A circa due mesi dall’uscita di Call of Duty Black Ops 4, ultima – nonchè discussa – ultima iterazione della saga di shooter prodotta da Activision, DICE – con il costante supporto di Electronic Arts – si prepara a lanciare sul mercato la “next big thing” degli sparattutto a sfondo bellico. Battlefield V arriva a circa due anni di distanza dal suo predecessore, Battlefield 1, titolo che riportava le lancette indietro di qualche decina di anni, catapultandoci tra le trincee della Grande Guerra, attraverso le solite – vastissime – mappe multigiocatore e l’introduzione delle Storie di Guerra, vere e proprie mini-campagne a giocatore singolo, in grado di intrattenere anche i giocatori più interessati ad esperienze in solitario. Battlefield V, d’altro cante, ci porta avanti di qualche anno, lanciandoci a capofitto nella brutale Seconda Guerra Mondiale. Oltre al ritorno, in pompa magna, delle War Stories, Battlefield V sembra davvero proporre una marcia in più, per quanto riguarda le modalità multigiocatore. Noi, come al solito, dopo aver ricevuto un codice review da EA (relativo alla versione PC del titolo – attivato sulla piattaforma proprietaria, Origin), abbiamo potuto immergerci a fondo nel pacchetto proposto dai ragazzi di DICE, estasiati dall’annuncio ufficiale che, inspiegabilmente, il titolo non avrà alcun Season Pass e che tutti i futuri DLC (sia single player che multi) saranno rilasciati gratuitamente a tutti i possessori del voto base.

Sarà bastata questa bellissima notizia a rendere Battlefield V il punto di riferimento tra gli sparattutto multigiocatore? Scopriamolo insieme nella recensione…

Storie di Guerra

Proprio come nel precedente capitolo, Battlefield 1, in Battlefield V sono tornate a fare capolino le Storie di Guerra, piccole campagne che, a conti fatti, sostituiscono totalmente la modalità a giocatore singolo. Avviato per la prima volta il titolo, verremo catapultati nella prima Storia, che fungerà da prologo a tutte le altre. La Nazione Chiama, questo il nome della storia-prologo, è più che altro un montaggio video “giocabile”, dove saremo chiamati ad interpretare il ruolo di diversi soldati, di nazionalità diverse, impegnati a rappresentare la propria nazione in Guerra: dal semplice soldato di Fanteria, al Panzer tedesco in Libia per poi arrivare agli Aviatori nei cieli della Norvegia.
Arrivati al termine della spettacolarissima storia introduttiva, intervallata da cut scene e accompagnata da brani musicali parecchio azzeccati, ci ritroveremo così davanti al menu principale, dove potremo scegliere in quale modalità cimentarci. Tornando ancora per un attimo alle Storie di Guerra, Battlefield V – allo stato attuale – mette a disposizione tre campagne (prologo escluso) e ne segnala una quarta, in arrivo a dicembre (L’Ultimo Tiger).

Grazie alle Storie di Guerra potremo vivere eventi dall’alto potenziale adrenalinico.

La prima Storia, chiamata Sotto Nessuna Bandiera, ci mette nei panni di un membro degli SBS, una tipologia di forza speciale – ideata da Winston Churchill – formata da ex galeotti. Il protagonista della campagna è Billy Bridger, ex rapinatore di banche, che verrà prelevato direttamente dalla Prigione di Londra in cambio di un posto nelle forze speciali. Questa prima campagna si divide un due livelli. Il primo, decisamente il più ampio, proporrà una grande mappa esplorabile con molti obiettivi disseminati – oltre a collezionabili di diverso tipo – nei quali potremo far affidamento sulla nostra forza bruta, ad esempio entrando di prepotenza all’interno degli avamposti nemici con armi sguainate, oppure sfruttare la componente stealth che il titolo mette a disposizione: sfruttando le coperture, e la possibilità di abbassarsi, potremo nasconderci alla vista dei nemici sopra i quali, se allertati, vedremo comparire una barra di allerta, che meglio ci aiuterà a comprendere se stiamo o no agendo abbastanza furtivamente. Ovviamente, una volta dietro ad un nemico, sarà possibile attaccarlo – tramite esecuzioni – con la nostra arma corpo a corpo, permettendoci di liberarcene senza necessariamente allertare tutte le altre guardie nei dintorni. I ragazzi di DICE hanno inoltre pensato di inserire un sistema di allarmi all’interno degli accampamenti: adesso, se allertati, i nemici cercheranno di raggiungere la più vicina sirena che, una volta attivata, manderà dei rinforzi presso la nostra posizione. A convincere molto è l’esteso arsenale messo a disposizione, da granate adesive, esche, fucili di precisione (di cui alcuni già dotati di silenziatore, per rispettare le volontà stealth di alcuni giocatori), mitragliatori d’assalto e addirittura pistole silenziate, il tutto con un certo rispetto verso il materiale originale di riferimento. La prima War Story, così come tutte le altre, potrà essere completata in circa due ore, tempo davvero esiguo per conoscere a fondo i personaggi proposti all’interno della campagna.

La seconda storia disponibile è Nordlys, ambientata nel 1943 durante l’occupazione nazista della Norvegia. In questa seconda mini-campagna assumeremo il ruolo di una giovane, membro della resistenza, impegnata ad infiltrarsi in un avamposto tedesco per liberare un membro della sua famiglia. Rispetto alla campagna precedente, che comunque lasciava molto spazio alla volontà del giocatore, Nordlys ci costringerà – prevalentemente – ad usare una tattica stealth e più ragionata. L’introduzione di coltelli da lancio e pistole silenziate, sicuramente, riescono nell’intento di rendere l’esperienza di gioco meno frenetica, dandoci così modo di valutare ogni nostra singola mossa ancor più attentamente. Sparsi per la mappa troveremo infatti i soliti allarmi (comunque disattivabili) e varie torri vedette che, con un enorme faro, metteranno a dura prova le nostre abilità furtive. Ottima anche l’introduzione degli sci, il primo accessorio secondario che potremo utilizzare all’interno della storia, che ci consentirà di affrontare alcune porzioni di mappa a velocità ben più spedite rispetto al normale.

La Guerra. La Guerra non cambia mai.

La terza – e per ora ultima – campagna presente in Battlefield V è Tirailleur, storia che segue gli eventi di Dome, membro dell’unità senegalese delle Forze Francesi Coloniali, impegnato a difendere una patria che non ha mai conosciuto. Gli eventi della campagna Tirailleur verranno raccontati dal protagonista, ormai anziano, che fungerà da narratore esterno. La storia di Dame è suddivisa in tre fasi, completabili in circa due ore, ambientate durante la campagna di liberazione nel sud della Francia, nell’agosto del 1944 – in quella che verrà definita l’Opération Dragoon.

Tirailleur, a differenza delle altre due campagne, riesce ad imporsi sull’aspetto emotivo peccando però, come per le altre mini-storie, sul fronte longevità: i personaggi sono interessanti, e questo ci spinge ancor di più a domandarci il perché DICE non abbia optato per una mega storia singola, anziché piccoli capitoli che non lasciano il giusto spazio alla caratterizzazione dei personaggi.

Conflitto globale

Andando ad affacciarci su quello che è, a conti fatti, il piatto forte della produzione Electronic Arts – il comparto multiplayer – siamo rimasti moderatamente soddisfatti dalla mole contenutistica disponibile al lancio. Certo che, come già anticipato, Battlefield V sarà un prodotto da valutare sulla lunga durata: la mancanza di un Season Pass ha dato modo agli sviluppatori di pianificare, con estrema calma, una lunga serie di contenuti aggiuntivi – tra cui una nuova Storia di Guerra (uscita proprio in questi giorni), nuove mappe multigiocatore e, ovviamente, l’attesissima modalità battle royale, Firestorm.

Per quanto riguarda il nostro parere sul multiplayer, Battlefield V è più divertente che mai, ma piuttosto limitato, almeno contenutisticamente, in questa prima fase di lancio. Al momento le macro-modalità disponibili sono solamente Conquista e Grand Operations – modalità introdotta per la prima volta con il precedente capitolo – Battlefield 1 – ora culminante in una sorta di fase finale in cui i giocatori dovranno affrontare le insidie degli scontri a campo aperto con il solo ausilio dell’arma predefinita, un numero limitato di munizioni e nessuna possibilità di respawn.
Battlefield V, come da tradizione, permetterà ai giocatori di affacciarsi anche a modalità più classiche come Breakthrough (versione “modernizzata” della Rush degli scorsi capitoli), Deathmatch a squadre (che vanteranno scontri su larga scala con due squadre da 32 giocatori ciscuna), Dominio (una sorta di versione “light” di Conquista) e Frontlines, una sorta di modalità ibrida che include elementi tratti da Conquista, Rush e Obliteration già visti nel “criticatissimo” Battlefield 4.

Le battaglie su larga scala rimangono il punto forte di Battlefield V.

Sul fronte meccaniche, nude e crude, il multiplayer di Battlefield V segue ancora la tradizionale formula della serie. Siamo sempre di fronte ad un titolo che fa delle battaglie in larga scala il suo punto di forza – al contrario di Call of Duty che, a conti fatti, predilige maggiormente gli scontri ravvicinati – riuscendo a gestire con enorme efficacia un numero di giocatori superiore alla media e, ovviamente, un matchmaking davvero ottimo.
Il gunplay è sempre quello: Battlefield V predilige uno stile di gioco più realistico che cerca, in maniera non proprio maniacale, di replicare la balistica delle armi di quell’epoca, cercando inoltre di rendere gli scontri a fuoco sempre molto realistici – un colpo ben assestato e sarete ad un passo dall’oltretomba. Il vero punto di forza della produzione DICE è sicuramente data dalla dinamicità delle mappe. Gli scontri su vasta scala, da sempre cavallo di battaglia di Battlefield, ritornano in grande stile, proponendo mappe di grande estensione e, soprattutto, dall’elevato grado di distruttibilità: ripararvi all’interno di un edificio non vi metterà automaticamente al sicuro dato che con alcuni colpi di anticarro ben assestati, le strutture potrebbero rapidamente trasformarsi nella vostra tomba.

Le gioie del Frostbite

Durante la nostra prova, abbiamo avuto modo di giocare a Battlefield V su una configurazione di fascia alta, attrezzata con le seguenti componenti:

Scheda video: GeForce GTX 1080 Ti
Driver video: 417.22
Processore: Intel Core i7-8700k
RAM: 16 GB DDR4

Non abbiamo potuto ancora provare il titolo a risoluzione 4K (maggiori benchmark da questo punto di vista arriveranno più in là questo mese) ma in FullHD il titolo – che si appoggia sull’ottimo Frostbite – riesce veramente a sorprendere. Ad un preset di dettagli impostato su Ultra, Battlefield V mantiene una soglia – pressoché costante – di 120 fps, cascando – in alcune sporadiche occasioni – in repentini cali, impercettibili all’occhio umano. Il livello di dettaglio dell’effettistica, delle ambientazioni e – soprattutto – della modellazione poligonale di armi e personaggi è decisamente sopra la media, confermando – ancora una volta – lo strapotere di Frostbite tra i motori di nuova generazione di punta, in grado di proporre un livello di dettagli ottimo e una ottimizzazione decisamente sopra la media, in grado di regalare ottimi scorci anche su configurazioni con qualche anno sulle spalle.
A deludere sono invece le cutscene – pre renderizzate – delle War Stories, palesemente di qualità grafica inferiore al titolo tanto che, più e più volte, ci siamo chiesti perchè DICE non abbia optato per filmati con grafica in-game per tutta la durata delle campagne, considerato l’enorme potenziale dell’engine proprietario.

Il Frostbite riesce a riprodurre sceni bellici con una cura maniacale.

Di ottima caratura anche il comparto sonoro. Sul fronte musiche, specialmente nel discorso Storie di Guerra, molto azzeccata la scelta dei brani inseriti – anche se, a conti fatti, molto pochi per valutarne appieno l’impatto. Molto buoni gli effetti sonori delle armi, in grado di immergerci appieno nella brutale riproduzione del conflitto mondiale riprodotto da EA e DICE. Di buon livello anche il doppiaggio che, nelle campagne a giocatore singolo, si presta alle diverse nazionalità dei protagonisti, aumentando considerevolmente il fattore “fedeltà”.

Concludendo…

Battlefield V è un prodotto dal futuro roseo. Sebbene al lancio i ragazzi di DICE non abbiano esagerato sul fronte contenutistico – scelta oggettivamente rischiosa – la mancanza di un Season Pass e la conseguente pianificazione sul lungo periodo, sono premesse piuttosto interessanti per un titolo che fa delle battaglie su larga scala e il gameplay tendente al realismo i propri punti di forza. Se siete amanti delle riproduzioni del secondo conflitto mondiale e, soprattutto, della competitività proposta dalla serie, Battlefield V potrebbe davvero essere il prodotto che fa per voi. Su PC, peraltro, il titolo poggia le proprie basi su un motore ottimizzato egregiamente, in grado di proporre un quantitativo di dettagli decisamente sopra la media per gli sparattutto multigiocatore. Se riuscite a scendere a patti con la breve longevità della campagna a giocatore singolo (che al momento non vi terrà occupati per poco più di sei ore), Battlefield V è un titolo da aggiungere senza remore alla vostra libreria.

CI PIACE
  • La pianificazione dei contenuti gratuiti promette bene
  • Battaglie su larga scala divertenti e gratificanti
  • Ottimo comparto audiovisivo
  • Le Storie di Guerra sono interessanti…
NON CI PIACE
  • …seppur estremamente brevi
  • Contenutisticamente un po’ carente in fase di lancio
  • Diversi bug e glitch grafici
Conclusioni

Battlefield V è l’ennesima dimostrazione di strapotere di DICE nel panorama degli sparattutto competitivi online. L’ottimo comparto audiovisivo, unito alle diverse possibilità offerte dalle modalità multiplayer, rendono Battlefield V uno tra gli sparattutto bellici più divertenti sul mercato. Peraltro, la mancanza di un Season Pass – e la conseguente pianificazione di DLC gratuiti – potrebbero attrarre parecchi giocatori dubbiosi sull’acquisto…

8.5Cyberludus.com
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Nerd purosangue classe 1992, si avvicina al mondo dei videogiochi grazie al SEGA Master System di sua madre. Destreggiandosi tra Alex Kidd e Sonic the Hedgehog, comincia a farsi una importante cultura videoludica a base di platform e beat ‘em up. Fedele seguace della “master race”, consuma giochi di ruolo dalla mattina alla sera, anche se la sua saga preferita rimane Grand Theft Auto degli inarrivabili Rockstar Games, che fin dal primo capitolo lo ha aiutato a diventare la brutta persona che imparerete a conoscere.

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