Bloodborne – Recensione “a freddo”

Devo essere sincero con voi.

Quando allo scorso E3 Sony e From Software se ne uscirono a sorpresa con l’annuncio di Bloodborne, ebbi un episodio tantrico tanto rilevante che rischiai la frattura della mascella a causa di un moto di gioia inguinale particolarmente vigoroso.

Giuro, ho anche il referto del pronto soccorso.

Lasciata da parte la pericolosa esuberanza delle mie pudenda, è inutile negare che il nuovo gioco di From Software fece immediatamente schizzare oltre il limite di sicurezza l’hype della community PlayStation, affamata da una carestia di esclusive – ahimè – fin troppo prolungata. Nei mesi successivi all’annuncio, Sony ha centellinato immagini e informazioni in una campagna di mercato ragionata ed efficace, mirata a titillare gli appetiti comunitari e imprimere a fuoco un punto essenziale: “Bloodborne vi farà un gran male e voi, diamine, voi lo adorerete”.

Sacrosanto.

Maledetti dal sangue

Al pari dei suoi “predecessori spirituali”, Bloodborne non possiede una trama propriamente detta, ovvero una traccia narrativa definita che conduce il giocatore da un punto all’altro dell’intreccio. L’anima dei titoli Souls è da sempre la Lore, un complesso sistema di storie, racconti, indizi, riferimenti, teorie e mezze verità, che coinvolgono il giocatore in un viaggio fatto di suggestioni, epifanie mistiche e imprecazioni iconoclastiche. Con Bloodborne, From Software ribadisce la sua visione radicalista del game design, totalmente avulsa dal concetto di “facile”. Esattamente come nei titoli Souls, anche in Bloodborne la difficoltà è infatti un elemento cardine dell’esperienza di gioco, che si parli di trama, gameplay o dei rapporti con un vicino imbestialito per il volume delle profanità notturne (a tal proposito vi consiglio di optare per il bundle Bloodborne + pannelli fonoassorbenti). I primi momenti in Bloodborne offrono al giocatore una breve premessa, un “gancio” narrativo utile a introdurre all’incubo oscuro che ha corrotto e distorto la quotidianità della cittadina di Yharnam. Nel gioco vestiamo i panni di un pellegrino che, per sfuggire all’afflizione di un morbo misterioso, giunge a Yharnam nella speranza di essere sanato dai prodigiosi effetti taumaturgici del sangue della Chiesa della Cura, l’istituzione religiosa che, di fatto, governa la città. Proprio questo sangue, con i suoi misteriosi poteri, rappresenta la fonte primitiva della corruzione che ha seminato morte e disperazione per le strade di Yharnam, gettandola in negli abissi di un’oscurità angosciante. La dipendenza dagli effetti “benefici” del sangue di Yharnam ha trasformato i suoi abitanti in caricature grottesche e deviate, patetiche manifestazioni di una follia dilagante e contagiosa, che non conosce riposo. La trasfusione che avrebbe dovuto curare il pellegrino, finisce per trasformarlo nel cacciatore, ultimo membro di un antico e temuto clan chiamato a ristabilire l’ordine – con la massima brutalità possibile – ogni qualvolta l’epidemia dilaga per le strade di Yharnam e la luna del sangue torna a brillare alta nel cielo, oltre le torri della Grande Cattedrale. Questa investitura indesiderata porta con sé una missione precisa (si fa per dire): trovare il “sanguesmunto” e strappare Yharnam al ciclo eterno. Ed è qui, tra le spire stringenti di un ciclo cui – apparentemente – è impossibile sfuggire, che Bloodborne trova la sua dimensione di erede della saga Souls. Questa concezione “intrappolante” della storia è uno dei “chiodi fissi” del game designer Hidetaka Miyazaki, nonché la chiave di volta del particolare “feel” della saga: opprimente, disperato, desolante e squisitamente “hardcore”. Orgasmi psico-gotici a parte, il mio consiglio (prendetelo come un ordine) è quello di leggere tutto, osservare tutto e diffidare di tutto. Sarà un viaggio infernale, sotto la continua minaccia dell’orrido ghigno di madre morte, e non potrete fare a meno di amarne ogni dannato secondo.

Evoluzione o Rivoluzione?

Se – come il barbuto sottoscritto – avete passato centinaia di ore a imprecare, stile camionista inferocito, davanti alla schermata “Sei Morto” di Demon’s Souls e dei due Dark Souls, sono certo che troverete in Bloodborne molti elementi indiscutibilmente familiari, accompagnati da una buona dose di novità che, seppur di rilievo, non stravolgono l’anima ormai immortale della serie. Via gli archi, le balestre, le armature da 300 chili e gli scudi – pausa sguardo di terrore -, dentro le armi trasformabili, quelle da fuoco e una concezione del gameplay tutta nuova, interamente votata all’assalto, al grido di “o la gloria o la scomunica”. A differenza dei titoli Souls, Bloodborne non concede al giocatore “il lusso” di aspettare un’apertura nella guardia nel nemico, preferibilmente trincerati dietro l’acciaio di un buono scudo, no, il nuovo gioco di From Software vuole che siate voi a caricare a testa bassa i nemici, facendo scempio delle loro carni tra una schivata e una bestemmia. Giocare in difensiva in Bloodborne è la scorciatoia per una morte rapida e dolorosissima (soprattutto psicologicamente), vista la tendenza dei nemici ad aggredire il cacciatore in gruppi numerosi e ad attaccare con letale implacabilità. Per sopravvivere a queste mischie da incubo, il cacciatore dovrà sfruttare la sua eccellente mobilità e danzare tra i nemici con precisione mortale , misurando la pressione dei tasti per non esaurire, tra colpi e schivate, la barra della stamina. Dopo aver ricevuto una mazzata clamorosa dall’abominio di turno, la fulminea solerzia nel dispensare vendetta premierà il cacciatore con un refill parziale della barra della salute. Tutte le armi da mischia, impugnate nella mano destra, possono essere utilizzate in due diverse modalità, ciascuna con due tipi di attacco, caratterizzate da velocità e portate spesso molto diverse. Tutti elementi che finiscono per alterare radicalmente la ritmica del gameplay, obbligando il giocatore a plasmare la scelta dell’assetto di attacco a seconda della minaccia del momento. L’arma da fuoco (o l’eventuale bizzarro marchingegno steampunk neovittoriano sostitutivo) rappresenta tanto un efficace supporto al massacro, tanto la chiave per contrattaccare l’assalto dei nemici. Un colpo ben assestato, esploso nel giusto momento, può interrompere l’attacco del nemico, lasciandolo per qualche secondo in balia dei vostri più bassi istinti penetrativi (oh, parliamo di lame eh). Malgrado il numero – relativamente – limitato di armi, la pluralità degli assetti d’attacco, moltiplicata per tutte le eventuali combinazioni mischiadistanza, garantisce al cacciatore una malleabilità tattica considerevole, ulteriormente accentuata da un numero non trascurabile di “Attrezzi Speciali” (gli incantesimi di Bloodborne). La gran parte degli “strumenti del mestiere” del nostro buon cacciatore – come nella migliore tradizione Souls – sarà utilizzabile solo una volta soddisfatti determinati requisiti, caratteristiche il cui potenziamento determinerà anche la quantità di danni inflitti ad ogni colpo. Per aumentare le diverse caratteristiche della vostra build sarà necessario acquisire (indovinate come?), e spendere, gli Echi del Sangue (l’equivalente delle vecchie Anime di Dark Souls), potenziando il cacciatore presso la “fanciulla artificiale” nell’hub onirico de “Il Sogno del Cacciatore”. Nella stessa “semidimensione” potremo, sempre utilizzando Echi del Sangue, acquistare oggetti, potenziare le armi (a condizione di avere tutti i materiali necessari) e riparare eventuali danni all’equipaggiamento. Il vestiario del cacciatore – salvo particolari eccezioni – risulterà molto poco rilevante dal punto di vista strategico, quindi non fatevi problemi ad assecondare il vostro estro modaiolo nella personalizzazione dell’avatar. Il sistema combattimento – vero cuore pulsante del gioco – risulta bilanciato, vario e brutalmente soddisfacente, caratterizzato da una profondità che, pur mantenendo la giusta distanza dalle meccaniche “classiche” della saga, rende onore alla pesante eredità dei titoli Souls, rispetto ai quali Bloodborne si pone come un’evoluzione più che una vera e proprio rivoluzione. Particolarmente interessante la nuova statistica “Intuizione” che, in maniera simile alla World Tendency di Demon’s Souls, altererà il mondo di gioco in modi imprevedibili e talvolta – manco a dirlo – letali.

Tutti insieme bestemmiosamente

Con Bloodborne, From Software ha cercato di rendere il comparto multiplayer più godibile, facilitando il gioco cooperativo e limitando la trollosa implacabilità dei pvpers più spinti. Il giocatore può “proteggere” l’inviolabilità della propria partita impostando una password che limiti l’ingresso ai soli amici, che potranno partecipare alle sessioni coop a patto di trovarsi nella stessa area dell’host. Anche gli invasori più incalliti saranno costretti a soddisfare determinate condizioni per riuscire ad attraversare la barriera tra i diversi “mondi”, e il giocatore sarà comunque in grado di “permabannare” gli intrusi più molesti. Anche i Chalice Dungeons, sotterranei generati proceduralmente di difficoltà crescente, saranno “condivisibili” grazie allo scambio dei glifi, chiavi alfanumeriche che, una volta registrate, garantiranno l’accesso ai livelli altrui. L’intero sistema, sebbene piuttosto macchinoso, rappresenta un netto passo avanti rispetto al passato della serie, da sempre caratterizzata da un lato multigiocatore particolarmente claudicante. Da notare come i Chalice Dungeon, tra l’altro, rendano sostanzialmente illimitata ad eternum la giocabilità del titolo, e riescano a raggiungere livelli di difficoltà senza precedenti.

Per me si va ne la città dolente…

Dimenticate la Caccia, le epidemie mistiche e i terrori notturni, la vera protagonista di Bloodborne, l’anima gotica della sua angosciante bellezza, è Yharnam, la città del sangue. Come al solito i ragazzi di From Software si confermano essere veri e propri campioni di level design, in grado di vestire ogni struttura e anfratto di un fascino oscuro e opprimente, assolutamente unico. Yharnam è una città tentacolare e vastissima, dove torri inaccessibili si slanciano minacciosamente su un intricato sistema di vicoli e stradicciole degradate. Malgrado il numero ridotto di lanterne (punti di salvataggio e di viaggio rapido), il grande disegno degli sviluppatori garantisce alla città e alle sue frange selvagge una navigabilità praticamente perfetta, sostenuta da un complesso sistema di scorciatoie e deviazioni disposte in maniera da “facilitare” (si fa per dire) il passaggio da un’area all’altra. La sovrabbondanza di punti ciechi, nicchie celate e punti di vantaggio contribuisce a rendere Yharnam il peggiore dei vostri avversari, un mostro dotato di un corpo gargantuesco e brulicante, colmo di orrori senza nome. Un plauso agli sviluppatori anche per il design delle creature, ricchissime di dettagli grotteschi e terribili deformità, appendici innominabili che attentano le carni del cacciatore con pattern d’attacco spesso sorprendenti. Lo stesso discorso – all’ennesima potenza – vale anche per i boss, creature di puro terrore che animano scontri epici e tesissimi, forsennate danze di morte che maltrattano il benessere psicofisico del giocatore e – specialmente nelle ore notturne – dei suoi vicini di casa. La limitazione “tecnica” dei 30 fps (un pelo fluttuanti) non compromette la crudele piacevolezza del gioco, e ben vale l’incredibile qualità visiva generale del gioco. Da notare come Bloodborne sia stato il primo titolo PlayStation 4 a supportare una tecnologia di Antisotopic Filtering veramente efficiente, cui si affianca una gestione dell’Anti Aliasing impeccabile. Il comparto sonoro, poi, è una vera sinfonia di suggestioni da incubo, tra splendide musiche orchestrali e suoni ambientali sorprendentemente realistici, che non mancheranno di popolare i vostri incubi per un bel pezzo.

Consclusioni…

A distanza di tre patch, Bloodborne è finalmente diventato l’esclusiva dei sogni – bagnati – di tutti gli utenti PlayStation 4. La gran parte dei problemi tecnici che lo affliggevano al day one sono scomparsi, compresi i tempi di caricamento ciclopici (è stata sostituita anche la tediosa schermata fissa di caricamento), i ritardi nello streaming audiovideo, l’incorretto funzionamento di alcuni oggetti e chi più ne ha più ne metta. Oggi Bloodborne è un capolavoro quasi perfetto, una perla nera che non può mancare dalla collezione di nessuno, a prescindere dalla console di riferimento. La mia totale devozione al titolo – figlia di un probabile autolesionismo patologico ancora non trattato – mi spinge a a dire che l’ultima fatica di From Software vale, da sola, l’acquisto di una PlayStation 4.

Forse anche due.

CI PIACE

Appagante oltre ogni dire\nTecnicamente eccellente\nGloriosamente HARDCORE

NON CI PIACE

Non vi piacciono i videgiochi\nNon avete le risorse per procuravi una PlayStation 4

Conclusioni

Fatelo vostro. A meno che non siate cardiopatici. In quel caso chiamate un notaio, fate regolare testamento, dopodiché fatelo vostro.

9.8Cyberludus.com
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