Recensire Playerunknown’s Battlegrounds non è facile per me. La mia formazione da giocatore si basa per il 95% su giochi da giocare in singolo e il restante 5% sulle modalità multigiocatore dei vari Halo e Gears of War. Anche nel caso in cui abbia trovato molto divertente il comparto online di un gioco, la mia esperienza non è mai andata oltre i due mesi di gioco e mi riferisco ai tempi ormai andati di Halo Reach e Gears of War 2. Capirete che affrontare un titolo con una completa vocazione al multigiocatore abbia quindi risvegliato in me tutti i pregiudizi che ho nei confronti della categoria, rendendomi difficile dare un’opinione oggettiva del prodotto che ho avuto davanti negli ultimi giorni. Alla fine sono riuscito a tirare le somme facendo affidamento sulla mia professionalità, che mai come in questo caso è stata messa duramente alla prova e sono riuscito anche a divertirmi, prima di cancellare per sempre il gioco dalla mia Xbox One. Se intendete approfondire il mio punto di vista riguardo giochi online per console, vi consiglio di leggere questo pezzo che realizzai in occasione del lancio di Destiny 2.

Armi ed equipaggiamento PSP (procurati sul posto)

Playerunknown’s Battlegrounds è uno sparatutto competitivo di sopravvivenza sviluppato per PC Steam da Bluehole Studio Inc. e che da circa una settimana è disponibile in esclusiva console per Xbox One, pubblicato da Microsoft stessa. Così come la sua controparte per computer, che ha venduto oltre 20 milioni di copie, anche la versione console sta macinando record e nel giro di tre giorni ha piazzato un milione di unità. Vi chiederete chissà cosa si saranno inventati per ottenere tutto questo successo. Ebbene la verità è che si tratta dell’idea più semplice e abusata degli ultimi tempi. I giocatori partono tutti da un aereo cargo che li sta trasportando nel luogo in cui inizieranno gli scontri, sul quale saranno paracadutati senza armi, equipaggiamento o scorte mediche. Una volta atterrati il tempo sarà il nostro peggior nemico perché la ricerca e l’ottenimento dei su citati elementi, prima che qualcun’altro se ne impossessi, sarà fondamentale per sopravvivere. Questa a mio parere rappresenta la parte più eccitante del gioco dove, come Solid Snake a Shadow Moses dovremo cercare in lungo e in largo il nostro arsenale, possibilmente senza farci scoprire e uccidere dagli altri. A questo proposito ho imparato che nella maggior parte dei casi atterrare nel punto prestabilito non è una buona idea, è sempre meglio recarsi in una zona vicina, magari con edifici e costruzioni varie, procurarsi ciò che serve e solo successivamente andare al punto d’atterraggio prestabilito.

Sotto la cupola

Ovviamente non potremo trastullarci in eterno alla ricerca di oggetti. A toglierci altro tempo ci penserà una cupola di fulmini che pian pian restringerà il campo di battaglia costringendo anche i giocatori più attendisti a doversi buttare nella mischia, restarne fuori non ci ucciderà immediatamente ma causerà danni a intervalli regolari. Anche all’interno della cupola le cose non saranno semplici. Oltre a ricercare sempre equipaggiamento e armi migliori, nonché kit medici e simili, a cercare di non farsi uccidere dagli altri e ha tenere d’occhio la cupola, bisognerà fare attenzione ad alcuni aerei che di tanto in tanto bombarderanno la mappa. È scontato dire che una volta uccisi la partita finisce, non ci sono crediti per continuare (parafrasando Ocelot) e nonostante la vostra scaltrezza o la sicurezza nel fatto che siate abili e bravi, morire sarà la cosa che vi riuscirà meglio. Buttarsi a capofitto in uno scontro, correre in un campo aperto ma anche solo appostarsi in una zona per troppo tempo decreteranno inevitabilmente la sconfitta. Il gioco ci spinge ad assumere un atteggiamento furtivo ma allo stesso tempo attivo e riflessivo in modo da non restare mai alla mercé degli altri contendenti. Tutte queste situazioni danno il meglio di loro giocando in compagnia di qualcuno che come noi sia provvisto di microfono. Giocando in solitaria si può vivere un’esperienza adrenalinica alla Rambo ma la galvanizzazione parte nel momento in cui si possono coordinare le azioni con altri giocatori, magari facendo fronte comune fino a quando non verremo inevitabilmente messi gli uni contro gli altri.

Comparto tecnico e offerta ludica

Tecnicamente la versione Xbox One non si discosta da quella attualmente disponibile per PC. Vista la sua natura, che fa leva sull’immediatezza e la velocità, non si tratta certamente di un titolo che abbisogna di chissà quale comparto grafico e infatti il risultato è nel complesso appena sufficiente. Il tutto al netto di un frame rate che possiamo definire più che ballerino e svariati problemi di rendering. Tra mappe, armi e accessori vari, l’offerta ludica risulta abbastanza variegata, con un buon bilanciamento che necessita di qualche altra smussatura per essere perfetto. Trattandosi di un titolo ancora in fase di sviluppo e venduto in Game Preview, gli aggiornamenti sono all’ordine del giorno e dubito che le cose cambieranno nel breve periodo. Inoltre la sua natura multigiocatore rende lecito attendersi miglioramenti costanti tra risoluzione dei problemi e pubblicazione di nuovi contenuti.

Concludendo…

Playerunknown’s Battlegrounds si affaccia al mondo delle console in modo prepotente, facendo da apripista a quello che volente o nolente rappresenta il futuro dei giochi online competitivi. Il fatto che siano passati mesi dall’uscita in accesso anticipato su Steam ha permesso alla versione Xbox One di uscire con tutte le migliorie che sono state introdotte negli ultimi mesi, ma per renderlo perfetto c’è ancora molta strada da fare. Al netto dei problemi riscontrati e della mia intolleranza a questo tipo di giochi, non è possibile negare la grande attrattiva, l’assuefazione e la galvanizzazione che è in grado di dare se giocato in gruppo, nonostante le meccaniche di gioco e la filosofia dietro la produzione siano quasi banali. Gli appassionati del genere non riusciranno a farne più a meno.

In breve
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Il primo Metal Gear Solid per PlayStation gli cambiò la vita e da allora capì che i videogiochi sarebbero stati la sua più grande passione. Collezionista accanito, amante del Giappone e di molte altre cose, ha lavorato per Square Enix e Nintendo nel ruolo di tester oltre ad aver collaborato con IGN e VG247.it. Non ha idea di cosa gli riservi il futuro, ciò che è certo è che da grande vuole fare il videogioco.