Dirt Rally ? Di nuovo di traverso – Recensione

Fuori dal guscio

27 Aprile 2015: la data nella quale Dirt Rally, nuovo capitolo della celebre serie di gare fuoristradistiche di Codemasters, viene lanciato su Steam con la meccanica dell’Early Access.

Il brand Dirt, nato nel 1998 con Colin McRae Rally, è stato sin da subito capace di ritagliarsi una sua fetta di pubblico e guadagnarsi uno spazio all’interno del risicato mercato dei videogiochi rallystici. Nonostante una partenza più che convincente, però, con i successivi capitoli la serie di Codemasters si è allontanata sempre più dal concept originale.

Con l’arrivo di Dirt 2, infatti, gli appassionati hanno assistito a una vera e propria rivoluzione, culminata con un terzo capitolo tutt’altro che incentrato sulla disciplina in oggetto: come dimenticare le gincane, i salti, le gare con i trucks e i buggy, le modalità a dir poco fantasiose per quel che riguarda l’online, nonché l’onnipresenza di Ken Block?

Sono tenuto a sottolinearlo, altrimenti non risulterei obiettivo: nonostante a me non sia piaciuto affatto, Dirt 3 convinse sia la critica (tra alti e bassi) sia il pubblico (un milione di copie vendute solo su Steam). Furono in molti tuttavia a storcere il naso, poiché le sessioni di vero rally si intravedevano solo con il binocolo.

Col senno di poi, secondo il sottoscritto, si trattò di una scelta quanto mai discutibile: sul mercato videoludico non c’è mai stata penuria di giochi di guida caratterizzati da un’impronta casual/arcade, a differenza di quanto succede invece con titoli inerenti questo meraviglioso sport motoristico. Quindi, mi chiedo: perché omologarsi!?

Forse è proprio questa la domanda che si sono posti in Codemasters quando hanno deciso di cominciare a lavorare sul nuovo Dirt, perché questa volta la mossa dello studio inglese ha tutta l’aria di una retromarcia.

Dirt Rally rappresenta infatti un vero ritorno alle origini, un titolo che punta a riconquistare gli scontenti fan di vecchia data, e a recuperare il suo ruolo quale punto di riferimento tra i videogiochi di rally. Dimenticate, nel bene e nel male, quanto visto negli ultimi due capitoli: il vero Dirt è tornato, più in forma che mai e temprato da questi otto mesi di Early Access. E forse proprio il "limbo" dell’accesso anticipato, scelta quanto mai inusuale per un marchio di spessore quale Codemasters, potrebbe aver costituito "l’arma in più" di questo nuovo titolo: aggiornamento dopo aggiornamento, i feedback dei giocatori hanno trovato ascolto tra gli sviluppatori, che hanno lavorato a testa bassa per perfezionare il gioco in accordo alle aspettative dell’utenza.

Uno sguardo al garage

Cominciamo analizzando brevemente il parco macchine a disposizione del giocatore.

I mezzi con i quali avremo la possibilità di gareggiare sono esattamente 39, suddivisi in 12 classi a seconda del periodo (anni ’60, ’70, ’80, 2000 e 2010) o della specifica categoria di appartenenza, quali il mitico Gruppo B (ulteriormente diviso in 4×4 e a trazione posteriore), con mostri del calibro dell’Audi Sport Quattro, Lancia Delta S4 e 037, e il Gruppo A, con Delta HF Integrale e Ford Escort RS Cosworth. Da non dimenticare le Kit e le Hillclimb, oltre che le più recenti R4 e Rallycross Supercars.

Una serie di modelli che, evidentemente, non potrà che fare felici gli appassionati. Non mancheranno inoltre vere e proprie leggende quali Lancia Stratos, Opel Kadett e Fiat 131 Abarth, e, arrivando ai giorni nostri, bolidi come la Subaru WRX e la Mitsubishi Lancer Evo X, fino alle Volkswagen Polo Rally e Ford Fiesta Rally.

Sottolineiamo che, con ogni probabilità, da qui a qualche mese verranno aggiunte ulteriori auto che andranno ad arricchire ancor più una scelta già ampia, anche se non priva di "buchi" e piccole disparità (alcune categorie includono solo due auto).

La scelta degli aiuti di guida

Il nuovo Dirt Rally offre la possibilità di impostare a proprio piacimento numerosi aiuti di guida: una feature importante e ben gradita, capace di variare sensibilmente l’esperienza di gioco. Oltre ovviamente al cambio automatico o manuale, potremo infatti settare l’abs, il bypass della frizione e il launch control. In aggiunta, sarà possibile regolare il controllo dell’aderenza e della stabilità, impostando valori che vanno dallo zero (controlli disattivati) al cinque. Inoltre, vanno segnalate ulteriori opzioni inerenti l’OSD, con cui avremo modo di rimuovere l’HUD ottenendo così un effetto maggiormente realistico, oltre che impostazioni riguardanti le chiamate del co-pilota (più o meno veloci), la presenza o meno di telecamere esterne e, addirittura, il tergicristalli manuale o automatico. L’assenza di aiuti di guida comporta un piccolo aumento del numero di crediti ricevuti alla fine di ogni rally e campionato, la stessa identica meccanica che possiamo trovare in altri titoli simulativi come ad esempio Forza Motorsport. Personalmente, ho optato per la disattivazione di Abs e controlli di aderenza e stabilità, mentre ho mantenuto il cambio automatico, l’Hud e le telecamere esterne (preferisco la telecamera sul cofano della macchina). È importante specificarlo: il mio feedback per quel che riguarda il sistema di guida si riferisce a queste impostazioni. La situazione potrebbe ovviamente cambiare con settaggi differenti.

Una carriera ad ampio respiro

Nel nuovo Dirt Rally troviamo una modalità multiplayer, un’altra completamente personalizzabile (nella quale potrete correre utilizzando qualsiasi auto, su qualunque tracciato) e ovviamente una modalità carriera. Quest’ultima appare certamente interessante, seppur non caratterizzata da alcuna specifica innovazione. Appena avviata, guidati dal nostro capo equipaggio (il primo meccanico al nostro servizio), potremo acquistare la nostra prima vettura: la scelta sarà limitata, vista la scarsa disponibilità economica iniziale. Nel mio caso, ho cominciato con la Mini Cooper S, proprio quella che nel 1964 vinse il Rally di Monte Carlo. Subito dopo, prima di fare il nostro debutto nelle competizioni, avremo la possibilità di assumere un secondo meccanico utilizzando i crediti rimasti. Il ruolo dei meccanici all’interno del team è senza dubbio fondamentale: ognuno ha delle competenze specifiche misurabili tramite valori che vanno dall’uno al cento. Queste competenze possono riguardare numerosi ambiti, quali il motore, il cambio, il radiatore, il turbo e molti altri ancora.

Ma come sarà possibile sfruttare queste capacità?

Attraverso quella che è una versione videoludica del parco assistenza. Ogni due tappe, infatti, il giocatore avrà a disposizione trenta minuti per riparare il più possibile (e come ritiene più adatto) la sua vettura, il tutto prima di riprendere a gareggiare. A una maggiore abilità dei meccanici corrisponde ovviamente un minor tempo impiegato per effettuare ogni riparazione. Dovremo ben tenere a mente, però, che ogni singolo secondo speso vicino alla nostra auto al di fuori della mezz’ora regolamentare ci costerà in termini di penalità. Logicamente, con l’avanzare della carriera, potremo permetterci tecnici più esperti (e di conseguenza con salari più importanti) e soprattutto in numero maggiore. In aggiunta a questa possibilità, non bisogna dimenticare che i nostri meccanici, con l’aumentare del chilometraggio, acquisiranno esperienza divenendo sempre più efficienti.

Per quanto riguarda il prosieguo della nostra corsa al successo, non ci sono particolari elementi da segnalare: evento dopo evento guadagneremo più crediti, e avremo così modo di acquistare auto di categoria superiore, partecipando a eventi via via più blasonati, impegnativi e, di conseguenza, remunerativi. Trattasi della classica scalata verso il campionato professionistico. Scalata che ci porterà a visitare Grecia, Svezia, Galles e altre suggestive location.

Quanto ai metodi di competizione, Dirt offre tre tipologie di gare: Rally, Hillclimb (fondamentalmente il principio è lo stesso della prima, ma con percorsi in salita, altre auto e tutt’altra tecnica di guida) e Rallycross, ovvero l’unica modalità nella quale dovremo vedercela direttamente con altri avversari e fare a sportellate.

La carriera di Dirt Rally, fondamentalmente, non dà l’impressione di voler essere il cuore del titolo. Quanto appena detto non vuole essere una critica negativa, affatto. Il giocatore è infatti libero di correre (già dopo pochissime ore) con le auto che preferisce e negli eventi che preferisce. Lo dimostra il fatto che i crediti siano ottenibili non solo tramite i campionati, ma anche attraverso le gare personalizzabili. Una carriera dunque, che almeno quanto a meccaniche, si presenta liberamente interpretabile: scelta, questa, che secondo il sottoscritto rispecchia in modo coerente quello che è il vero spirito del gioco.

Dirt Rally punta infatti al 99% sul suo modello di guida (del quale parleremo tra poco), convincente e forte di tantissima sostanza, e su ben pochi fronzoli. Se siete alla ricerca di un gioco di auto caratterizzato da una carriera ricca e profonda, oltre che da svariate feature accessorie, questo non è probabilmente il titolo adatto a voi. E va bene così, aggiungo, perché, come già detto all’inizio, di titoli di questo tipo, al momento, ce ne sono in abbondanza.

Un occhiolino alla simulazione

Con Dirt Rally, Codemasters opta per un ibrido simulazione-arcade che, finalmente, vede la bilancia pendere (seppur non nettamente) dal lato simulativo.

I giocatori potranno apprezzare, sin dalla prima sessione di gioco, il differente comportamento della vettura su fondi diversi: la vostra auto reagirà infatti in maniera radicalmente diversa a seconda che stiate guidando sulla neve (e sull’asfalto ghiacciato) di Monte Carlo o sulla terra della Grecia. Questo è senza alcun dubbio un ottimo punto di partenza, che costringerà il giocatore a variare il suo stile di guida in maniera intelligente, anziché pensare unicamente a dare del gran gas. Per cui cercate di fare attenzione sui tornanti di Monte Carlo perché, se vi attaccate troppo al freno, tutto quello che otterrete sarà un bel dritto, con annesso autografo del guard rail o magari del muro!

Ricollegandomi al discorso relativo agli aiuti di guida, non posso che dirvi la verità: utilizzando il pad, guidare con i controlli di trazione e di stabilità disattivati è un vero e proprio inferno. Nel mio caso, dopo la Mini ho optato per l’acquisto di una Lancia Stratos (un sogno!). Ebbene, detto semplicemente: non c’è speranza di farla stare dritta. Limitate pure l’apertura del gas, rallentate, provate e riprovate nuovi assetti a inizio tappa (con una serie di opzioni molto semplificate ma imprescindibili per ottenere determinati risultati) ma non potrete farne a meno: sarete sempre di traverso, impegnati a controsterzare nel tentativo di "raddrizzare" la vettura. Tutto questo non può che fare piacere: la guida è difficile, impegnativa e faticosa. C’è da sudare per arrivare a fine tappa, e innumerevoli sono le volte in cui si finisce con "l’abbracciare" un albero o volare giù da una scarpata, specialmente durante le bellissime gare notturne.

Ma dopotutto, mi chiedo, non è così che deve essere?

Crediamo forse che i piloti di una volta potessero contare sui vari ESP, TCS, ABS e compagnia bella?

Ma non scherziamo.

Personalmente, non ho intenzione di cambiare le mie impostazioni di guida. I risultati vanno a rilento, lo ammetto, ma, in fin dei conti, chi se ne frega? È una soddisfazione poter finalmente fare le curve "con l’acceleratore", perennemente di traverso e col rischio, a fine curva, di non riuscire più a recuperare l’asseto. E tutto questo ci fa capire ancora di più che palle quadrate dovessero avere quei signori (il buon McRae, tutto genio e sregolatezza, incluso) che i moscerini spiaccicati li avevano sulle portiere, e non sul parabrezza. Lì siamo buoni tutti.

Datemi retta, se giocate a Dirt Rally, sono due le dritte da seguire:

1) fatevi un buon volante

2) scordatevi gli aiuti di guida, rovinereste il gioco.

A prescindere da questo mio volo pindarico, vorrei spendere ancora qualche riga per quel che riguarda il sistema di gestione dei danni. Durante le sessioni di guida la vettura si "ammacca" (in maniera più o meno accentuata) a seguito di ogni contatto, con risultati, almeno per quel che riguarda il livello visivo, soddisfacenti e sufficientemente credibili.

Resta però da mettere in chiaro che gli effetti degli incidenti più gravi non sono verosimili: gli habituè degli eventi rallystici, ben sapranno che un’auto da gara che finisce contro un muretto a 80-90 chilometri orari, o che magari si ritrova "sottosopra" dopo un rocambolesco incidente, nella stragrande maggioranza dei casi ha concluso la sua "giornata lavorativa". Non parliamo comunque di un vero e proprio problema: si tratta pur sempre un gioco.

Molto interessanti gli effetti di questi danni sul gameplay: guidare senza una ruota, così come portare a termine una gara in notturna senza fari, sarà impresa a dir poco ardua e servirà non poco impegno per avere successo.

Ma ne sarà valsa la pena.

Pienamente promosso l’aspetto sonoro, con rumori delle auto soddisfacenti e forse (quasi) paragonabili ai modelli originali, per quanto possibile. Eccezionali poi i cigolii e i "lamenti" dei mezzi quando cominciano a essere particolarmente "provati" e battagliati. Capitolo note: le indicazioni del co-pilota, completamente localizzate, risultano imprescindibili (come deve essere) e ben realizzate. Dobbiamo tuttavia segnalare sia l’ utilizzo di una terminologia in alcuni casi decisamente poco rallystica, sia la presenza di indicazioni errate (da correggere quanto prima!) in alcune tappe specifiche.

Ottimizzazione e tecnica

Quanto ad aspetto grafico, Dirt Rally si presenta come un prodotto più che valido. Non siamo certamente di fronte a un titolo "spaccamascella", eppure il motore grafico Ego riesce a offrire numerosi scorci di buona fattura. Nello specifico, le riproduzioni delle 39 auto presenti in gioco sono indubbiamente di alto livello. Da segnalare, tuttavia, una gestione dell’illuminazione non impeccabile, unita alla solita piattezza dei modelli del pubblico, delle auto, dei camion "parcheggiati" lungo le tappe e, talvolta, della vegetazione.

Da premiare senza riserve l’ ottimizzazione: con una Amd 280x e un processore Intel I7 950, Dirt Rally può essere eseguito alla massima qualità senza mai calare sotto i 36-38 fps e giocando a una media di 50 fotogrammi al secondo. Il tutto in risoluzione FullHd.

Concludendo?

Era ora.

Dirt Rally è il titolo che tutti gli appassionati di rally stavano aspettando. Codemasters ha fatto tesoro dei feedback ricevuti dagli utenti durante questi mesi di Early Access, dimostrando non solo che le meccaniche di accesso anticipato possono e devono essere un’arma in più per riuscire a offrire videogiochi migliori (anziché un buon metodo per fare cassa anzi tempo), ma anche che non è mai troppo tardi per fare marcia indietro, operando delle scelte che, seppur controtendenza, posso premiare.

Dirt Rally rappresenta un nuovo punto di partenza per un brand del quale, onestamente, avevamo sentito la mancanza.

Configurazione di prova

Processore: Intel I7 950 @ 3,7 Ghz – Scheda Video: Sapphire R9 280X 3Gb Toxic – Memorie: 12 Gb DDR3 – SO: Windows 7 – Risoluzione di gioco: 1920X1080, 60Hz

Requisiti minimi

SO: Windows 7, Windows 8, Windows 10 (64Bit) – Processore: AMD FX Series o Intel Core i3 Series – Memorie: 4Gb RAM – Scheda Video: AMD HD5450/ Nvidia GT430 o Intel HD4000 con 1GB di VRAM (DirectX 11) – Spazio: 35Gb

Requisiti consigliati

SO: Windows 7, Windows 8, Windows 10 (64Bit) – Processore: AMD FX-8150 o Intel Core i5 4670K – Memorie: 8Gb Ram – Scheda Video: AMD R9 290 or Nvidia GTX780 – Spazio: 35Gb

CI PIACE

Finalmente di nuovo un titolo di Rally di qualità\nModello di guida perfettamente riuscito\nTecnicamente valido\nDifficile e impegnativo (se giocato senza aiuti)

NON CI PIACE

È un gioco di rally: l’assenza di altre modalità, oltre la Rallycross, potrebbe annoiare i non appassionati\nDifficile e impegnativo (se giocato senza aiuti)\nNon numerosissimi i rally a disposizione e non sufficientemente equilibrato il parco macchine: la situazione migliorerà nei prossimi mesi

Conclusioni

Dirt Rally è il titolo che tutti gli appassionati di rally stavano aspettando.

8.8Cyberludus.com
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Redazione
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