Bioshock The Collection – Recensione

“No gods or kings. Only man”

“Nessuna divinità o re. Solo l’uomo”. È con queste parole che nel 2007, con piglio torvo e inflessibile, l’imperioso busto dorato del magnate Andrew Ryan accoglieva i giocatori di tutto il mondo nella sua Atlantide capitalista, Rapture, l’ultimo baluardo dell’umanismo più spregiudicato. Le stesse parole che ora, a quasi dieci anni dal lancio del primo capitolo della trilogia di Irrational Games, accolgono i giocatori in Bioshock The Collection, riedizione omnia dell’epopea ludica di Ken Levine.

 

bioshock the collection

 

Con uscite come Mass Effect, Crysis, Halo 3 e Super Mario Galaxy, il 2007 non fu esattamente un anno povero di titoli memorabili, eppure nessuno di essi riuscì ad imprimere un segno tanto profondo e indelebile nell’immaginario collettivo quanto Bioshock. Per questo, malgrado la mia personale riluttanza ad accettare la dilagante tendenza al remaster dell’attuale generazione, ritengo che quello di Bioshock sia, a tutti gli effetti, un tributo dovuto, specialmente alla luce della chiusura dell’esperienza di Levine con la serie.

Pertanto permetteteci di darvi il nostro bentornati a Rapture, città delle meraviglie e la culla dell’umana decadenza.

 

Bentornati a Rapture

Tornando a calpestare il suolo umido delle sale di Rapture, diventa subito palese come il gioco fosse, al momento del lancio, in netto anticipo sui tempi. Malgrado i dieci anni passati, infatti, le meccaniche di Bioshock appaiono ancora fresche e attuali, e risulta difficile non scoprirsi di nuovo risucchiati nei meandri della capitale dell’illuminismo abissale. Tale è la potenza del design di Irrational Games che la qualità intrinseca – a volte altalenante – dell’impianto narrativo diventa un elemento di secondo piano, quasi vestigiale. In Bioshock assistiamo alla fascinosa preponderanza di un’estetica incredibile, dalle meraviglie in art déco di Rapture al patriottico neoclassicismo di Columbia. Città animate da un’attenzione per i dettagli formidabile, che offre corpo alle visioni filosofico-religiose dei rispettivi leader: da una parte l’oggettivismo dissacrante di Andrew Ryan, mefistofelico patrono dell’umano intelletto, dall’altra l’eccezionalismo americano portato avanti da Zachary Hale Comstock, teocrate razzista e incarnazione del protezionismo estremo. Una trilogia che conduce i giocatori negli angoli più oscuri della natura umana, con un crescendo di rivelazioni sorprendenti che trovano nel multidimensionale Bioshock Infinite il loro climax esplosivo, ulteriormente avvalorato da due DLC – inclusi nella Collection – che vanno giocati a tutti i costi. Quella offerta dalla serie Bioshock è un’esperienza che trascende l’accezione di videogioco come prodotto d’intrattenimento, e va vissuta, punto.

 

bioshock the collection

 

Trattamento iniquo

L’ottimo lavoro di rimasterizzazione svolto da Blind Squirrel Games sul primo capitolo della serie offre al giocatore scorci di grande impatto anche per gli standard odierni, grazie a texture e shader rinnovati, e ad un sistema di illuminazione completamente rivisto, che arricchisce l’esperienza di nuove sfumature inquietanti. Rimane qualche incertezza per quel che riguarda il sistema di controllo e le meccaniche di shooting, ma si tratta di difetti ereditati in toto dal capitolo originale e contestualmente ammortizzati dalla “promozione” (parliamo della versione per Xbox One) ai 60 fps. Particolarmente apprezzabile la scelta di includere, come bonus in-game, il commento del team di sviluppo, che offre ai fan della serie particolari inediti sulla nascita di Rapture e sulla creazione del gioco. Peccato che a godere di questo “approccio radicale” al remaster sia solo il primo capitolo, dato che sia Bioshock 2 che Bioshock Infinite mostrano cambiamenti tecnici solo marginali e non includono alcun bonus significativo – fatta ovviamente eccezione per i rispettivi DLC. Bioshock 2 sfoggia un sistema di illuminazione e shading migliorato, su texture che, escludendo l’upgrade a 1080p, sono rimaste sostanzialmente intonse. Con Bioshock Infinite, uscito solo tre anni fa, gli sviluppatori si sono limitati a “lavorare di cesello” per avvicinare la versione console agli standard di quella PC, con risultati – va detto – decisamente apprezzabili. L’unico vero neo di questa nuova versione di Infinite riguarda il frame rate, che fatica a rimanere incollato ai 60 fps, specialmente nei momenti più concitati. A parte qualche critica marginale, Bioshock The Collection mostra un profilo tecnico di valore, che rispetta appieno quella che è, senza dubbio e per meriti oggettivi, una delle serie più acclamate della scorsa generazione.

 

bioshock the collection

 

Concludendo…

È difficile, se non impossibile, etichettare Bioshock The Collection come un “mezzuccio” per far cassa sulle tasche della fanbase – smisurata – della saga di Ken Levine. Questo perché, a prescindere dal valore “culturale” dei singoli giochi, l’ottimo lavoro di rimasterizzazione svolto da Blind Squirrel Games appare più che sufficiente a giustificare l’uscita di questa nuova edizione. L’unico caveat riguarda “l’iniquità” del trattamento riservato ai diversi capitoli della saga, non tanto per quel che riguarda il profilo tecnico – che avrebbe comunque potuto essere migliorato, specialmente nel secondo Bioshock – ma per i contenuti esclusivi inclusi nel pacchetto. In ogni caso, l’assenza del commento dello sviluppatore nel secondo e terzo Bioshock viene in parte compensata dalla presenza dei relativi DLC che, specialmente nel caso di Infinite, rappresentano un’aggiunta irrinunciabile. Malgrado qualche incertezza, specialmente sul fronte del frame rate, Bioshock The Collection si presenta con un profilo tecnico di valore (almeno su Xbox One), più che sufficiente a garantire la godibilità dei titoli sulle macchine dell’attuale – mezza – generazione. Nel caso non abbiate ancora giocato alla trilogia, o non vediate l’ora di rimettere piede nei saloni desolati di Rapture, Bioshock The Collection saprà offrirmi molte ore di divertimento, ad un prezzo che non fatichiamo a definire equo.

CI PIACE

– La serie Bioshock è invecchiata molto bene

– Ottimo lavoro di rimasterizzazione

– Il commento dello sviluppatore è un eccellente plus…

NON CI PIACE

– … peccato sia presente solo nel primo Bioshock

– Qualche problemino di frame rate

Conclusioni

Nel caso non abbiate ancora giocato alla trilogia, o non vediate l’ora di rimettere piede nei saloni desolati di Rapture, Bioshock The Collection saprà offrirmi molte ore di divertimento, ad un prezzo che non fatichiamo a definire equo.

8.5Cyberludus.com
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