Tra le varie produzioni indipendenti approdate sull’Eshop di Nintendo Switch, Shu è stata – senza alcun dubbio – in grado di catturare la nostra attenzione. Uscito circa due anni fa su PC e PS4, il platform di Coatsink e Secret Lunch si propone al grande pubblico con uno stile grafico unico, una soundtrack di spessore ed un gameplay tanto dinamico quanto vario, in grado di soddisfare il palato dei videogiocatori più esigenti.

Shu sarà riuscito a far breccia nei nostri duri cuori di videogiocatori?

Scopriamolo insieme nella recensione…

Salva il villaggio. Salva il mondo.

Inizializzato Shu verremo introdotti alla trama di gioco, in maniera piuttosto criptica, attraverso una serie di vignette senza alcun doppiaggio o testo di sorta utile a spiegare gli eventi a schermo. Una tribu di uccelli antropomorfi è riunita in preghiera verso gli dei quando un male – sotto forma di nube oscura – minaccia il villaggio. La nube si abbatte con violenza sugli ignari abitanti, seminando morte e distruzione all’interno del villaggio. Uno degli uccelli più giovani, nonchè protagonista del gioco, riesce a fuggire dal villaggio e – grazie al nostro aiuto – dovrà riuscire a salvare il mondo da questa oscura minaccia.

Shu ci permetterà di esplorare 21 livelli suddivisi in 6 diversi continenti, ognuno caratterizzato da uno stile grafico unico e dal crescente livello di difficoltà.

Viaggiando attraverso i continenti proposti dal titolo Coatsink, ci verrà affidato il compito di guidare Shu attraverso ostacoli di difficoltà crescente: partiremo dal semplice salto su piattaforma a sezioni di gioco più complesse, con trappole capaci di ucciderci con un sol tocco. La mancanza di nemici potrebbe rappresentare, per molti, un fattore negativo dato che in Shu mancano – di fatto – vere e proprie sezioni difficili. Sebbene siano presenti sezioni ostiche dove sarà necessario padroneggiare a dovere le meccaniche di gioco, che prevedono l’utilizzo di salto e planate e, in alcune parti, la cooperazione con altri personaggi capaci di donarci abilità uniche, Shu si lascia completare con molta semplicità. A fungere da riempitivo nei vari livelli proposti, tuttavia, ci pensano i collezionabili.

In Shu dovremo infatti collezionare tutte le varie farfalle sparse durante il percorso (alcune non molto semplici da raggiungere, perchè non facilmente visibili ad una prima occhiata) e i cuccioli, difficoltosi da scovare nei livelli più avanzati. Sul fronte collezionabili viene in aiuto la forte rigiocabilità di Shu che ci darà modo di ripetere in qualsiasi momento i livelli già giocati, per cercare di recuperare gli oggetti non raccolti al primo tentativo. Unico vero – e grande – neo di questa produzione rimane la longevità, davvero esigua per gli standard del genere anche se, in parte, commisurata al prezzo di vendita (8 euro circa sull’Eshop).

Galline in fuga

Sul fronte puramente estetico, impossibile non apprezzare la cura rivolta dagli sviluppatori nel rendere Shu un vero e proprio quadro in movimento. L’introduzioni di elementi 3D in uno scenario prevalentemente bidimensionale riesce in qualche modo a donare profondità ai diversi livelli di gioco. Su Nintendo Switch il gioco scorre fluido costantemente, sia in modalità “handled” che in quella “docked”, dandoci modo di entrare all’interno degli onirici mondi di gioco in qualsiasi modalità a noi più congeniale.

Ottima anche la soundtrack, interamente originale, che vanta alcuni brani decisamente ispirati.

Concludendo…

Shu è, in definitiva, un platform di buona fattura. Lo stile grafico unico e le bellissime musiche si legano alla perfezione al gameplay del titolo che, seppur non proponendo un grado di sfida particolarmente elevato, riescono a convincere grazie a delle meccaniche di gioco varie e ben ottimizzate. Peccato soltanto per una longevità davvero troppo bassa a cui però viene in aiuto un prezzo di vendita prettamente low-budget.

In breve
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Nerd purosangue classe 1992, si avvicina al mondo dei videogiochi grazie al SEGA Master System di sua madre. Destreggiandosi tra Alex Kidd e Sonic the Hedgehog, comincia a farsi una importante cultura videoludica a base di platform e beat ‘em up. Fedele seguace della “master race”, consuma giochi di ruolo dalla mattina alla sera, anche se la sua saga preferita rimane Grand Theft Auto degli inarrivabili Rockstar Games, che fin dal primo capitolo lo ha aiutato a diventare la brutta persona che imparerete a conoscere.