Dichiarazione d’intenti

Ed eccoci qua, signori e donzelle (per lo più immaginarie), all’appuntamento annuale con Call of Duty, serie di punta di Activision e passatempo preferito di una quantità sorprendente di dodicenni dagli idiomi incomprensibili.

Dopo questa introduzione al gusto di Lambrusco, lasciatemi fare una piccola confessione.

Io volevo veramente odiare Call of Duty: Black Ops III, con ogni fibra che compone il mio disturbato essere. Un po’ perché volevo essere uno di quei giocatori “intellettuali” che dice “ohi zio, ma COD è l’emblema, proprio”, un po’ – e soprattutto – perché la strategia arraffona di Activision con la versione old gen del gioco mi ha fatto salire il veleno a livelli monumentali, con contestuali imprecazioni in un mix di serpentese e romanesco.

So di deludervi ma, bé, ho fallito nel mio intento. Clamorosamente

Armato, potenziato e pronto a fare? cose

E dire che ero partito così bene. Anche perché la campagna in singolo di questo Call of Duty: Black Ops III è probabilmente una delle peggiori viste finora nella serie. Un susseguirsi di exploit “muscolari” in punta di proiettile, esplosioni colossali e brofist bionici appoggiati su di un impianto narrativo bombastico ed inconsistente. Le missioni si susseguono in maniera sostanzialmente pretestuosa sullo scenario di un futuro distopico, tra le rovine di un mondo che, in definitiva, appare credibile come una scimmia a tre teste. Ogni “svolta” nella trama risulta “telefonata” e scarsamente interessante, anche per colpa di personaggi che assomigliano a macchiette bidimensionali rivestite di titanio e circuiti. Contestualmente pessima – e mi fa strano dirlo – anche la scelta di offrire al giocatore la possibilità di crearsi il proprio avatar personalizzato: il protagonista sembra colpito da un costante senso di spaesamento (in parte condiviso col giocatore) e si limita a lanciare sguardi di vetro ai suoi comprimari, facendosi trascinare passivamente da un obbiettivo all’altro. Di contro, il gameplay della campagna è vario ed eccellente, grazie al grande spessore tattico offerto dalle abilità bioniche in dotazione al protagonista e ad una regia testosteronica che, specialmente nelle fasi finali, toglie letteralmente il respiro. Vi dico solo che, durante le ultime battute della campagna, divideremo equamente il nostro tempo tra incredibili duelli aerei, forsennati combattimenti di fanteria e viaggi tecno-onirici? roba da rimanerci secchi. Il fatto che ogni modalità del gioco, campagna inclusa, sia non solo giocabile in cooperativa, ma addirittura in multiplayer locale (detto anche multiplayer da divano & cazzotti), rappresenta un plus in grado di estendere notevolmente l’appetibilità della modalità, a prescindere dai meriti di una scrittura che al confronto Fabio Volo è Hemingway. Il modo migliore per affrontare le modalità cooperative rimane quello di evocare un gruppetto di amici e stendere le minacce tra una chiacchiera e l’altra, anche perché la collaborazione occasionale con perfetti sconosciuti può finire col rallentare molto il ritmo dell’azione, alimentando scenari di frustrazione. L’inserimento di sistemi di progressione separati per ogni modalità di gioco è un espediente gradevolmente assuefacente, che spinge il giocatore ad un completismo sfrenato, alimentato dal desiderio compulsivo di sbloccare ogni singolo accessorio e paintwork per l’ottimo numero di armi che compone l’arsenale di gioco. Su questo punto, vale la pena spendere un paio di parole sull’editor di verniciature personalizzate, davvero completo ed accessibile (alcune delle creazioni degli utenti sono veramente eccezionali). Una piacevole novità è anche l’introduzione di una zona Hub dove riposare le nostre stanche membra tra una missione e l’altra, decorando la nostra stanzetta con i collezionabili raccolti, preparando i loadout per le uscite successive o affrontando le modalità “secondarie” di addestramento virtuale (simili alle missioni VR della serie Metal Gear Solid) e la mitica Dead Ops Arcade 2, una modalità che trasforma Black Ops III in un twin stick shooter esilarante (da giocare assolutamente in cooperativa). Peccato che, se il contesto narrativo fosse stato in linea con gli alti valori della produzione, l’hub avrebbe potuto rappresentare un’eccellente possibilità per approfondire i rapporti tra i diversi personaggi, con una svolta inaspettatamente ruolistica.

Vabbé, lo so che sempre di Call of Duty si tratta, però lasciatemi sognare.

Multiplayer all’ennesima potenza

Se quanto finora riportato rappresenta – purtroppo – solo l’antipasto dell’offerta ludica di Call of Duty: Black Ops III, è finalmente giunto il momento di mettere in tavola il piatto forte, ovvero il multiplayer. Dopo aver infranto il muro del Prestigio multigiocatore, posso confermare in pieno le ottime impressioni registrate con l’ultima prova del gioco al Gamescom di quest’anno. Le meccaniche legate al Thrust Jump, evoluzione del Boost Jump di Advanced Warfare, costituiscono la chiave di volta di un sistema di movimento decisamente più intuitivo ed accessibile rispetto a quello introdotto dall’ultimo capitolo della serie. Tutto ciò che questa volta separa da una serie infinita di evoluzioni tech-parkour è la semplice pressione di un tasto (quello del salto), che vi permetterà di sorprendere i vostri avversari da angolazioni imprevedibili. Ho sinceramente apprezzato il fatto che la versione di Treyarch di questo sistema di spostamento moderi in maniera consistente il verticalismo di Advanced Warfare, ponendo maggiormente l’accento sulla fluidità ininterrotta dei movimenti “in orizzontale”. Un aspetto che si riflette sul design dei livelli, che cerca – e trova – un ottimo equilibrio tra complessità strutturale e navigabilità. Da notare, tra l’altro, la presenza di una modalità “sfida” interamente dedicata al parkour, che esprime, ancora più della campagna e del comparto fraggatorio, tutte le potenzialità del sistema. Da “rusher” incallito ho inoltre adorato la strutturazione delle mappe, che scoraggia – ancora più che in passato – trinceramenti in stile “camping” in favore di stili di gioco più frenetici e veloci. Come anticipato in quel di Colonia, la novità più calda di questo capitolo è rappresentata dall’introduzione degli Specialisti, avatar dotati di abilità uniche da utilizzare sul campo di battaglia. Se da una parte la scelta di uno dei 9 Specialisti presenti di Black Ops III può contribuire a “personalizzare” ulteriormente il loadout personale dei giocatori, dall’altra bisogna considerare che, fatta eccezione per un paio di classi – l’utilizzo delle abilità speciali (2 per ogni Specialista) rappresenta un elemento “di contorno”, e fallisce nel tentativo di alterare sensibilmente le dinamiche del gameplay. In alcuni frangenti ho perfino trovato l’utilizzo delle abilità speciali svantaggioso nel bilancio generale delle partite, fate voi. In linea di massima, però, la possibilità di scegliere e personalizzare – limitatamente – il proprio avatar “specialistico” è un discreto plus; viene però da chiedersi perché gli sviluppatori di Treyarch non abbiano deciso di estendere – con le dovute modifiche – la customizzazione del personaggio vista nella campagna anche al multiplayer, con l’eventuale selezione di una delle abilità speciali in dotazione agli archetipi.

In Black Ops III vediamo il ritorno del sistema Pick 10 introdotto da Treyarch in Black Ops II, che permette di personalizzare la classe del giocatore scegliendo tra un buon numero di armi, accessori, granate, perks e wildcards. I bonus per gli scorestreak sono gestiti separatamente e, in generale, non sbilanciano troppo gli equilibri della classica formula del gameplay di COD. Un altro gradito ritorno è quello della modalità Gioco delle Armi, una delle più apprezzate dai fan della serie, nonché uno dei cavalli di battaglia di Treyarch. In definitiva, sebbene l’offerta multigiocatore di Black Ops III non si distanzi molto – de facto – dal precedente capitolo della serie, la classica formula frenesia e perk di Activision, unita alla valanga di modalità disponibili, offre al giocatore un’esperienza online divertentissima, caratterizzata da ritmi serrati e tonnellate di imprecazioni.

Benvenuti a Morg City. Popolazione: 4 + X

E come potevamo non concedere un intero paragrafo alla modalità “Le Ombre del Male”, la versione di Black Ops III della classica modalità Zombie?

Esatto, non potevamo. Specialmente considerando che si tratta di una delle componenti più ispirate dell’intera produzione, dotata di una mini-trama decisamente intrigante. I quattro protagonisti de “Le Ombre del Male” sono Nero Blackstone, un illusionista tutto fumo e niente arrosto, Jessica, un’attricetta con più qualche scheletro nell’armadio, Jack Vincent, uno sbirro cattivo e corrotto, e Floyd Campbell, un pugile senza scrupoli né regole. Un cast (eccezionale) di brutti ceffi che condividono un hobby inquietante: l’omicidio. E proprio questa loro devianza omicida li porta ad ottenere “il marchio”, l’indesiderato salvacondotto che li condurrà tra i vicoli labirintici di Morg City, una cittadina che pare incastrata in una versione distorta e gotica degli anni ’40 americani. Il gameplay di questa modalità zombie è ricco e sfaccettato, colmo di variabili e features inedite, nonché decisamente più impegnativo rispetto alle precedenti versioni. Gli zombie di Morg City sono rapidi ed aggressivi, tanto che ogni singola distrazione potrà risultarvi fatale. Per questo motivo, è assolutamente indispensabile avere a disposizione un gruppo affiatato ed abile, onde evitare di vedersi notificare una – probabilmente meritatissima – denuncia per schiamazzi. Dal punto di vista delle dinamiche cooperative, questa iterazione si avvicina in qualche modo allo standard eccellente del blasonatissimo Left for Dead.

Sei bello ma non balli

Dal punto di vista tecnico, Black Ops III segna un netto miglioramento rispetto al precedente capitolo, sebbene non stiamo certo parlando di un’evoluzione radicale. Particolarmente apprezzabile il lavoro di motion capture, che offre animazioni facciali e fisiche assolutamente credibili. Peccato solo che le facce splendidamente animate dei protagonisti proclamino concetti interessanti come un’esame della prostata, ulteriormente avviliti da un doppiaggio italiano blando e generalmente piatto. In linea generale, però, il comparto sonoro risulta comunque eccellente, tanto per quanto riguarda gli effetti, quanto per i brani che compongono la soundtrack. Il gioco gira fluidamente a 60fps, sebbene durante la campagna capiti di incappare in cali di framerate che però, fortunatamente, non si estendono al comparto multigiocatore. Egualmente eccellente è la stabilità del gioco online, favorita da un sistema che tende ad accorpare i giocatori a seconda delle caratteristiche della connessione e dell’appartenenza geografica.

Concludendo…

Sebbene Call of Duty: Black Ops III non rappresenti certo un enorme passo avanti per la serie di casa Activision, la mole di contenuti disponibili da subito e la godibilità generale della produzione lo pongono su un gradino leggermente più alto rispetto alla precedente iterazione della saga. L’impressione è che Treyarch abbia ripreso tutti i punti di forza di Black Ops II e di Advanced Warfare, ottimizzandoli all’interno di un’esperienza divertentissima e stracarica di cose da fare. Black Ops III rappresenta un acquisto obbligato per i fan della serie, nonché un’ aggiunta eccellente per la collezione di qualsiasi giocatore.

CI PIACE

-Frenetico, divertente e vario\n-Tecnicamente validissimo\n-La nuova modalità Zombie è fantastica\n-Un certo numero di novità interessanti

NON CI PIACE

-Una trama assolutamente inconsistente\n-Alcune scelte discutibili nella caratterizzazione degli specialisti\n-Non amate la serie COD

Conclusioni

Un’evoluzione di misura che conferma la bontà di una formula già estremamente godibile, rafforzata da variazioni interessanti e riletture azzeccatissime.

8.2Cyberludus.com
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