The Park – Un interessante esperimento di meta-horror – Recensione

Noi, affamati di paura

Chiunque si consideri un veterano di horror videoludico, è in grado di comprendere le caratteristiche chiave che determinano il successo o l’insuccesso dei titoli appartenenti al genere. Gli albori del genere sono ormai ben lontani e posso tranquillamente sostenere che, per sviluppare un horror degno di tale nome, basta ricalcare le orme dei grandi classici e seguire delle linee guida ben precise che, nella maggioranza dei casi, riescono a regalare ai giocatori un’esperienza notevole e coinvolgente. Da appassionata fruitrice di survival horror, e di horror in generale, da un prodotto di questo tipo pretendo solo poche cose: uno stampo orrorifico “classico” e, se capita, qualche pizzico di novità e innovazione. Ora vediamo perché questo “The Park” merita di essere provato sia dagli appassionati delle atmosfere oscure e ansiogene, che dai neofiti che vogliono avvicinarsi al genere.

E chi ha parlato di gioco? Noi di Funcom vi doniamo una “esperienza”!

Il team norvegese Funcom, conosciuto principalmente per il MMORPG The Secret World, ha imparato appieno la lezione offerta da titoli altamente atmosferici come Gone Home”o l’eccellente Dear Esther: donare al giocatore, ancora prima dell’interattività videoludica (che, in effetti, è piuttosto sparuta), una storia. Una storia da vivere, da ascoltare, da leggere. Perché narrare una storia che riesca a toccare il giocatore nell’intimo, a incuriosirlo, affascinarlo o disgustarlo, è il fine più alto che un videogioco possa raggiungere. E il punto forte di questo The Park è proprio la narrazione, la vicenda, la storia del parco che fa da ambientazione e dei personaggi che lo attraversano, o che lo hanno attraversato in precedenza. Il team di sviluppo ha sfruttato al meglio il motore grafico Unreal Engine 4, offrendo al giocatore visuali dettagliate anche nell’oscurità più profonda. Le poche cutscene presenti arricchiscono poi il tutto con un tocco cinematografico che dà al titolo la giusta personalità. La protagonista di The Park è Lorraine, una madre che perde le tracce del figlio Callum nei pressi di un parco divertimenti, e che quindi parte alla sua ricerca inoltrandosi in un luogo colmo di energie negative e con un passato molto più che oscuro.
Il compito del giocatore sarà quello di esplorare il parco, leggendo le varie note sparse per le ambientazioni, e prestare orecchio alle riflessioni personali di Lorraine sul suo passato e sul suo rapporto con Callum. Nessuna vera sfida se non quella con sé stessi, nel costringersi ad entrare ed immergersi nelle infinite efferatezze e negli assurdi eventi che coinvolgeranno e scuoteranno la donna fin nel profondo. Un piccolo appunto sulle note da leggere durante il percorso: il font dei testi è decisamente piccolo e risulta a tratti quasi illeggibile; considerando che il gioco è solamente in inglese e già bisogna tradurre in toto ciò che si legge, si tratta di una scelta tutt’altro che brillante (bastava poco per rendere i testi più leggibili, dopotutto).

Horror psicologico: un genere ancora incompreso

“The Park” è un titolo molto breve: nel giro di tre ore si può completare in toto, avendo esplorato per bene ogni luogo. La rigiocabilità non è immediata, a meno che non si senta la necessità di chiarire alcuni dettagli della trama che sono sfuggiti all’inizio. Quindi, premesso tutto ciò, la domanda è la seguente: come rendere un’esperienza così breve memorabile e coinvolgente?

Su questo punto, devo dire che i ragazzi di Funcom mi hanno piacevolmente sorpresa: l’avventura comincia con uno stampo ben preciso, ma si evolve in maniere del tutto inaspettate che riescono, a tratti, a lasciare quasi a bocca aperta. Il paragone con il Lakeside Amusement Park di Silent Hill 3 non solo non è per niente azzardato, ma è quantomeno obbligato. Ovviamente “The Park” non raggiunge la perfezione stilistica e atmosferica del classico titolo Konami, ma il parco divertimenti della città silente ha sicuramente dettato legge, e si è posto come modello “di spavento” per tutto ciò che è stato prodotto in seguito nel medesimo ambito. Il titolo Funcom, da parte sua, riesce nell’intento di creare un’atmosfera sinistra e non solo di mantenerla, ma di farla degenerare attraverso una spirale discendente fino al finale. Qualche jumpscare telefonato e, a parer mio, evitabile è presente, ma non rovina l’esperienza nella sua totalità ed eleganza narrativa. Ammetto di essere – giustamente – una fanatica del sonoro. Bene, The Park ha un apparato sonoro invidiabile che, in maniere tutt’altro che scontate, riesce veramente a catapultarti lì, accanto e anche dentro la protagonista. Cigolii, versi inumani, fruscii sinistri riempiono ogni secondo dell’avventura: non si rimane mai in silenzio.

Ma in tutto questo, allora, cosa si intende quando si parla di horror psicologico? Per comprendere, almeno in parte, la natura dell’horror psicologico si può analizzare proprio The Park. Spesso non basta, infatti, un ambiente buio e saturo di tensione nervosa, o ombre che appaiono all’improvviso in mezzo allo schermo, o essere braccato da abomini di vario genere a generare una reazione attiva/negativa in chi gioca. L’elemento più disturbante, infatti, non è ciò che si vede, ma ciò che NON si vede. Ritrovarsi – com’è successo alla sottoscritta – a girarsi all’improvviso perché si “percepisce” una presenza dietro di noi, vuol dire che gli sviluppatori hanno fatto un ottimo lavoro nel suscitare tensione mentale e suggestione nel videogiocatore. Effetti alimentati anche anche dalla lettura dei testi sul vissuto dei personaggi e sul passato del parco divertimenti , che gettano il loro effetto non solo sull’occhio trascendente del gioco (cioè IO videogiocatore) ma anche su Lorraine (avatar/protagonista della vicenda che si vive): ella stessa sarà la fonte delle distorsioni visive e uditive che colpiranno, in maniera indiretta, anche noi. L’horror psicologico in The Park, quindi, fa sì che anche i nostri occhi vedano o scorgano qualcosa che, nella realtà video ludica, non è mai accaduto e, come Lorraine, saremo vittime dell’energia negativa del parco.

Concludendo…

Considerando la scarsa promozione che ha accompagnato il lancio di The Park, non mi aspettavo altro che un “titolino” horror poco più che mediocre, magari con qualche spunto atmosferico decente dato più dall’oscurità dei luoghi che dal resto. Invece mi sono ritrovata, a sorpresa, fagocitata dalla suggestione e dall’incubo di questo maligno parco dei divertimenti. Purtroppo, per un gioco di sole 3 ore, acquistarlo a prezzo pieno è sconsigliabile. Per gli appassionati del genere, però, è assolutamente da mettere in lista appena fa capolino qualche golosa offerta.

CI PIACE

Per vivere una buona e delirante esperienza horror, essere stupiti da un ottimo climax narrativo e atmosferico e giocare un titolo che non richiede troppo impegno e che si può concludere anche in una serata.

NON CI PIACE

Se si cerca la sfida nel gameplay e non si sopporta un’interattività scarna all’interno dell’esperienza video ludica.

Conclusioni

“The Park” ci ha piacevolmente stupito, sia nellla narrazione, che nella cornice ambientale e psicologica. Non un capolavoro del genere, ma sicuramente un titolo che non può mancare nella libreria di chi ama la psicologia contorta e marcia dell’horror. Per chi non è appassionato, può essere comunque un buon modo per mettere alla prova i propri nervi.

7Cyberludus.com
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