Dishonored: Definitive Edition – Recensione

Quando ci si approccia ad un prodotto di questo tipo, si può procedere in due modi diversi: da una parte, c’è chi pensa che l’analisi debba incentrarsi unicamente sulla qualità del gioco o dei suoi contenuti; d’altro canto, invece, pare doveroso tenere in considerazione che si tratta comunque di una riedizione che, almeno nelle intenzioni, dovrebbe presentarsi con aggiornamenti grafici all’altezza di un hardware più potente. Chi vi scrive abbraccia questa seconda linea di pensiero, giacché altrimenti basterebbe prendere in considerazione la Game of the Year Edition di Dishonored, già uscita qualche anno addietro su console old gen, come punto di riferimento per valutare la bontà del titolo e dei relativi DLC rilasciati successivamente. Dunque, non sorprendetevi del voto finale, sicuramente sotto le aspettative, dato che in questo articolo non si intende analizzare l’opera di Arkane Studio in sè per sè, ma la remastered che avrebbe dovuto permettere all’IP di fare un salto indolore dalla precedente generazione di console a quella attuale. E purtroppo da questa prospettiva le cose non sono andate esattamente per il meglio. Certo, non mancheremo di mettere in risalto le peculiarità di un gioco che entra senza problemi nell’insieme dei campioni dell’era Ps3/Xbox 360 (casomai qualche ritardatario appena uscito dall’uovo non avesse ancora avuto modo, o intenzione, di documentarsi in merito), ma era comunque necessario darvi un’idea di quella che sarà l’impostazione generale della recensione.

Dio salvi la regina? come no?

La trama segue le gesta di Corvo Attano, guardia del corpo e consigliere dell’imperatrice Jessamine Kaldwin, nonché figura paterna della principessina Emily. In seguito all’assassinio della sua protetta e al rapimento della figlia di quest’ultima, Corvo si vedrà incriminato ingiustamente per il terribile delitto e spedito dal Lord Reggente Hiram Burrows, la vera mente dietro il crimine, nella prigione di Coleridge. Qui, il provvidenziale intervento di un gruppo di ribelli noto come “I Lealisti”, permetterà a Corvo di fuggire dalla struttura di detenzione e di riguadagnarsi la libertà. Ma questo sarà solo l’inizio della sua avventura: ritrovare la principessa Emily, sventare i piani del malvagio Lord Reggente e contenere una devastante epidemia di peste diverranno d’ora in poi il suo unico obbiettivo. E grazie all’aiuto di una strana entità ultraterrena di origini ignote (l’esterno) avrà la possibilità di riconquistare l’onore perduto?. La narrazione si svolge secondo i più classici stilemi del genere d’avventura in prima persona: al di là di un paio di sequenze conclusive che chiudono la vicenda, l’intera storia è vissuta attraverso gli occhi di Corvo che, come il vecchio Gordon Freeman insegna, non apre mai bocca. Tutte le possibili reazioni e pensieri del protagonista vengono lasciate all’immaginazione del giocatore, che così facendo, almeno nelle intenzioni, si dovrebbe sentire più coinvolto nell’azione. Per quanto riguarda il resto, la trama non offre spunti particolarmente originali o accattivanti, almeno se la si considera da un lato più superficiale: una classica storia di riscatto che si sviluppa in modo piuttosto lineare, con colpi di scena abbastanza telefonati e dialoghi nella media delle produzioni odierne. I comprimari non vantano eccessiva caratterizzazione e molti di loro avranno come unico scopo quello di fornirci indicazioni su come procedere nel gioco, senza mai tentare di intervenire direttamente per darci una mano (certo, se si esclude il salvataggio dalla prigione che segna l’inizio del dramma). Insomma, avremo a che fare con un eroe costretto a farsi carico di ogni responsabilità e a subire ordini senza neppure fiatare?. Nel vero senso della parola! Vista in questo modo la componente narrativa non appare molto entusiasmante ma, come dicevamo qualche riga addietro, le apparenze possono ingannare: Dishonored sfrutta quello che il linguaggio tipico del media di appartenenza, il videogioco, per arricchire la trama di contenuti capaci di rendere il contesto generale tra i più affascinanti mai visti. Non è attraverso le sequenze d’intermezzo, ma è grazie all’esplorazione, alle conversazioni origliate, ai dettagli visivi e alle tonnellate di documenti sparsi in città che il mondo di gioco prende forma e colore. In particolare, se avrete voglia di leggere (e di pagine inchiostrate ce ne sono un sacco), potrete raccogliere informazioni su personaggi, luoghi, eventi storici e leggende che popolano il vasto universo di Dunwall (dove le vicende principali prendono piede) e farvi un’idea ben chiara di quello che vi circonda. Da tenere a mente poi che nel gioco esistono due finali, che si sbloccheranno a seconda delle nostre azioni. Sappiate dunque che molti dei dialoghi e dei dettagli che costituiscono l’infrastruttura narrativa, subiranno modifiche anche pesanti in relazione al nostro comportamento.

Old but Gold

A livello di contenuti, La Definitve Edition ripropone quanto era già stato impacchettato nella vecchia Game of the Year. L’offerta comprende dunque, oltre al gioco principale, anche i 3 DLC denominati “Dunwall City Trials”, “Il pugnale di Dunwall” e “Le streghe di Brigmore”. In ogni caso la formula di base resta più o meno la stessa; per questo motivo, considerando anche che stiamo parlando di un’opera già piuttosto celebre di cui in moltissimi hanno già discusso, ci limiteremo qui di seguito a fare un dettagliato riassunto del gameplay di Dishonored. Il titolo si presenta principalmente come un FPA (First person Adventure) con una fortissima componente stealth. E’ ovviamente possibile farsi strada tra i nemici a suo di mazzate, ma buona parte del divertimento è legato alla furtività e alla capacità di completare gli obbiettivi senza eliminare nessuno. Nel gioco esistono livelli veri e propri, luoghi in cui si consuma l’azione, ma molte delle ambientazioni sono collegate tra di loro attraverso strade e passaggi che attraversano tutta Dunwall. Non di rado capiterà di tornare sui nostri passi col solo scopo di completare missioni secondarie o riprendere quelle lasciate in sospeso. In generale, l’esplorazione è un elemento fondamentale del gioco, attraverso cui potremo recuperare oggetti, documenti ed equipaggiamenti essenziali per la sopravvivenza. Spesso poi incontreremo cittadini di ogni tipo pronti a fornirci supporto in cambio di piccoli/grandi favori. Parlare un po’ con tutti servirà anche a sbloccare nuove sfide e ad ottenere informazioni talvolta indispensabili per portare a termine un incarico in modo non violento. Tra le risorse che si possono recuperare in giro, le più importanti sono senza dubbio le rune (antichi manufatti ricavati da resti di balena), a cui si aggiungono gli amuleti d’osso. Mentre le prime sono usate come “monte” spendibili per potenziare il nostro campionario di magie (ci arriveremo tra poco), i secondi donano abilità accessorie capaci di aumentare i nostri parametri di base (forza, fortuna, destrezza e altre caratteristiche attivabili in particolari condizioni). Il denaro servirà invece per acquistare dal nostro negoziante di fiducia attrezzature standard tra cui armi e proiettili (letali o narcotizzanti). Per il resto, tonici e cibarie consentiranno di ristabilire la salute e il potere magico di Corvo. Dove però il titolo risplende di luce propria è nel gameplay. Di base, non dovremo fare altro che individuare il bersaglio designato ed eliminarlo, ma questo è solo il concetto principale: il divertimento assoluto deriva dal fatto che il gioco permette una libertà di approccio veramente notevole, incrementata anche dalle straordinarie capacità di Corvo e da un level design di primissimo ordine. Non solo le mappe vantano un’architettura estremamente complessa che garantisce decine di percorsi alternativi tutti ugualmente validi (se sfruttati nel modo corretto), ma incantesimi come “traslazione” e “possessione” donano all’esperienza quel tocco in più che molti altri titoli possono soltanto immaginare. Per fare un semplicissimo esempio: entrare in un palazzo dalla porta principale uccidendo tutte le minacce esistenti è un’opzione; possedere una guardia ed avanzare oltre il posto di blocco per poi liberarsi del corpo ospite è un’altra. Volendo potremo anche acquisire le sembianze di un ratto e passare dai condotti di areazione, dalle fogne o attraverso cunicoli inaccessibili per un uomo adulto. Queste sono solo alcune delle innumerevoli combinazioni che il gioco permette di realizzare, e vi garantiamo che ve ne sono a decine. Ogni singolo angolo del livello è pieno di passaggi e opportunità che potremo sfruttare a nostro favore, sempre ammesso di avere la pazienza necessaria e un minimo di creatività in più. Volendo potremo anche decidere di riporre i nostri poteri e infiltrarci silenziosamente in un edificio sfruttando soltanto le doti naturali del protagonista. Starà a voi plasmare il vostro percorso personale e il gioco si adeguerà sempre alle vostre esigenze, pur senza rinunciare alla difficoltà. Ovviamente questa libertà ha un prezzo: ogni vostra azione porterà a una conseguenza, motivo per cui sarebbe sempre meglio mantenere un basso profilo ed evitare di mietere vittime come se non ci fosse un domani. E’ vero che molti degli incantesimi di cui dispone Corvo hanno un effetto letale (come quando il nostro evoca un branco di ferocissimi topi in grado di scannare più uomini in pochi secondi) e che la maggior parte della armi a sui disposizione servono solo a dispensare morte. Tuttavia, l’approccio silenzioso risulterà sempre il migliore (il finale buono, dopotutto, si sbloccherà solo rinunciando all’omicidio indiscriminato). Perfino i nostri bersagli principali potranno essere tolti di mezzo con mezzi non violenti, ma per raggiungere un simile traguardo dovrete impegnarvi di più ed indagare a fondo: leggere documenti e dialogare con gli NPC vi permetterà di raccogliere informazioni essenziali allo scopo. Se però voleste dar sfogo alla vostra rabbia repressa?. Bèh? non c’è che l’imbarazzo della scelta: tra lame affilate, pistole, dardi, bombe elettriche, trappole esplosive e così via, vi sarà facile deflagrare i malcapitati più fastidiosi. Un’ultima parola vorremo spenderla sui DLC contenuti nella confezione. Il primo tra quelli presenti (Dunwall City Trials) offre una serie di sfide slegate da qualsiasi contesto narrativo, pensate unicamente per mettere alla prova le nostre abilità. Non pensate male: si tratta comunque di un’esperienza divertente, che mette in rilievo lati nascosti del gameplay attraverso condizioni di gioco molto particolari. Gli altri due contenuti aggiuntivi, invece, mantengono più o meno la medesima struttura di base, diventando così delle vere e proprie espansioni che narrano vicende parallele a quelle di Corvo. A parte una significativa differenza nell’uso e nel tipo dei poteri a disposizione, non c’è molto da aggiungere rispetto a quanto è già stato detto.

Un’operazione Disonorevole.

Fin qui sembrerebbe tutto fiori e cioccolatini, ma in fin dei conti non abbiamo fatto altro che descrivere il meraviglioso gioco uscito 3 anni fa, recuperabile da chiunque ad un prezzo piuttosto contenuto anche in una versione completa di DLC. Adesso dovremo occuparci di quello che è il vero scopo di questa riedizione, il senso autentico di un’operazione che prende il nome di Definitive Edition. E allora cominciano i problemi, perché di definitivo questa versione non ha molto. Partiamo con gli aspetti positivi: il comparto artistico del titolo resta una delle cose migliori che si siano viste negli ultimi anni: il gioco si svolge in un contesto storico non ben precisato con forte connotazione steampunk: per l’esattezza dovremmo parlare di “dieselpunk”, una sorta di passato alternativo dove la componente tecnologica (rigorosamente anacronistica, come impone il genere) è fondata sull’uso di un carburante molto simile al petrolio. In questo caso si tratta dell’olio di balena, ma quello che resta di fondamentale importanza è la cura investita nella realizzazione di questo credibilissimo mondo, a partire dalle architetture fino ad arrivare agli indumenti e alla cultura locale. Peccato che una simile meraviglia non venga supportata da una veste grafica all’altezza: ora, questo era un difetto già abbastanza visibile pure su console di vecchia generazione, vero, ma in quel caso si tendeva a chiudere un occhio perché comunque il gioco, in senso strutturale ed estetico, restava uno dei migliori mai visti. La situazione però è ben diversa su Ps4 e Xbox One, soprattutto alla luce di rimasterizzazioni di natura ben più sopraffina (basti pensare a Metro Redux, alle remastered di The last of Us, di Tomb Raider e a quella imminente di Uncharted). Qui infatti siamo dalle parti del porting svogliato: è vero che la risoluzione è stata portata a 1080p, che la distanza massima visibile è aumentata e che QUALCHE texture ha ricevuto una lucidatina. Ma è veramente troppo poco se si pensa che la maggior parte delle superfici sembra ancora in bassa risoluzione, che il tearing a volte si intromette con insopportabile prepotenza e, soprattutto, che il frame rate è rimasto bloccato a 30 FPS non troppo stabili. Quest’ultimo difetto poi appare ingiustificabile quando si considera che un titolo graficamente già lacunoso nella sua versione originale sia passato su current gen senza quasi nessun cambiamento di sorta. Si, ci sono riflessi e bump mapping aggiunti un po’ in giro, ma l’idea che se ne ricava è che l’operazione sia stata condotta con lo sforzo minimo indispensabile e senza neanche troppa convinzione. La versione PC uscita in passato resta ancora oggi la migliore, in termini tecnici, ed è un peccato che non siano partiti da quella per la realizzazione della Definitive (è indubbio infatti che il restyling si riferisca all’incarnazione del gioco per PS3. Se così non fosse ci troveremmo pure di fronte a un brutto downgrade).

In conclusione…

Insomma, come dovremmo valutare questa “Definitive Edition” in sostanza? Sicuramente chiedendoci a chi è rivolta. Agli appassionati dell’opera di Arkane Studio? Improbabile: dato che le differenze con la Game of the Year sono quasi nulle, esclusi quei pochissimi miglioramenti grafici, chi ha già sviscerato il gioco non avrà motivo di recuperare questa edizione e versare altri 40 euro solo per una risoluzione più alta. Dovremmo allora prendere in considerazione il pubblico dei neofiti? Bene, solo che il discorso non cambia: spendendo molto meno potranno godersi l’esperienza completa su Xbox 360, PS3 o PC. Forse soltanto quei giocatori sprovvisti di console Old Gen o di un computer adatto al gaming troveranno interessante l’offerta, ma considerando che ci troviamo all’inizio del ciclo vitale delle nuove macchine (e quindi di fronte a una base installata è ancora relativamente bassa) e che ormai sono rimasti in pochi a non aver mai provato questo capolavoro, non sembra esserci margine di vendita molto elevato. Facendo davvero parte dell’ultima categoria, potreste considerare pure l’acquisto della Definitive. In caso contrario, sappiate che si sta avvicinando un periodo ricchissimo di offerte videoludiche, e di occasioni per investire in modo più saggio il vostro denaro ve ne capiteranno sicuramente a iosa. Se poi l’idea di rivivere le gesta di Corvo a 1080p è per voi una tentazione troppo forte?. Beh, vi consigliamo di aspettare un calo di prezzo: sarete senz’altro più felici.

CI PIACE

Sempre il solito capolavoro\nMondo di gioco estremamente affascinante\nBuona rigiocabilità

NON CI PIACE

Somiglia più a uno sterile porting che a una remastered.\nGraficamente assolutamente non all’altezza del nuovo hardware

Conclusioni

Il solito ottimo gioco, purtroppo afflitto da una componente tecnica ormai troppo vetusta

7Cyberludus.com
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Redazione
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