Lo studio di sviluppo Iron Galaxy non sarà forse tra i più noti: oltre ad essere stato fondato da appena 10 anni, finora si è occupato principalmente di porting e quando ha provato a sviluppare qualcosa di proprio, i risultati non sono stati di certo brillanti (eccezion fatta per l’ottima esclusiva Microsoft Killer Instinct). Durante l’ultimo E3, la software house americana ha presentato un progetto piuttosto ambizioso: Extinction, videogioco che durante la fiera è passato abbastanza inosservato e che nei messi successivi è praticamente scomparso dai radar, non facendo quasi completamente parlare di sé. Proprio in questi giorni in cui il più audace progetto di Iron Galaxy giunge sul mercato, varrà la pena dargli una chance?

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Attack on Ravenii

L’umanità è prossima all’estinzione a causa di enormi e mostruose creature chiamate Ravenii. Il giocatore veste i panni di Avil, una delle ultime sentinelle (un antico ordine di guerrieri dotati di abilità uniche) che avrà il compito di salvare il maggior numero di rifugiati possibile e annientare la terribile minaccia rappresentata dai giganteschi orchi e dai loro sgherri. Se state notando delle analogie con ‘Attack on Titan’, sappiate che vi trovate sulla giusta strada: oltre alle evidenti similitudini narrative, anche il modo di approcciarci al combattimento con queste gigantesche creature ricorda ciò che abbiamo già visto nel famoso manga di Hajime Isayama.

La campagna di Extinction, estremamente lineare, è composta da 7 capitoli suddivisi a loro volta in diversi livelli. Questi saranno vere e proprie arene, in cui dovremo portare a termine vari obbiettivi che consisteranno fondamentalmente nello sconfiggere i colossali Ravenii, cercare di preservare il più possibile l’integrità della città – che funge da campo di battaglia – o salvare un determinato numero di civili. Avanzando nell’avventura guadagneremo dei punti esperienza, utili ad acquistare e potenziare un numero limitato di abilità. Esse purtroppo non risultano particolarmente ispirate e il potenziamento del nostro personaggio non riesce a regalare quel senso di progressione che ci saremmo aspettati. Ogni livello propone degli obiettivi secondari che, se soddisfatti, incrementano i punti guadagnati a fine missione. Gli sviluppatori hanno cercato di aumentare il fattore rigiocabilità proponendo alcuni livelli generati proceduralmente: questa feature permette di avere missioni e arene casuali. Tale espediente ci è sembrato piuttosto superfluo e pare più utile a incrementare artificiosamente la durata della campagna piuttosto che proporre una parvenza di rigiocabilità.

Durante l’avventura ci troveremo dinanzi due macro tipologie di avversari: gli sciacalli, degli orchi dalle dimensioni umane diversificati in una manciata di tipologie e i colossali Ravenii, i mostruosi giganti che rappresentano la minaccia principale. Affrontare i piccoli sgherri serve principalmente a mettere in salvo i malcapitati rifugiati e a far riempire la nostra barra runica, un indicatore che una volta al massimo permette di effettuare l’attacco finale sul colosso. Il combat system di Extinction risulta alquanto scialbo: vi basti sapere che l’attacco è riservato soltanto alla pressione del tasto quadrato e che le varie combo si effettuano semplicemente variando la pressione di quest’ultimo e alternando col tasto cerchio, che è riservato alla schivata. Con L2 invece si utilizza l’attacco runico, un fendente che rallenta l’azione ed è utile a rimuovere le armature dai Ravenii, amputare i vari arti e dar loro il letale colpo di grazia.

Una delle particolarità di Extinction è la struttura del game over. La morte di Avil infatti non farà fallire la missione ma ci farà respawnare istantaneamente, permettendoci di riprendere lo scontro. L’unico fattore che può determinare il fallimento della missione costringendo il giocatore a ricominciare il livello (a parte il non soddisfare determinati requisiti, come salvare un tot. di civili) è rappresentato dall’indicatore di estinzione, una percentuale posta in bella vista che diminuisce in seguito alla distruzione della città in questione. Ciò significa che se permettessimo ai nemici di turno di radere completamente al suolo l’ambientazione che ci circonda, avremo fallito.

Il combattimento coi Ravenii è scandito da due fasi. Nella prima dobbiamo cercare di distruggere i vari pezzi delle armature che proteggono i gargantueschi orchi. Privandoli, per esempio, di un gambale saremo in grado di amputare la loro gamba, facendoli franare al suolo. La fase successiva è rappresentata dalla scalata del nerboruto gigante in modo da arrivare sino al solito punto debole, situato sotto la nuca (esatto, come in Attack on Titan). Uno dei punti di forza del gameplay è la diversificazione delle varie armature: progredendo nell’avventura ci troveremo a dover distruggere tipologie di corazze sempre più particolari e difficili da scalfire. I combattimenti risultano frenetici ed estremamente dinamici grazie all’eccezionale agilità del protagonista e nonostante l’azione appaia di tanto in tanto leggermente confusionaria, abbattere il nemico riesce a regalare un gradevole senso di soddisfazione.

Malgrado la durata di circa 7 ore, la campagna di Extinction risulta sin da subito piuttosto ripetitiva. L’esperienza è costellata da missioni tutte simili tra loro e ciclicamente ci si ritrova a perseguire sempre gli stessi obiettivi. Sono presenti tre modalità secondarie abbastanza superflue. Spicca leggermente la modalità Estinzione, una sorta di modalità orda.

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Distruzione fine a se stessa

La storia viene raccontata attraverso due diverse scelte narrative: la prima è rappresentata da brevi e sporadiche sequenze di intermezzo animate, che risultano gradevoli e anche abbastanza ispirate. Purtroppo il resto della narrazione avviene tramite freddi dialoghi testuali, che servono fondamentalmente a collegare tra loro i vari capitoli dell’avventura. Ciò fa sì che il comparto narrativo di Extinction risulti poco coinvolgente, malgrado la buona premessa iniziale e dei personaggi scritti discretamente.

Nonostante l’ausilio del collaudato Unreal Engine 4, il comparto grafico della produzione non riesce a lasciare il segno. Tutto risulta senza infamia e senza lode, dalle textures ai modelli poligonali. La vivacità dei colori riesce a rendere più gradevole l’impatto grafico generale. A livello artistico, Avil è realizzato con criterio e anche i Ravenii fanno la loro figura, esteticamente parlando. Lo stesso non si può purtroppo dire dell ambientazioni-arene, anonime e molto simili tra loro. Anche il sistema d’illuminazione non stupisce, sotto la media se paragonato ad altre produzioni vendute allo stesso prezzo. Dal punto di vista del frame rate il gioco vanta, almeno su PlayStation 4 Pro, una buona stabilità. Vanno però segnalati sporadici fenomeni di imput-lag nei comandi che in determinate situazioni rendono frustante l’incedere dell’avventura. Nella media il doppiaggio in inglese, non pervenuti invece gli arrangiamenti musicali.

L’intelligenza artificiale non spicca per brillantezza, i civili staranno immobili a farsi maciullare dagli orchi mentre i nostri nemici più piccoli ci attaccheranno soltanto se saremo ad un palmo dal loro muso. I Ravenii risultano decisamente più minacciosi e propensi ad attaccarci.

Promosse le animazioni di Avil e dei colossali nemici: il protagonista si libra fluidamente in spettacolari coreografie che gli permettono di muovesi rapidamente per la mappa e di eliminare in scioltezza i propri nemici. Imponenti e temibili gli attacchi degli enormi Ravenii che appaiono credibili e ostici al punto giusto.

Come detto, uno dei nostri compiti sarà quello di impedire la distruzione delle varie città che ospiteranno le furenti battaglie. Tutta la mappa è interamente distruttibile ma gli effetti sono decisamente poco convincenti. Tutto ciò che ci circonda si sbriciolerà in men che non si dica, rendendo la distruzione molto ‘finta’ e risultando quasi sgradevole da vedere.

Poco rifinito è anche il sistema di collisioni. La scalata del  colosso è il momento in cui vengono a galla le maggiori criticità visto che l’arrampicata sembrerà quasi ‘scivolosa’, dando l’impressione di slittare sulla schiena del nostro avversario. Aggiungiamo anche la massiccia presenza di compenetrazioni poligonali che vanno ad inficiare il momento in cui saliamo sul gigante, che di per sè dovrebbe risultare epico ed evocativo ma che in questo caso finisce con l’essere quasi comico.

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Concludendo…

Extinction rappresenta una titanica occasione sprecata per Iron Galaxy. Le promettenti premesse si sono purtroppo sgretolate portando alla realizzazione di un prodotto che pecca soprattutto a causa di una risicata longevità e una notevole monotonia accentuata da un gameplay poco rifinito, il tutto venduto a prezzo pieno. Nonostante le evidenti mancanze il titolo ha qualche freccia nella sua faretra: l’azione frenetica e immediata, unita a delle meccaniche semplici e stimolanti potrebbero fare la felicità di chi ama perdutamente il sempre più abbandonato a sè stesso genere degli hack ‘n’ slash.