Qualcuno ha detto Dark Souls 2D?

La ricetta per un ottimo indie? Prendete un titolo di successo, ad esempio Dark Souls (proprio uno a caso, eh!), mescolate adeguatamente gli ingredienti e alleggerite il tutto eliminando col setaccio ciò che non vi serve, tipo la mole poligonale. Decorate con uno stile grafico accattivante e aggiungete sangue a piacere. Il gioco, letteralmente, è fatto: Salt and Sanctuary, praticamente una versione bidimensionale della celeberrima opera targata From Software, è pronto per essere servito in tavola.

Metafore culinarie a parte, quello che ci troviamo per le mani risponde perfettamente alla descrizione che vi abbiamo appena fornito. Gli amanti dei vari Souls si sentiranno immediatamente a casa non appena avviato il gioco, e questo a prescindere dall’ ”appiattimento” che ha comportato l’abbandono della terza dimensione. Scopriamo dunque quali pericoli ci attendono in questo lungo viaggio; e “pericolo”, come ogni buon veterano della serie sa perfettamente, è davvero la parola giusta.

Salt and Sanctuary

 

Salt and Sanctuary: vecchie storie, nuovi eroi

Non è necessario soffermarsi troppo a lungo sulla trama del gioco; in fin dei conti, si tratta del classico canovaccio in cui l’eroe sarà chiamato a interpretare il ruolo dell’eletto, colui che dovrà esorcizzare il male e liberare una terra caduta preda della corruzione. Uno scenario che nel mondo dei videogiochi è stato già rappresentato innumerevoli volte e che, nonostante i piccoli cambiamenti apportati alla formula originale, non ha conosciuto modifiche sostanziali con l’evoluzione del media (ci sono sempre le eccezioni, ma non è questo il caso). Concentriamoci invece su un altro aspetto, uno più importante quando si parla di produzioni di questo tipo: il comparto visivo. Non è infatti un mistero che la scena indie sia particolarmente fertile quanto a idee originali circa lo stile e l’estetica, e sebbene con Salt and Sanctuary non si abbia a che fare con uno dei titoli più innovativi sotto questo punto di vista, resta sempre un’opera dalle ottime qualità grafiche. Tanto per cominciare, non aspettatevi i “quadrettoni” che siamo abituati a vedere nella così detta “pixel art”, forma espressiva forse anche un po’ abusata nel contesto storico attuale: Salt and Sanctuary rinuncia a questa impostazione “vintage” in favore di una maggiore definizione dell’immagine, mostrando le potenzialità di un 2D che, nonostante il passaggio di vari stadi evolutivi, non pare mai valorizzato come dovrebbe. Nonostante un aspetto all’apparenza grezzo, con sfondi acquarellati dal tono leggero e quasi “incompleto”, ci vorrà ben poco perché questo particolare stile crei un effetto capace di proiettarci direttamente nella lugubre dimensione che fa da sfondo all’avventura. Una dimensione sporca, oscura, popolata da spettri e altre creature demoniache uscite da chissà quale incubo. E date le premesse, non poteva mancare una dose abbondante di gore: il sangue schizza via sulle pareti come nella migliore tradizione splatter, mentre pezzi di carne e frattaglie volano in ogni direzione. Un vero e proprio Bloody Fest che però non disturba il giocatore, anzi, si mostra coerente con l’apparato stilistico messo in piedi fin dai primi minuti. Da segnalare una certa rigidità nelle animazioni, ma niente che possa guastare l’atmosfera.

Salt and Sanctuary

 

Sale sulle ferite e preghiere nel cuore

Il gioco non presenta un vero e proprio tutorial; le basi del sistema vengono assimilate tramite suggerimenti impartiti durante le prime fasi dell’avventura, anche se in realtà le meccaniche del sistema di controllo non si discostano poi molto da quelle dei vari Souls o derivati. Schivate, possibilità di attacchi combinati, contrattacchi destabilizzanti e, naturalmente, una barra della stamina che si consuma ad ogni nostra azione, saranno gli elementi costitutivi del battle-system, tant’è vero che ogni appassionato del genere ci metterà ben poco ad emulare le gesta dei suoi “fratelli maggiori”, sentendosi a suo agio anche nel nuovo ambiente bidimensionale.

Il livello di difficoltà, com’era facile aspettarsi, è piuttosto elevato. La morte non sarà un’eventualità occasionale, e sarete spesso costretti a tentare nuovamente un passaggio già affrontato, ancora e ancora. La sconfitta avrà come conseguenza anche la perdita del “sale” accumulato fino a quel momento; questo elemento rappresenta infatti la moneta di gioco, spendibile per ottenere nuove abilità e potenziamenti. Per recuperare il maltolto dovremo rintracciare la creatura responsabile della nostra dipartita e sconfiggerlo in duello.

E dato che ne abbiamo fatto cenno, anche se indirettamente, va ammesso che l’albero della abilità presenta una notevolissima gamma di possibilità. Prima di spendere punti esperienza per attivare uno dei tanti “rami” a disposizione sarà meglio rifletterci su, dato che una scelta sbagliata potrebbe avere ripercussioni negative, a seconda della strategia impiegata in battaglia. Tuttavia, questo sistema consente di personalizzare come si vuole il proprio personaggio (senza contare l’editing iniziale dedicato all’aspetto e alla classe) e di dare sfogo alla nostra creatività.

Salt and Sanctuary

Ma finora abbiamo parlato, grosso modo, soltanto del Sale. Qual è invece lo scopo dei santuari citati nel titolo? Questi avranno molte funzioni: innanzitutto, fungeranno da altari della resurrezione, attraverso cui potremmo tornare in vita spendendo una modica cifra per un guaritore. In secondo luogo, in base al tipo di religione che avremo deciso di abbracciare all’inizio del gioco (anche se sono previste possibilità di conversione in corso d’opera) potremo godere di determinati benefici. Infine, questi luoghi sacri potranno essere usati come rifugio per i vari NPC quali, ad esempio, fabbri o commercianti. Questi ci garantiranno servizi di diversa natura e a seconda delle nostre necessità si rivelerà opportuno selezionare con attenzione quali ospiti accogliere nel tempio.

Prima di concludere questo paragrafo c’è un ulteriore aspetto da prendere in considerazione. Salt and Sanctuary non possiede una struttura a livelli; in esso esistono infatti molte ambientazioni non lineari legate insieme come fossero parte di un’unica mappa. Questa impostazione conferisce al gioco un’aura che ricorda quella dei cari vecchi “metroidvania”, una tipologia di giochi mai abbastanza apprezzata e che dovrebbe essere un po’ riscoperta anche ai giorni nostri. Perfino Nintendo, che di Metroid è la madre, sembra aver riposto nel cassetto le avventure di Samus Aran, con grande dispiacere degli appassionati. Fortunatamente, piccole perle come quella che stiamo esaminando ci ricordano come certi generi siano duri a morire. In ogni caso l’esplorazione e il backtracking, oltre ad una componente platform che diventa via via sempre più importante col progredire dell’avventura, la faranno da padrone, insieme all’azione tattica ed incessante.

Salt and Sanctuary

 

Concludendo…

Salt and Sanctuary è un gioco che riesce a far coesistere combattimenti furiosi e ragionamento, e nonostante sia palesemente ispirato a Dark Souls in quasi ogni aspetto principale, riesce comunque a sviluppare un’anima tutta sua. E questo non solo grazie alla grafica bidimensionale, ma anche per mezzo di quegli elementi caratteristici dei platform stile metroidvania che, per forza di cose, mancano parzialmente nell’opera di From Software. L’unico vero difetto in quello che è forse uno dei migliori esempi di azione/avventura degli ultimi anni è l’ignobile adattamento italiano, apparentemente frutto di una conversione da due soldi affidata al primo Google traduttore di passaggio. Godetevi questo gioiello in inglese, vivete questa esperienza mistica e, dopo aver spento la console, tornerete nelle vostre case con un senso di nostalgia impresso nella mente.

CI PIACE

– Ottimo stile grafico

– Combattimenti tecnici e tutt’altro che facili

– Tanto da esplorare

NON CI PIACE

– Fin troppo fedele alla formula di Dark Souls

Conclusioni

Salt and Sanctuary è un ottimo metroidvania, con un pizzico (più di un pizzico) di Dark Souls al suo interno. Le fasi esplorative e la componente ruolistica sono di prima qualità, peccato solo che il team di sviluppo non abbia avuto il coraggio di offrire qualcosa di realmente nuovo e di distanziarsi dai (seppur ottimi) concorrenti.

8.5Cyberludus.com
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