Il 2015 è stato un anno piuttosto fortunato per gli open world e gli amanti delle mappe gigantesche. Tra le produzioni di spicco figurano le vicende di Geralt in The Witcher 3 e il suo grande mondo ricco di quest secondarie, collezionabili e scorci indimenticabili, ed il tanto atteso Fallout 4 con il desolante Commonwealth post-apocalittico ricco di insidie. Ma l’elenco non finisce qui, anzi: ci sono anche l’oscuro e sadico Bloodborne e la versione PC (e stra-moddata) di GTA V, due titoli che a distanza di mesi dall’uscita sugli scaffali continuano ad intrattenere milioni di giocatori.

Dunque, un anno certamente prolifico per chi intende armarsi di tutto punto e procedere con l’esplorazione alla ricerca di segreti, collezionabili e sfide, contando su una trama strutturata e solida; parliamo di videogame impegnativi e longevi che puntano forte sulla libertà dell’utente, posto al centro del progetto. Ed è proprio per via di questi elementi a me cari che ho atteso con ansia Just Cause 3, tra una statuetta e l’altra di Fallout 4. L’avventura, sviluppata da Avalanche Studios e pubblicata da Square-Enix, può contare su un ventaglio di elementi curiosi e divertenti che faranno la gioia di tutti gli amanti del cazzeggio esagerato su PC e console, dove l’unico limite imposto al videogiocatore è la propria creatività.

Bello, vero? Sì, lo è. Sulla carta.

 

Welcome home, Rico!

Lo storico protagonista della serie è Rico Rodriguez, un messicano con alle spalle anni di servizio per la CIA e una sua costola, L’ agenzia. Il curriculum di Rico è piuttosto variegato: spia, assassino, sabotatore, pilota? insomma, un tuttofare anti-crimine, a cui vanno aggiunte altre caratteristiche particolari tra cui paracadutismo, senso dello spettacolo e utilizzo del lanciarazzi per stanare le zanzare. Che R. R. incarni perfettamente lo spirito esagerato della saga è un dato di fatto, ed è proprio per questo che gli sviluppatori hanno giocato la carta della vendetta e del patriottismo. In Just Cause 3, Rico è chiamato a liberare l’arcipelago di Medici, la splendida area sul Mediterraneo in cui è cresciuto e si è formato, oggi messa in ginocchio dal dittatore Sebastiano Di Ravello.

Il profilo caratteriale dell’eccentrico tiranno è volutamente ispirato a dittatori di spicco della storia recente, come Hitler e Mussolini, sia per la conduzione politica del regime, che per le iniziative di carattere urbano. Medici, infatti, risulta un arcipelago composto da una serie di accampamenti e città di medie dimensioni in mezzo alle foreste, un po’ più sviluppate degli insediamenti apprezzati in Far Cry, per intenderci. Le somiglianze col titolo Ubisoft non finiscono qui, perché tutto sommato anche il plot è molto simile allo sparatutto del produttore francese. Il breve incipit narrativo ci presenta, con pochi giri di parole, il focus di tutta l’esperienza ludica proposta da Just Cause 3: liberare Medici dall’egemonia di Di Ravello, villaggio dopo villaggio. Roba già vista, già sentita e praticamente già fatta in molti degli open world recenti, che Square-Enix ripropone nell’ottica dell’esagerazione, come detto.

Una ne pensa, cento ne fa

Di fatto, l’unica novità proposta da Just Cause 3 rispetto a tutti i titoli sopraccitati è proprio l’enorme spettacolarizzazione dell’azione attraverso una serie di meccaniche divertenti e molto semplici da utilizzare. Il trittico di gadget è composto da un rampino, una tuta alare e un comune paracadute. Questi tre elementi di gioco sono perfettamente correlati tra loro e amalgamati con l’ambiente circostante, e offrono all’utente la possibilità di gestire i gadget come meglio crede, intercambiando gli strumenti con naturalezza. Il rampino ci permette di scalare verticalmente la mappa in pochi secondi, agganciandolo a qualsiasi superficie. Inoltre, vista la grandezza della mappa, nulla ci vieta di utilizzarlo per percorrere le strade e le campagne. Combinare lo strumento con la tuta alare o il paracadute porta a scenari ancor più dinamici a livello esplorativo, in cui il rampino è utilizzato per ottenere la giusta spinta verticale per permetterci di planare tra le foreste e gli edifici dell’area.

Ma se finora abbiamo visto i gadget come strumenti per esplorare facilmente la mappa, c’è un altro utilizzo ancor più divertente che non abbiamo considerato, ovvero quello bellico. Infatti, il rampino può essere usato per catapultare Rico direttamente sul nemico agganciato, oppure collegare tra loro elementi dell’area circostante al fine di ottenere un certo vantaggio. Ad esempio, nulla vieta al videogiocatore di approcciarsi ai nemici silenziosamente, per poi agganciare e lanciare qualche barile esplosivo agli ignari tirapiedi di Di Ravello. Si tratta, sostanzialmente, di un ricco ventaglio di possibilità che il videogiocatore può sfruttare a suo piacimento in base al modo in cui intende condurre l’avventura.

In Just Cause 3 non manca praticamente nulla per far male ai nemici: da terra, attraverso camion corazzati, carri armati e mitragliatrici con munizioni pressochè infinite; dal cielo, pilotando elicotteri d’attacco; con offensive frontali, contando sul fedele lanciarazzi, arma secondaria messa nelle mani del videogiocatore fin dal prologo. Il tutto condito da imponenti esplosioni a catena.

400 km2 di erba e acqua

Ricapitolando: R. R. è un protagonista carismatico, la sua combriccola è altrettanto divertente e funzionale alla trama, l’azione è spettacolarizzata all’estremo e non mancano gli elementi originali. Fin qui, tutto bello. Purtroppo, come sempre, c’è un inghippo. Anzi, due. La prima nota dolente del gioco è la storia, come detto. Per quanto vada di moda liberare villaggi e avamposti dal dittatore di turno, ciò si traduce sempre in un’estrema e stancante ripetitività, regola a cui Just Cause 3 non riesce a sottrarsi nonostante la discreta libertà di azione. Il secondo problema è legato alla mappa: l’area calpestabile è di 400 chilometri quadrati, che un utente ha percorso da capo a capo in ben 9 ore. Tuttavia, per quanto generosa in termini di dimensioni, la mappa di Medici ha una densità di popolazione e punti di interesse estremamente bassa, che è ciò che più conta ai fini dell’esplorazione. In poche parole, andare in giro per l’arcipelago è perfettamente inutile perché non c’è nulla da vedere ed apprezzare. Di conseguenza, che sia la mappa più grande mai realizzata per un open world, e attraversabile in ben 9 ore, praticamente non interessa a nessuno.

L’unica cosa interessante del poter disporre di una mappa così vasta è la possibilità di competere con gli amici in una serie di sfide incredibili, proposte attraverso una classifica degli score raggiunti in game. Non si tratta di un vero e proprio comparto multiplayer, quanto di una serie di gare a chi fa più pazzie che permette agli utenti di sbloccare potenziamenti per i gadget di Rico. Ma se sperate in altri vantaggi da Medici, rimarrete delusi. La mappa non brilla in termini qualitativi così come i modelli poligonali risultano poco convincenti e curati per gli standard attuali. Di fatto, ciò che mi ha convinto del comparto tecnico sono, nemmeno a dirlo, gli effetti particellari. Le esplosioni a catena sono indubbiamente divertenti ed appassionanti, tanto da spingere il videogiocatore a ignorare i nemici e generare quanto più caos possibile mirando a tutto ciò che può esplodere in mille pezzi. È anche per questo – ma non ne è principalmente la causa – che Just Cause 3 soffre di cali di frame rate imbarazzanti in giro per la mappa, che non hanno una vera e propria sorgente da ricercarsi nel numero di elementi a schermo o nelle fasi più concitate. Anche il comparto audio è poco convincente, soprattutto nella nostra localicazzazione: meglio il doppiaggio originale che, oltre a risultare più fedele per via delle sfumature fonetiche dei personaggi coinvolti nella trama, è anche più divertente.

 

Concludendo…

Non voglio parlare di occasione persa, perché Just Cause 3 è un titolo molto divertente e in grado di regalare ore ed ore di intrattenimento, invitando l’utente a liberare quanta più creatività possibile per inventarsi nuovi modi di giocare. Tuttavia, è chiaro che alla produzione Square Enix manchi qualcosa. Su tutto, la sostanza. Una mappa più piccola ma corposa, una trama meno telefonata e con missioni più coinvolgenti. E sì, manca anche un’ottimizzazione come si deve, perché la scusa delle patch non regge più. Tuttavia, se amate gli open world e siete disposti a scendere al compromesso della ripetitività, comune a molte produzioni simili, allora non aspettate altro: Rico ha bisogno di voi.

E portate il lanciarazzi.

CI PIACE

Non ha limiti, è divertente e si può fare tanto, ma tanto casino

NON CI PIACE

La mappa è grandissima ma non contiene molto, il gameplay è sì divertente, ma parecchio ripetitivo. Ed è necessaria una patch correttiva per il framerate

Conclusioni

Pazzo Rico! Il più impulsivo e precipitato dei protagonisti videoludici si lancia alla liberazione di Medici

7.5Cyberludus.com
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Studente di Informatica Magistrale (Università di Bari "A.Moro").\r\nMi divido tra studio, Juventus e tecnologia tra mille passioni.\r\nL'obiettivo più vicino è la laurea, poi si vedrà.