Avere a che fare con i giochi Paradox non è mai semplice. Traspare in ogni dettaglio la cura maniacale che infondono nei loro prodotti e l’estrema passione per un genere, quello della “Grand-Strategy“, apprezzato soprattutto da chi, come me, è appassionato di storia e dei processi formativi degli eventi che è possibile studiare sui libri, ma è innegabile che il genere possa aver spaventato più di un giocatore grazie proprio alla sua complessità. Dopo aver letteralmente fagocitato la vita dei giocatori con Europa Universalis: Rome, gli sviluppatori svedesi provano di nuovo a farci immergere nella media e tarda Repubblica, epoca di scoperte e conquiste, che forse più di ogni altra si presta a essere declinata in questo peculiare genere videoludico.
Imperator: Rome è, almeno sulla carta, uno dei prodotti più promettenti che Paradox Development Studio abbia sviluppato ultimamente e proprio per questo il nostro occhio è stato quanto più attento possibile a coglierne pregi e difetti. Vediamo insieme come si è comportato nella prova su strada…

Grand-Strategy tra re, capi e consoli.

Chi ha apprezzato il genere dei Grand-Strategy dei precedenti giochi Paradox sicuramente si troverà a proprio agio con l’offerta di Imperator: Rome, apprezzando maggiormente anche gli elementi di novità.
La partita comincia nell’anno 304 a.C., proprio al finire della Seconda Guerra Sannitica, e sarete voi a decidere le sorti di una “nazione” a vostra scelta fino al 27 a.C., anno in cui si formalizza il progetto imperiale di Augusto. Sì, perché buona parte del livello di difficoltà è influenzato proprio dal Paese che andrete a scegliere a inizio partita: se giocare con Roma risulta più semplice grazie a una consolidata struttura istituzionale e a una riserva di risorse decisamente ampia, la scelta di fazioni più povere e\o periferiche renderà l’esperienza decisamente più ostica, magari a causa di una scarsa popolazione, un esercito peggio organizzato o una quantità di tecnologie a disposizione minore.La mappa, inoltre, offre tutte le fazioni presenti nel mondo antico conosciuto dall’Occidente romano: si va dall’estrema punta della penisola iberica all’India ellenistica. A questa vastità corrisponde anche un’attenzione ai dettagli delle varie peculiarità territoriali che ha dell’incredibile, avvicinando in modo verosimile alla realtà le dinamiche puramente logistiche delle vostre esplorazioni.

Durante la partita si gestisce l’intero apparato istituzionale, non un personaggio o una dinastia. Le modalità con cui questo avviene sono legate a doppio filo al sistema di governo scelto, e questo è uno dei grossi elementi di novità introdotti da Imperator: Rome. Il gioco mette a disposizione tre sistemi di governo, la repubblica, la monarchia e il sistema tribale, completamente diversi tra loro per quanto riguarda l’approccio che richiederanno al giocatore: la repubblica è un sistema influenzato pesantemente dal senato il quale dovrà essere influenzato a sua volta attraverso giochi di potere, sfruttando amicizie e facendo leva su una certa popolarità, ciò per favorire l’ascesa di consoli che attiveranno particolari bonus utili a favorire la nostra strategia operativa; la monarchia differisce completamente poiché è più semplice da gestire alla luce di un decisionismo centralizzato che dona al giocatore una maggiore facilità di movimento rispetto alla repubblica, ma è particolarmente soggetta a subire un certo malcontento popolare scatenato dalla troppa aggressività militare o da una fiscalità stringente; l’organizzazione tribale presenta una gerarchia più primitiva ma gli elementi di cui tener conto saranno di meno e meno incisivi.
I tre sistemi di governo sono implementati in maniera eccellente ed è divertentissimo sperimentare esperienze istituzionali sempre diverse a ogni partita. Per apprezzare a pieno questo tipo di dinamiche è consigliato giocare in modalità “ironman”, ovvero quella in cui il tempo scorre più lentamente, in modo tale da avere il tempo di ponderare ogni minima mossa sul piano strategico e avendo anche tempo per rimediare a uno sbaglio nella valutazione di un particolare evento. D’altra parte i prodotti Paradox non sono mai stati giochi per chi ha fretta e questo è parte del loro incredibile fascino.

Migliaia di nuove possibilità nel “solito” gioco di Paradox

Alla base delle meccaniche di gioco c’è il controllo di quattro valori\punteggi che ogni mese (virtuale) aumentano o diminuiscono a seconda di una serie piuttosto ampia di variabili e servono ad agevolare in modo incisivo le operazioni sulle quali la partita si basa. Il punteggio militare permette di acquistare nuove tecnologie militari e di compiere alcuni tipi di azioni legate alla guerra come l’assalto immediato; il punteggio religioso permette di eseguire particolari cerimonie religiose in grado di donare bonus (a seconda della divinità che sceglieremo) e sacrifici che aumenteranno la stabilità sociale limitando il malcontento; il punteggio retorica consente di intervenire sulla stratificazione sociale del proprio Paese, promuovendo o declassando alcune classi di cittadini; il punteggio “acume” sblocca essenzialmente le tecnologie civili e permette di restare al passo coi “tempi scientifici” dei nostri rivali.Il mantenere in equilibrio questi parametri è parte del fascino di un gioco che spremerà il vostro cervello e il vostro tempo come pochi altri giochi.

Altro aspetto che Imperator: Rome mostra di aver affinato con competenza è quello puramente bellico, che offre ora una serie di novità che aumentano ulteriormente la complessità – e il divertimento – legata alle dinamiche di conquista. Gli eserciti possono essere formati da unità differenti (Cavalieri – fanteria – unità speciali come elefanti) e tenere in equilibrio la composizione delle proprie truppe sarà una delle chiavi della vittoria. Questa novità, unita alla possibilità di scegliere di volta in volta formazioni in grado di donare vari bonus o malus su determinati campi di battaglia e contro determinate schiere di nemici, permette di non ridurre tutto lo scontro a una mera questione quantitativa: sarà possibile, con eserciti piccoli ma ben organizzati, sconfiggere forze numericamente soverchianti… ed è una soddisfazione incredibile, credetemi. Ma per far ciò risulta fondamentale una pianificazione certosina, ad esempio sarà necessario conoscere precisamente i dettagli delle armate del nostro avversario, e in questo le meccaniche legate alle ricognizioni degli scout diventano ancora più decisive che in passato.

Anche sotto il profilo della politica interna il gioco si è dimostrato stimolante e complesso al punto giusto.
Al momento di nominare un Tribuno o un Censore, scegliere tra una persona con convinzioni religiose particolari o una politicamente orientata cambia radicalmente il modo in cui vengono smossi gli equilibri sociali e politici e, di conseguenza, le vostre successive azioni finalizzate al contenimento di una possibile deriva di governo. La religione ad esempio è un’arma a doppio taglio: se da una parte tiene buona la popolazione, dall’altro la rende facilmente incline alla ribellione se una delle nostre azioni dovesse “cozzare” con ciò che un determinato credo crede lecito.
L’economia poi è un aspetto particolarmente delicato e che mette in sistema tutta una serie di punteggi e valori da tenere attentamente sotto controllo: gestire la fiscalità e le modalità produttive permette di avere uno stato in salute e con i conti in equilibrio. Puntare troppo sullo schiavismo rende molto produttivi e fa sì che le élite restino felici, ma aumenta contemporaneamente il malcontento globale e la necessità di conquistare sempre nuovi territori per “importare” nuovi schiavi. Starà a noi decidere come tenere in equilibrio il tesoro della nostra fazione.
Tutta questa complessità non viene bilanciata da un tutorial davvero esaustivo – quello a disposizione è sì lungo e profondo ma assolutamente insufficiente a spiegare in ogni suo aspetto le meccaniche di un gioco di questo genere – in particolar modo per il giocatore alle prime armi che, vista la mole di variabili e punteggi da tenere sotto controllo, deve necessariamente colmare questa lacuna con tanta pazienza, tentativi, fallimenti.

Attendendo la prossima patch…

Imperator: Rome è un gioco sicuramente eccezionale ma, ahinoi, non esente da qualche piccolo difetto. Ovviamente non menzioneremo l’altissima difficoltà poiché nei Grand-Strategy non vi è alcun gioco semplice e chi decide di approcciarsi al genere non può che trovare l’osticità del livello di sfida uno stimolo a fare di più e a fare meglio.
Partiamo con una piccola mancanza che, a titolo di chi vi scrive, avrebbe potuto rendere più sfaccettata la politica estera. Al di fuori della conquista bellica non vi è alcun altro tipo di annessione: permettere di curare la diplomazia in questo senso avrebbe reso meno ripetitiva la dinamica espansionistica del gioco, ma si tratta comunque di piccolezze che non noterete se non dopo centinaia di ore di gioco, quando avrete esplorato le possibilità messe a vostra disposizione in decine di partite.

Dal punto di vista tecnico il colpo d’occhio è assolutamente pregevole, la mappa – ampia e dettagliata – risulta immediatamente leggibile nella sua semplicità.
Purtroppo, nonostante la semplicità di cui sopra, la fluidità del motore di gioco ci è sembrata ballerina: su un PC di fascia media composto da un Intel I5-4460, 8 GB DDR4 e una Radeon R9 280X da 3GB, spesso ci siamo ritrovati davanti a scatti visibilissimi, i frame al secondo, nelle fasi più avanzate di gioco, scendevano fino a toccare minime di 7-8. Nonostante il gioco non richieda fluidità per essere goduto a pieno sembra lapalissiana la necessità di intervento sull’apparato tecnico, magari con una prossima e inevitabile patch.
Le musiche infine sono ascoltabili e ben si sposano con l’atmosfera riflessiva che il gioco vuole evocare. Certo, avremmo preferito una caratterizzazione musicale in base alla fazione scelta, ma anche questo è un di più che non inficia minimamente la valutazione complessivamente più che positiva del gioco Paradox.

Concludendo…

Imperator: Rome è un gioco terribilmente difficile e per questo adattissimo a quella schiera di appassionati che ha già consumato una serie spropositata di ore con le precedenti produzioni inerenti al genere. Le novità introdotte sono implementate in modo eccezionale e nonostante qualche piccola mancanza riesce a risultare anche un prodotto fresco e al passo con i tempi.
Purtroppo dal punto di vista tecnico non riesce, almeno a questo punto dello sviluppo, a mostrarsi al massimo della sua forma, ma è più che probabile arrivino presto patch correttive, alla luce della cura profusa dai ragazzi di Paradox a tutta la loro comunità di videogiocatori.
In considerazione di quest’ultimo punto abbiamo deciso per questo di non penalizzare troppo il voto finale che, come si può facilmente intuire, inserisce Imperator: Rome tra i più bei prodotti usciti in questi primi quattro mesi dell’anno videoludico.
Se amate il genere dei Grand-Strategy, e per voi l’assenza della localizzazione in italiano non è un problema, non potete non giocarlo.

CI PIACE
  • Difficile, decisamente appagante, estremamente divertente
  • Novità implementate in modo perfetto
  • Praticamente infinito
NON CI PIACE
  • Il gioco non localizzato in italiano e l’assenza di un tutorial adatto ai neofiti
  • Tecnicamente ballerino (sicuramente corretto con una prossima patch)
  • Il genere Grand-Strategy non è per tutti
Conclusioni

Il “solito” prodotto eccezionale di Paradox, dedicato a chi non si fa spaventare dall’enorme complessità di un genere che non è mai sceso a compromessi.

9Cyberludus.com
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Studente di "Archeologia e Culture Antiche" all'università di Salerno, passa il suo tempo interessandosi di tante, troppe cose. Nulla però è in confronto della sua passione per i videogiochi, quasi insana. Predilige il gioco su PC, il retrogaming, gli RPG e gli strategici, ma non disdegna tutto il resto, ad esclusione dei simulatori di guida che evita neanche fossero debiti.

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