L’attesa creatasi intorno all’ultima produzione FromSoftware stava iniziando a farsi insostenibile, anche se in parte placata dalla recente Dark Souls Remastered, che abbiamo avuto modo di goderci sia in versione Xbox One che – in quella più recente – per Nintendo Switch. Dopo diversi – e piuttosto criptici – teaser, all’E3 2018 il team giapponese, capitanato dal buon Hidetaka Miyazaki, ha tolto il velo da Sekiro: Shadows Die Twice, la loro nuova proprietà intellettuale. Negli ultimi giorni sull’ultima fatica di FromSoftware ne abbiamo sentite di ogni, tra speedrunner impegnati in corse contro il tempo per giungere ai titoli di coda, ai vari elogi di critica e pubblico, soffermandosi in particolare sull’elevato livello di difficoltà del titolo. Abbandonate le ambientazioni gotiche di Bloodborne e il fantasy-dark dei vari Dark Souls, Sekiro è arrivato sulle nostre console (e PC) portandosi dietro un’ondata di brutalità che metterà, seriamente, alla prova le abilità di ogni giocatore.

Grazie ad un codice review fornitoci da Activision (relativo alla versione Playstation 4 del titolo), negli ultimi giorni abbiamo macinato parecchie ore di gioco nel nuovo universo creato da FromSoftware, rimanendo piuttosto affascinati dalle ambientazioni, dal tenore dell’intera produzione e – soprattutto – dal magistrale combat system che, unito alla difficoltà elevata della produzione, metterà a dura prova i giocatori hardcore più esigenti.

Dopo centinaia e centinaia di morti – condite da altrettante imprecazioni – siamo finalmente pronti a dirvi la nostra su Sekiro: Shadows Die Twice.

Il Lupo senza braccio

Rispetto ai cugini Dark Souls e Bloodborne, Sekiro propone uno stile narrativo leggermente differente. Il filone narrativo principale, difatti, si discosta molto dalla “cripticità” a cui i ragazzi di FromSoftware ci avevano abituati nel corso degli anni.

Gli eventi di Sekiro prendono luogo in Giappone alla fine del XVI secolo, nell’era Sengoku, un periodo di grandi guerre e violenza. Vestiremo i panni di, Lupo, uno shinobi, creduto morto dopo il rapimento del suo signore, da parte di uno dei samurai del clan rivale, gli Ashina. Privato del suo arto sinistro durante lo scontro, lo shinobi verrà salvato da un misterioso scultore che ci donerà una vera e propria protesi “multi-funzione”. Lupo, armato di katana e della nuova protesi, inizierà così un lungo viaggio – a cavallo tra la vita e la morte – alla ricerca del padrone e intenzionato, più che mai, ad ottenere vendetta.

Il Lupo senza braccio verrà dotato di una speciale protesi da un misterioso scultore…

Come da tradizione FromSoftware, anche Sekiro si appoggia ad un cast di personaggi cosparsi di un alone di mistero, fondendosi alla perfezione con l’ambientazione di gioco, pervasa da un senso di malessere che sembra farsi via via più pressante. Il Giappone di Sekiro, in piena guerra, è tanto “malsano” quanto affascinante, capace di regalare scorci e paesaggi davvero unici: balzare tra i tetti del Castello Ashina, muoversi tra le pendici scoscese del Monte Kongo e infine spostarsi nei claustrofobici tunnel delle segrete dei castelli, dimostrano – ancora una volta – la straordinaria capacità del team giapponese nel creare mondi di gioco vasti e unici, costituiti da aree (interamente esplorabili) interconnesse da loro. L’esplorazione in Sekiro giocherà un ruolo molto importante sul fronte gameplay: aree segrete e opzionali ci consentiranno di sbloccare oggetti unici, atti ad ottenere diversi benefici durante gli scontri più duri. Sparsi per la mappa, quasi come un marchio di fabbrica del team giapponese, troveremo i corrispettivi dei falò nei Souls attraverso speciali reliquie noti come punti di ristoro. I punti di ristoro, oltre a ripristinare i nostri punti salute, resetteranno tutti i nemici sulla mappa (vi ricorda qualcosa?) eccezion fatta, ovviamente, per i boss e i mini-boss, oltre che diverse funzionalità aggiuntive per lo sviluppo del nostro shinobi di cui vi parleremo maggiormente nel dettaglio più avanti.

Veloce come il vento, tranquillo come una foresta, aggressivo come il fuoco, ed inamovibile come una montagna…

Colonna portante del gameplay di Sekiro è sicuramente il combattimento all’arma bianca, da sempre cavallo di battaglia delle produzioni targate FromSoftware che, in questa nuova IP, trova rinnovata linfa vitale grazie ad una meravigliosa interpretazione degli scontri a base di katana. Abbandonando la natura puramente ruolistica dei Souls – scordatevi quindi una completa personalizzazione dell’equipaggiamento – Sekiro può essere tranquillamente definito un action fortemente “hardcore” che non disdegna una componente esplorativa piuttosto curata e una stealth che, a conti fatti, avrebbe forse meritato di una maggior cura – pur risultando estremamente necessaria per portare a termine alcune sezioni di gioco più complesse.
La protesi del protagonista, d’altro canto, è forse l’unica parte dell’equipaggiamento del nostro eroe che presenta una gestione più assimilabile a quella degli rpg: inizialmente dotato del solo rampino, durante tutto il proseguimento dell’avventura potremo trovare nuovi strumenti da adattare alla protesi, come shuriken o castagnole, che, grazie a specifici materiali “droppati” dai vari nemici potremo potenziare tramite uno specifico menu.

Boss e mini-boss ci terranno impegnati per ore, a causa dell’elevato tasso di sfida.

Sul fronte combat system nudo e crudo, Sekiro rasenta l’eccellenza: il combattimento all’arma bianca fatto di schivate, parate e contromosse è senza dubbio curato ogni aspetto, capace di rendere ogni scontro unico (grazie anche all’estrema varietà dei nemici e dei loro pattern d’attacco) oltre che potenzialmente letale. Lo shinobi è rapido e letale, ma lo sono anche i vostri nemici: sarà quindi sempre necessario ponderare con attenzione ogni mossa, sfruttando a dovere tutti gli strumenti che il gioco ci mette a disposizione. Durante i combattimenti, due saranno gli indicatori da tenere sotto costante osservazione: vitalità e postura. Tralasciando la banale vitalità – che, come da nome, rappresenta la vostra salute e quella dei nemici – parliamo in dettaglio di quella che è la vera e propria novità introdotta dai ragazzi di FromSoftware, ovvero la postura. Attaccando i nemici ed effettuando parate al momento giusto, andremo a colmare l’indicatore di postura nemico che, se riempito fino in fondo, sbilancerà – letteralmente – il malcapitato, dandoci quindi la possibilità di effettuare una esecuzione. Attenzione perché come è possibile danneggiare la postura degli avversari, anche loro potranno attaccare la nostra, provocando sbilanciamenti che rischieranno di renderci totalmente vulnerabili alle ondate nemiche. Combo, strumenti, salti, schivate e contromosse – Sekiro mette a disposizione una marea di possibilità durante gli scontri ma, dove le nostre tattiche shinobi iniziano a perdere qualche colpo, entra in gioco la componente stealth che, in più di un’occasione ci verrà in aiuto per non rimanere incastrati troppe ore in fasi di gioco all’apparenza proibitive. Perchè sì, come avrete già avuto modo di spulciare sul web in questi giorni, Sekiro è un titolo dannatamente difficile e punitivo. Scordatevi il classico “periodo di adattamento” dei vari Dark Souls/Bloodborne, Sekiro non perdona, neanche dopo aver macinato decine e decine di ore di gioco: ogni boss fight (compresi i letali mini-boss di intermezzo) se non affrontati con il giusto approccio, rischieranno di tenervi incollati alla console per ore e ore, provocandovi non poche crisi di nervi. D’altro canto, portando a termine una tanto agognata area, il gioco riesce a trasmettervi un senso di appagamento che molto difficilmente troverete in altri titoli.

Una nota abbastanza stonata nell’armonioso combat system di Sekiro è rappresentata dall’IA nemica che, in più di un’occasione, ha mostrato qualche limite che non avremmo voluto vedere – come boss con comportamenti poco “credibili” – oltre che diversi bug dovuti a compenetrazioni poligonali davvero fastidiose (nemici in grado di attaccarci attraverso le pareti, ad esempio).

Il mondo di gioco di Sekiro è brutale, vasto e incredibilmente curato sul fronte artistico.

La componente esplorativa di Sekiro gioca un ruolo piuttosto fondamentale sulla crescita del nostro personaggio. Certo, precedentemente vi abbiamo parlato della quasi totale mancanza di componentistica RPG all’interno del gioco (specialmente se messa a confronto con quella delle precedenti produzioni targate FromSoftware, ma è opportuno segnalare che, seppur in maniera meno approfondita rispetto ad altri titoli, sarà comunque possibile aumentare le statistiche e abilità del nostro shinobi cercando soprattutto nelle diverse aree “nascoste” nel mondo di gioco. Inoltre, eliminando i boss principali sbloccheremo particolari ricordi che, se attivati durante le nostre “pause” nei punti di ristoro, ci consentiranno di aumentare la nostra forza d’attacco. Una barra esperienza posta nella parte superiore dello schermo ci mostrerà i punti spendibili nelle abilità: un menu apposito nello sviluppo del personaggio ci consentirà di acquistare specifici perk nei diversi stili di combattimento del personaggio (ve ne sono in totale cinque, da sbloccare). Aumentare le statistiche del personaggio, oltre che il numero di fiale di ristoro (simili alle Fiaschette di Estus dei vari Dark Souls), sarà solamente possibile se decideremo di esplorare ogni anfratto del mondo di gioco, andando a scoprire elementi sbloccabili che, sul lungo periodo, ci permetteranno di guadagnare diversi vantaggi sui letali nemici che popolano il mondo di gioco. La mappa di Sekiro è vasta, interamente esplorabile e visitabile – in qualsiasi momento – grazie al semplice fast travel offerto dai punti di ristoro. Le aree sono incredibilmente curate e visivamente stupende, oltre che ottimamente interconnesse tra di loro (seppur in maniera minore rispetto a quelle del primo Dark Souls). La presenza del rampino tra gli strumenti alla protesti del protagonista (che sarà il primo strumento sbloccato), è un grosso fattore aggiuntivo all’intera componente esplorativa di Sekiro, visto che permette una esplorazione verticale a cui, nelle produzioni precedenti FromSoftware, non eravamo abituati. L’utilizzo combinato di rampino e salto ci permetterà di raggiungere diverse aree totalmente opzionali che metteranno a proprio agio qualsiasi giocatore “completista”, intenzionato a scoprire ogni anfratto che il nuovo universo targato FromSoftware è in grado di offrire.

La presenza del rampino, inoltre, consente un’esplorazione “verticale” che molto spesso mancava nelle precedenti produzioni FromSoftware.

Sul fronte audiovisivo Sekiro è senza ombra di dubbio uno tra i titoli FromSoftware più curati. A svettare è sicuramente l’ambientazione di gioco: il Giappone Sengoku immaginato da Miyazaki riesce a trasmettere tutta la bellezza delle terre orientali, mantenendo sempre inalterato quello stile “malsano” che da anni contraddistingue le opere del team giapponese. Molto curati i modelli poligonali dei vari personaggi, caratterizzati da un comparto animazioni davvero credibile – le posture del protagonista in battaglia, ad esempio, sono semplicemente eccezionali. Un po’ meno riusciti i volti dei vari personaggi, altalenanti e sempre troppo “immobili” durante i vari dialoghi e cut-scene.

Abbiamo avuto modo di provare Sekiro su Playstation 4 Pro e, a parte qualche sporadico calo di frame in alcuni spezzoni di gioco, possiamo affermare che il lavoro di ottimizzazione svolto è senza dubbio sopra la media rispetto a quanto ci eravamo abituati a vedere nelle recenti produzioni del team.

Per quanto riguarda il comparto sonoro, evidenziamo una soundtrack di eccellente fattura, in grado di mischiarsi alla perfezione con lo stile di gioco proposto dai FromSoftware. Buono, anche se non eccellente, il doppiaggio in lingua italiana che può essere tuttavia cambiato con altre lingue dal menu delle opzioni.

Concludendo…

Sekiro è, senza ombra di dubbio, una vera e propria perla nell’ambito degli action in terza persona. L’ultima fatica di Miyazaki e dei ragazzi di FromSoftware ci ha trasportati in un mondo di gioco tormentato, malsano ed estremamente brutale, attraverso un combat system che rappresenta – senza alcun dubbio – uno tra i punti cardini dell’intera produzione, condito (come sempre) da un livello di sfida ben al di sopra della media. Longevo e appagante come pochi, Sekiro: Shadows Die Twice è un titolo estremamente consigliato per gli appassionati del genere, desiderosi di rigettarsi a capofitto in una nuova sfida dopo aver consumato i vari Dark Souls e Bloodborne. Un titolo sicuramente non per tutti (tenete conto che il livello di difficoltà è molto elevato e potrebbe scoraggiare i videogiocatori più “occasionali) in grado però di regalare emozioni davvero uniche.

Ottimo lavoro FromSoftware!

CI PIACE
  • Uno tra i titoli più appaganti degli ultimi anni
  • Combat system eccellente
  • Boss unici e ottimamente caratterizzati
  • Ambientazione e level design di livello
  • Un livello di sfida elevato che spinge il giocatore ad un costante miglioramento delle proprie abilità con il pad
NON CI PIACE
  • L’IA, a tratti, presenta alcune lacune
  • Alcuni cali di frame nelle fasi più concitate
  • Non per tutti
Conclusioni

Sekiro: Shadows Die Twice è l’esperienza di gioco più brutale mai prodotta dai ragazzi di FromSoftware. Complesso, sfaccettato e incredibilmente appagante, l’ultima fatica di Miyazaki & co riesce a calarci in un mondo di gioco estremamente curato, caratterizzato da un level design eccellente e da un roster di nemici (e boss) perfettamente assemblato. Calarci nei panni del Lupo senza braccio è stata un’esperienza ardua da portare a termine ma che, sicuramente, ci ha lasciato davvero molto. Sebbene i videogiocatori non inclini alla “brutalità” dei titoli FromSoftware dovrebbero pensarci due volte prima di effettuare l’acquisto, ci sentiamo di elogiare Sekiro senza particolari remore.

9Cyberludus.com
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Mattia Giangrandi
Nerd purosangue classe 1992, si avvicina al mondo dei videogiochi grazie al SEGA Master System di sua madre. Destreggiandosi tra Alex Kidd e Sonic the Hedgehog, comincia a farsi una importante cultura videoludica a base di platform e beat ‘em up. Fedele seguace della “master race”, consuma giochi di ruolo dalla mattina alla sera, anche se la sua saga preferita rimane Grand Theft Auto degli inarrivabili Rockstar Games, che fin dal primo capitolo lo ha aiutato a diventare la brutta persona che imparerete a conoscere.

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