riempirà le orecchie nei livelli più cupi.

Inoltre, bisogna riconoscere che il lavoro svolto dagli sviluppatori è decisamente degno di nota: riuscire a realizzare un gioco che si ispira fortemente alle funzionalità dei suoi fratelli maggiori, rimanendo allo stesso tempo originale, non è affatto facile. Anche la longevità del gioco aiuta rendendolo meno frustrante (nel caso in cui non si riesca a superare un enigma) o noioso: in poco più di 2 ore si riesce ad arrivare alla fine.

Concludendo…

Alla fine di questo viaggio, numerosi sono gli interrogativi: cos’è Superliminal? Possiamo semplicemente definirlo un gioco con un insieme di enigmi e rompicapi, facendoci credere di poterci svegliare alla fine di questo viaggio? O invece, vogliamo andare a fondo nella questione e affermare che non si tratta solo di un gioco ma di una lezione ben precisa che ci vuol insegnare come affrontare la nostra quotidianità? E se cosi fosse, può un gioco essere in grado di farlo? In quest’ultimo caso, Superliminal ci prova, lasciando al giocatore sempre l’ultima parola, forse.

CI PIACE
  • Gameplay interamente basato sulla prospettiva
  • Contesto ben strutturato
NON CI PIACE
  • Enigmi, a volte, ripetitivi
  • Mancanza di un vero climax narrativo
Conclusioni

Nonostante la breve durata, Superliminal è un titolo da provare, soprattutto per gli amanti del genere. La prospettiva, il perno del gioco, è ben studiata e strutturata, fondendosi perfettamente con l’atmosfera del gioco. A questa si aggiunge anche un’ottima giocabilità unita alla possibilità per il giocatore di provare a risolvere gli enigmi in maniera diversa.

7.5Cyberludus.com

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