Analizziamo la nuova IP di Ubisoft, concentrandoci particolarmente sul “fatidico” end-game

Durante quel famoso gameplay mostrato all’E3 2013, gli occhi di milioni di videogiocatori hanno letteralmente iniziato a “sbrilluccicare”, desiderosi di mettere le mani su quel titolo che – a tutti noi – sembrava qualcosa di mai visto prima. Tom Clancy’s The Division, il titolo mostrato, e annunciato, in quella conferenza, si presentavava come un MMO caratterizzato da un gameplay fortemente tattico e ragionato, posto all’interno di una ambientazione vasta e di alto impatto grafico. Da quella conferenza sono passati tre anni, un lungo periodo condito da ritardi, fasi beta e soprattutto critiche mosse dai videogiocatori circa le presunte castrazioni (e downgrade) alla nuova IP di Ubisoft Massive.

In questi giorni abbiamo giocato parecchio a The Division, un po’ per colmare il ritardo con cui ci è stata fornita la copia review da parte di Ubisoft (due settimane dopo il lancio), e un po’ per cercare di analizzare a fondo i contenuti end game disponibili – attualmente – nel gioco.
Al di la di quella che sarà la nostra valutazione finale, va detto che il lancio di The Division è stato un successo assoluto. Oltre 330 milioni di dollari di incasso nella sola prima settimana, numeri che lo hanno reso – di fatto – il titolo Ubisoft più venduto al day-one. 

Ottime premesse e una grande risposta sul fronte vendite: basterà l’unione di questi due fattori a rendere Tom Clancy’s The Division il capolavoro che tutti attendevamo? Scopriamolo insieme nella nostra recensione!

The Division: la paura di un nemico invisibile

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“Quando la società crolla, inizia la nostra missione.”

Inutile negarlo, la vera “trama” di The Division è – a conti fatti – la sua ambientazione perfettamente riuscita. La nuova IP targata Ubisoft Massive si muove tra i vicoli di una New York in piena crisi, contaminata da una terribile epidemia su larga scala. Una variante del vaiolo, diffusasi rapidamente attraverso le banconote dal fatidico “Black Friday”, ha iniziato a mettere in ginocchio la popolazione newyorkese nei giorni successivi, infettando acqua, cibo e risorse, provocando la morte di migliaia di cittadini.
Il governo, dopo il fallimento dei vari protocolli atti a controllare l’evolversi della pandemia, è costretto a chiamare all’azione la Strategic Homeland Division, ovvero la celebre Divisione da cui prende il nome il gioco marchiato Tom Clancy.

Nel prologo, ambientato nel quartiere di Brooklyn, ci infileremo negli “scomodi” panni di un agente dormiente della Divisione, con l’obiettivo di riportare l’ordine nella città dopo lo scoppio dell’epidemia.
Creato il nostro alter ego virtuale, attraverso un editor piuttosto basilare (le opzioni di personalizzazione sono davvero risicate, aspettatevi quindi un vero e proprio esercito di cloni), verremo introdotti al mondo di The Division attraverso una riuscitissima serie di tutorial, capaci di mostrarci – nella prima ora di gioco – tutte le meccaniche alla base del gameplay del titolo Ubisoft Massive.
Terminata la massiccia sequenza introduttiva, verremo portati all’interno dell’aerea di gioco principale, Manhattan, dove potremo finalmente accedere a tutti i contenuti di The Division.

La campagna principale di The Division è comunque piuttosto breve: presa a parte, potrebbero bastare circa una decina di ore di gioco per portarla a temine; poche, considerati gli standard del genere. Tuttavia, l’obiettivo del team di Ubisoft Massive è rivolto inesorabilmente al rilascio di contenuti sulla lunga durata, con incursioni in arrivo – in forma totalmente gratuita – nei prossimi mesi. Si vedrà se il team sarà in grado di supportare a dovere la propria “creatura”,  visto che – ad ora – la quantità dei contenuti disponibili lascia un po’ a desiderare.

L’anti Destiny?

La vera forza di Tom Clancy’s The Division è il suo gameplay: un mix riuscitissimo tra sparatutto in terza persona (con un ottimo sistema di copertura), MMO e gioco di ruolo, rende il titolo Ubisoft Massive davvero divertente da giocare, a patto però che abbiate una compagnia di amici con cui cooperare. In solitario, purtroppo, il titolo dà il peggio di sé, evidenziando la ripetitività delle missioni – soprattutto secondarie – sparse nelle varie aree della Manhattan “contaminata”.
È opportuno evidenziare come ogni area del gioco abbia dei requisiti di livello che, seppur non vincolanti, ci permettendo di gestire a nostra discrezione l’avventura del nostro agente. Ogni area, presente nella mappa di gioco, è caratterizzata da svariati punti di interesse che solitamente comprendono: un rifugio (utile per rifocillarsi e vendere oggetti inutili del nostro inventario), missioni secondarie (che variano dal salvataggio di ostaggi all’eliminazione di bersagli per conto del governo) ed infine diverse missioni legate alla storia, il cui completamento premia il giocatore con i punti necessari al potenziamento della base principale.

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Ogni NPC, personaggio o equipaggiamento all’interno dell’universo di The Division, è definito da un livello che può variare da 1 ad un massimo di 30 (l’attuale level cap).
Completando missioni e guadagnando punti esperienza, saremo in grado di sbloccare vari perk per il nostro agente, e guadagnare pezzi d’equipaggiamento sempre più potenti. In maniera del tutto simile a quanto accade in titoli come Diablo o Destiny, ogni singolo set di equipaggiamento acquisito da mercanti o tramite loot, è caratterizzato da un livello di rarità definito da un colore specifico. Ogni arma, oltre a poter essere craftata (grazie a schemi forniti come ricompensa), può essere modificata in ogni aspetto, dal caricatore al mirino, fino alla canna e alla verniciatura.

Grazie alle varie ramificazioni delle abilità presenti all’interno del gioco, potremo sbizzarrirci nella creazione di build capaci di esprimere al meglio il nostro personale stile di gioco. Considerata la possibilità di “swappare”, in qualsiasi momento, tutte le abilità dalla barra rapida, tra quelle sbloccate nel menu di gestione, la creazione di un secondo personaggio è – allo stato attuale – completamente inutile. La scelta, criticata da molti, è a nostro parere il miglior modo per testare a fondo la build che più ci compiace senza dover necessariamente re iniziare da zero una nuova avventura, come ad esempio accade in altri titoli di genere simile.

All’ombra della Dark Zone

Come già accennato in precedenza, la pochezza della campagna principale di The Division ci ha lasciato un po’ l’amaro in bocca. Sarà per la poca varietà di situazioni o per la mancanza di una vera e propria trama capace di tenere il giocatore incollato allo schermo, ma sul fronte contenuti il titolo Ubisoft Massive è una mezza delusione.
E’ ormai chiaro a tutti che il piano della casa francese è quello di supportare il gioco sul lungo periodo. Contenuti gratuiti sono già stati annunciati (ed in procinto di essere rilasciati su tutte le piattaforme), mentre le varie espansioni, del cosiddetto “Anno uno”, proveranno ad alimentare l’interesse del pubblico per tutta la durata del 2016.

Ma una volta terminata la “breve” storia principale e raggiunto il – tanto agognato – level cap, cosa rimane?
Ve lo diciamo noi: dailies e Dark Zone.

Partiamo da quest’ultima. La Dark Zone (o Zona Nera nell’edizione italiana),  non è altro che l’area dedicata al PvP, all’interno della quale è possibile scovare l’equipaggiamento più raro per il nostro agente. A differenza di amici ed NPC, ogni agente incontrato all’interno della Dark Zone è potenzialmente ostile. Se mai vi fosse capitato di giocare a DayZ, sappiate che il risultato è molto simile, anche se non egualmente efficace.
Ogni area della Dark Zone è suddivisa per livelli, in maniera pressocchè identica alle aree PvE. Prima di entrarvici, è buona norma effettuare un completo iter preparativo all’interno delle aree PvE. In parole povere, entrare in una Dark Zone senza equipaggiamento e livello adatti significa mettersi in balia degli avversari, visto che i nemici presenti all’interno delle Zone Nere sono molto più forti e potenziati rispetto a quelli presenti in qualsiasi altra area di gioco. Conquistando gradi all’interno delle Dark Zone di The Division, potremo accedere a bauli di alto livello contenenti set di equipaggiamento sempre più avanzati e in grado di aumentare sensibilmente le statistiche – vitali e offensive – del nostro personaggio.
Ottima l’idea di base, ma tuttavia ci aspettiamo che venga maggiormente sviluppata con il rilascio di opportuni contenuti aggiuntivi.

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Discorso a parte per le dailies. Sbloccabili una volta raggiunto il livello 30, queste non sono altro che versioni “pompate” delle missioni storia che abbiamo già avuto modo di completare durante lo svolgimento dell’avventura principale. Ogni daily quest potrà essere affrontata sia in modalità difficile che sfida (la difficoltà più alta di The Division), con un significativo aumento di difficoltà durante gli scontri (molti più nemici di tipo elite rispetto al normale, in più dotati di armatura) e un comportamento dell’IA leggermente più aggressivo. Raggiunto il livello 30 non dovrebbe essere troppo difficile avere a che fare con nemici del nostro stesso livello, ma il consiglio che ci sentiamo di dare è comunque quello di affrontare questo tipo di missioni in compagnia di due o più amici. Il completamento delle dailies ci consentirà di guadagnare crediti Phoenix, la valuta ufficiale dell’end-game, utile per acquistare set di equipaggiamento avanzati.

Ubisoft: allarme downgrade?

Andando ad analizzare la componente estetica di The Division, non si può che rimanere estasiati dalle potenzialità del “neonato” Snowdrop Engine. Dal gameplay mostrato nella celebre conferenza di tre anni fa, il gioco Ubisoft sembra essere cambiato molto esteticamente… almeno su console.

Avendo avuto modo di giocare sia alla versione Playstation 4 che quella PC, possiamo in qualche modo offrire una sorta di confronto tra entrambe le vesti grafiche.
Da fedeli seguaci della master race, la nostra prova sulla versione PC ci ha permesso di testare il titolo Ubisoft Massive su di una ottima configurazione da gaming interamente targata AMD, costituita da una scheda video R9 390, un processore FX-8370 ed infine 16 GB di memoria RAM. Considerati i requisiti piuttosto esosi di The Division, abbiamo riscontrato – in svariate occasioni – diversi cali di fps nelle fasi più concitate giocando con un pre-set “Ultra”. Smanettando un po’ con le impostazioni, il gioco riesce tuttavia a garantire 60 fps stabili, sfoggiando un ottimo dettaglio grafico, molto simile a quello che abbiamo avuto modo di apprezzare nella conferenza E3 di tre anni fa. La Manhattan di The Division è incredibilmente dettagliata: strade, neve ed illuminazione riescono a rendere la metropoli newyorkese davvero viva e realistica.

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Per quanto riguarda la controparte console, tuttavia, la differenza con la versione computer è piuttosto marcata. Framerate a parte, inevitabilmente bloccato a 30 fps, le texture paiono “spente” e meno definite rispetto a quelle della versione computer, così come il sistema di illuminazione, privo di quel dinamismo che contraddistingue la versione da scrivania. In ogni caso, The Division riesce a rendere davvero bene anche su console, grazie ad una ottimizzazione del motore impeccabile, capace di garantire una fluidità sempre ottimale anche nelle sezioni più concitate.

Meno bene invece il comparto sonoro. Se da un lato l’effettistica e la soundtrack si dimostrano essere di pregevole fattura, lo stesso non si può dire del doppiaggio in lingua italiana, assolutamente pessimo e privo del pathos del corrispettivo in lingua originale. Peccato.

Concludendo…

Valutare un gioco come The Division è un’operazione davvero particolare. Se da un lato il titolo degli Ubisoft Massive ci ha delusi sul fronte contenutistico, dall’altro le premesse di contenuti gratuiti ed espansioni atte a coprire tutto l’anno, sono una buona promessa di supporto per questo titolo. A livello di gameplay, tuttavia, il lavoro svolto dal team è assolutamente brillante. Il riuscitissimo mix di generi in un contesto interamente multiplayer, ci ha permesso di godere del titolo in compagnia di amici anche se, a dirla tutta, ci aspettavamo un po’ più di varietà sul fronte delle attività secondarie. The Division è un capolavoro? Assolutamente no. Il gioco allo stato attuale riesce a garantire svariate ore di divertimento a fronte però di una evidente castrazione di contenuti, operata volutamente dal team per operare un ragionato rilascio di espansioni lungo tutta la durata dell’anno.

Riusciranno i vari aggiornamenti ed espansioni “Anno uno” a rendere Tom Clancy’s The Division il totale sognato – e agognato – da tutti?

Solo con il tempo saremo in grado di rispondere…

CI PIACE

– Su PC, comparto grafico di forte impatto
– Riuscitissimo mix di generi
– Online diverte parecchio…

NON CI PIACE

– …un po’ meno in solitaria
– Trama piuttosto scialba
– Carente sul fronte contenutistico

Conclusioni

The Division, allo stato attuale, è un interessante shooter/rpg online che però pecca fortemente sul fronte contenutistico.

7.9Cyberludus.com
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Nerd purosangue classe 1992, si avvicina al mondo dei videogiochi grazie al SEGA Master System di sua madre. Destreggiandosi tra Alex Kidd e Sonic the Hedgehog, comincia a farsi una importante cultura videoludica a base di platform e beat ‘em up. Fedele seguace della “master race”, consuma giochi di ruolo dalla mattina alla sera, anche se la sua saga preferita rimane Grand Theft Auto degli inarrivabili Rockstar Games, che fin dal primo capitolo lo ha aiutato a diventare la brutta persona che imparerete a conoscere.

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