Ion Fury può essere considerato a tutti gli effetti un piccolo esperimento. La scommessa è semplice: è possibile – oggi – sviluppare un FPS tecnicamente “fermo” agli anni ’90 ed ottenere un videogame di successo? I ragazzi di VoidPoint, una piccola startup indie avviata nel 2014, si sono prodigati anima e corpo per ricreare il look&feel dei primi storici videogame di questo genere. Per affrontare questa missione hanno scomodato anche il famoso Build Engine di Ken Silverman, il motore che muoveva il leggendario Duke Nukem 3D, adeguatamente modificato per renderlo più flessibile, potente e veloce. Tralasciando la piccola disputa legale con gli avvocati degli Iron Maiden che hanno costretto 3D Realms a modificare il nome del gioco in corso d’opera (in origine si doveva chiamare Ion Maiden), la missione è ora giunta al termine… quale sarà il risultato?

Say My Name!

Scordatevi ogni genere di narrativa – Ion Fury è un emulo di Duke Nukem 3D anche sotto questo aspetto. La premessa è semplice: la città di Neo D.C. è pervasa dalla criminalità e vige una legge marziale permanente. La vigorosa protagonista, il cui nome è caporale Shelly “BombShell” Harrison, è armata fino ai denti e pronta all’azione. Costei è infatti l’ultimo baluardo tra l’anarchia totale dettata dai malvagi malviventi cyborg ed una parvenza di legge ed ordine, che intende fare rispettare a suon di proiettili e bombe a mano. Trattandosi anche dell’unico agente della squadra GDF rimasto, sta solo a lei difendere la città cercando nel contempo di eliminare la mente dietro a questa squadra di bruti cibernetici, per porre fine alla guerra. Tutto comincia con un’esplosione…

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La nostra eroina è pronta per scatenare la sua furia…

I spray, you pray!

La protagonista dalle fattezze di una “femme fatale” è anch’essa ispirata al mitico Duca: senza alcuna paura o rimorso inizierà una guerra personale contro le miriadi di nemici che le si pareranno contro, in un tripudio di ultraviolenza anni ’90 e one-liner altrettanto pungenti, proferite durante i combattimenti (e che abbiamo deciso di onorare nei titoli dei paragrafi di questa recensione). Ion Fury, in sintesi, è un FPS purissimo, privo di ogni elemento di crescita del personaggio: niente alberature di potenziamenti, punti abilità, esperienza, soldi da spendere in armi. L’unico elemento di progressione è rappresentato dall’arsenale, che si completa a circa metà dell’avventura dopo l’uccisione del primo vero boss.

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Il perfido Heskel ci parla dai monitor del gioco. Per la sua voce i 3D Realms sono riusciti a reclutare il vecchio doppiatore di Duke Nukem in persona!

In verità il comparto armi ci ha lasciato un poco di appetito, perché alcune tra le più potenti elargite in seguito sono poco efficaci e ci si ritrova alla fine ad usare sempre le armi standard (il revolver “Loverboy” e l’immancabile shotgun). Ognuna dispone di un fuoco secondario che attiva alcune abilità specifiche della stessa: sicuramente il più rilevante è quello del revolver, che consente di marcare automaticamente più nemici per poi eseguire un’attacco fulmineo sullo stile dei migliori film di Sergio Leone. E al contrario dei titoli originali a cui è ispirato, dove la mira sul piano “Z” era automatica, qui è invece possibile alzare ed abbassare lo sguardo per mirare a piacimento, consentendo anche di effettuare “headshots”. Per agevolare gli utilizzatori dei joypad, gli sviluppatori hanno integrato un’apposita voce nel menu che abilita una sorta di mira assistita.

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Uno dei boss più grossi: una gigantesca nave che scaglia missili contro la nostra eroina.

I like the way you die!

Il level design della campagna principale è piuttosto variegato, anche se anche talvolta può risultare confusionario. Sarà che forse siamo abituati troppo bene ai giorni nostri (vedi Youngblood) con tutorial, scenette di intermezzo, comodi menu con quest e missioni, frecce direzionali che ci guidano verso gli obiettivi, ma abbiamo comunque trovato difficoltoso, in alcune occasioni, intuire come proseguire. È comunque evidente che utilizzando un engine fondamentalmente 2D mascherato da 3D (la vera rivoluzione in questo senso arrivò con Quake), gli sviluppatori non hanno potuto creare strutture eccessivamente complesse.
Fatta eccezione per la intro iniziale, non si trova poi alcun testo o cut-scene durante il gioco: si inizia sparando all’impazzata e si finisce allo stesso modo. Spesso è necessario trovare smartcard usa-e-getta (solo quattro colori in onore della semplicità: rossa, blu, gialla e viola), oppure attivare generatori, pulsanti, leve, motori, etc.: tutte azioni che, modificando il livello in qualche modo, consentono di proseguire. Da questo punto di vista evidentemente non c’è nulla di innovativo, anche se è probabilmente una cosa voluta.

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Un gigantesco reattore di energia con tanto di poveri agenti GDF appesi come salami.

Talk shit, get shot!

Le schiere nemiche (escludendo i boss) contano in tutto circa una decina di unità anche se un po’ insipide: tre tipi di “grunt” armati, un paio di unità volanti, una specie di piccolo ragno biomeccanico, gli immancabili zombie, e così via. Considerato che i nemici sono a tutti gli effetti oggetti bidimensionali, la loro resa è altalenante e le animazioni non brillano per la qualità.
Ogni sezione di gioco è infine costellata di piccole zone segrete tutte da scovare che consentono di ottenere vita, armature, medikit e radar portatili oppure munizioni – per i fanatici degli achievement sicuramente sarà una bella impresa trovarli tutti ed allungherà parecchio la longevità finale.

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Occhio a questi tizi spaventosi: una volta uccisi si sovraccaricano ed esplodono!

How do you like your ribs?

Il comparto tecnico di questo titolo è indubbiamente affascinante. Sfruttando un engine degli anni ’90 – adeguatamente modificato – i ragazzi di VoidPoint hanno ottenuto qualcosa di particolare ed unico, che molti ameranno mentre altri probabilmente disprezzeranno. Essendo un giocatore di vecchia scuola ed avendo potuto utilizzare il Build Engine in prima persona, ho senza dubbio gradito il lavoro svolto: è evidente che il motore sia stato modificato pesantemente, consentendo di creare elementi in vero 3D, pezzi di paesaggio semoventi, illuminazioni ambientali multicolor ed tante altre piccole migliorie.
Il comparto audio include una serie di effetti sonori piuttosto efficaci, talvolta però molto caotici e sottoposti ad un engine direzionale inefficiente: Ion Fury purtroppo gestisce malissimo il posizionamento dei suoni nell’ambiente – talvolta si possono udire rumori ambientali di cose molto distanti oppure attraverso spessi muri divisori. A corredo degli effetti troviamo per fortuna un’ottima colonna sonora con una serie di musiche elettroniche molto orecchiabili che incalzano l’azione a dovere: una diversa per ogni livello/sezione, come da tradizione del genere. Sbirciando nei file di gioco è possibile scoprire che si tratta di veri e propri MOD nel formato XM dello storico FastTracker 2, tutti composti da un membro del gruppo ByteRapers: una piccola chicca che rafforza l’esperienza anni novanta del titolo in esame.

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Abbiamo incontrato qualche piccolo bug (come quando ci si incastra in mezzo alle porte, oppure la mira automatica che impazzisce) e rallentamento in presenza di numerose esplosioni/nemici, ma niente di troppo significativo. Infine una buona notizia: essendo un titolo che sfoggia tecnicità retrò, i requisiti sono altrettanto ridotti. Ion Fury richiede appena 90 Mbyte di spazio su disco ed è possibile giocarci anche senza una GPU dedicata: su un sistema con Corei5 e Intel HD Graphics può girare in fullHD senza alcuna difficoltà!

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Questi mech gemelli dopo essere stati sconfitti diventano dei comuni nemici durante il resto del gioco. Notate la frase “apri bene” tipica dei dentisti sopra la sega circolare?

I really hope this story has a happy ending…

Abbiamo apprezzato Ion Fury perchè è un titolo divertente, giocabilissimo, con un gameplay degno dei migliori FPS vecchia scuola. Purtroppo risulta carente su alcuni aspetti come la qualità dei nemici, la scelta delle armi (poco fantasiose) e il level-design altalenante che, specialmente nei primi livelli, risulta poco ispirato. Nonostante questi difetti però la campagna principale ha saputo divertirci per oltre 9 ore con una serie di piacevolissime, spensierate e zotiche sparatorie come si facevano 25 anni fa.
Per il prossimo futuro 3D Realms ha già promesso di rilasciare un comodo editor di livelli ed una ghiotta modalità multiplayer: sicuramente due feature di valore che saranno in grado di allungare parecchio la longevità di questo titolo.

CI PIACE
  • Colonna sonora di ottima qualità che incalza l’azione.
  • Trucidare i nemici è divertente e molto appagante!
  • Un vero FPS come negli anni ’90!
NON CI PIACE
  • Poca varietà di situazioni.
  • Comparto armi poco fantasioso.
  • La grafica volutamente anni’90 potrebbe non piacere a tutti.
Conclusioni

Ion Fury è un titolo controverso che offre una grafica, un gameplay ed elementi volutamente retrò. Per queste ragioni è un prodotto che dividerà sicuramente la platea dei giocatori: per coloro che non disdegnano una tecnica povera in favore del gameplay sarà in grado di regalare molte ore di divertimento, mentre sarà schivato come la peste dai giocatori più esigenti. Per noi rimane un prodotto interessante (forse il primo di una serie a giudicare dal successo ottenuto), ma che sicuramente merita una chance perchè dimostra che anche un FPS non deve necessariamente sfoggiare una grafica foto-realistica per divertire!

8Cyberludus.com

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Gabriele o “Gabe” per gli amici, è un informatico di professione ed inguaribile videogiocatore. Cresciuto a colpi di Commodore 64 ed Amiga è papà di due bellissimi bimbi che ormai gli rubano quasi tutto il tempo. La sua passione sono l’informatica, il cinema, la musica ed un giorno spera di finire e vedere pubblicato il suo primo videogame … quando trova il tempo!

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