Battleborn – Recensione

Battleborn

Il vero rivale di Overwatch?

In un mondo dominato da titoli come DOTA e League of Legends, i ragazzi di Gearbox Software provano ad avventurarsi all’interno del seguitissimo genere MOBA con Battleborn, un gioco nato dalle ceneri dello “sfortunato” progetto Brothers in Arms: Furious 4. Si tratta – almeno sulla carta – di un titolo molto interessante, che cerca di avvicinare il gameplay tipico dei MOBA (e tutto ciò che ne consegue a livello di meccaniche e modalità) a quello degli shooter arena, e lo fa con un colorito cast di personaggi vario e ben caratterizzato, condito dalla solita dose di humour nero che abbiamo già potuto apprezare nei vari Borderlands .

Dopo aver provato il titolo presso il panel 2K della Gamescom 2015, abbiamo ricevuto un codice review per la versione PC di Battleborn, in modo da poter testare a fondo l’ultima fatica della software house texana e fornirvi così il nostro responso finale.

L’esperimento dei Gearbox Software può dirsi perfettamente riuscito?

Scopriamolo insieme.

Fenomenologia del MOBA

Prima di diventare il fenomeno del momento su PC, il genere MOBA (diminutivo di Multiplayer Online Battle Arena) cominciò a muovere i primi passi nell’ormai lontano 2003, quando un gruppo di fan sfegatati del celebre strategico di Blizzard , Warcraft III (in questo caso l’espansione Reign of Chaos ), idearono una mappa di gioco con l’editor integrato denominandola, appunto, Defense of the Ancients ( DOTA ). La mappa, dal design semplice ma efficace, contrapponeva due squadre di eroi con l’unico obbiettivo di attaccare e distruggere l’Antico, ovvero la base primaria di ogni squadra. Tre strade che partono dall’Antico (rinominate successivamente lanes, dai giocatori più accaniti) univano la nostra base con quella avversaria, dividendo la mappa in tre zone distinte. Sparse lungo le lanes c’erano torri da conquistare, e difendere, che fungeranno da veri e propri “spawn point” per i minion, piccoli personaggi non giocanti che componevano l’esercito della nostra squadra. Grazie a un sistema di crescita degli eroi piuttosto funzionale, seppur limitato alla singola partita, e a un gameplay ragionato e divertente, da quella mod iniziò a prendere forma un genere che tutt’ora vanta numerosi esponenti, generalmente pubblicati con la formula free-to-play.

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Un esperimento chiamato Battleborn

Dopo questa lunga premessa, una domanda sorge spontanea: cosa rende Battleborn diverso dagli altri MOBA sul mercato? Perchè dovrei decidere di acquistare questo titolo a prezzo pieno quando, spulciando online, posso trovare diverse alternative senza dover necessariamente spendere soldi?

La risposta è molto semplice: Battleborn non è un semplice MOBA. In questo senso, mi piace definire l’ultima fatica di Gearbox Software un esperimento – più o meno – riuscito. Un titolo che mette in mostra tutti gli anni di esperienza del team con il genere fps (in particolare con la serie di Borderlands e Brothers in Arms), cercando di miscelare il tutto con modalità e progressione dei personaggi tipiche di MOBA come League of Legends o Heroes of the Storm.

Da questa ibridazione nasce un titolo che cerca di soddisfare diversi generi di giocatori con una modalità cooperativa ed una – più classica – competitiva. Ma andiamo con ordine…

Battleborn

Avviando per la prima volta il titolo, verremo indirizzati verso una prima tappa obbligata, il prologo. Un primo passo utile per introdurre i neofiti all’universo di gioco tramite una – eccessivamente – prolissa sequenza iniziale in puro stile anime che, con un sottofondo hip hop avulso, ci mostrerà in successione parte del roster degli eroi selezionabili in Battleborn. Nel prologo verremo calati nei panni di Mellka, un’assassina dalle orecchie a punta che ci permetterà di prendere confidenza con le basi del gameplay. Si tratta perlopiù di una serie di sequenze lineari, culminanti in boss fight, che – a dirla tutta – non aiutano più di tanto a farsi un’idea di quello che successivamente sarà il prodotto nella sua interezza.

Terminata la sequenza introduttiva, avremo dunque la possibilità di buttarci a capofitto nelle varie modalità proposte da Battleborn, sia competitive che cooperative. Da buoni fanatici delle modalità a giocatore singolo, abbiamo deciso di calarci – almeno inizialmente – nella story mode di Battleborn, rimanendone tuttavia estremamente delusi.
I motivi? Primo tra tutti la difficoltà, estremamente sbilanciata (soprattutto nelle fasi finali di ogni livello) che ci costringerà – più di una volta – a dover ricominciare da capo una missione dopo essere inevitabilmente crollati nel mezzo dello scontro con il boss di turno. Ordinaria amministrazione per un giocatore di Dark Souls, patimento estremo in un titolo del genere. Ogni missione della storia presente in Battleborn, difatti, è capace di portare via al videogiocatore una quantità di tempo ingiustificabilmente abbondante: un’ora di gioco non-stop sarà spesso necessaria per giungere al tanto atteso boss di fine livello, tempistiche rese ancor più pesanti da una linearità dei livelli disarmante e da un gameplay estremamente ripetitivo. Spesso, infatti, le missioni legate alla storia non riescono neppure a rendere funzionale il sistema di progressione del personaggio, costringendoci, nella maggior parte delle situazioni, a “ignoranti” sessioni di spara-spara in compagnia di altri giocatori.

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In ogni caso è opportuno sottolineare come, in questa tipologia di giochi, le modalità cooperative raramente riescano a proporre una valida alternativa al comparto competitivo online. Sfortunatamente, però, chiunque sia interessato ad usufruire del roster completo degli eroi sarà costretto ad affrontare tutte le missioni storia, completando le sfide necessarie al raggiungimento dei requisiti di sblocco.

Completisti, preparatevi a sudare!

La situazione – fortunatamente – migliora in maniera evidente una volta avviata la modalità multigiocatore competitiva, vero e proprio cavallo di battaglia del genere MOBA. Le tre modalità proposte, Devastazione (classica variante del “King of the Hill”, dove i giocatori dovranno conquistare e difendere punti strategici sulla mappa), Incursione (due squadre si fronteggiano cercando di conquistare la base avversaria in mappe a corsia unica) e Fusione (simile ad Incursione ma con mappe a due corsie), riescono a garantire ore di divertimento a tutti gli appassionati del gioco competitivo anche se, a parer nostro, la visuale in prima persona – nella maggior parte delle situazioni – rende gli scontri eccessivamente caotici e privi del giusto spessore tattico che invece troviamo in altri esponenti del genere caratterizzati dall’uso della telecamera “strategica”.

Soddisfacenti invece le meccaniche di progressione del personaggio che, grazie ad un sistema di selezione di perk facile ed intuitivo, ci permetterà di creare build personalizzabili per i nostri eroi, ovviamente limitate alla sola partita in corso. Le abilità potranno essere poi attivate tramite hotkey poste nel lato inferiore destro dello schermo, comprensive di una “Ultimate” sbloccabile una volta raggiunti i livelli più elevati.

 

Battleborn vs Overwatch

La nostra configurazione:

  • Processore: AMD FX-8370 4.3 GHz
  • Scheda video: Sapphire R9 390 – 8 gb
  • RAM: 16 GB
  • Sistema operativo: Windows 10 Pro 64 bit

 

Battleborn è un titolo che, almeno sulla carta, punta tutto su un engine leggero e piacevole alla vista, caratterizzato da uno stile cartoonesco che, in parte, ricorda quello usato da Blizzard per Overwatch (qui la nostra anteprima), ormai prossimo al lancio. Purtroppo il lavoro di Gearbox – ahi noi- si può dire riuscito solamente per metà. Se da un lato è impossibile criticare l’ottimo design – coloratissimo e caricaturale – degli eroi e delle ambientazioni, dall’altro non siamo proprio riusciti a digerire la mancata ottimizzazione del titolo su configurazioni AMD.

Anche potendo contare su una GPU potente come la R9 390, siamo dovuti scendere a compromessi con le impostazioni grafiche, per garantire una fluidità che rendesse giustizia alla natura online del titolo. Cercando di “maxare” tutte le opzioni grafiche disponibili, abbiamo riscontrato diversi cali di frame (alcuni piuttosto pesanti, persino sotto i 30 fps al secondo) nelle sezioni con una maggiore concentrazione di poligoni.

Battleborn hero

Discreto invece il comparto sonoro, caratterizzato da una soundtrack piuttosto orecchiabile e da un doppiaggio – in lingua italiana – che riesce tutto sommato a cavarsela tra alti e bassi.

 

Concludendo…

Battleborn è un titolo che in pochi riusciranno ad apprezzare per davvero. L’esperimento di Gearbox Software di mischiare generi diversi non può definirsi – a parer nostro – affatto riuscito. Se da un lato gli appassionati di MOBA troveranno pane per i loro denti, tra sfide, collezionabili e un buon numero di eroi e modalità, dall’altro chi intende approcciarsi a questo genere per la prima volta troverà un prodotto poco rifinito sotto molti punti di vista, confusionario e decisamente carente nelle diverse modalità cooperative.

La nostra speranza è che il team rivolga tutte le sue attenzioni verso aggiornamenti atti a migliorare la formula di gioco offerta, oltre a una ottimizzazione degna su configurazioni AMD. Attenzione perchè il rischio di un Evolve 2.0 è proprio dietro l’angolo.

CI PIACE

– Artisticamente molto valido
– Parecchie sfide da portare a termine
– 25 eroi giocabili…

NON CI PIACE

– …ma non disponibili fin da subito
– Modalità cooperativa ripetitiva e frustrante
– Ottimizzazione su configurazioni AMD davvero carente

Conclusioni

Un mediocre esperimento dedicato ad una nicchia – davvero ristretta – di videogiocatori.

6.9Cyberludus.com
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Mattia Giangrandi
Nerd purosangue classe 1992, si avvicina al mondo dei videogiochi grazie al SEGA Master System di sua madre. Destreggiandosi tra Alex Kidd e Sonic the Hedgehog, comincia a farsi una importante cultura videoludica a base di platform e beat ‘em up. Fedele seguace della “master race”, consuma giochi di ruolo dalla mattina alla sera, anche se la sua saga preferita rimane Grand Theft Auto degli inarrivabili Rockstar Games, che fin dal primo capitolo lo ha aiutato a diventare la brutta persona che imparerete a conoscere.

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